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Migrantes: gli ambiti della pastorale della mobilità umana al corso di formazione in corso a Roma

8 Luglio 2020 -  Roma – I lavori del corso di formazione “Linee di pastorale migratoria” della Fondazione Migrantes proseguiranno oggi con i lavori di gruppo dedicati ai vari settori della mobilità umana: Si parlerà del ruolo dei cappellani etnici, dell’organizzazione degli uffici diocesani Migrantes e dei missionari con gli italiani all’estero. Nel pomeriggio delle cappellanie etniche e del magistero sociale sulle migrazioni Nei prossimi giorni spazio al tema migratorio, al diritto d’asilo e al dialogo ecumenico ed interreligioso nella cura pastorale. Non mancheranno alcune testimonianze. I lavori saranno conclusi venerdì da una riflessione su come cambia la pastorale migratoria dopo la pandemia.

Migrantes: prosegue il corso di pastorale migratoria

7 Luglio 2020 -

Roma - E’ stato il card. Luis Antonio Tagle, prefetto della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli a concludere, ieri sera, la prima giornata dei lavori del corso di formazione “Linee di pastorale migratoria” della Fondazione Migrantes . All’incontro partecipano circa 40 persone provenienti dalle diverse diocesi italiane e dalle Missioni cattoliche Italiane in Europa. Il Corso di formazione si rivolge anzitutto ai nuovi direttori Migrantes regionali e diocesani e ai loro collaboratori, ai cappellani etnici che svolgono il ministero nelle diocesi italiane e ai missionari per gli italiani all’estero, di nuova nomina. Ad aprire l’edizione 2020 del corso il saluto di don Gianni De Robertis e una introduzione di mons. Guerino Di Tora,  rispettivamente direttore generale e presidente della Fondazione Migrantes mentre alla biblista,  sr. Elizangela Schaves Dias delle Scalabriniane è stato affidata la prima relazione sul tema “Il forestiero nella Sacra Scrittura”.

Questa mattina i lavori proseguiranno con gli interventi di Simone Varisco della Fondazione Migrantes che traccerà un quadro sulla storia dell’organismo pastorale mentre don De Robertis illustrerà lo statuto della Fondazione. nel pomeriggio Caterina Boca si soffermerà su “Cittadinanza e integrazione: politiche migratorie in Italia” e Marco Omizzolo si soffermerà su “le condizioni dei migranti e l’impegno per la giustizia”. In serata uno spettacolo di Vincenzo Sorrentino”.

R.I.

Migrantes: da oggi il corso “linee di pastorale migratoria”

6 Luglio 2020 - Roma - Con un saluto di don Gianni De Robertis e una introduzione di mons. Guerino Di Tora – rispettivamente direttore generale e presidente della Fondazione Migrantes -  si è aperto a Roma il Corso di formazione “Linee di pastorale migratoria” 2020. All’incontro partecipano circa 40 persone provenienti dalle diverse diocesi italiane e dalle Missioni cattoliche Italiane in Europa. Il Corso di formazione si rivolge anzitutto ai nuovi direttori Migrantes regionali e diocesani e ai loro collaboratori, ai cappellani etnici che svolgono il ministero nelle diocesi italiane e ai missionari per gli italiani all’estero, di nuova nomina. La partecipazione è obbligatoria per la validità della nomina stessa e al termine sarà rilasciato un attestato. La prima relazione è stata affidata alla biblista,  sr. Elizangela Schaves Dias delle Scalabriniane che si è soffermata sul tema “Il forestiero nella Sacra Scrittura”.

Migrantes: dal 6 al 10 luglio il corsi di pastorale migratoria

30 Giugno 2020 - Roma - Si svolgerà dal 6 al 10 luglio 2020 presso Casa La Salle (Via Aurelia 472, Roma) il Corso di formazione "Linee di pastorale migratoria" 2020. Il Corso di formazione si rivolge anzitutto ai nuovi direttori Migrantes regionali e diocesani e ai loro collaboratori, ai cappellani etnici che svolgono il ministero nelle diocesi italiane e ai missionari per gli italiani all'estero, di nuova nomina. La partecipazione è obbligatoria per la validità della nomina stessa e al termine sarà rilasciato un attestato. Il corso è aperto, però, anche ai religiosi, alle religiose e ai laici impegnati nel volontariato e interessati alle migrazioni, ai seminaristi e alle juniores, nonché a coloro che desiderano aggiornarsi sulle tematiche della mobilità umana.  

Migrantes Andria: un rifugio ospitale anche per la notte

10 Giugno 2020 - Andria - Durante l’emergenza sanitaria per contenere il contagio l’Ufficio Migrantes della Diocesi di Andria ha allestito un rifugio per dare sostegno concreto alle situazioni di maggiore fragilità sociale ed economica. La Casa di Accoglienza “Santa Maria Goretti”, spiega il direttore Migrantes, don Geremia Acri, ha assicurato sinora servizi diurni e non vi sono sul territorio luoghi per un’accoglienza notturna di persone che vivono per strada. Offrire un posto accogliente per la notte è l’ennesima risposta della Chiesa, un segno di attenzione nei confronti di tutte quelle persone che nel momento del bisogno non trovano soluzioni in grado di rispondere a esigenze materiali immediate. Il tempo vacillante di questa stagione ci mette di fronte al bisogno sempre più impellente di aiutare quelli della 'prima volta': quelli che la ripresa del lavoro è dura; quelli che hanno contratto mutui, affitti onerosi per le loro attività commerciali e artigianali che stentano a decollare nuovamente; quelli che il peso delle troppe incognite hanno reso fragili dal punto di vista psicologico; e quelli che hanno bisogno di trovare una nuova strada per sostenere la propria vita e quella dei propri cari. Ora chi è rimasto senza un tetto sa di non essere dimenticato. Grazie ai volontari che prestano il loro servizio presso la Casa di Accoglienza. (Sabina Leonetti -  Avvenire)

Il volto del pastore

8 Giugno 2020 - Loreto – Loreto: i fedeli uscivano lenti dalla Basilica, ancora intorpiditi dal lungo lockdown, a tutte le messe di domenica 31 maggio. Erano numerosi, nonostante tutto. Mascherina sul volto, aria incerta, ma distesa, guardie del corpo in livrea blu presso le porte più numerose del solito. Maria, la "donna del sì" - donna forte e fedele in ogni vicissitudine - all’interno, li aveva consolati. Era come se avesse strappato  loro, ad ognuno, un “sì”: un nuovo gesto di fiducia. Un atto di coraggio e di serenità. Sì, in questa tormentata pandemia, venuta quasi come un segno di Dio, “Colui che viene sempre di sorpresa”. Ma tutto concorre al bene, per chi è amato da Dio. Ricominciare, ora, sarà un grande, umile gesto di forza interiore... Uscendo, così,  non immaginavano di imbattersi ancora in un'altra sorpresa. Un segno del cielo. Il beato vescovo Giovanni Battista Scalabrini sorrideva là ad ognuno... Di lui “Padre dei migranti”, ora, alla vigilia della sua festa, - del tanto  atteso incontro con il suo Signore il 1 giugno 1905, solennità dell’Ascensione - veniva consegnato ad ognuno  il suo volto. Un ricordo con il suo bel profilo di pastore, insieme a un messaggio. I suoi sofferti “sì” alla volontà del Padre, le sue infinite preoccupazioni per il gregge, per i suoi migranti che partivano per le Americhe,- con la testa piena di speranza e di vane illusioni - il suo “farsi tutto a tutti”, e i suoi viaggi al Nuovo Mondo per consolarli, avevano scavato il suo volto, come uno scalpello di scultore. L'avevano reso forte e dolce, come non mai. Traspariva misericordia ma, allo stesso tempo, una segreta forza interiore. “E venne un uomo. Il suo nome era a molti sconosciuto, - diceva il messaggio - amò Piacenza e la sua diocesi, in opere e in parole. La gente, la vita e i problemi che l’abitavano. Ma con il cuore amò coloro che se ne andavano. Perseguitati dalla miseria. Da quel bisogno inarrestabile di essere uomini. Partivano in massa dalla sua terra. E migravano”. Era alla fine dell’800, inizi ‘900. Il suo sguardo si posava pensoso e riflessivo su questa immensa tragedia collettiva per milioni di uomini. Ed erano i nostri italiani. Fondò la Congregazione dei missionari scalabriniani per accompagnare questa avventura migratoria, che lo colpiva fino in fondo all'anima. Oggi, i suoi missionari sono ormai dispersi in 30 nazioni dei 5 continenti per ogni emigrante senza distinzione: latinoamericani, filippini, portoghesi, capoverdiani… oltre che italiani. Il messaggio termina con un grido, una preghiera:  “Con te oggi i tuoi missionari gridano - in nome di Dio - per quanti hanno bisogno ancora di diventare esseri umani. Loro, che hanno perduto una terra. Ma anche voi, che non condividete la vostra. Come fratelli” . I fedeli, uscendo dal Santuario, ricevevano cosí un messaggio, un volto. E una nuova, forte responsabilità. (p. Renato Zilio, Migrantes Marche) ​    

Floyd: flash-mob dei giovani per la pace contro il razzismo

8 Giugno 2020 - Roma - “Dobbiamo imparare a vivere insieme come fratelli”. Ispirati dalle parole di Martin Luther King, domani, martedì 9 giugno alle ore 21, i Giovani per la Pace daranno vita ad un flash-mob sull’Isola Tiberina, per affermare la necessità di contrastare ogni forma di razzismo, discriminazione sociale e violenza, aderendo così al movimento “Black Lives Matter”. Durante l’evento, che sarà preceduto da una preghiera per la coesistenza pacifica negli Stati Uniti, i Giovani per la Pace esporranno uno striscione dalla facciata della basilica di San Bartolomeo e illumineranno la piazza con centinaia di candele.  

Padilla Castro: da badante a Roma a missionaria laica nel suo Perù

8 Giugno 2020 - Roma - "Il Covid ha fermato l’angelo degli Uchugaguinos, ma non ne potrà fermare il sogno, il dispensario medico, i cui lavori inizieranno a novembre". Giuseppe Rogolino, presidente dell’associazione di promozione sociale “Cascada”, sorta nell’ambito del movimento dei Laici Salvatoriani, racconta così Eloida Celina Padilla Castro, morta a 70 anni il 28 maggio, alle 22.30 ora italiana, in un ospedale di Lima, in Perù. La prima laica salvatoriana ad aprire una missione all’estero. Erano gli anni ’80 quando Eloida Celina arriva a Roma con un bagaglio di belle speranze. Donna, badante, straniera, con il volto dai lineamenti indigeni. Da un piccolo villaggio sulle montagne andine a una grande città come Roma. È forte nel fisico e tenace nella fede: si appoggia a un’organizzazione cattolica che offre sostegno agli immigrati provenienti dall’America Latina dove conosce Bianca Emperatriz, con la quale instaura un bel rapporto di amicizia. Qualche tempo dopo è proprio Bianca a donarle i primi 300 dollari con i quali realizzare il suo obiettivo: migliorare le condizioni di vita dei bambini della sua terra, il villaggio di Uchugaga, in Perù. La prima necessità impellente è la mensa scolastica. Se la scuola non provvede al cibo, igenitori non mandano i figli. Celina dona il suo unico pezzo di terra per costruirvi la struttura. Ma ora manca il denaro per la costruzione. Quanto potrà mai mettere da parte una badante? Dopo una notte e un giorno di preghiera e riflessione, nel santuario della Divina Misericordia, la chiesa Santo Spirito in Sassia a Roma, avviene il “miracolo”: l’incontro con la laica missionaria Betty Tocco le apre le porte della famiglia salvatoriana. Comincia per Eloida Celina un doppio percorso: quello che la porterà a diventare anch’essa laica missionaria e quello che si concluderà il 14 maggio 2010, con l’inaugurazione della mensa scolastica alla quale afferiscono i bambini poveri del borgo di Uchugaga e dei villaggi di Colcabamba, Parobamba, Huaracuy, Huayllabamba, Pirpo. La struttura è intitolata a “Padre Francesco Maria della Croce Jordan e Beata Maria degli Apostoli”: il primo, al secolo Johann Baptist Jordan (1848-1918), è il fondatore dei Salvatoriani, la seconda, al secolo Therese von Wullenweber (1833-1907), fondatrice delle Suore Salvatoriane.Grazie ai fondi raccolti in due concerti del gruppo musicale giovanile pugliese Heaven’Sound, Uchugaga viene dotata di una cisterna per l’acqua. Il 9 febbraio 2012 Eloida Celina viene nominata direttrice della Missione Perù. Ormai tornata in pianta stabile nella sua terra, nelle sue scelte si lascia guidare dalla mano del Signore. «Un pilastro per la nostra associazione, che ha saputo trasmettere la sua capacità dirigenziale con umiltà, dolcezza e amore per i bambini. La sua presenza ci mancherà, ma faremo in modo di far crescere quello che lei ha seminato», conclude Giuseppe Rogolino. (Romina Gobbo)      

Mediterraneo …. Quanto resta della notte?

28 Maggio 2020 - In questi mesi segnati dalla crisi sanitaria causata dalla pandemia COVID-19, tanti altri drammi, che pure continuano a consumarsi su questa nostra terra, sono rimasti ancora più invisibili. Come Fondazione Migrantes, insieme all’accompagnamento di alcune fra le categorie più colpite da questa crisi perché già in condizioni di lavoro ed economiche precarie (le colf, i giostrai e i circensi, i Rom), abbiamo cercato di mantenere viva l’attenzione su almeno due di questi drammi, firmando anche un documento insieme alle altre associazioni che fanno parte del tavolo asilo.
  1. La condizione dei tanti stranieri senza titolo di soggiorno (si stima siano almeno 600.000) presenti nel nostro paese, persone senza diritti, condannati all’invisibilità, esposti allo sfruttamento lavorativo e di altro genere, e ora anche al contagio. Papa Francesco li ha ricordati più volte in questi mesi, e anche il Cardinal Bassetti si è pronunciato, proprio nei giorni in cui si discuteva in parlamento della norma per consentire l’emersione dal lavoro nero e dalla irregolarità. La legge approvata non corrisponde a quanto avevamo chiesto, e cioè la regolarizzazione di tutti gli “invisibili” presenti sul nostro territorio, indipendentemente dal contratto di lavoro, come condizione indispensabile per il riconoscimento della loro dignità e la tutela della salute loro e di tutti. Tuttavia è un passo in questa direzione e permetterà a molte migliaia di persone una vita più giusta.
  2. La condizione di tante persone che fuggono dalla guerra e dalla miseria e che continuano ad essere costrette ad affidarsi a trafficanti senza scrupoli perché non ci sono vie di fuga legali e sicure. Ad essere torturati e violentati nei campi di detenzione libici e a morire lungo il viaggio: “La catastrofe umanitaria più grande dopo la seconda guerra mondiale” (Papa Francesco). E questo ormai come se fosse una cosa normale, inevitabile, senza un sussulto di umanità.
Nella sua visita a Lesbo del 16 aprile 2016 Papa Francesco diceva: Oggi vorrei rinnovare un accorato appello alla responsabilità e alla solidarietà di fronte a una situazione tanto drammatica. Molti profughi che si trovano su quest’isola e in diverse parti della Grecia stanno vivendo in condizioni critiche, in un clima di ansia e di paura, a volte di disperazione per i disagi materiali e per l’incertezza del futuro. Le preoccupazioni delle istituzioni e della gente, qui in Grecia come in altri Paesi d’Europa, sono comprensibili e legittime. E tuttavia non bisogna mai dimenticare che i migranti, prima di essere numeri, sono persone, sono volti, nomi, storie. L’Europa è la patria dei diritti umani, e chiunque metta piede in terra europea dovrebbe poterlo sperimentare, così si renderà più consapevole di doverli a sua volta rispettare e difendere. Purtroppo alcuni, tra cui molti bambini, non sono riusciti nemmeno ad arrivare: hanno perso la vita in mare, vittime di viaggi disumani e sottoposti alle angherie di vili aguzzini. E ancora: Per essere veramente solidali con chi è costretto a fuggire dalla propria terra, bisogna lavorare per rimuovere le cause di questa drammatica realtà: non basta limitarsi a inseguire l’emergenza del momento, ma occorre sviluppare politiche di ampio respiro, non unilaterali. Prima di tutto è necessario costruire la pace là dove la guerra ha portato distruzione e morte, e impedire che questo cancro si diffonda altrove. Per questo bisogna contrastare con fermezza la proliferazione e il traffico delle armi e le loro trame spesso occulte; vanno privati di ogni sostegno quanti perseguono progetti di odio e di violenza Colgo qui l’occasione per ringraziarvi e per incoraggiarvi a continuare a denunciare l’orrore della guerra, fino a quando non forgeremo le nostre spade in vomeri e le nostre lance in falci. Questa è la meta che dobbiamo avere sempre davanti, ma poi vanno individuati i passi possibili oggi e su cui cercare le convergenze più ampie possibili:
  • Occorre moltiplicare le occasioni di ascolto e di incontro, perché impariamo a riconoscerci parte di una stessa umanità. Giustamente qualcuno ha notato che fra il lasciar morire nel Mediterraneo i profughi e il lasciar morire i vecchi, come cinicamente si è fatto in alcuni paesi, il passo è breve. Si tratta di esercitarci in quelle sei coppie di verbi che ci ha suggerito il Papa nel suo messaggio per la prossima GMMR.
  • Il prossimo 3 giugno saranno tolti i limiti agli spostamenti fra le regioni e con gli stati esteri, per favorire l’afflusso dei turisti. I nostri porti resteranno vietati solo a quanti fuggono dalla morte?
  • Basta con la criminalizzazione delle navi delle ONG accusate di essere complici dei trafficanti e di attentare alla sicurezza del paese. Esse fanno quello che l’Europa dovrebbe fare, garantire l’accesso a un porto sicuro ai richiedenti asilo.
Perché il Mediterraneo finalmente non sia più un grande cimitero ma frontiera di pace, come recitava il titolo dell’incontro di Bari del febbraio scorso.

Don Gianni De Robertis

direttore generale Fondazione Migrantes

 

Giovanni Paolo II e il mondo della mobilità umana

18 Maggio 2020 - Città del Vaticano - Un pontificato ricco e fecondo quello di Papa Wojtyla. La data della sua elezione sul soglio di Pietro, 16 ottobre 1978, e quella della sua morte, le 21.37 del 2 aprile 2005, sono entrate nella storia non solo della Chiesa cattolica. Tutti ricordano quel grido “Santo Subito” che si levò in Piazza San Pietro in occasione dei suoi funerali. Un grido diventato realtà domenica 27 aprile del 2014 con la canonizzazione in piazza San Pietro presieduta da papa Francesco. Oggi papa Wojtyla avrebbe compiuto un secolo di vita da quel 18 maggio 1920: per 27 anni ha guidato la Chiesa. Anni durante i quali non ha mancato di portare l’attenzione sul mondo della mobilità umana: dai migranti, ai fieranti, agli immigrati, etc.  Ma anche al mondo dell’emigrazione italiana come ha fatto visitando Canale d’Agordo, il paese natale del suo predecessore, Giovanni Paolo I. In quell’occasione, era il 26 agosto 1979, parlò di una terra  che dopo la prima guerra mondiale fu di “perdurante e sempre triste necessità dell’emigrazione, sia essa permanente o stagionale”. Siamo a circa un anno dalla sua elezione sul soglio di Pietro. Dopo  qualche mese, all’ONU ricorda, tra i diritti fondamentali della persona, “il diritto alla libertà di movimento e alla migrazione interna ed esterna”. Un tema ripreso anche nella sua prima  enciclica Laborem exercens dove scrive che “l’uomo ha il diritto di lasciare il proprio paese d’origine per vari motivi – come anche di ritornarvi – e di cercare migliori condizioni di vita in un altro Paese”. E nell’esortazione apostolica Familiaris consortio, sottolinea il necessario impegno che si deve dare a diverse categorie “di famiglie di migranti per motivi di lavoro; di famiglie di quanti sono costretti a lunghe assenze, quali ad esempio i militari, i naviganti, gli itineranti d’ogni tipo; delle famiglie dei carcerati, dei profughi e degli esiliati”. E sottolineava che le famiglie dei migranti “devono poter trovare dappertutto, nella Chiesa la loro patria. È questo un compito connaturale alla Chiesa, essendo segno di unità nella diversità”. E poi tanti i riferimenti al tema nei messaggi per le Giornate Mondiali del Migrante e del rifugiato. Tanti anche gli incontri con il mondo dello spettacolo viaggiante. Alle sue udienze non sono mancati lunaparkisti, circensi, etc che rappresentano “uno spazio di festa e di amicizia”. E poi i rom e sinti a partire dal suo viaggio al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau dove si inginocchiò davanti alle lapidi e disse: “Mi inginocchio davanti a tutte le lapidi che si susseguono e sulle quali è incisa la commemorazione delle vittime di Oswiwcim nelle seguenti lingue: polacco, inglese, bulgaro, zingaro, ceco, danese, francese, greco, ebraico, yddish, spagnolo, fiammingo, serbo-croato, tedesco, norvegese, russo, rumeno, ungherese e italiano”, quasi a ricordare e riconoscere il popolo rom tra i popoli d’Europa. Un papa, come ha detto questa mattina papa Francesco, uomo di preghiera, di vicinanza e giustizia anche per il mondo della mobilità umana. ​

Raffaele Iaria