Tag: Mobilità umana e migrazioni

Migrantes Gaeta: lunedì un webinar con il Direttore Migrantes don Giovanni de Robertis

11 Settembre 2020 - Gaeta - Si intitola “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni“. E’ il webinar organizzato dall’Ufficio Comunicazioni Sociali e Ufficio Migrantes della diocesi di Gaeta in vista della Giornata Mondiale del prossimo 27 settembre. Andrà in onda lunedì 14 settembre alle ore 19.30 sulla pagina Facebook della diocesi. I lavori saranno introdotti da  don Maurizio Di Rienzo, direttore Ucs Gaeta, e saluterà gli ospiti Mons. Luigi Vari, arcivescovo di Gaeta. Modera il webinar Maria Giovanna Ruggieri, direttore dell’ufficio diocesano Migrantes. Due saranno gli ospiti che dialogheranno insieme: don Giovanni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes, e Angela Caponnetto, giornalista Rai e autrice del libro “Attraverso i tuoi occhi” (edizioni Piemme).  

Migrantes Genova: “voler bene al nostro territorio parte dal non fare sentire più nessuno straniero”

11 Settembre 2020 - Genova – “Dopo il responsabile ripensamento della Prefettura di Genova affinché l'accoglienza dei richiedenti asilo potesse essere una vera opportunità, anziché la gestione di un problema, la Chiesa genovese presenterà un progetto che parte dalle intuizioni di Papa Francesco”. Così Mons. Giacomo Martino, direttore dell'Ufficio Migrantes della diocesi di Genova, in merito alla situazione legata all'accoglienza dei richiedenti asilo. “L'odierna situazione dei richiedenti asilo presenta una criticità dovuta alla visione semplicemente alloggiativa e assistenziale aggravatasi dall'ultimo decreto governativo sulla sicurezza", afferma il sacerdote genovese in un editoriale pubblicato dal settimanale cattolico di Genova, "Il Cittadino". A causa delle attuali normative, “molte persone, uomini, donne e figli, usciti alla fine del percorso di emergenza delle nostre realtà non hanno più potuto accedere, come prima, ai percorsi integrativi dello Sprar (ora Siproimi), che aiutavano un inserimento abitativo e lavorativo quanti avevano avuto il permesso”. La situazione, dice il sacerdote, è diventata via via sempre più difficile perché “la stragrande maggioranza di quanti erano ospitati nelle nostre case genovesi, non avendo ricevuto i documenti perché è stato cancellato il permesso per 'motivi umanitari', sono diventati dei senzatetto che vagano per le strade, anche in questo momento di rischio di contagio, senza trovare un letto per dormire, senza documenti per lavorare e quindi, spesso, nelle mani di chi li sfrutta illegalmente per dare loro il minimo per la sopravvivenza. Senza documenti, però, non si può affittare una casa, avere un contratto di lavoro, pagare le tasse e davvero non si potrà mai integrarsi vivendo sempre come una minoranza sfruttata, legata al disagio economico e al colore della pelle e al Paese di provenienza". A tutto questo, vuol provare a rispondere la Chiesa genovese con un progetto "che parte dalla persona e dalla relazione di amicizia, con tante idee e cose concrete, con suggerimenti e innovazioni, ma senza mai prescindere dalle persone" perché "volere bene al nostro territorio, alla nostra città, al nostro quartiere parte proprio dal non fare sentire più nessuno straniero".

GMMR: il Piemonte e la Valle d’Aosta nel solco dei «santi sociali»

10 Settembre 2020 -

Torino - Non è casuale che la Fondazione Migrantes abbia scelto le diocesi di Piemonte e Valle d’Aosta come sedi principali per la celebrazione italiana della 106ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, in programma il 27 settembre. Nella Cattedrale di Torino in diretta su Rai 1 alle 11 monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e amministratore apostolico di Susa, presiederà la celebrazione eucaristica della Giornata, che il Papa nel suo messaggio diffuso il 13 maggio ha intitolato “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire: accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni”. "La scelta delle diocesi subalpine da sempre terre d’immigrazione – ha sottolineato ieri Sergio Durando, direttore dell’Ufficio pastorale migranti di Torino e coordinatore Migrantes del Piemonte – ci sprona ad andare avanti nel solco dei santi sociali come don Bosco e Murialdo che accoglievano i contadini e i giovani dalle campagne, dell’emigrazione dal Sud Italia nel Dopoguerra ed ora delle nuove migrazioni dal Sud del mondo e dai Paesi in guerra". Oggi infatti Torino e le diocesi del Piemonte – aggiunge Durando – "con 429.375 stranieri (il 50% nel capoluogo, con età media 30-39 anni) sono la quinta regione d’Italia con provenienze da 172 paesi diversi e 12 comunità etniche molto numerose". "Presenze e bisogni – ha ribadito monsignor Nosiglia – che, grazie alle sollecitazioni di questa Giornata devono attraversare la coscienza e la vita delle nostre comunità per stimolare la ricerca di vie e impegni concreti di accoglienza e solidarietà verso tutti gli immigrati e gli sfollati presenti nel nostro territorio: una realtà importante che nel mondo coinvolge 50 milioni di persone, compresi i nostri connazionali sfollati ad esempio dai recenti terremoti". "Far leva sull’allarmismo e sull’invasione, come già è avvenuto in passato – ha aggiunto Nosiglia – non aiuta ad affrontare seriamente il problema ma suscita solo paura e timore che, collegato al coronavirus, suscita ancora di più rifiuti e scelte drastiche che nulla hanno a che vedere con l’accoglienza delle persone ma ne fanno dei capri espiatori di ben altre situazioni». Dal canto suo monsignor Marco Prastaro, vescovo di Asti, incaricato regionale Migrantes della Conferenza episcopale del Piemonte e della Valle d’Aosta con un passato da fidei donum in Kenya, ribadendo che occorre un cambiamento di mentalità nel considerare gli stranieri "non come capo espiratorio di tutti i nostri problemi ma come risorsa" (in Italia sono 52 mila gli imprenditori immigrati) ha presentato il documento che il coordinamento Migrantes di Piemonte e Valle d’Aosta "terra di santi sociali che hanno saputo rispondere alle sollecitazioni del loro tempo tra cui l’immigrazione" diffonderà in occasione della Giornata. È intitolato “Mi avete ospitato”. "Il motivo per cui la comunità cristiana in primis non può sottrarsi all’accoglienza – ha aggiunto Prastaro – sta nelle parole di Gesù: 'Ero forestiero e mi avete ospitato'". 

In preparazione alla Giornata, la Fondazione Migrantes ha promosso nei giorni scorsi a Villa Lascaris di Pianezza (Torino) il Corso di Alta formazione sulle sfide dell’emigrazione. Ai lavori, presieduti dal direttore generale della Fondazione don Giovanni De Robertis, hanno partecipato 60 tra direttori della Pastorale migranti delle diocesi della Penisola e collaboratori laici. Tra i relatori, l’inviato di Avvenire, Nello Scavo. Fitto il calendario degli appuntamenti piemontesi di qui al 27 settembre: da spettacoli e presentazioni di libri e mostre, ai cineforum, al Meeting tra giovani italiani e immigrati sul messaggio del Papa, sabato 12 settembre dalle 14 alle 18, (in via Cottolengo 24/a). I giovani, su un testo raccolto da Marco Laruffa e musicato da fratel Ettore Moscatelli, hanno anche composto l’inno della Giornata che verrà inviata a papa Francesco. La stessa composizione, il calendario completo della Giornata e il messaggio del Coordinamento Migrantes Piemonte e Valle d’Aosta si trovano sul sito www.migrantitorino.it. (Marina Lomunno - Avvenire)

GMRR: oggi la presenzazione delle iniziative nella regione del Piemonte e Valle d’Aosta

9 Settembre 2020 -
Torino - Saranno presentate questa mattina a Torino le iniziative per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che vedrà, in Italia, al centro la regione ecclesiastica Piemonte e Valle d'Aosta, scelta dalla Commissione Episcopale per le Migrazioni e dalla Fondazione Migrantes.
Alla conferenza stampa parteciperanno l'arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, il vescovo di Asti e incaricato regionale Migrantes della Conferenza episcopale di Piemonte/Valle d'Aosta (CEP), mons. Marco Prastaro, e il direttore della Migrantes di Torino, Sergio Durando.
Il messaggio di Papa Francesco per la Giornata sul tema “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare gli sfollati interni”, sarà presentato da mons. Nosuglia mentre mons. Pastaro presenterà il messaggio del Coordinamento Migrantes di Piemonte e Valle d'Aosta, composto da 17 diocesi, dal titolo "'...mi avete ospitato'. La Migrantes regionale per un modello di società più giusto e inclusivo per tutti".
Oltre alla Santa Messa di domenica 27 settembre in diretta Rai dal Duomo di Torino, Sergio Durando illustrerà il ricco programma di eventi che si terranno nel mese di settembre in tutta la regione, e in particolare nel capoluogo. Inoltre sarà presentato l'Inno ufficiale della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2020, composto a Torino da un gruppo di giovani musicisti volontari della Migrantes e un documento del Coordinamento Migrantes regionale.
R.Iaria

Luogo di vocazione

8 Settembre 2020 - Ebbene, lo diciamo con un sentimento di grande commozione, e di profonda gratitudine a Dio; sì; alla Nostra famiglia, non così povera in verità come ad alcuno piacque presentarla, ma soprattutto ricca di doni celesti: agli esempi dei Nostri buoni genitori, papà e mamma, sempre scolpiti nel cuore: all’atmosfera di bontà, di semplicità e di rettitudine che abbiamo respirata fin dall’infanzia, dobbiamo gran parte della Nostra vocazione sacerdotale ed apostolica. (Discorso del Santo Padre Giovanni XXIII alle partecipanti al IX Congresso nazionale del Centro italiano femminile, III Domenica di Quaresima, 1 marzo 1959) A meno di due mesi dall’Angelus commentato nell’articolo di settimana scorsa, papa Giovanni torna sul tema della famiglia incontrando le partecipanti al IX Congresso nazionale del Centro italiano femminile: un’associazione nata nell’ottobre del 1944 (ed ancora esistente) come collegamento di donne e di associazioni di ispirazione cristiana, per contribuire alla ricostruzione del Paese attraverso la partecipazione democratica e l’impegno di promozione umana e di solidarietà. A queste donne riunite in assemblea, il Papa rivolge un esteso discorso in cui, anche in questa circostanza, prevale il calore della testimonianza personale. Poco dopo l’esordio, il suo riferimento alla famiglia d’origine è forte, anche perché questa volta il ricordo si fa sentimento di “profonda gratitudine” in ordine anche alla sua vocazione al sacerdozio. Prima di proseguire nel suo dire il pontefice richiama, dunque, l’attenzione su un atteggiamento che non può essere dato per scontato. Al padre, alla madre, all’ambiente in cui nasciamo, nel bene e nel male noi dobbiamo molto di quello che saremo da grandi, lì si impianta come in embrione la nostra vocazione. È un concetto semplice dal punto di vista della comprensione, ma ciò nonostante non sempre facile da vivere con consapevolezza ed il Papa sembra spontaneamente portato a tornarci più volte offrendo anche a noi oggi uno stimolo a rifletterci. Conseguentemente a ciò Giovanni XXIII prosegue il suo discorso affidando alle donne presenti e a quelle del mondo, più in generale, “l’amore alla famiglia, intesa come naturale ambiente per lo sviluppo della personalità umana, e come provvidenziale rifugio, nel quale si placano e si addolciscono le tempeste della vita, si spengono gli allettamenti delle inclinazioni indisciplinate, e si combattono gli influssi dei mali esempi”. Qui, nel linguaggio, ma anche nella sostanza percepiamo la distanza dei tempi, se non altro perché oggi siamo purtroppo abituati a considerare che molte delle difficoltà delle famiglie – a partire dalle violenze domestiche – nascono all’interno di esse e anzi si cercano fuori le agenzie tese alla cura e al risanamento delle stesse. Forse, però, anche su questo potremmo fare tesoro dell’insegnamento pontificio. Di fatto sono dall’esterno che arrivano molti degli elementi di disgregazione dei nuclei famigliari e questi ultimi possono proteggersi non chiudendosi in un isolamento anacronistico ma facendo rete coltivando i germi positivi che l’istituzione famigliare, prima ancora che il sacramento del matrimonio, porta con sé. È in quest’ottica che il Papa elogia il Centro italiano femminile, la cui azione sociale ha avuto un impatto notevole nel nostro Paese non solo negli anni della ricostruzione. Oggi il numero delle associazioni famigliari, di ispirazione cristiana e no, è aumentato a dismisura, ma è istruttivo constatare come fin dall’inizio non sia mai mancato il sostegno e la “confortatrice” benedizione dei Papi che si sono succeduti e che non hanno mai smesso di mettere la famiglia al centro del loro interesse pastorale. (Giovanni M. Capetta - Sir)

Fratelli tutti: la nuova enciclica di papa Francesco

5 Settembre 2020 - Fratelli tutti” è il titolo della nuova Enciclica, la terza, di papa Francesco. Il testo sulla fraternità e l’amicizia sociale sarà firmata dal pontefice ad Assisi sabato 3 ottobre prossimo. Lo annuncia questa mattina la Sala Stampa della Santa Sede con una dichiarazione del direttore, Matteo Bruni. Il pontefice, come informa la Prefettura della Casa Pontificia arriverà al Sacro Convento di Assisi dove celebrerà la Santa Messa presso la Tomba di San Francesco, e al termine firmerà l’Enciclica. “A motivo della situazione sanitaria, è desiderio del Santo Padre che la visita si svolga in forma privata, senza alcuna partecipazione dei fedeli. Appena terminata la celebrazione, il Santo Padre farà rientro in Vaticano”, dice Bruni. Il documento papale anticipa nei tempi di poco oltre un mese il grande convegno convocato ad Assisi per la fine di novembre, dedicato all’Economia di Francesco. L’annuncio della visita è stata data anche dal portavoce del Convento di Assisi, p. Enzo Fortunato. “È con grande gioia e nella preghiera - ha affermato il Custode del Sacro Convento, p. Mauro Gambetti - che accogliamo e attendiamo la visita privata di papa Francesco. Una tappa che evidenzierà l'importanza e la necessità della fraternità”. “A nome di tutta questa Chiesa che al Poverello diede i natali di luce e di fede – ha detto il vescovo di Assisi, mons. Domenico Sorrentino  - e lo vide contrassegnare di sé tutti gli angoli di questa Città benedetta, ringrazio papa Francesco per questo gesto che ci riempie di commozione e di gratitudine”. “Fratelli tutti” è la terza enciclica di Papa Francesco, dopo Lumen Fidei – la cui stesura era stata iniziata da Papa Benedetto XVI – e Laudato sì. Papa Francesco aveva firmato un un altro documento magisteriale  fuori dalle mura vaticane. Nel marzo 2019, infatti, a Loreto, firmò l’esortazione apostolica postsinodale “Christus vivit”.  

Raffaele Iaria

   

Papa Francesco: un video per “coinvolgere” sugli sfollati interni

4 Settembre 2020 -
Città del Vaticano “Coinvolgere per promuovere”. Si intitola così il quinto video realizzato dalla sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale in vista della 106ª Giornata mondiale dei migranti e dei rifugiati, che si celebra domenica 27 settembre. Nel video, Papa Francesco “ci esorta a coinvolgere le persone per renderle protagoniste del loro riscatto”, si legge in un comunicato dei promotori dell’iniziativa. Il nuovo video, inoltre, offre la testimonianza di vita vera di uno sfollato interno che, grazie alla sua esperienza, ha scoperto la sua vocazione e ora può comprendere gli sfollati più di altri. Nel messaggio per la Giornata di quest’anno, con il titolo “Come Gesù Cristo, costretti a fuggire”, il Papa  esorta a scoprire la realtà degli sfollati interni in modo più profondo. Ogni mese, un nuovo video di Papa Francesco e altri materiali multimediali hanno approfondito i sotto-temi presenti nel testo: i sotto-temi trattati finora sono stati “Conoscere per comprendere”, “Farsi prossimo per servire”, “Ascoltare per riconciliarsi” e “Condividere per crescere”.

Carità è missione: online una raccolta di preghiere

4 Settembre 2020 -

Roma - Alla vigilia della Giornata internazionale della Carità che si celebra domani,  5 settembre, data in cui, nel 1997, moriva Santa Teresa di Calcutta, Caritas Italiana pubblica on line, su www.caritas.it, una raccolta di preghiere dal titolo “Carità è Missione”.

I testi sono stati scritti nel corso dell’anno pastorale dagli operatori di Caritas Italiana e traggono spunto dall’incrocio di due spinte precise: le indicazioni della Cei sull’azione missionaria, modello di ogni azione della Chiesa e la riflessione verso il 50° di Caritas Italiana che si celebrerà l’anno prossimo. A queste due spinte si è sovrapposta, inevitabilmente, l’emergenza Covid-19, che ha inciso profondamente, oltre che a livello economico e sociale, anche nella dimensione e nella vita spirituale di tutti noi.

"L’emergenza della pandemia ha colpito non soltanto le singole persone e le loro famiglie, ma tutte le comunità, a partire dai luoghi di aggregazione. Eppure pensiamo - scrive Caritas Italiana in un comunicato - che paradossalmente, o meglio provvidenzialmente proprio questo è stato ed è il momento della comunità e della Chiesa. Non tanto e non soltanto per dare aiuti materiali, ma soprattutto per garantire la presenza costante, condividere le difficoltà e aiutare ad affrontarle insieme. La presenza, il rapporto umano, la comunione ecclesiale, la condivisione della sofferenza. Immergersi nelle sofferenze e nei problemi di ogni comunità e di ogni persona, difendendone con coraggio i valori, la  dignità e i diritti". Questo incontro di "Chiesa e di popolo, che deve trovarci tutti uniti, può essere stimolo e motivo di impegno e di speranza per affrontare i nuovi problemi che presenta l’evolversi della società in tutto il paese e nel mondo intero, durante e dopo questa pandemia". Papa Francesco  ha messo in guardia contro un pericolo: “dimenticare chi è rimasto indietro. Il rischio è che ci colpisca un virus ancora peggiore, quello dell’egoismo indifferente”. Per una Chiesa che sa farsi missionaria, la carità - spiega l'organismo pastorale della Cei -  diventa così la condizione fondamentale per affrontare in modo costruttivo i problemi che la situazione attuale presenta. È il cemento del corpo in cui tutti viviamo, partecipando ad un destino comune in cui nessuno può essere lasciato indietro".  Un cuore di pietra che – nella preghiera - si trasforma in cuore di carne. In un continuo "scambio tra azione e contemplazione, tra vita e fede, tra carità concreta e carità spirituale".

GMMR: “Migranti. Quando a partire eravamo noi” apre il calendario delle Giornata a Torino

4 Settembre 2020 - Torino - Gli eventi per la prossima Giornata  Mondiale del Migrante e del Rifugiato sono cominciati! Lunedì 31 agosto lo spettacolo-concerto “Migranti. Quando a partire eravamo noi” ha dato avvio al calendario di iniziative per celebrare la 106° Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà il prossimo 27 settembre. Cinque artisti del Teatro Regio di Torino – Cristiana Cordero, Daniela Valdenassi, Giancarlo Fabbri, Davide Motta Fré e Giulio Laguzzi -, "ci hanno guidati in un viaggio nel tempo e nello spazio, nella storia della musica e del popolo italiano. Per la verità, un viaggio che è soprattutto nell’animo umano: attraverso gli occhi e le orecchie dei circa 30 milioni di italiani emigrati all’estero, infatti, rivivendone le speranze, le delusioni, le sofferenze, le angosce, le ingiustizie subite, le fatiche e il desiderio di una vita migliore, ci hanno fatto riscoprire i sentimenti di tutti i migranti, di ogni tempo, nazione e condizione sociale", spiega l'Ufficio Migrantes di Torino. Si è trattato di uno spettacolo intelligente – come lo ha definito uno spettatore – perché capace di fare vera cultura e di alta qualità, accessibile e fruibile a tutti con semplicità e leggerezza. Ha saputo infatti parlare del tema delle migrazioni in modo molto efficace e coinvolgente, con serietà e ironia, intercettando una cultura popolare diffusa, risvegliando ricordi diretti o di racconti ascoltati, perché l’emigrazione è storia di ogni famiglia. Gli italiani non hanno mai smesso di partire. Anche oggi, secondo i dati più recenti; tanto che il numero degli italiani all’estero e quello degli stranieri residenti in Italia si assestano entrambi intorno ai 5,3 milioni. Un’esperienza collettiva di tale portata, che ha segnato così profondamente l’identità del popolo italiano, non poteva che produrre una ricchissima eredità in ambito di espressioni artistiche, e specialmente musicali: i canti dell’emigrazione italiana, di origine popolare o scritte da autori più o meno famosi, sono in grado ancora oggi di riproporcene il vissuto, comunicando sentimenti, nostalgie e aspirazioni. Ogni brano musicale è stato introdotto da una breve presentazione che lo ha contestualizzato, a volte suscitando un po’ di sorpresa nel pubblico, invitato a ricomprenderlo sotto un’altra luce. "È stato uno spettacolo estremamente emozionante: portandoci indietro di 150 anni agli anni della cosiddetta Grande Emigrazione degli anni immediatamente successivi all’Unità d’Italia, transitando per gli spostamenti connessi alle guerre e le colonizzazioni, passando per la ripresa dell’emigrazione nel secondo dopoguerra e le migrazioni interne degli anni 50-70, fino ai giorni nostri, le voci degli artisti ci hanno condotto sulle banchine delle stazioni e dei porti, sui bastimenti transatlantici, nelle città della Svizzera, tra le vie di New York e Buenos Aires, nelle miniere di carbone di Marcinelle, tra gli alloggi torinesi che non si affittavano ai meridionali, tra le onde del mediterraneo e le sponde agognate dell’Europa".  La parabola percorsa nello spettacolo la si ritrova nell’evoluzione storica della stessa iniziativa della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che, istituita da Pio X nel 1914 come Giornata Nazionale dell’Emigrante, raggiunge quest’anno la sua 106ª edizione. A riflettere il mutare dei flussi migratori che lo spettacolo ha ripercorso è anche la stessa Fondazione Migrantes che ebbe come primo nucleo il Pontificio Collegio per l’Emigrazione Italiana, sorto proprio in concomitanza con la Giornata.  L’opportunità di ricordare “quando a partire eravamo noi” ci chiede di "prendere posizione rispetto al presente e propone cammini per orientare la propria comprensione e le proprie relazioni con coloro che partono oggi e da altri paesi giungono nelle nostre città".

Corso Migrantes: oggi le conclusioni

4 Settembre 2020 - Torino - Si è chiude oggi a Pianezza la prima edizione del Corso di Alta Formazione per i direttori Migrantes delle diocesi italiane e per i collaboratori, organizzato dalla Fondazione Migrantes in collaborazione con il con il SIMI, Scalabrini International Migration Institute. Aperto il 31 agosto, il corso “Fondazione Migrantes Oggi. Come, Dove, Perché?” si è svolto in Piemonte anche in vista della 106 GMM che si celebrerà il 27 settembre proprio nelle diocesi del Piemonte e Valle d'Aosta. Nei cinque giorni del corso, che hanno portato a Villa Lascaris di Pianezza più di 60 partecipanti per confrontarsi sui temi che coinvolgono l’emigrazione, molti i partecipanti giunti da tutto il territorio. Don Gianni De Robertis, Direttore Generale della Fondazione Migrantes, ha dato il via al dibattito a cui si sono aggiunti esperti del settore. Non sono mancati i vescovi come mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e presidente della Conferenza Episcopale Piemonte e Valle d’Aosta, mons. Derio Olivero di Pinerolo, mons. Marco Prastaro di Asti e incaricato Migrantes della Conferenza Episcopale del Piemonte e Valle d'Aosta e il Vicario generale per la diocesi di Milano, il vescovo mons. Franco Agnesi, Incaricato Migrantes della Conferenza Episcopale Lombarda. Tra gli altri interventi Sergio Durando, direttore dell’Ufficio Migrantes di Torino, padre Skoda del SIMI, il giornalista Nello Scavo esperto del settore per Avvenire, Gioacchino Campese, missionario scalabriniano per diversi anni in prima fila con i migranti lungo la frontiera Messico Stati Uniti e autore di diversi libri che trattano della mobilità umana, Ferruccio Pastore, Direttore del Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sull’immigrazione. Molti gli argomenti trattati, soprattutto riguardo al linguaggio usato nei confronti degli stranieri. Per don Gianni De Robertis si usano termini che non riconoscono l’identità umana che siano lavoratori o persone che cercano di entrare nel nostro territorio e ringrazia Avvenire che attraverso l’impegno culturale “cerca di restituire il volto umano dei migranti”.

Questa mattina, dopo la meditazione biblica affidata a sr. Paola Barbierato, la presentazione del messaggio di papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si  celebrerà il prossimo 27 settembre e le conclusioni del direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni de Robertis.