Tag: Mobilità umana e migrazioni

Corso Migrantes: oggi incontri con le realtà di accoglienza e messa con mons. Nosiglia

3 Settembre 2020 - Torino - In preparazione alla 106a Giornata nazionale del Migrante e del Rifugiato, che quest’anno si celebra nelle diocesi del Piemonte con capofila la Chiesa torinese, la Fondazione Migrantes ha promosso il Corso di Alta formazione sui temi delle sfide dell’emigra zione. I lavori, rivolti ai Direttori Migrantes delle diocesi della Penisola e ai collaboratori - 60 i partecipanti - sono iniziati a Villa Lascaris di Pianezza lunedì 31 agosto e si concludono domani, venerdì 4 settembre. Tra i relatori Nello Scavo, inviato di «Avvenire», esperto sui temi delle migrazioni, mons. Franco Agnesi, vicario generale della diocesi di Milano, Sergio Durando e Monica Savian, rispettivamente direttore Migrantes e vice direttore dell’Ufficio mi sionario della diocesi di Torino, i vescovi di Pinerolo mons. Derio Olivero e mons. Marco Prastaro, incaricato Migrantes della Conferenz episcopale piemontese, che hanno presieduto le Messe al termine delle sessioni del corso. Oggi i corsisti sono invitati a incontrare le realtà dell’accoglienza torinese: parrocchie, associazioni, famiglie e il Sermig: al termine la Messa presieduta da mons. Nosiglia presso la Chiesa del Santo Volto. L’Arcivescovo il 27 settembre prossimo presiederà l’appuntamento centrale della Giornata nazionale: la Messa alle 11 in diretta su Rai 1 animata dal coro multietnico della diocesi di Torino. Parteciperanno le comunità etniche e i rappresentanti Migrantes del Piemonte e della Valle d’Aosta. “In un momento dove nel nostro Paese torna alla ribalta l’emergenza migranti con le vicende di Lampedusa, la Giornata ci invita a riflettere su come il tema della mobilità umana sia centrale e non più prorogabile: riguarda tutti e in particolare tutte le comunità cristiane a partire dalle parrocchie”, sottolinea Sergio Durando. “Ed è molto significativo che in tempo di Covid siamo riusciti a raggiungere in tutta sicurezza la capienza massima dei partecipanti al corso a Villa Lascaris, il primo che si tiene in diocesi dopo il blocco per coronavirus: un segnale importante, che rimarca il desiderio di quanti di noi si occupano di accoglienza di chi fugge dalla morte, dalla fame e dalle persecuzioni, di incontrarsi e di confrontarci ‘in presenza’ per pensare ad intervenenti efficaci e per proporre alle nostre diocesi rotte da percorrere con entusiasmo per dare speranza a chi, come noi italiani, popolo ancora oggi di emigrati, siamo stati accolti in altri Paesi”. Molto signifcativo a questo riguardo, segnala Durando, è stato lo spettacolo, offerto ai corsisti e alla comunità parrocchiale di Pianezza nella serata di lunedì 31, “Migranti, quando a partire eravamo noi”, a cura degli artisti del Teatro Regio Itinerante, un racconto in musica di sogni e speranze dei nostri connazionali che nella loro valigia di cartone portavano il desiderio di un futuro migliore. “Proprio come chi oggi si imbarca in un gommone”, conclude Durando, “la Giornata ci invita ad alzare lo sguardo oltre i pregiudizi, oltre le difficoltà dell’accoglienza per promuovere una pastorale di Chiesa attenta alla mobilità perché nell’umanità migrante ci siamo tutti noi”. (Marina Lomunno)  

Mons. Olivero: il lavoro della Migrantes è “espressione di un movimento in uscita”

2 Settembre 2020 - Torino - La seconda giornata del Corso di alta formazione organizzato dalla Fondazione Migrantes  in collaborazione con il SIMI (Scalabrini International Migration Institute) in corso, fino a venerdì 4 settembre a Pianezza (To), si è conclusa ieri sera con una celebrazione eucaristica presieduta da mons. Derio Oliverio, vescovo di Pinerolo. Nella sua omelia il presule ha riflettuto sulla differenza che c’è di vivere in un modo “passivo i fatti che avvengono e che ci coinvolgono personalmente o indirettamente. Gli eventi hanno la capacità di parlare, interrogare e trasformare”. Nella preghiera il rischio è quello di un “atteggiamento miracolistico”. Occorre “guardare alla vita come un susseguirsi di fatti muti, conduce al fatalismo, alla passività remissiva, al cinismo. Nulla è capace di interrogarmi circa la mia identità, la mia responsabiltà”, ha sottolineato. Se le cose che capitano – ha detto - le vediamo come eventi li viviamo in modo diverso e ci poniamo delle domande. Così viene meno anche la paura di ciò che non sappiamo perché viviamo in modo più consapevole”. Il lavoro della Migrantes è “espressione di un movimento in uscita che deve essere riconosciuto come realtà essenziale della chiesa tutta”. Il vescovo di Pinerolo, che ha vissuto personalmente il dramma del contagio al covid19 ha poi fatto un riferimento al tema della mobilità ricordando Gesù che da Nazareth si “trasferisce” a Cafarnao, la grande città in cui si “incrociano nuove realtà e dove la propria sicurezza viene messa in discussione dalla presenza di persone provenienti da diversi paesi e che interrogano sull’ospitalità”. La “vera identità è un’identità ospitale”, ha detto il presule che nel volume, scritto con il giornalista Alberto Chiara (“Verrà la vita e avrà i suoi occhi”, edizioni San Paolo con prefazione del card. Matteo Zuppi) evidenzia che nell’antichità l’ospite era sacro di per sé, a pre­scindere dalla sua razza, dalla sua tribù, dal suo red­dito e ricorda l’incontro, “molto commovente”, dice, di Abramo con tre viandanti sconosciuti. Questa mattina i lavori del Corso sono ripresi con la meditazione biblica affidata a sr. Paola Barbierato seguita da una relazione del vicario generale della diocesi di Milano, il vescovo, mons. Franco Agnesi che si è soffermato sul ruolo della Migrantes e da una relazione sulla Pastorale Migranti nelle parrocchie con un focus sulla Chiesa di Torino affidata al direttore Migrantes della diocesi piemontese, Sergio Durando e a Morena Savian, vice direttore dell’Ufficio Missionario della stessa diocesi. Nel pomeriggio condivisione di prassi ed esperienze. I lavori si concluderanno con una celebrazione eucaristica presieduta da mons. Marco Prastaro, vescovo di Asti e Incaricato Migrantes della Conferenza Episcopale Piemonte e Valle d’Aosta.    

MigrantiPress: in distribuzione il numero di settembre

1 Settembre 2020 - Roma - E’ in distribuzione il numero di settembre della rivista Migranti-Press con un approfondimento sulle iniziative della prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che quest’anno vedrà protagoniste, a livello nazionale, le diocesi di Piemonte e Valle d’Aosta. Saranno infatti loro ad ospitare, come sede principale in Italia, la 106ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato - GMMR. Quest’anno la Fondazione Migrantes ha scelto il territorio del Nord-Ovest dell’Italia, una una terra di forte emigrazione tra Ottocento e Novecento, e di immigrazione, prima interna (proveniente dal Sud Italia con il boom economico, anni ‘50-’60-’70 del secolo scorso), e poi dai Paesi del sud del mondo. La giornata coinvolgerà, come riporta la rivista, strutture e associazioni. Le diocesi, dice il direttore regionale Migrantes, Sergio Durando, stanno mettendo a punto le settimane che precedono la Giornata del 27 settembre che rappresenta una occasione per riflettere, pregare e valorizzare il tema della mobilità umana e dell’accoglienza che “ci coinvolge tutti sia come comunità cristiana che come cittadini italiani, popolo con una storia di emigrazione che prosegue anche ai nostri giorni”. Alla Giornata Mondiale la rivista della Migrantes aveva dedicato l'intero numero di luglio-agosto inviato a tutte le parrocchie e diocesi italiane. Oltre alle iniziative della GMMR la rivista di settembre fa il punto sulle domande di emersione e regolarizzazione dei rapporti di lavoro, si sofferma sul volontariato dei migranti, parla di Lampedusa con una intervista al parroco, don Carmelo La Magra e si sofferma sul direttorio per la Catechesi. La rivista riporta anche la storia di Jaime e del ponte di solidarietà costruito tra Palermo e la Guinea e alcune esperienze di integrazione. E poi la storia di una presenza significativa tra i migranti italiani delle Suore Minime della Passione raccontata dalle religiose, dal missionario italiano don Domenico Basile e una riflessione di don Enzo Gabrieli, postulatore della causa di beatificazione della fondatrice, Elena Aiello. Spazio poi alla rubrica sulle migrazioni nelle legislazione e nella giurisprudenza.

R.Iaria

Corso Migrantes: oggi la seconda giornata a Pianezza

1 Settembre 2020 - Torino - Riprenderanno questa mattina i lavori del Corso di alta formazione organizzata dalla Fondazione Migrantes  in collaborazione con il SIMI (Scalabrini International Migration Institute) in corso, fino a, venerdì 4 settembre a Pianezza (To). I lavori riprenderanno, dopo una meditazione biblica affidata a sr. Paola Barbierato, con una relazione affidata al giornalista di "Avvenire", Nello Scavo su "Come ascoltare, accogliere e superare le paure presenti nelle nostre comunità?. Uno sguardo aperto sulle sfide della formazione e della comunicazione". Seguirà p Aldo Skoda del SIMI sul tema "Per una pastorale integrata e interculturale". Nel pomeriggio cndivisioni di prass ed esperienze. I lavori si concluderanno con una celebrazione eucaristica presieduta da mons. Derio Oliverio, vescovo di Pinerolo. Secondo le previsioni il Corso si terrà ogni anno nella regione italiana scelta per la celebrazione solenne della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, in modo anche da valorizzare le buone pratiche presenti negli uffici territoriali, spiega la Migrantes. Quest’anno la regione ecclesiastica scelta per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato è Piemonte-Valle d’Aosta. Il 27 settembre la celebrazione eucaristica principale si terrà a Torino, presieduta dall’arcivescovo, mons. Cesare Nosiglia e sarà trasmessa, alle ore 11, da Rai Uno.

R.Iaria

Corso Migrantes: Pastore (Fieri), Italia sempre meno attraente per i migranti

31 Agosto 2020 - Torino - Per i migranti, “la nebbia del presente è doppia. Non sto parlando solo dei migranti più fragili e vulnerabili, quelli per cui la nebbia in mare spesso non è solo una metafora. Ma sto parlando anche di milioni di migranti cosiddetti ‘regolari’ e ‘integrati’. Persone che fino a ieri si consideravano ‘arrivate’ e invece oggi si trovano senza più alcuna certezza circa il proprio impiego, il proprio reddito e il proprio futuro, e stanno valutando che fare: rimanere aggrappati, tornare indietro o provare a ripartire, verso qualche altro luogo dove provare a ricostruire un minimo di certezze”. A dirlo oggi pomeriggio Ferruccio Pastore del Forum Internazionale ed Europeo di Ricerche sull’Immigrazione (FIERI), intervenuto ala giornata di apertura del corso di alta formazione promosso dalla Fondazione Migrante e che si svolgerà (fino al 4 settembre) a Pianezza (To). Pastore ha evidenziato che solo negli ultimi cinque anni l’Italia ha perso oltre mezzo milione di abitanti: una città medio-grande, un’intera Genova in meno! E il 2019, con una diminuzione delle nascite del 4,5%, “ha sottratto al 2018 il primato negativo dall’Unità d’Italia. E ci sono già segnali che la pandemia peggiorerà ulteriormente le cose. Se il nostro bisogno di immigrazione – ha sottolineato - è una costante, quello che invece, da una decina d’anni a questa parte, è venuto cambiando è la nostra capacità collettiva - come paese, come società - di attrarla e sostenerla questa immigrazione, magari malvoluta, ma necessaria. Sebbene la crisi scoppiata nel 2008 non abbia azzerato la domanda di lavoro immigrato, il suo impatto è stato particolarmente profondo proprio sulla popolazione di origine straniera, ha lasciato cicatrici profonde. Molti sono stati risucchiati nel sommerso, è aumentato il divario salariale con i nativi, è cresciuto il tasso di sottoinquadramento, e così via”. Il relatore, citando alcuni dati, ha detto che tra il 2012 e il 2016 la crescita del numero di contribuenti extra-UE (+2%) è stata 10 volte inferiore rispetto a quella della popolazione residente proveniente dagli stessi paesi. Quindi “nel 2012, per ogni 100 residenti stranieri (non UE) c’erano 45 contribuenti, oggi solo 38. Perché? Non è che gli immigrati siano diventati più fannulloni. E’ – ha spiegato - che il lavoro immigrato è stato decimato da dieci anni di crisi, e nel frattempo le frontiere sono rimaste chiuse a nuovi ingressi per lavoro, mentre nascite e ricongiungimenti famigliari, seppure sempre meno impetuosamente, andavano avanti. Il rapporto tra braccia e bocche, per così dire, peggiora. E l’effetto congiunto è un impoverimento drastico”. Pe i migranti l’Italia diventa “sempre meno attraente, ha sempre meno da offrire”. Nel 2019, “l’afflusso di nuovi immigrati (misurato in base ai trasferimenti di residenza) è calato dell’8,6%. Intanto, ha continuato ad aumentare il deflusso di cittadini italiani (182mila, +8,1% rispetto al 2018). Ma è cresciuto ancora di più l’esodo di immigrati regolari: 56.000 cancellazioni per l’estero, pari a un +39,2%. Per di più, tenete presente che molti degli italiani che se ne vanno sono in realtà ex-stranieri, che appena ottenuta la cittadinanza italiana, per naturalizzazione o al compimento dei diciott’anni, la usano come lasciapassare per l’Europa”. Tutto questo – ha concluso -  ora “viene esacerbato dalla pandemia. Perché ogni crisi, anche questa colpisce prima e più violentemente gli strati più fragili della società”. I lavori sono stati aperti da una introduzione del direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis e da Cristina Molfetta dell’Ufficio ricerche. Tra le relazioni della settimana quella di Nello Scavo, giornalista di Avvenire, p. Aldo Skoda del SIMI, del Vicario generale della diocesi di Milano, il vescovo mons. Franco Agnesi, Sergio Durando, direttore dell’Ufficio Migrantes di Torino. Sono anche previste alcune meditazioni affidate a sr. Paola Barbierato mentre presiederanno le diverse liturgie – che concluderanno le giornate – mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo; mons. Marco Prastaro, vescovo di Asti e Incaricato Migrantes della Conferenza Episcopale Piemonte e Valle d’Aosta e l’arcivescovo di Torino e presidente della Conferenza Episcopale Piemonte e Valle d’Aosta, mons. Cesare Nosiglia. .

Migrantes: dal 31 agosto a Pienezza il Corso di alta formazione

24 Agosto 2020 - Roma - Si svolgerà a Pianezza (Torino), dal 31 agosto al 4 settembre,  la prima edizione del Corso di alta formazione organizzata dalla Fondazione Migrantes  in collaborazione con il SIMI (Scalabrini International Migration Institute). Si tratta di un novità, creata dopo che molti direttori diocesani Migrantes avevano manifestato la volontà di occasioni per continuare ad incontrarsi e a formarsi. Il corso – “Fondazione Migrantes Oggi. Come,Dove, Perché?” si aprirà il 31 agosto con una introduzione del direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis e di Cristina Molfetta dell’Ufficio ricerche. Seguirà Ferruccio Pastore che si soffermerà sul tema “La mobilità umana e le migrazioni oggi”; Giaocchino Camoese su “Migrazioni: elementi per discernere un segno dei tempi”. Tra le relazioni della settimana quella di Nello Scavo, giornalista di Avvenire, p. Aldo Skoda del SIMI, del Vicario generale della diocesi di Milano, il vescovo mons. Franco Agnesi, Sergio Durando, direttore dell’Ufficio Migrantes di Torino. Sono anche previste alcune meditazioni affidate a sr. Paola Barbierato mentre presiederanno le diverse liturgie – che concluderanno le giornate – mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo; mons. Marco Prastaro, vescovo di Asti e Incaricato Migrantes della Conferenza Episcopale Piemonte e Valle d’Aosta e l’arcivescovo di Torino e presidente della Conferenza Episcopale Piemonte e Valle d’Aosta, mons. Cesare Nosiglia. Secondo le previsioni il Corso si terrà ogni anno nella regione italiana scelta per la celebrazione solenne della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, in modo anche da valorizzare le buone pratiche presenti negli uffici territoriali, spiega la Migrantes. Quest’anno la regione ecclesiastica scelta per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato è Piemonte-Valle d’Aosta. Il 27 settembre la celebrazione eucaristica principale si terrà a Torino, presieduta dall’arcivescovo, mons. Cesare Nosiglia e sarà trasmessa, alle ore 11, da Rai Uno.

R.Iaria

Papa Francesco: “curare il virus dell’ingiustizia sociale, della disuguaglianza e dell’emarginazione”

19 Agosto 2020 - Città del Vaticano - "La pandemia ha messo allo scoperto la difficile situazione dei poveri e la grande ineguaglianza che regna nel mondo. E il virus, mentre non fa eccezioni tra le persone, ha trovato, nel suo cammino devastante, grandi disuguaglianze e discriminazioni. E le ha aumentate!". Lo ha detto Papa Francesco, nell’udienza generale di oggi, trasmessa in diretta streaming dalla biblioteca del palazzo apostolico, continuando il nuovo ciclo di catechesi sul tema: “Guarire il mondo” e incentrando la sua meditazione sull’argomento “L’opzione preferenziale per i poveri e la virtù della carità”. Dalla catechesi del Papa traspare la consapevolezza che "la risposta alla pandemia è duplice". "Da un lato, è indispensabile trovare la cura per un virus piccolo ma tremendo, che mette in ginocchio il mondo intero. Dall’altro, dobbiamo curare un grande virus, quello dell’ingiustizia sociale, della disuguaglianza di opportunità, della emarginazione e della mancanza di protezione dei più deboli", ha osservato papa Francesco, che ha ribadito, citando l' Evangelii gaudium, come "in questa doppia risposta di guarigione c’è una scelta che, secondo il Vangelo, non può mancare: è l’opzione preferenziale per i poveri". Il Pontefice ha, quindi, spiegato che "questa non è un'opzione politica, non un'opzione ideologica, di partiti", ma "è al centro del Vangelo". Papa Francesco ha poi indicato "un criterio-chiave di autenticità cristiana": "I seguaci di Gesù si riconoscono dalla loro vicinanza ai poveri, ai piccoli, ai malati e ai carcerati, agli esclusi e ai dimenticati, a chi è privo del cibo e dei vestiti". "Alcuni pensano, erroneamente, che questo amore preferenziale per i poveri sia un compito per pochi, ma in realtà è la missione di tutta la Chiesa", ha evidenziato il Papa, citando san Giovanni Paolo II.

Meeting per l’amicizia tra i popoli: la cooperazione allo sviluppo tra i temi affrontati nell’edizione 2020

12 Agosto 2020 -

Rimini - Il Meeting per l’amicizia tra i popoli cambia volto, almeno per quest’anno, ma rimane sempre un’occasione di conoscenza, di incontro e di giudizio su temi di attualità e sulle grandi questioni che interrogano l’uomo. Incontri, spettacoli e mostre saranno ospitati dal 18 al 23 agosto al Palacongressi di Rimini, dove - in ottemperanza alle disposizioni sulla sicurezza sanitaria - potrà entrare un numero limitato di persone e solo su prenotazione. Ma tutti gli eventi saranno disponibili online sul portale (www.meetingrimini.org) e sui social legati alla manifestazione, per consentire a chiunque di seguirli da casa o nei punti di incontro promossi in più di 70 città dai volontari legati alla kermesse.

La cooperazione allo sviluppo è uno dei temi affrontati quest’anno. Se ne parlerà giovedì 20 in un incontro dal titolo suggestivo: “#Inostrigoal. Calcio e cooperazione giocano nella stessa squadra”. Verranno presentate alcune esperienze promosse in Uganda e Giordania dalla Cooperazione Italiana, dall’Associazione Italiana Calciatori e dalla ong AVSI per valorizzare il calcio come strumento di inclusione sociale e di crescita psico-fisica. Sabato 22 sarà la volta di un focus su Africa e nuove tecnologie, con la presenza di Bitange Ndemo (Università di Nairobi) e di Letizia Moratti in qualità di presidente di E4Impact Foundation, una realtà da tempo impegnata nella formazione di manager e imprenditori nell’area subsahariana del continente. Nell’incontro verranno presentate alcune significative storie di imprese nate e cresciute nell’ottica di uno sviluppo sostenibile e con una forte connotazione nelle nuove tecnologie. Domenica 23 è previsto un confronto su tematiche di bruciante attualità: come sta cambiando il modo di operare nella cooperazione internazionale allo sviluppo dopo l’esperienza ancora in corso della pandemia? Come sono cambiati i modi di implementare i progetti quando la mascherina è d’obbligo e non si possono più tenere incontri in presenza ravvicinata? Dove vanno ora i fondi per lo sviluppo? Fino a che punto e in quali modalità la tecnologia e il digitale possono sostituire, supplire o rilanciare la cooperazione?

Sullo sfondo di tutti gli incontri in programma c’è il titolo dell’edizione 2020 del Meeting, tratto da una frase del filosofo ebreo Abraham Heschel rilanciata da don Luigi Giussani nel suo libro più noto, “Il senso religioso”: “Privi di meraviglia, restiamo sordi al sublime”. Parole che evocano la crisi di tante persone, con le agende sempre più piene di cose da fare e con il cuore sempre meno capace di cogliere la verità delle cose, di stupirsi di fronte alla realtà che chiede di essere guardata con uno sguardo profondamente umano. E la pandemia generata dal coronavirus è una sfida che costringe tutti a misurarsi con le grandi domande sull’esistenza e a cercare cosa davvero conta, cosa è essenziale nella vita.

Giorgio Paolucci

Migrantes Marche: una “vacanza” migrante

5 Agosto 2020 - Ancona - La delegazione di Migrantes Marche - cinque componenti affiatati, motivati e sorpresi, - era, finalmente, arrivata in Val Pusteria. 1200 metri di altitudine, sfondo dolomitico mozzafiato, verde esplosivo di boschi di conifere e di prati falciati di fresco. La canicola d'Italia restava fortunatamente, ormai, alle spalle.  Eccoci, ospiti attesi di un hotel solitario, immerso nei boschi, eretto nel lontano 1511, accanto a una fonte termale, e adattato nel 1952 dai missionari scalabriniani per vacanza alpina dei loro studenti. Reso ora accogliente e funzionale - per soli tre mesi all'anno, causa inaccessibilità per neve - da una ventina di giovani volontari filippini della parrocchia milanese degli scalabriniani e un padre Claudio tuttofare, responsabile della struttura. Si è a Villabassa (BZ) a pochi passi da Dobbiaco e dal confine con l’Austria. Gli scalabriniani hanno il carisma di prendersi a cuore i migranti nei loro problemi e speranze, accompagnando la loro fede e cultura. E qui le Dolomiti, tra l'Otto e il Novecento hanno mangiato il pane duro dell’emigrazione… Non manca, accanto, una nota di emozione e di poesia. A poca distanza, sperduta nel verde, la capanna di Gustav Mahler, che, nelle ultime estati, tra il 1908 e 1910 trova l’ispirazione per capolavori come «Il canto della terra», la nona e la decima Sinfonia. Come a dire che questo luogo ha ancora tanto da raccontare... Il viaggio per arrivarci, lunghissimo, ha permesso uno scambio altrettanto lungo sull’Italia di oggi… Una lettura che - in filigrana - ce la fa apparire come una terra «signoriale», sottilmente feudale, pur senza accorgesene. Dove ogni voglia di cambiamento è mortificata da un'ingessatura preventiva. “Si è sempre fatto così!”. Si è come ingessati... Un piccolo mondo antico. Si agisce in base a tradizioni e abitudini, senza uno sguardo lungo verso il futuro. Antichi privilegi, senso forte del proprio gruppo, corporazioni, familismo, contrapposizioni estenuanti e localismo senza grandi orizzonti e respiro. Per cui la mobilità, l’emigrazione e le sue dinamiche fanno paura. Il tempo, così, sopraffatto dallo spazio. Lo si intravede e lo si ritrova, discutendo, in vari contesti: nel mondo universitario, sanitario, politico, educativo, forse anche ecclesiale... Tre gli elementi ricorrenti: un signore feudale, un territorio circoscritto (feudo) e un rapporto verticale (direttivo), calato dall’alto. Non è senz’altro il mondo inglese, la cui forma mentis è la ship (barca), - si ragiona insieme - terminazione questa tipica di innumerevoli vocaboli, come partnership, leadership…  E ciò indica un team affiatato, un dinamismo intrinseco, un’avventura comune, una complementarietà inedita, un approdo in fondo all’orizzonte. Così, con questi discorsi ancora nell’aria, incontriamo sorpresi il volto di un grande uomo di mare e noto scrittore, Ernest Hemingway. È all’Hotel de la Poste, il più antico di Cortina. «Nessun uomo è un'isola, intero in se stesso» - pare ripeterci, con innumerevoli sue foto tra nevi e ghiacciai. «Ogni uomo è un pezzo del continente, una parte della terra!». Ne ammiriamo la stanza d’albergo, il «suo» posto abituale nell’antica sala bar, posto rimasto immortale, proprio sotto l’orologio a pendolo, dove annotava i capitoli di «Per chi suona la campana». E, così, pare ricordarci: «Ora non è tempo di pensare a ciò che non hai. Pensa quello che puoi fare con quello che c'è !». E a noi, ci sembra stranamente di cogliere… uno stile Migrantes! La visita a San Candido (Innichen in tedesco) resta memorabile. Uno del gruppo, nella piazza principale, estrae la fisarmonica (strumento squisitamente marchigiano), cala sugli occhi un basco à la française, e inizia un chansonnier parigino… Gli applausi non si fanno attendere, come pure i bambini portati dai nonni in carrozzina che battono mani e piedi al ritmo della musica… mentre un altro della Migrantes ti cita ad alta voce il Leopardi : «i bambini trovano il tutto nel nulla, i grandi trovano il nulla nel tutto !». Brunico, invece, la 'capitale' della Val Pusteria, offre la bellezza del Tirolo e la stessa bella accoglienza al nostro 'artista di strada'.  «A condizione di suonare una tarantella calabrese'» ci fa il gestore del bar in piazza grande. Tradendo, così, la propria origine… ma anche l’interessante capacità di essersi così bene integrato e pur nella sua diversità aver raggiunto una feconda differenza. Ci viene in mente la parabola della ship e del feudo… di chi sa ben navigare, al posto di rimanere inchiodato al suo territorio e alle sue certezze. Anche le piazze di Lienz, prima città austriaca oltre il confine, ci vedono nello stesso scenario musicale, nella stessa incursione sorprendente, nella stessa silenziosa pace interrotta. Ma lo strumento marchigiano ne esce sempre da protagonista più che ammirato. Anzi, invidiato. Alla sera, la testimonianza  stimolante di p. René Manenti, parroco della parrocchia interculturale milanese del Carmine, ci presenta, in quanto co-organizzatore, l'esperienza sinodale della Chiesa di Milano, «Chiesa dalle genti».  Fare da amalgama di tanti popoli che sono là presenti, fare da ponte per le differenze incontrate conoscendone le fatiche, ma mettendo in luce le ricchezze di ognuno, mai rassegnati di fronte alla tendenza che ogni comunità può avere di chiudersi... ne è il senso. Essere ponte tra autoctoni e quelli che vengono da fuori è l'impegno quotidiano che si rivela in questo cammino lento delle cose, delle idee e degli uomini. Piacevolissimo e commovente l'incontro con P. Stelio Fongaro, ottantenne lucidissimo, preside emerito a Piacenza, che dopo 60 anni di insegnamento di materie letterarie, ci parla della sua Antologia della letteratura migrante, una straordinaria silloge di testi di migranti e di emigrazione. Gli esce dalla bocca, con emozione, tutt'intera la poesia  "Lavandare" di Giovanni Pascoli. "E il vento soffia e tu non tornasti... come sono rimasta... come l'aratro in mezzo alla maggese". Così, il dolore struggente e solitario, di una donna per il suo uomo emigrato, e mai più tornato. La visita del museo delle arti rurali, degli usi e costumi della Val Pusteria a Brunico merita tempo e approfondimenti. Al centro la residenza signorile della famiglia Wezl, diventata nobile a fine Seicento per la ricchezza che gli permette l'acquisto di una miniera di rame, la costruzione di una cappella celebrativa e la costruzione dei "masi" per i contadini a loro servizio. Si intravede la genialità di un popolo, che ha affrontato la durezza della natura con l'arte di saperle strappare i frutti, l'artigianato del legno, della pelle e del ferro, la capacità di costruire utensili adatti, di convogliare l'acqua dei monti, di pascolare gli animali con azione religiosa e quasi superstiziosa per la partenza e il ritorno nelle transumanze, la costruzione di molini... È prodigiosa la capacità di adattamento dell'uomo alla natura che lo circonda, di curare le malattie di animali e persone, di ricavare cibo e medicine da ciò di cui dispone, di seguire i ritmi naturali da cui è circondato dandogli senso contemplativo, in vista di migliorare la vita. Quello, che in una parola di può chiamare "cultura". In fondo, tutto quello che ha apportato in Hochpustertal anche la nostra delegazione Migrantes in ritmo, colore, riflessione, musica e incontri.  Ricordando, in fondo, Thor Heyerdahl, antropologo e scrittore norvegese: "Le frontiere? Esistono eccome! Nei miei viaggi ne ho incontrate molte e stanno tutte nella mente degli uomini..."   Alberto Balducci