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Roma: un documento di studio su l’inclusione e la partecipazione delle nuove generazioni di origine immigrata

15 Aprile 2019 - Roma – Domani, 16 aprile, nella sede del Parlamento del Cnel a Roma la presentazione del documento “L’inclusione e la partecipazione delle nuove generazioni di origine immigrata. Focus sulla condizione femminile” realizzato dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia) in collaborazione con la Consulta delle associazioni e organizzazioni dell’Agia con il supporto tecnico dell’Istituto degli Innocenti. Nel corso della mattinata saranno illustrate anche le raccomandazioni che l’Autorità garante Filomena Albano rivolgerà al Miur, al Ministero dell’Interno, a quello della Salute, alle Regioni, ai Comuni, ai servizi sociali, agli Ordini degli assistenti sociali e dei giornalisti. Tra i partecipanti gli esperti che hanno lavorato al documento e alcuni giovani che porteranno la loro testimonianza di ragazze e ragazzi appartenenti alle nuove generazioni di origine immigrata. Prevista anche una tavola rotonda con rappresentanti delle istituzioni, tra cui quelle destinatarie delle raccomandazioni.

Andria: a “Il caffè della Parola” si parla di immigrazione

15 Aprile 2019 - Andria - Proseguono gli incontri de “Il caffè della Parola – dalle parole al Verbo” promosso dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Andria in collaborazione l'Associazione di volontariato Salah. Ospite di questo terzo appuntamento, oggi pomeriggio, è don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes con il quale si approfondirà il tema della prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato: “Non si tratta solo di migranti”.  

Ambasciatore Malta in Italia: “Nave Alan Kurdi? Situazione risolta nelle prossime ore”

12 Aprile 2019 - Roma - “Sono sicura che la situazione della nave Alan Kurdi, dell'Ong tedesca Sea-Eye, a largo delle coste di Malta, verrà risolta nelle prossime ore o domani. Ci sarà una soluzione. Purtroppo vuol dire che vedremo ancora casi come questo”. Lo ha detto ieri sera l’ambasciatore di Malta in Italia, Vanessa Frazier, ospite del programma Today su Tv2000.

Papa Francesco: la tratta è una “mercificazione della persona umana”

11 Aprile 2019 - Città del Vaticano - La tratta è una “mercificazione della persona umana”. Papa Francesco ancora una volta lo ha ribadito questa mattina, nell’Aula Nuova del Sinodo in Vaticano, ricevendo in udienza i partecipanti alla Conferenza Internazionale sulla Tratta di Persone, organizzata dalla Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale che si è svolta a Sacrofano. La Tratta, nelle sue molteplici forme, costituisce una ferita “nel corpo dell’umanità contemporanea”, una “piaga profonda nell’umanità di chi la subisce e di chi la attua. La tratta, infatti, deturpa l’umanità della vittima, offendendo la sua libertà e dignità. Ma, al tempo stesso, essa – ha detto il pontefice - disumanizza chi la compie, negandogli l’accesso alla ‘vita in abbondanza’. La tratta, infine, danneggia gravemente l’umanità nel suo insieme, lacerando la famiglia umana e anche il Corpo di Cristo”. Quello dalla Chiesa è quindi non solo un impegno sociale ma una vera missione “evidente nella lotta contro ogni forma di tratta e nell’impegno proteso verso il riscatto dei sopravvissuti; una lotta e un impegno che hanno effetti benefici anche sulla nostra stessa umanità, aprendoci la strada verso la pienezza della vita, fine ultimo della nostra esistenza”. Nel suo discorso il papa ha quindi voluto ringraziare le tante congregazioni religiose impegnate a sconfiggere questa tragedia come “avanguardie” dell’azione missionaria della Chiesa contro ogni forma di tratta anche se c’è ancora da fare: “Gli uffici preposti delle Chiese locali, le congregazioni religiose e le organizzazioni cattoliche sono chiamati a condividere esperienze e conoscenze e ad unire le forze in un’azione sinergica che interessi i Paesi di origine, transito e destinazione delle persone oggetto di tratta”. La Chiesa, per rendere più adeguata ed efficace la sua azione deve sapersi avvalere dell’aiuto di “altri attori politici e sociali. La stipulazione di collaborazioni strutturate con istituzioni e altre organizzazioni della società civile sarà garanzia di risultati più incisivi e duraturi”. Infine il ricordo di Santa Giuseppina Bakhita, ridotta in schiavitù da bambina, venduta e comprata, ma poi liberata e “fiorita” in “pienezza come figlia di Dio”. Da qui la preghiera alla santa per tutti coloro che “si impegnano nella lotta contro la tratta”. (R.Iaria)

Mons. Felicolo: serve una accoglienza “intelligente”

11 Aprile 2019 - Roma – “La paura, alimentare la paura dei migranti, è il peggiore dei modi per affrontare la dimensione umana del fenomeno della migrazione. La paura ci fa chiudere, ci fa reagire in modo istintivo, la paura fa comodo, è utile e talvolta strumentale a chi la produce. La paura genera altra paura”. A parlare è Mons. Pierpaolo Felicolo, direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma in una intervista al periodico del Masci, “Strade Aperte”. Per il sacerdote nella paura “perdiamo di vista i nostri valori. L’altro diviene un nemico da cui difendersi”. Se poi la paura diviene da “individuale collettiva”, allora “si corre anche il serio rischio di fenomeni di reazione sociale non sempre controllabili. Tutto ciò va evitato”. E questo si evita – spiega Mons. Felicolo – attraverso la conoscenza dell’altro, “andando incontro all’altro per capirne le ragioni, le motivazioni, la disperazione della sua esistenza. La conoscenza dell’altro è come un faro che si accende sull’umanità delle persone. La conoscenza è luce, la paura è il buio. Dobbiamo perseguire la luce; dobbiamo, attraverso la conoscenza, sviluppare, e far nostro, il tema dell’accoglienza. Perché la buona accoglienza nasce dall’ascolto, dalla compartecipazione, dalla misericordia, dalla condivisione. La conoscenza allontana la paura e genera la buona accoglienza. E si accoglie prima con il ‘cuore’ e poi con la ‘mente’. Si accoglie con piccoli e grandi gesti, si accoglie personalmente o in modo comunitario. Si accoglie aprendo noi stessi alla speranza che le Persone possano cambiare e migliorare il proprio destino”. Per questo occorre quella che il direttore Migrantes chiama accoglienza “intelligente”. Ancora prima delle “regole” – spiega -  serve “intelligenza” nel “comprendere cosa proporre nell’interesse del Paese e cosa offrire a queste Persone. L’accoglienza intelligente non è solo una questione di carattere economico ma è la giusta predisposizione personale e sociale ad includere l’altro, a farlo sentire parte di un progetto di inclusione sociale. Serve rispetto dell’altro, delle sue debolezze, dei suoi bisogni. La mancata accoglienza, il respingimento generano solitudine, abbandono, talvolta forme di violenza. Tutto ciò sviluppa un circolo di negatività che si può interrompere solo attraverso un ‘paziente cammino d’integrazione”. Per Mons. Felicolo si può accogliere in tanti modi e cita l’esempio del piccolo centro del crotonese dove gli abitanti si  si sono gettati in mare, al buio ed al freddo, per salvare la vita di 51 curdi la cui barca a vela stava affondando nel mare antistante Crotone. “Quanta umanità in quel gesto bellissimo di accoglienza. Prima di tutto, la vita delle persone, poi parliamo di ‘regole’ e di come gestire sul piano organizzativo e politico il fenomeno dei migranti. Se non mettiamo davanti a tutto la vita, ogni risposta, anche la migliore sul piano organizzativo, rischia di essere vuota, inconsistente. Accogliere è accettare l’altro, conoscerlo, donargli qualcosa ben sapendo che un gesto d’amore può cambiare il verso di una ‘esistenza negata’”. (Raffaele Iaria)

Coldiretti: fare presto con iter burocratico per l’ingresso di migranti con il nuovo decreto flussi

10 Aprile 2019 - Roma - Scatta la corsa all’ingresso di 18 mila lavoratori stagionali non comunitari in Italia sulla base del Decreto Flussi 2019. Il provvedimento che regola l’arrivo di manodopera straniera in Italia – spiega la Coldiretti – è stato appena pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e prevede la presentazione fino al 31 dicembre 2019 delle domande telematiche di ingresso attraverso il sistema attivo sul sito del Ministero dell’Interno. La quota riguarda lavoratori subordinati stagionali di Albania, Algeria, Bosnia-Herzegovina, Corea (Repubblica di Corea), Costa d’Avorio, Egitto, El Salvador, Etiopia, Macedonia, Filippine, Gambia, Ghana, Giappone, India, Kosovo, Mali, Marocco, Mauritius, Moldova, Montenegro, Niger, Nigeria, Senegal, Serbia, Sri Lanka, Sudan, Tunisia, Ucraina. Dal “click day”, fissato per mercoledì 24 aprile – sottolinea la Coldiretti – è possibile presentare le domande di ingresso on line per i lavoratori stagionali non comunitari che troveranno occupazione soprattutto in agricoltura che, insieme al turismo, è il settore con maggiori opportunità occupazionali in particolare nelle grandi campagne di raccolta delle principali produzioni Made in Italy: dalla frutta alla verdura, dai fiori al vino fino, ma anche negli allevamenti. In totale – evidenzia la Coldiretti – fra stagionali e permanenti sono 345mila i lavoratori stranieri impiegati in agricoltura, per un totale di giornate di occupazione pari a 29.437.000. Viene anche confermata la quota di 100 lavoratori non stagionali di origine italiana da Argentina, Uruguay, Venezuela e Brasile oltre a 4.750 conversioni di permessi per lavoro stagionale in permessi di soggiorno per lavoro subordinato che consentiranno a molte aziende agricole di stabilizzare il rapporto con i propri dipendenti stranieri entrati in questi anni con i flussi stagionali, spiega Coldiretti. In base all’ultimo Testo Unico sull’Immigrazione – si legge in una nota -– risultano semplificati anche i requisiti per la richiesta del permesso stagionale pluriennale e la procedura di accoglimento dell’istanza per “silenzio-assenso”, essendo sufficiente che lo straniero abbia fatto regolare ingresso con permesso di soggiorno stagionale almeno una volta nei cinque anni precedenti per potervi avere accesso. “Adesso occorre fare presto con l’iter burocratico sia in Italia che nei nostri consolati all’estero al fine di consentire alle imprese di poter assumere il personale nel momento del bisogno – aggiunge la Coldiretti – i lavoratori immigrati sono una componente bene integrata nel tessuto economico e sociale come nel caso della raccolta delle fragole nel Veronese, della preparazione delle barbatelle in Friuli, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, dell’uva in Piemonte fino agli allevamenti da latte in Lombardia dove a svolgere l’attività di bergamini sono soprattutto gli indiani mentre i macedoni sono coinvolti principalmente nella pastorizia”.    

Flussi migratori: pubblicato il decreto su Gazzetta Ufficiale

10 Aprile 2019 - Roma – “A titolo di programmazione transitoria dei flussi d'ingresso dei lavoratori non comunitari per l'anno 2019, sono  ammessi  in  Italia, per motivi di lavoro subordinato stagionale e  non  stagionale  e  di lavoro  autonomo,  i  cittadini  non  comunitari  entro   una   quota complessiva massima di 30.850 unità”. E’ quanto prevede il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 marzo – pubblicato sulla gazzetta Ufficiale di ieri, 9 aprile – “Programmazione transitoria dei flussi d’ingresso dei lavoratori non comunitari nel territorio della Stato per l’anno 2019”.

Cosenza: domani la presentazione del volume “L’Afrique c’est chic”

10 Aprile 2019 - Roma - “Mi sento male – mi dice Mauro con un filo di voce – ma non è niente, mi è già capitato, ma ogni volta che vado in ospedale non mi trovano mai nulla; ormai con questi disturbetti ci convivo”, aggiunge quasi per rassicurarmi. Gli sento il polso, decisamente accelerato e aritmico. “Mi devo stendere”, aggiunge mentre poggia la testa al muro. Bene, penso tra me e me, è giunto il momento di provare il servizio di telemedicina. Avevo previsto questa fase dell’inaugurazione, ma mai avrei pensato che il primo paziente potesse essere un malato vero e per di più italiano. In pochi minuti gli elettrodi sono sul torace e sugli arti di Mauro e poco dopo il teleconsulto è pronto per essere inviato, in codice rosso, alla categoria “Cardiologia”. Dopo soli nove minuti, arriva la risposta dai colleghi del San Camillo di Roma. Segue un WhatsApp privato del cardiologo romano con un consiglio piuttosto perentorio. “Metti l’amico tuo sotto Eparina e spediscilo in Italia prima possibile”. Ma Mauro si sente meglio, non ne vuole assolutamente sapere di interrompere una missione appena iniziata; anzi, è decisamente soddisfatto di avere una diagnosi a un disturbo che si presentava da anni e che in Italia non era mai riuscito a documentare e diagnosticare. Il fatto che tutto questo sia accaduto in uno sperduto villaggio africano non solo ha dell’incredibile ma è la riprova che il servizio che abbiamo appena avviato a Kapeni funziona decisamente bene.” Così, con un aneddoto decisamente particolare, il dott. Michelangelo Bartolo, angiologo presso l’ospedale San Camillo di Roma, racconta un episodio dei suoi tanti viaggi in Africa, dove da molti anni realizza progetti di telemedicina, questa volta al contrario. L’esperienza del dott. Bartolo è raccolta nel volume in “L’Afrique c’est chic. Diario di viaggio di un medico euro-africano” (Infinito Edizioni), dove con ironia e molta sensibilità, si propongono nuovi orizzonti e ci aiuta a guardare alla globalizzazione con occhi diversi. Il volume sarà presentato domani, 11 aprile, a Cosenza, presso il Salone degli Stemmi del Palazzo Arcivescovile. A presentarlo, modera da don Enzo Gabrieli, direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Cosenza-Bisignano e vice presidente Fisc, oltre all’autore, don Battista Cimino, Gino Murgi e Pino Fabiano, direttore Migrantes della Calabria.  Concluderà i lavori l’arcivescovo Mons. Francesco Nolè.

Alarm phone: “20 persone su un gommone in difficoltà, 8 sono caduti in mare”

10 Aprile 2019 - Roma - Alarm phone, il servizio telefonico che usano le persone migranti che tentano la traversata nel Mediterraneo per segnalare il rischio naufragi, è stato chiamato stamattina verso le 6 da 20 persone, incluse donne e bambini, in difficoltà al largo della Libia. Segnalano che “8 persone sono cadute in mare e sono scomparse. Hanno perso il motore, l’acqua sta entrando nella barca. Le autorità sono informate”.

Migrantes Roma: concluso il percorso formativo sul tema delle migrazioni

10 Aprile 2019 - Roma - L’incontro, il dialogo interreligioso, la conoscenza sono le uniche strade percorribili per costruire ponti, in un contesto storico in cui si registrano particolari tensioni sociali: basti pensare alle proteste di Torre Maura verificatesi nei giorni scorsi per il trasferimento di 70 rom. Se ne è parlato sabato mattina, 6 aprile, nell’ultimo appuntamento di quest’anno del percorso di formazione e informazione missionaria. Un dibattito a due voci sul tema: “La diversità religiosa come fattore della migrazione. La sfida dell’evangelizzazione e una sua rilettura alla luce del rispetto delle diversità”. Promosso dal Centro diocesano per la cooperazione missionaria tra le Chiese e dall’Ufficio Migrantes diocesano, l’incontro, moderato dalla giornalista Stefania Falasca (Avvenire), ha visto al tavolo dei relatori Ambrogio Bongiovanni, docente di pedagogia del dialogo interreligioso, e Shahrzad Houshmand, teologa musulmana ed esperta di teologia islamica e di teologia fondamentale cristiana e per questo da tempo impegnata nel dialogo fra islam e cristianesimo. La teologa si è soffermata a lungo sul documento sulla “Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” firmato da Papa Francesco e dal grande imam di Al-Azhar Ahamad al-Tayyib il 4 febbraio scorso ad Abu Dhabi. Un testo «vitale» per questo momento storico, da divulgare nelle scuole, nelle università, nelle istituzioni pubbliche «per mostrare al mondo che la falsa teoria dello scontro tra le civiltà non è reale», ha affermato Shahrzad Houshmand. Ribadendo che il dialogo interreligioso è «possibile, fattibile e concreto se siamo veri credenti», ha ricordato che nel 2019 ricorre l’800° anniversario dell’incontro tra san Francesco d’Assisi e il sultano al-Malik al-Kāmil avvenuto a Damietta, in Egitto, nel 1219. «Questo deve essere l’anno della rivolta della misericordia, della fratellanza e dell’incontro – ha aggiunto la teologa musulmana -, solo così potremo essere costruttori di ponti». Per Houshmand, il Vangelo va proposto senza oppressioni, seguendo l’esempio di Papa Francesco che evangelizza in modo «eccezionale, luminoso e concreto mostrando ai musulmani un volto amico e fraterno». Ha ricordato quindi alcuni momenti delle ultime visite di Bergoglio negli Emirati Arabi e in Marocco improntati sulla pace, sull’unità e sulla fraternità, affermando che «non esiste evangelizzazione più forte» di quella trasmessa con la testimonianza e i gesti concreti. Di religione musulmana, Shahrzad ha dichiarato di amare «profondamente il volto di Gesù», Colui che si china per lavare i piedi del prossimo e muore in croce per tutti. «I gesti di Papa Francesco – ha concluso – scuotono i cuori dei musulmani e fanno amare Gesù. Questa è nuova evangelizzazione perché non si ferma davanti alle diversità di lingue, culture e religioni mentre il mondo occidentale ha dimenticato le radici cristiane». Sull’importanza della conoscenza delle proprie radici si è soffermato Bongiovanni, secondo il quale «l’incontro con l’altro è possibile solo se si è consapevoli della propria identità. Oggi ci viene proposta un’identità chiusa, statica, senza fondamento antropologico, si parla di identità italiana». A tal proposito ha ammesso di avere «molta paura» dello “spettro” del manifesto della razza del 1938 nel quale si ritrovano «espressioni usate oggi nel linguaggio pubblico sulla razza italica. C’è fabbrica dell’odio e schizofrenia culturale». Da qui l’esigenza di promuovere occasioni di incontro con l’altro, che bisogna considerare «provvidenziale» perché è nell’incontro con il prossimo che si ha «l’occasione di approfondire la propria fede». Per il vescovo incaricato del Centro per la cooperazione missionaria tra le Chiese, Mons. Paolo Lojudice, (segretario della Commissione CEI per le Migrazioni e vescovo delegato Migrantes per il Lazio, ndr) oggi «siamo carenti sulla sensibilità religiosa» e sarebbe quindi auspicabile organizzare numerosi incontri che mettano in luce «la sensibilità cristiana che portano dentro tante persone che professano altre religioni». Il monito quindi è ad «accogliere chiunque» affinché non si ripetano le «scene del pane calpestato che fanno molto male», ha aggiunto riferendosi a quanto accaduto a Torre Maura nei giorni scorsi, quartiere nel quale il vescovo è nato e cresciuto. «Torre Maura non è quella emersa ultimamente – ha concluso – ma è necessario lavorare sul dialogo». (Roberta Pumpo – RomaSette)