Tag: Mobilità umana e migrazioni

Un nuovo premio giornalistico per l’informazione sui migranti

25 Novembre 2020 - Roma - È stato istituito il Premio “Informazione e migranti” per trattare temi legati ad una realtà centrale nell’attuale panorama internazionale, come ad esempio: il superamento dei pregiudizi sui migranti; il ruolo e il rispetto delle minoranze; l’importanza della convivenza e della integrazione; la rappresentazione mediatica della sofferenza e dell’emergenza; la deontologia nel racconto del fenomeno migratorio; e la percezione del fenomeno della migrazione e politiche di accoglienza. Al Premio possono accedere i giornalisti professionisti, pubblicisti, praticanti o corrispondenti esteri, nei settori della carta stampata, dell’emittenza radiofonica, televisiva e dei nuovi media, in testate sia nazionali che estere. I lavori partecipanti al Premio dovranno essere prodotti dal 1° marzo 2020 al 31 marzo 2021 e dovranno essere presentati entro il 30 giugno 2021. Questo appuntamento giornalistico è frutto della iniziativa del Comitato “Informazione, migranti e rifugiati”, coordinato dalla Facoltà di Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce, dall’Associazione Iscom, da Harambee Africa International, dallo Scalabrini International Migration Institute, dal Centro Astalli e dalla Fondazione Migrantes. Per maggiori informazioni, si può visitare il sito web dell’Associazione De Carli, all’interno della quale è stato ideato questo  Premio. www.associazionedecarli.it. BANDO DEL PREMIO: http://www.associazionedecarli.it/price/101-category-home/205-regolamento-del-premio-6%C2%AA-edizione-2021.html

Migrantes: con i direttori regionali condividere l’esperienza di questi mesi

11 Novembre 2020 - Roma - Condividere l’esperienza di questi mesi, quello che questa pandemia ci sta insegnando, e per individuare insieme alcune piste sul lavoro degli uffici Migrantes alla presenza del Presidente della Migrantes, il Vescovo Mons. Guerino Di Tora. Questo lo scopo dell'incontro che si è svolto oggi in modalità online. Nell’introdurre i lavori il Direttore generale, don Giovanni de Robertis, ha chiesto di pregare per il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, attualmente ricoverato a Perugia a causa del Covid 19. Il direttore ha ripercorso gli ultimi appuntamenti Migrantes come il Rapporto Immigrazione (8 ottobre) e il Rapporto Italiani nel mondo (27 ottobre). “Nonostante non sia stato possibile farlo in presenza, la modalità online ci ha permesso di raggiungere una platea più vasta”, ha detto don de Robertis. Circa il cammino futuro, il direttore Migrantes ha ricordato che “la nostra stella polare resta il Convegno nazionale dell’aprile 2019 a Seveso sulla Chiesa dalle genti. È un orizzonte che dobbiamo assimilare e che dobbiamo aiutare le nostre Chiese locali a fare proprio. Passare da delle comunità cristiane monoculturali a delle comunità ‘intessute da colori diversi’, come dicevamo a Seveso, capaci di includere persone di lingua e provenienza diverse, non come destinatari della nostra carità, ma come portatori di una ricchezza da condividere”.  

Città dei ragazzi: ripartono i corsi per nuovi mestieri

11 Novembre 2020 - Roma - Si è concluso da poco presso la Città dei ragazzi il primo ciclo dei nuovi corsi rispettando le restrizioni legate al COVID-19. Ma concluso un ciclo ne inizia un altro! Avranno, infatti, luogo il 24 novembre le selezioni per i nuovi corsi di Aiuto Cuoco, Cameriere e Pizzaiolo!. L'inizio delle lezioni è previsto per il 30 novembre. Tutti corsi, rivolti a persone migranti, rifugiate o in situazioni di vulnerabilità, includono 64 ore direttamente con il docente in aula e 16 ore di orientamento (colloqui simulati, stesura del curriculum...), con un tutor sempre a disposizione, e sono gratuiti.  

Migrantes Caltanissetta: parte il progetto Aurora

11 Novembre 2020 -

Caltanissetta – “Alle ragazze che vogliono risplendere nella loro vita, come l'Aurora. Per credere in sé stesse e nelle proprie capacità. Per essere una luce che sorge e piano piano illumina tutto intorno a sé. Per diventare protagoniste della propria vita. Professionalizzarsi, per fare la differenza anche nel mondo del lavoro”. Così l’ufficio Migrantes di Caltanissetta presenta il progetto Aurora promosso insieme all’UISG, iniziato nei giorni scorsi. Un corso a distanza di assistente familiare, per apprendere tutto ciò che è necessario per prendersi cura delle persone e della casa, e di segreteria/receptionist per lavorare nelle strutture ricettive. Dall'educazione alimentare alla cucina, la cura della casa e degli anziani con l'igiene personale o per rimedi casalinghi alla cura di tagli, contusioni o piaghe oppure ancora con difficoltà motorie o speciali. E poi nozioni per budgeting, gestione finanziaria semplificata, magazzino, acquisti e inventario. Tutto questo e altre ancora con l'aiuto di volontari professionisti, sottolinea la Migrantes della diocesi siciliana.

Onu: “impatto pandemia devastante, aumenterà fame e persone in fuga”

10 Novembre 2020 - Roma - La fame globale e gli sfollamenti di popolazione – entrambi già a livelli record quando ha colpito il Covid-19 – potrebbero subire un’impennata, con migranti e quanti vedono diminuire il flusso delle rimesse che cercano disperatamente lavoro per sostenere le proprie famiglie. È quanto emerge dal Rapporto, il primo nel suo genere, pubblicato oggi dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e l’agenzia Onu World food programme (Wfp). “L’impatto socioeconomico della pandemia è più devastante della malattia stessa – ha affermato David Beasley, direttore esecutivo del Wfp -. Nei Paesi a basso e medio reddito, molte persone, che fino a pochi mesi fa, anche se povere, riuscivano ad andare avanti, ora si trovano con i mezzi di sussistenza distrutti. Le rimesse inviate dall’estero alle famiglie a casa si sono prosciugate, causando difficoltà immense. Il risultato è che i livelli della fame sono schizzati alle stelle”. L’impatto della pandemia, inoltre, “minaccia di far tornare indietro gli impegni globali, incluso quello sul Global compact on migration”, ha aggiunto António Vitorino, direttore generale dell’Oim. Nove tra le dieci peggiori crisi alimentari al mondo sono in Paesi con il maggior numero di sfollati. La maggior parte degli sfollati, inoltre, si trova in Paesi colpiti da insicurezza alimentare acuta e malnutrizione. I 164 milioni di lavoratori migranti nel mondo, specialmente nei settori informali, sono tra i più colpiti dalla pandemia. Secondo il rapporto molti migranti saranno spinti a tornare a casa e ci sarà, almeno temporaneamente, “un calo delle rimesse che forniscono un sostegno essenziale a circa 800 milioni di persone nel mondo, una su nove”. La Banca mondiale prevede un calo del 14 per cento entro il 2021.  Secondo il Wfp entro la fine del 2021 almeno 33 milioni di persone in più potrebbero scivolare verso la fame solo per il calo delle rimesse. (sir)    

Un prete per amico

10 Novembre 2020 - È compito dei sacerdoti, provvedendosi una necessaria competenza sui problemi della vita familiare, aiutare amorosamente la vocazione dei coniugi nella loro vita coniugale e familiare con i vari mezzi della pastorale, con la predicazione della parola di Dio, con il culto liturgico o altri aiuti spirituali, fortificarli con bontà e pazienza nelle loro difficoltà e confortarli con carità, perché si formino famiglie veramente serene. (Gaudium et Spes, n. 52 – 7 dicembre 1965)   Quasi al termine del capitolo dedicato alla famiglia, la Gaudium et Spes presenta un paragrafo interessante in cui si pone a tema il ruolo dei sacerdoti in relazione alla vocazione dei coniugi. Molti di noi avranno tante esperienze da raccontare riguardo al rapporto della propria famiglia con preti o religiosi, ma forse non tutti sono a conoscenza che il Concilio ha dato un indirizzo, un’indicazione che aiuta a capire la giusta reciprocità da crearsi fra le due colonne del popolo di Dio. Prima di tutto si dice che il compito dei sacerdoti è quello di formarsi una competenza riguardo ai problemi famigliari. Oltre a quella che, oggi, più di un tempo, si riceve in seminario, con materie di studio che sono propedeutiche alla pastorale famigliare, la formazione a cui si allude riguarda un tirocinio sul campo. Non basta che i preti facciano riferimento alla loro precedente vita di figli in famiglia, ma è necessario che fin dai primi anni di ministero frequentino con umiltà altre famiglie concrete e da esse attingano elementi preziosi per il loro servizio. Ma, poi, cerchiamo di capire in che cosa consista prioritariamente questo servizio: il testo parla di “aiutare amorosamente - espressione dal peso specifico grande -  la vocazione dei coniugi” il che significa mettere sacerdoti e famiglie sullo stesso piano senza uno squilibrio gerarchico degli uni rispetto agli altri. Attraverso tutti i mezzi della pastorale, la predicazione della Parola, la liturgia e gli altri aiuti spirituali, fortificare e confortare i coniugi perché si formino famiglie serene. Lo stesso obbiettivo è particolare, ha a che fare con la serenità della vita stessa delle famiglie prima ancora che con la loro santificazione, quasi ad indicare che quest’ultima sia un fine a cui tutti siamo chiamati in virtù del nostro battesimo, ma che i sacerdoti non siano in partenza depositari di una santità più garantita da vivere e offrire al laicato. Da queste poche righe in sostanza si può desumere uno stile, il profilarsi di un modus operandi del prete nei confronti delle famiglie che incontra nella sua esperienza di pastore. È uno stile improntato alla mitezza e alla capacità di saper mettersi al servizio senza imporre una presenza a volte troppo ingombrante. Il prete che vive in parrocchia, incontra fidanzati, neo coppie di sposi, famiglie con figli in età di catechismo o più grandi, famiglie di anziani, una grandissima varietà di situazioni in cui gli è chiesto di entrare in relazione in punta di piedi, con grande rispetto. L’immagine plastica è proprio quella di un invito a casa, in cui l’ospite sacerdote non si senta l’invitato di riguardo a cui tutto è dovuto e servito, quanto piuttosto il compagno che accetta di fare un tratto di strada insieme, offrendo – prima di tutto – la luce della Parola che illumina il cammino. Chi ha accesa questa lanterna non ha la presunzione di possedere la Verità, che è poi sempre la persona di Gesù, ma la generosa volontà di mettere sulla strada giusta il popolo che gli è stato affidato. In quest’ottica allora si può immaginare come il sacerdote possa e debba essere anche la guida nella preghiera, in particolare in quella espressa nella liturgia. Colui che accompagna l’assemblea delle famiglie di cui è composta la comunità a riscoprire ogni volta di più il fondamento e l’alimento del proprio camminare nei sacramenti e in specie nell’Eucarestia. Anche in questo caso un uomo che indica, che eleva, che mostra il Signore senza che la sua voce prevarichi, ma, anche nell’omiletica, sia sempre sincera esegesi delle Scritture, spiegazione, sprone, incoraggiamento. Sono belle quelle famiglie che hanno saputo incontrare e intrecciare la loro strada con quella di qualche sacerdote. Lì veramente si vivono i benefici della comunione ecclesiale. Sono legami in cui davvero virtuosamente ci si arricchisce a vicenda, rafforzando e integrando per osmosi le reciproche vocazioni. Dal Concilio ad oggi si sono fatti tanti passi in avanti, ma ancora molta strada resta da percorrere in questa relazione di scambio che è frutto maturo di una Chiesa adulta nella fede. (Giovanni M. Capetta - SIR)  

Non aspettano più gli adulti

9 Novembre 2020 - Roma - “Non aspettiamo più di poter parlare nei convegni dei grandi ma parliamo noi. I leader impegnati nella discussione sul clima ci hanno sbattuto la porta in faccia. Dal momento che non ci ascoltano non giocheremo più al loro gioco e costruiremo la nostra conferenza”. Dalle Filippine al Costa Rica una denuncia unanime da parte dei giovani: “I leader mondiali hanno come priorità solo gli interessi economici”. Era prevista in questi giorni a Glasgow la Conferenza mondiale sull’ambiente, la Cop 26, ma la pandemia lo ha impedito ed è stata rinviata al prossimo anno. Visto che la Cop26 non potrà tenersi, ragazze e ragazzi di 118 Paesi, hanno dato vita un evento su Internet chiamato Mock Cop, la Cop simulata (www.mockcop.org). Dal 19 novembre al 1° dicembre si ritroveranno on line in una sorta di governo virtuale del pianeta affrontando temi quali la giustizia climatica, la formazione scolastica, la sanità e la salute mentale, i nuovi lavori ecosostenibili, gli obiettivi di riduzione del carbonio. Quello per la salute ha la precedenza su qualsiasi altro impegno ed è doveroso che tutti gli sforzi vengano concentrati in questa direzione. Nel contempo le altre grandi sfide all’umanità non possono essere abbandonate a sé stesse e se la priorità deve essere rigorosamente rispettata non si devono lasciare senza risposta le domande sul futuro. Molte riguardano il cambiamento climatico che, peraltro, non è estraneo al sorgere e allo svilupparsi della pandemia. Guardando alla tragedia che nel mondo si sta consumando, Mock Cop potrebbe essere inteso come una mancanza di sensibilità. come una fuga dalla responsabilità. Non è così. I giovani considerano la pandemia anche una conseguenza dello squilibrio ecologico globale e temono che l’unica preoccupazione dei leader, sconfitto il virus, sia quella di recuperare la crescita economica persa nei   mesi del contagio. Si aggiunge il timore, come peraltro è accaduto dopo il primo lockdown, che gli stili di vita personali e collettivi rimangano quelli di prima, gli stessi che hanno contribuito alla crisi ambientale con le sue drammatiche conseguenze quali le diseguaglianze che lacerano ancor più una società disorientata. C’è un pensiero che ha ispirato e guida Mock Cop, è di Greta Thunberg: “Qualcuno dovrà fare qualcosa e quel qualcuno potrei essere io”. Parole che lasciano intendere la difficoltà di una strategia, perché il coronavirus ribadisce che non si possono fare grandi programmi, ma c’è la volontà di ascoltare persone credibili, con loro confrontarsi sul futuro e quindi agire. Tra queste persone c’è Francesco, con la Laudato si’. (Paolo Bustaffa – SIR) ​  

Siate pronti!

9 Novembre 2020 - Città del Vaticano - C’è una domanda di fondo sottesa alla pagina del Vangelo di ieri, la parabola delle dieci vergini: che cosa significa vegliare; come vivere nell’attesa della venuta del Signore. Una pagina che è preceduta da un’altra parabola, quella del servo che attende il ritorno del padrone, senza sapere in quale giorno questo accadrà. Ma sa attendere, anche ai suoi doveri, e per questo è definito fidato e prudente. Quest’ultima parola si lega bene alla vicenda delle donne che, prudentemente, hanno messo da parte l’olio per alimentare le loro lampade, nel momento dell’arrivo dello sposo. Fermiamoci su queste immagini suggerite dal primo Vangelo: l’olio, le dieci vergini, il banchetto nuziale. Sappiamo che delle dieci donne solo cinque – definite proprio prudenti – parteciperanno alla festa di nozze, le altre, andate a cercare l’olio per le loro lampade, troveranno la porta chiusa. “Signore aprici”, diranno al loro arrivo ricevendo in risposta: “in verità io vi dico: non vi conosco”. Sappiamo ancora che, nell’attesa, si addormentarono anche loro, pronte però a destarsi e a prepararsi per esultare all’arrivo dello sposo: “vegliate, dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”, leggiamo in Matteo. La parabola è un invito a essere pronti perché non ci è dato sapere quando il Signore verrà, e per questo nella nostra lampada non dovrà mancare l’olio; dobbiamo essere prudenti come le cinque ragazze che sono state ammesse al banchetto, le cui lampade emettevano luce all’arrivo dello sposo. “Con questa parabola – ha spiegato il Papa, parlando alle persone presenti per la preghiera mariana dell’Angelus – Gesù ci vuole dire che dobbiamo essere preparati all’incontro con Lui. Non solo all’incontro finale, ma anche ai piccoli e grandi incontri, all’impegno di ogni giorno in vista di quell’incontro, per il quale non basta la lampada della fede, occorre anche l’olio della carità e delle opere buone”. Essere saggi e prudenti, ha affermato Francesco, significa “non aspettare l’ultimo momento per corrispondere alla grazia di Dio, ma farlo attivamente da subito”. Capita, lo sappiamo, afferma il Papa, di “dimenticare la meta della nostra vita, cioè l’appuntamento definitivo con Dio, smarrendo così il senso dell’attesa e assolutizzando il presente”. La prudenza alla quale Gesù ci invita è quella di chi conosce il proprio limite, sa le proprie debolezze – anche le cinque che sono entrate nella sala, si sono addormentate come le altre – ma nello stesso tempo è anche capace porvi rimedio: avevano “l’olio in piccoli vasi” affinché non restassero senza. Non dobbiamo guardare solo il presente, assolutizzandolo, perché così si “perde il senso dell’attesa”, ricorda il vescovo di Roma. Perdere il senso dell’attesa “preclude ogni prospettiva sull’aldilà: si fa tutto come se non si dovesse mai partire per l’altra vita. E allora ci si preoccupa soltanto di possedere, di emergere, di sistemarsi”. Vegliare, dunque, non significa non dormire, ma essere pronti, perché non sappiamo quando arriverà il nostro momento; ma occorre anche essere umili: non avere la presunzione di ignorare le nostre debolezze. Come disse il cardinale Giacomo Biffi, presi dalla voglia di festeggiare a volte ci dimentichiamo del festeggiato; diamo più importanza alle lampade che allo sposo; e quando arriva, l’olio non basta per continuare a far luce. “Se ci lasciamo guidare da ciò che ci appare più attraente, da quello che mi piace, dalla ricerca dei nostri interessi, la nostra vita diventa sterile”, afferma Papa Francesco; così “non accumuliamo alcuna riserva di olio per la nostra lampada, ed essa si spegnerà prima dell’incontro con il Signore. Dobbiamo vivere l’oggi, ma l’oggi che va verso il domani, verso quell’incontro, l’oggi carico di speranza”. Un incontro che va preparato prima; non si può essere superficiali, pensando che a tutto si può trovare rimedio, anche all’ultimo minuto. Dobbiamo, invece, essere pronti, ricorda il Papa: “se siamo vigilanti e facciamo il bene corrispondendo alla grazia di Dio, possiamo attendere con serenità l’arrivo dello sposo. Il Signore potrà venire anche mentre dormiamo: questo non ci preoccuperà, perché abbiamo la riserva di olio accumulata con le opere buone di ogni giorno”. (Fabio Zavattaro)  

Dialogo Interreligioso: messaggio por il Deepavali

6 Novembre 2020 - Roma - “In mezzo alle difficoltà della pandemia da Covid-19, questa festa significativa possa spazzare via le nubi della paura, dell’ansia e di ogni timore e colmare menti e cuori con la luce dell’amicizia, della generosità e della solidarietà”. È l’augurio del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, contenuto nel messaggio inviato per la festività di Deepavali, che molti induisti festeggiano il 14 novembre. “Quest’anno, sulla scia della pandemia da Covid-19, vogliamo condividere con voi alcuni pensieri sulla necessità d’incoraggiare uno spirito positivo e speranza per il futuro anche di fronte a ostacoli apparentemente insormontabili, sfide socio-economiche, politiche e spirituali, e ansia, incertezza e paura diffuse”, si legge nel messaggio, in cui si citano le “tragiche situazioni causate dall’attuale pandemia e dalle sue gravi conseguenze sulla vita quotidiana, l’economia, l’assistenza sanitaria, l’educazione e le pratiche religiose”. Eppure, “le esperienze di sofferenza e un senso di responsabilità reciproca hanno unito le nostre comunità nella solidarietà e nella preoccupazione, in atti di gentilezza e compassione verso i sofferenti e i bisognosi”. Come sostiene il Papa, “la solidarietà oggi è la strada da percorrere verso un mondo post-pandemia, verso la guarigione dalle nostre malattie interpersonali e sociali” è “una strada per uscire migliorati dalla crisi”: di qui la necessità di promuovere “il contagio della speranza” con “gesti di cura, affetto, gentilezza e compassione, che sono più contagiosi dello stesso coronavirus”.