Tag: Immigrazione

Sea Watch: scesi a Lampedusa i migranti

20 Maggio 2019 - Roma - Le 47 persone soccorse e rimaste a bordo della nave Sea Watch 3 sono state trasferite su un’imbarcazione delle Guardia Costiera per essere portate a Lampedusa, dopo un giorno passato in mare per mancanza di autorizzazione ad attraccare. L'approdo è stato possibile come conseguenza di un sequestro probatorio della nave della Ong tedesca Sea Watch disposto dalla Procura di Agrigento ed eseguito dalla Guardia di Finanza, che ha agito in autonomia nonostante il ministro dell’Interno avesse più volte comunicato la sua opposizione. La Sea Watch 3 aveva sabato oltrepassato il limite delle acque territoriali italiane, infrangendo un divieto proveniente dal Ministero dell’Interno. Nel pomeriggio di sabato il capitano dell’imbarcazione aveva comunicato l’intenzione di entrare nelle acque territoriali dirigendosi verso il porto di Lampedusa, chiedendo la revoca del divieto di ingresso “per ragioni umanitarie che supererebbero le motivazioni della direttiva del ministero dell’Interno”. La svolta con l'approdo della Sea Watch arriva domenica sera nonostante il Ministro dell'interno si fosse opposto più volte durante tutta la giornata di domenica e avesse ribadito con forza il suo "no" alla concessione di un porto di approdo.

Migrantes Messina: oggi incontro su “Parola di Dio, accoglienza e migrazioni”

17 Maggio 2019 - Messina – Si svolgerà stasera, presso la chiesa di S. Elia a Messina, l’ottavo e ultimo appuntamento del percorso di preghiera e riflessione, curato dell’Ufficio diocesano Migrantes di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, su “Parola di Dio, accoglienza e migrazioni”, nell'ambito degli incontri che, a cadenza mensile, si sono svolti a partire da ottobre 2018. Il brano biblico scelto per questo ottavo incontro appartiene al Vangelo di Giovanni: l’incontro di Gesù con la donna di Samaria aiuta a capire l’importanza della relazione. L’accoglienza e il dialogo, anche nella diversità – spiega il direttore Migrantes, Santino Tornesi -  permettono un rapporto vero che fa crescere e stimola la responsabilità e l’impegno. Da un incontro che sembrava non potesse mai avvenire, troppe le diversità e le distanze, Gesù supera ostacoli e infrange tabù pur di stabilire una relazione vera. La riflessione sul brano biblico sarà affidata a Stefania Feminò, docente di Storia e Filosofia. Ad animare la preghiera saranno i volontari dell’Ufficio diocesano Migrantes e i fedeli delle Cappellanie Cattoliche dello Sri Lanka e delle Filippine.

Fond. Moressa: in aumento l’Irpef degli immigrati

16 Maggio 2019 - Venezia - Dalle dichiarazioni dei redditi 2018 (anno d’imposta 2017) emerge il contributo della componente immigrata alla fiscalità nazionale: si tratta di 3,87 milioni di contribuenti, che hanno dichiarato 52,9 miliardi di euro di redditi e versato 7,9 miliardi di euro di Irpef. Dal 2010 al 2017 si nota un progressivo anche se lento aumento sia nel numero di contribuenti nati all’estero (+5,0% nell’ultimo anno e +15,8% negli ultimi sette) che nel volume di Irpef versata (+3,6% nell’ultimo anno e +17,1% negli ultimi sette). Questi i principali risultati dello studio della Fondazione Moressa su dati MEF – Dipartimento delle Finanze. Complessivamente i contribuenti nati all’estero rappresentano il 9,5% del totale, con picchi di 15,1% nella fascia più bassa e 3,9% nella fascia più elevata di reddito. Tra i contribuenti nati all’estero, 1,86 milioni di contribuenti (48,2%) hanno dichiarato un reddito annuo inferiore a 10 mila euro. Tra i nati in Italia, in quella classe di reddito si attesta solo il 28,6% dei contribuenti. Per entrambi i gruppi la componente più numerosa è quella compresa tra 10 e 25 mila euro (40,5% per i nati all’estero e 41,8% per i nati in Italia). Molto diversa invece la situazione per i redditi oltre 25 mila euro: appena 439 mila contribuenti nati all’estero (11,4%) si collocano in questa fascia, contro il 29,5% dei nati in Italia. Quasi un quinto dei contribuenti nati all’estero è nato in Romania (689 mila). Seguono Albania (287 mila), Marocco (227 mila) e Cina (196 mila). Nell’ultimo anno quasi tutte le nazionalità hanno visto un aumento nel numero di contribuenti: i tassi più alti si sono registrati per i nati in Pakistan, Senegal, Moldavia e Bangladesh con aumenti sopra il 10%. Le donne sono il 44,9%, con picchi molto più alti tra i paesi dell’Est Europa (Ucraina, Moldavia, Polonia) e dell’America Latina (Brasile, Perù, Argentina). Mediamente, ciascun contribuente nato all’estero nel 2018 ha dichiarato 13.671 euro e versato Irpef per 3.175. I paesi Ue e dell’Europa occidentale presentano generalmente valori più alti, in linea con i nati in Italia. Oltre la metà dei contribuenti nati all’estero si concentra in quattro regioni: Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Lazio. In 9 regioni (del Centro-Nord) superano il 10%: il picco massimo in Trentino A.A. (15,1%). Il differenziale tra redditi tra nati in Italia e nati all’estero rimane piuttosto elevato: mediamente, in Italia, un contribuente nato all’estero ha dichiarato 13.671 euro, 7.736 euro in meno rispetto ad un contribuente italiano. Differenza che sale oltre i 9 mila euro in molte regioni. I contribuenti nati all’estero “più ricchi” sono in Lombardia (16.116 euro annui) e Friuli V.G. (15.529); i più poveri, invece, si registrano in Puglia, Calabria e Basilicata, al di sotto dei 10 mila euro annui. A livello provinciale, il primato spetta a Prato, con 22,2 contribuenti stranieri ogni 100. Tra le grandi città, Milano registra un’incidenza del 13,6%. Nettamente superiori alla media nazionale anche Genova e Firenze. Secondo Michele Furlan, Presidente della Fondazione Leone Moressa, “i dati dimostrano che un’immigrazione integrata e basata sull’inclusione lavorativa porta un impatto positivo a livello economico e fiscale. Rimane, tuttavia, un certo divario di reddito tra italiani e immigrati che contribuisce a mantenere esclusione sociale e marginalità”.  

“Cultura dell’incontro è nell’incontro con l’altro”: il tema della Festa dei Popoli a Pozzuoli

16 Maggio 2019 - Pozzuoli -  “Cultura dell’Incontro è nell’incontro con l’altro”. Questo è il tema della 10° edizione del Festival dei popoli organizzata dalla Caritas diocesana, dall’ufficio Migrantes e da alcune associazioni che operano nel territorio flegreo. Il festival, che si svolgerà l’8 giugno, sarà presentato il giorno prima presso l’auditorium San Marco con una conferenza sul tema con le realtà diocesane. Sabato, alle ore 11, la celebrazione eucaristica presso la Chiesa San Marco seguita da testimonianze, manifestazioni ed esibizioni culturali delle diverse etnie. All’evento interverranno diversi personaggi: sociologi, insegnanti di scuole, diverse comunità religiose, e musiche tradizionale delle comunità etniche. “Cultura dell’incontro è nell’incontro con l’altro” vuole essere un’occasione per cercare di andare al di là della visione personalistica che ci impedisce – si legge in una nota - di vedere nell’altro un’opportunità e non un ostacolo, un momento di aggregazione, incontro di scambio culturale e condivisione di spazi e di tempi, per ascoltarsi gli uni, gli altri, per fare festa insieme, per riconoscersi cittadini del mondo e della stessa città, al centro ‘l’inclusione e l’integrazione’”. L’evento intende riflettere “sulla ricchezza delle diverse culture e persone”. Come ogni anno, la X° edizione, offrirà il ‘Pranzo dei popoli’ preparato dalle diverse etnie presenti nel territorio flegreo.  

ll Csv racconta l’impegno degli immigrati nel volontariato

16 Maggio 2019 - Roma - Gli immigrati fanno volontariato come gli italiani e con gli italiani, perché si sentono non solo cittadini, ma con-cittadini. Essi non sono un peso per la collettività, ma una risorsa. E questo loro impegno civile merita di essere conosciuto. Con questa finalità il Centro di servizio per il volontariato dedica il 21° convegno nazionale dei centri interculturali al tema “Immigrati con-cittadini. Buone pratiche per la vita comune”. L’appuntamento è per il 24 maggio, dalle 9 alle 18, nell’aula magna dell’Università Roma Tre a Roma. Nel corso della giornata di lavori sarà possibile incontrare i migranti che singolarmente, in gruppi spontanei o nelle associazioni si prendono cura delle città e dei beni comuni, propongono arte, sport, cultura, formazione per adulti e bambini, creando occasioni di dialogo interculturale e arricchendo la comunità di conoscenza e relazioni. Ci saranno di Akpeje Labilè e Biam Combey Tevigan, volontarie in Africa: grazie all’associazione Maison de la femme, nel cuore di Lomé, in Togo, insegnano alle concittadine più povere e analfabete. Soulayman Sangore e Abdo Ageza sono tutor volontari di Sport senza frontiere. Anche Ihab Talaat è un egiziano, ha 35 anni ed è redattore volontario di “Radio web on the move” di Casa Scalabrini 634. Ci sono poi i Bhangra Brothers, sei indiani del Piunjab, che dal 2010 propongono corsi di danza gratuiti. Babakar ha 24 anni e viene dal Senegal. Durante la settimana lavora, ma il sabato fa volontariato, insegnando nel laboratorio “Taglia e cuci in tutte le lingue del Mondo”. C’è poi Monica, messicana, laureata in Italia, volontaria dell’associazione Dialogo di Aprilia, con la quale dallo scorso anno gestisce il sabato un laboratorio di italiano per una decina di bambini di diverse nazionalità. Roberto Ademi ha 28 anni, è nato e cresciuto nel campo del Casilino ‘900, oggi sbaraccato. In due biblioteche del Comune di Roma, a San Basilio e Ponte Galeria, con “Letture ad alta voce” invoglia bambini e genitori a scoprire il valore la lettura dei libri. Con Tariana Diogo, angolana, portano anche i libri nelle case. A portare la sua testimonianza sarà anche Mamadou Diallo, 25 anni, originario della Guinea: fa il servizio civile presso l’associazione Ciao (Centro per l’integrazione, l’accoglienza e l’orientamento) nella periferia di Acilia. Diallo è un informatico e sta lavorando alla pagina web del Ciao, inoltre è animatore della squadra di calcio “Resto del Mondo”.

Da Nord a Sud l’esplodere dell’intolleranza

15 Maggio 2019 -

Milano - Tanti gli episodi di intolleranza razziale capitati in questi mesi e segnalati nel dossier messo a punto dalla pedagogista Stefania Lorenzini. Solo per limitarci ai più significativi, possiamo ricordare quello del 13 giugno 2018, quando in una scuola primaria del Lazio un bambino viene chiamato da un gruppo di genitori 'negretto'. La scuola si scusa con la mamma e con il papà del piccolo sostenendo si tratti di un epiteto affettuoso.

Il 14 ottobre a Bari un gruppo di ragazzini ricopre di schiuma bianca un bimbo di 8 anni, nato in Italia, figlio di un’italiana e di un ivoriano. Anche a Poggibonsi piccoli razzisti in azione. Il 17 novembre una bambina viene spintonata e insultata a scuola al grido di 'vattene via brutta e sporca negra'. E il triste canovaccio si ripete nel Salento, a Trepuzzi, dove il 21 gennaio un giovane originario della Sierra Leone viene minacciato da un gruppo di ragazzi, mentre si trova nella sua casa. Sconcertanti le parole che accompagnano i gesti: 'Vai via negro… questa non è casa tua… vattene in Africa'.

Qualche giorno dopo altre minacce razziste a Napoli. È il 31 gennaio quando un giovane ivoriano in Italia da 10 anni, viene inseguito e quasi investito da 4 uomini armati di bastoni, spranghe e sassi al grido di 'schifo di uomo, munnezza.

vogliamo ucciderti'. Due gravi episodi anche a Roma. Il 27 febbraio due giovani aggrediscono e tentano di uccidere due addetti alla sicurezza al grido vergognoso di 'siete dei negri di m...'. Mentre il 26 marzo una madre di pelle scura che tiene la figlia per mano e il figlio di pochi mesi sulle spalle viene insultata, aggredita e ferita a colpi sui glutei e al volto sino a farla cadere a terra, da un 44enne romano. Ancora scuola protagonista negativa a Foligno. Il 21 febbraio un bambino di pelle scura viene messo 'all’angolo' da un insegnante che accompagna il gesto con le parole: 'Bambini, guardate quanto è brutto'. L’insegnante afferma poi che voleva trattarsi soltanto di un 'esperimento sociale'.

Il fatto forse più inquietante in febbraio a Melegnano, quando compaiono scritte razziste sul muro della casa dove vive una famiglia che ha adottato un ragazzo senegalese. Per rafforzare la minaccia compare anche una svastica. La popolazione di Melegnano non rimane però indifferente all’episodio. Il giorno successivo 1.500 persone scendono in piazza per manifestare solidarietà alla famiglia di Bakary Dandio, il 21enne oggetto della minaccia. Il sindaco Rodolfo Bertoli afferma: «Ci sentiamo offesi da queste scritte. Qui ci sono tanti immigrati residenti, presenza imponente ma ben integrata».

Roma: La XXVIII Festa dei Popoli con il Card. Parolin

15 Maggio 2019 - Roma - “Nella casa comune un’unica famiglia umana” è il tema scelto per la XXVIII edizione della Festa dei Popoli, la quattordicesima che si svolge a piazza San Giovanni in Laterano. La manifestazione è in programma per domenica 19 maggio a partire dalle 12 ed è promossa dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma e dalla Caritas di Roma, in collaborazione con le comunità cattoliche etniche, con Impresa Sant’Annibale Onlus e tante realtà che lavorano nel campo delle migrazioni (Centro Astalli, Missionari scalabriniani, Missionari Comboniani, Acli provinciali di Roma, Apicolf e Federcolf). A mezzogiorno, all’interno della cattedrale di Roma, è prevista la celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità. Ad animare la liturgia saranno 26 comunità etniche di diverse nazionalità: il “Gloria” verrà intonato dai congolesi, il salmo sarà cantato in tagalog, la preghiera dei fedeli in diverse lingue, l’offertorio affidato alla comunità srilankese, il “Sanctus” in ucraino, i canti di Comunione in rumeno e in malayalam, e il canto conclusivo in lingua polacca. Al termine della Messa, sul sagrato della basilica, dalle 13.30 circa si potranno degustare piatti tipici preparati dalle comunità di 13 Paesi diversi: Eritrea, Togo, Romania, Ghana, Nigeria, Ucraina, Polonia, Bangladesh, Brasile, Capoverde, Congo, Camerun e Siria. Seguirà, alle 15, uno spettacolo multietnico durante il quale si esibiranno una ventina di gruppi con canti e balli folkloristici. Alle 18 il concerto finale, in collaborazione con African Perfect Armony, gruppo musicale di 11 elementi, nato nel 2017 al centro di accoglienza delle Tagliate di Lucca; e Med Free Orkestra, progetto nato nel quartiere di Testaccio nel 2010 che riunisce musicisti provenienti da varie aree del mondo, che si esibirà insieme all'Earth Band guidata da Tony Esposito. Sul palco anche Marco Iachini, vincitore del Sound Spirit Festival 2019.   «La Festa vuole dare un’importante testimonianza di convivenza civile tra popoli diversi – sottolinea monsignor Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma –. Con gli anni la città ha imparato la bellezza dello stare insieme e bisogna impegnarsi ancora per abbandonare i luoghi comuni che ci sono sulle migrazioni e far emergere la normalità dell’incontro tra culture differenti. Alimentare la paura dei migranti è il peggiore dei modi per affrontare la dimensione umana del fenomeno della migrazione. La paura ci fa chiudere. Se poi la paura diviene da individuale a collettiva, allora si corre anche il serio rischio di fenomeni di reazione sociale non sempre controllabili. Tutto ciò va evitato. Come? Attraverso la conoscenza dell’altro. La conoscenza è luce, la paura è buio. Dobbiamo perseguire la luce. Dobbiamo, attraverso la conoscenza, sviluppare e far nostro il tema dell’accoglienza».

Uomini e donne in cerca di pace: un convegno Migrantes a Messina

15 Maggio 2019 - Messina - Giovedì 16 maggio, alle ore 18.00, a Messina, presso l’Istituto “Cristo Re” la Migrantes diocesana presenterà il  volume “Il Diritto d’asilo - Report 2018. Accogliere, proteggere, promuovere, integrare” dedicato al mondo dei richiedenti asilo e rifugiati. Dopo i saluti iniziali, introdurrà i lavori Santino Tornesi, , direttore dell’Ufficio diocesano Migrantes. Presenterà il Rapporto Mariacristina Molfetta della Fondazione Migrantes, tra i curatori del volume. A seguire la relazione di Alessandro Morelli, docente di Diritto costituzionale dell’Università degli Studi “Magna Grecia” di Catanzaro, dal titolo: “Il decreto sicurezza: profili di illegittimità costituzionale”. Le conclusioni saranno affidate a Antonino Mantineo volontario della Piccola Comunità Nuovi Orizzonti. A moderare gli interventi Roberto Marino, referente per la comunicazione dell’Ufficio diocesano Migrantes. L’appuntamento è il secondo di tre eventi di un percorso in cui, attraverso i volumi prodotti dalla Chiesa italiana, verrà affrontato il fenomeno della mobilità umana. Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Università di Messina (Dipartimento di Scienze cognitive, psicologiche, pedagogiche e degli studi culturali - COSPECS; Dipartimento di Scienze politiche e giuridiche - SCIPOG), gli organismi pastorali diocesani della Migrantes e della Caritas, l’Associazione di volontariato “Piccola Comunità Nuovi Orizzonti”. L’appuntamento aperto alla Città sarà preceduto, alle ore 15 (aula Accademia Peloritana dei Pericolanti - Rettorato UniMe, piazza Pugliatti n. 1), dalla presentazione del Rapporto ai docenti e agli studenti universitari, agli iscritti all’Ordine degli assistenti sociali e a quanti, a motivo del loro lavoro, sono interessati al fenomeno migratorio.

Papa con bambini “corridoi umanitari”

15 Maggio 2019 -   Città del Vaticano – Papa Francesco, nel passaggio tra i fedeli prima della udienza generale di questa mattina ha fatto salire sulla papamobile 8 bambini arrivati dalla Libia con il corridoio umanitario del 29 aprile scorso e su un barcone alcuni mesi fa. Lo rende noto il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti aggiungendo che questi bambini, di diverse nazionalità - tra cui Siria, Nigeria e Congo - sono attualmente ospitati con le loro famiglie nel Centro “Mondo Migliore” di Rocca di Papa e seguiti dalla Cooperativa “Auxilium”. (R. Iaria)  

Questa civiltà è da difendere

15 Maggio 2019 -

Milano - Uomini in fuga, il mondo ne è pieno. Non attratti da un miraggio, ma spinti da una disperazione. Si fa presto a dire che sarebbe meglio che ognuno restasse a casa sua, in pace e sicurezza. I rifugiati sono uomini (e donne e bambini) che nel loro Paese patiscono persecuzione, o vivono nella paura, per ragioni di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale, opinioni politiche. A loro il mondo ha dedicato una Convenzione nel 1951, impegnando gli Stati, fra l’altro, a non prendere sanzioni penali, a motivo del loro ingresso o del loro soggiorno illegali, a carico di quei rifugiati che giungono direttamente da un territorio in cui la loro vita o la loro libertà erano minacciate. Già in questo originario principio brilla una sorta di gerarchia delle ragioni di giustizia sopra le formule legalistiche: le une e le altre stanno nel cerchio del diritto, simultanee, e però vita e libertà vincono non per violazione di disciplina, ma per giuridica preminenza. Più vicino ai nostri anni, nel 2011, l’Unione Europea ha emanato una Direttiva che impegna gli Stati membri ad assicurare ai rifugiati «il pieno rispetto della dignità umana» e il diritto d’asilo. La parola 'dignità' è pregnante, nel diritto europeo: essa dà titolo al primo capitolo della 'Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea' e compendia una sorta di statuto elementare e insopprimibile degli esseri umani. Il trattamento che ne discende è un corollario coerente.

In Italia, benché se ne parli così poco che par dimenticato (o a bella posta negletto) l’articolo 10 della Costituzione dice che ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni di legge, lo straniero «al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana». Non dunque solo la fuga dalla persecuzione, dalla tortura, dalla guerra; persino la mancanza delle libertà democratiche garantite dalla nostra Costituzione, cioè il ventaglio intero dei diritti umani disegnato dai nostri Padri.

Questo sistema ispirato al soccorso irrinunciabile delle vittime dell’oppressione, così ben scritto, appare oggi contraddetto da una riluttanza che s’è gonfiata in ostilità; ha alzato muri di pietra e di filo spinato, ma non solo: ha costruito maglie fitte di editti e norme e grida e comandi volti a impedire, a ostacolare, a scacciare. Ma ieri la Corte Europea di Giustizia ha dato una sterzata.

C’erano tre rifugiati (un ceceno nella Repubblica Ceca, due africani in Belgio), che avevano commesso reati e subito condanne; per loro c’era il rifiuto o la revoca dell’asilo e della protezione, si profilava l’espulsione e il rimpatrio. Verso un destino pauroso. La risposta di giustizia è stata 'no'. La Corte ha sentenziato che «gli Stati membri non possono allontanare, espellere o estradare uno straniero quando esistono seri e comprovati motivi di ritenere che, nel Paese di destinazione, egli vada incontro a un rischio reale di subire trattamenti proibiti dalla Carta europea», cioè torture o trattamenti inumani o degradanti. La sentenza, emessa dal massimo organo giurisdizionale dell’Unione, ora vincola tutti. Anche il reo, il condannato che espia la pena, non può diventare uno scarto da riconsegnare ai suoi aguzzini. Perderà quel che perderà, ma non il suo essere uomo, e i diritti dell’uomo.

C’è un’ultima pennellata, infatti che ce lo rammenta, e a suo modo sposta di nuovo l’attenzione dal legalismo alla realtà del diritto-giustizia: l’uomo cui è stato revocato lo 'status' (legale) di rifugiato, se in concreto è un fuggiasco per i motivi di persecuzione che abbiamo visto, resta lo stesso un 'rifugiato', e conserva il diritto umano alla 'protezione internazionale' secondo la Carta europea. Prendiamone definitiva nota, difendiamo questa civiltà e siamone all’altezza: è nostra e condivisa col mondo. (Giuseppe Anzani – Avvenire)