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Migrantes: prosegue il corso di pastorale migratoria
Roma - E’ stato il card. Luis Antonio Tagle, prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli a concludere, ieri sera, la prima giornata dei lavori del corso di formazione “Linee di pastorale migratoria” della Fondazione Migrantes . All’incontro partecipano circa 40 persone provenienti dalle diverse diocesi italiane e dalle Missioni cattoliche Italiane in Europa. Il Corso di formazione si rivolge anzitutto ai nuovi direttori Migrantes regionali e diocesani e ai loro collaboratori, ai cappellani etnici che svolgono il ministero nelle diocesi italiane e ai missionari per gli italiani all’estero, di nuova nomina. Ad aprire l’edizione 2020 del corso il saluto di don Gianni De Robertis e una introduzione di mons. Guerino Di Tora, rispettivamente direttore generale e presidente della Fondazione Migrantes mentre alla biblista, sr. Elizangela Schaves Dias delle Scalabriniane è stato affidata la prima relazione sul tema “Il forestiero nella Sacra Scrittura”.
Questa mattina i lavori proseguiranno con gli interventi di Simone Varisco della Fondazione Migrantes che traccerà un quadro sulla storia dell’organismo pastorale mentre don De Robertis illustrerà lo statuto della Fondazione. nel pomeriggio Caterina Boca si soffermerà su “Cittadinanza e integrazione: politiche migratorie in Italia” e Marco Omizzolo si soffermerà su “le condizioni dei migranti e l’impegno per la giustizia”. In serata uno spettacolo di Vincenzo Sorrentino”.
R.I.
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- La condizione dei tanti stranieri senza titolo di soggiorno (si stima siano almeno 600.000) presenti nel nostro paese, persone senza diritti, condannati all’invisibilità, esposti allo sfruttamento lavorativo e di altro genere, e ora anche al contagio. Papa Francesco li ha ricordati più volte in questi mesi, e anche il Cardinal Bassetti si è pronunciato, proprio nei giorni in cui si discuteva in parlamento della norma per consentire l’emersione dal lavoro nero e dalla irregolarità. La legge approvata non corrisponde a quanto avevamo chiesto, e cioè la regolarizzazione di tutti gli “invisibili” presenti sul nostro territorio, indipendentemente dal contratto di lavoro, come condizione indispensabile per il riconoscimento della loro dignità e la tutela della salute loro e di tutti. Tuttavia è un passo in questa direzione e permetterà a molte migliaia di persone una vita più giusta.
- La condizione di tante persone che fuggono dalla guerra e dalla miseria e che continuano ad essere costrette ad affidarsi a trafficanti senza scrupoli perché non ci sono vie di fuga legali e sicure. Ad essere torturati e violentati nei campi di detenzione libici e a morire lungo il viaggio: “La catastrofe umanitaria più grande dopo la seconda guerra mondiale” (Papa Francesco). E questo ormai come se fosse una cosa normale, inevitabile, senza un sussulto di umanità.
- Occorre moltiplicare le occasioni di ascolto e di incontro, perché impariamo a riconoscerci parte di una stessa umanità. Giustamente qualcuno ha notato che fra il lasciar morire nel Mediterraneo i profughi e il lasciar morire i vecchi, come cinicamente si è fatto in alcuni paesi, il passo è breve. Si tratta di esercitarci in quelle sei coppie di verbi che ci ha suggerito il Papa nel suo messaggio per la prossima GMMR.
- Il prossimo 3 giugno saranno tolti i limiti agli spostamenti fra le regioni e con gli stati esteri, per favorire l’afflusso dei turisti. I nostri porti resteranno vietati solo a quanti fuggono dalla morte?
- Basta con la criminalizzazione delle navi delle ONG accusate di essere complici dei trafficanti e di attentare alla sicurezza del paese. Esse fanno quello che l’Europa dovrebbe fare, garantire l’accesso a un porto sicuro ai richiedenti asilo.
Don Gianni De Robertis
direttore generale Fondazione Migrantes
Giovanni Paolo II e il mondo della mobilità umana
Raffaele Iaria

