Tag: Mobilità umana e migrazioni

Cile: campagna quaresimale della Fraternità dedicata a progetti per i migranti

25 Febbraio 2020 -

Roma - Domani, 26 febbraio, con la messa del Mercoledì delle ceneri, inizia per la Chiesa cilena la campagna quaresimale della Fraternità 2020, che avrà come slogan “Il tuo contributo e il nostro, la speranza di tutti”. Fino al 5 aprile, informa l'agenzia Sir, saranno raccolti fondi per sostenere il lavoro e i progetti di accoglienza, promozione umana e integrazione con le comunità di migranti di tutto il Paese. L’équipe che coordina la campagna quaresimale parteciperà a Valparaíso, nella parrocchia del Cuore Immacolato di Maria, alla messa del Mercoledì delle ceneri, che sarà presieduta dal vescovo Mons. Pedro Ossandón, amministratore apostolico della diocesi e presidente della campagna quaresimale. Negli ultimi anni, si fa notare sul sito della Conferenza Episcopale Cilena,” il flusso migratorio verso il nostro Paese è cresciuto notevolmente, superando le possibilità di accoglienza e cura, in particolare dei migranti più vulnerabili, sia a livello governativo che della società civile e delle organizzazioni pastorali della Chiesa. Tutto ciò diventa una grande sfida e un appello condiviso in America Latina e nei Caraibi”. Ecco perché tra il 2019 e il 2021 la campagna quaresimale è prioritariamente soggetta alle comunità di migranti. Con i fondi raccolti lo scorso anno, sarà possibile lavorare 39 progetti a livello nazionale.

Vescovi d’America: “la Chiesa è alleata dei migranti”

20 Febbraio 2020 - Roma - Con una preghiera di ringraziamento per l’incontro fraterno, i vescovi delle presidenze del Celam (Consiglio episcopale latinoamericano) e delle Conferenze Episcopali degli Stati Uniti e del Canada hanno concluso a Tampa, in Florida, l’incontro dei vescovi della Chiesa in America. Durante l’ultima giornata – riferisce il Sir -  Mons. Gustavo Rodríguez Vega, arcivescovo dello Yucatan (Messico), ha presentato la realtà del fenomeno migratorio in America Latina e nei Caraibi; quindi Mons. Allen Vigneron, arcivescovo di Detroit e Vicepresidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, ha presentato l’esperienza di collaborazione con il ministero della Gioventù; più tardi, Mons. Iván Antonio Marín, arcivescovo emerito di Popayán (Colombia), ha parlato dei vescovi emeriti e delle possibilità di una presenza e di una maggiore vicinanza e sostegno nei loro confronti. Infine, Mons. Pierre Goudreault, vescovo di Sainte-Anne-de-la-Pocatière, in Canada, ha condiviso il lavoro nel Paese sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili. Al termine, nel tracciare un bilancio dell’iniziativa, il presidente del Celam, Mons. Miguel Cabrejos, arcivescovo di Trujillo (Perù), coordinatore dei lavori, ha affermato: “Sono stati giorni di comunione, fraternità e sinodalità. Tra i temi forti è emersa la difesa della casa comune, oltre all’attenzione alle periferie”. Si è parlato molto anche del fenomeno migratorio, che coinvolge tutto il continente: “La Chiesa è chiamata ad essere alleata dei migranti”, ha concluso il presidente del Celam. Il prossimo incontro, nel 2021, sarà coordinato dalla Conferenza Episcopale del Canada.  

Chinatown: a tavola contro la paura

20 Febbraio 2020 - Milano - «Tutti a Chinatown stasera per fare tre buone azioni con un solo gesto: aiutare i bambini degli orfanotrofi cinesi messi in difficoltà dall’epidemia del Coronavirus, dare una mano ai ristoratori e combattere la psicosi del virus». È l’appello lanciato da Marco Griffini, presidente di Aibi, tra i sostenitori della 'Notte delle bacchette', simpatica iniziativa di solidarietà che stasera a Milano – ma non solo – coinvolgerà centinaia di ristoratori cinesi. Da quando è partita l’epidemia i locali hanno visto crollare i propri fatturati in pochissimi giorni. Soprattutto a Milano, dove qualcuno è addirittura stato costretto a chiudere, almeno temporaneamente. Così, per contrastare la paura e offrire un segno di vicinanza a tante famiglie di origini cinesi, è nata questa iniziativa di “solidarietà gastronomica”. Stasera, in una settantina di locali, ristoranti, bar di via Paolo Sarpi e dintorni sarà possibile cenare – senza timore del contagio – con la certezza di compiere una buona azione. Il ristorante offrirà un piatto tipico e, anche grazie all’interessamento del food blogger Lorenzo Biagiarelli – tra gli organizzatori dell’evento – il cinquanta per cento della cifra versata andrà sostenere le iniziative di Aibi. Con quale scopo? Raccoglie donazioni e materiale sanitario (mascherine protettive e disinfettanti) per contrastare l’emergenza sanitaria negli istituti per l’infanzia in Cina, dove la situazione è sempre più difficile. In Cina esistono decine di istituti che ospitano migliaia di minori. Aibi, ente autorizzato per adozioni in Cina, che opera a Pechino dal 2008 e a Xi’An, nello Shaanxi, dal 2012 è tra le organizzazioni che si sono mosse subito per reperire il materiale più richiesto, principalmente mascherine di tipo medico e N95, ma anche disinfettanti per le mani, termometri e guanti in lattice. Fino, proprio attraverso Aibi, sono state donate 29.970 mascherine usa e getta, tra cui 1.700 in spedizione da una famiglia adottiva e 3.000 da un privato e 1.000 maschere N95; 2.500 guanti medici; 1.000 confezioni di disinfettante e 260 occhiali protettivi. In totale sono stati raggiunti sei istituti a Ningbo, Xi’an, Zhengzhou, Guangzhou, Baotou e Xiangtang. Importante la collaborazione con la Fondazione Italia Cina, che sostiene la Casa di accoglienza “Vittorino Colombo” a Xi’an, e la società Aurora Biofarma di Milano che ha contribuito al reperimento di materiale con una donazione liberale. Diverse sono le aziende che si stanno interessando al progetto. ( L.Mo. - Avvenire)    

Sinodo dei vescovi: “esprimere con urgenza solidarietà con i fratelli e le sorelle coinvolti nel dramma della migrazione forzata”

17 Febbraio 2020 - Città del Vaticano - “Esprimere con urgenza solidarietà con i fratelli e le sorelle coinvolti nel dramma della migrazione forzata”. E’ quanto è emerso nell’incontro  della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, presieduto da Papa Francesco, riunitosi nei giorni scorsi e che  ha riflettuto, tra le altre cose, sulle conseguenze del fenomeno migratorio in atto in diverse regioni del pianeta. Durante l’incontro il Papa ha deciso di indire la prossima Assemblea del Sinodo dei vescovi per l’autunno 2022. “A causa di guerre, ineguaglianze economiche, ricerca di lavoro e di terre più fertili, persecuzione religiosa, terrorismo, crisi ecologica, ecc., moltissime persone sono costrette a spostarsi da un paese all’altro”, si legge nel Messaggio del XV Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi sulle gravi conseguenze del movimento di persone in atto nel mondo: “Gli effetti sono spesso devastanti. Le persone  sono disorientate, le famiglie distrutte, i giovani traumatizzati, e quanti sono rimasti a casa indotti alla disperazione. Talvolta tali persone – prosegue il messaggio -  patiscono in campi-profughi e alcune addirittura finiscono in prigione. Donne e giovani sono costretti a prostituirsi; vengono abusati fisicamente, socialmente e sessualmente. I bambini sono separati dai genitori e privati del diritto di crescere nella sicurezza di una famiglia unita”. Di fronte a ciò, il Consiglio del Sinodo desidera ricordare che la Chiesa, “mentre deplora le ragioni che causano un così massiccio movimento di persone, è chiamata a offrire conforto, consolazione e accoglienza a tutti coloro che stanno soffrendo in un modo o nell’altro. Essa – si legge ancora nel messaggio -  si identifica con il povero, il piccolo e lo straniero, considerando parte della sua missione profetica l’impegno a levare la voce contro l’ingiustizia, lo sfruttamento e la sofferenza”. La Chiesa “apprezza, al tempo stesso, i governi e le organizzazioni non governative che mostrano interesse e si stanno impegnando ad aiutare quanti sono costretti a spostarsi” e sostiene coloro che stanno “cercando di avviare politiche favorevoli all’accoglienza di queste persone nelle loro comunità”. Da qui anche l’auspicio  che i governi locali affrontino le situazioni che costringono le persone a lasciare la loro casa” e si chiede “vigilanza contro il traffico di persone e impegno a promuovere la fine dei conflitti che provocano tanta sofferenza”. “Affidiamo – conclude il messaggio -  i nostri fratelli e le nostre sorelle sofferenti a Maria, Madre dell’umanità, che per prima ha conosciuto il dolore di dover lasciare la sua casa e il suo paese insieme alla propria famiglia in cerca di sicurezza e di pace”. (R.Iaria)

Esposti a continue violenze i migranti dell’America centrale

17 Febbraio 2020 - Città del Vaticano - Migliaia di persone, che fuggono dalla violenza e dalla disperazione dei propri paesi in America centrale, si trovano esposti a un livello di violenza ancora più grande lungo la rotta migratoria verso gli Stati Uniti e non riescono a entrare in paesi sicuri. A lanciare l’allarme sono alcune ong presenti in Messico, secondo cui le recenti politiche migratorie adottate da Stati Uniti e Messico stanno seriamente mettendo in pericolo la sicurezza e l’incolumità dei richiedenti asilo provenienti dall’America centrale, con gravi conseguenze per la loro salute fisica e psicologica. Fuggono in particolare da El Salvador e Honduras, considerati due tra i paesi più violenti al mondo, e attraversano prima il Guatemala e poi il Messico con il sogno di raggiungere gli Stati Uniti. Emerge chiaro e incontrovertibile il dato che le recenti politiche statunitensi e gli accordi bilaterali raggiunti con il Messico e il Guatemala abbiano peggiorato la crisi umanitaria nell’area. I richiedenti asilo negli Stati Uniti, infatti, sono costretti a rimanere nei due paesi in attesa che la loro richiesta venga esaminata. In un recente dossier dell’ong Medici senza frontiere (Msf) intitolato «Nessuna via d’uscita», basato su 480 interviste a uomini e donne tra i 15 e i 66 anni arrivati in Messico, e sulle testimonianze di alcuni operatori umanitari dell’organizzazione, risulta che più della metà delle persone intervistate è stata vittima di aggressioni, estorsioni, violenze a sfondo sessuale o torture. Oltre il 60 per cento degli intervistati ha dichiarato di aver vissuto situazioni violente nei due anni precedenti l’uscita dal proprio paese e circa la metà ha ammesso come ragione fondamentale della fuga l’esposizione alla violenza. Tre quarti delle persone che viaggiano con bambini ha dichiarato di essere partite a causa della violenza, incluso il reclutamento forzato in bande criminali. Infine il 57,3 per cento dei migranti è stato vittima di aggressioni, estorsioni, violenze a sfondo sessuale o torture lungo la rotta migratoria. Il rapporto, inoltre, rende noti i dati medici relativi alle oltre 26.000 persone assistite in Messico durante i primi nove mesi del 2019, che evidenziano gli alti livelli di violenza e di maltrattamenti subiti dai migranti e dai rifugiati nei loro paesi d’origine, lungo la rotta migratoria e sotto la custodia delle autorità statunitensi e messicane. Sergio Martín, coordinatore generale di Msf in Messico, a margine del dossier ha affermato che «dopo anni di raccolta di dati medici e testimonianze è evidente che molti dei nostri pazienti stanno disperatamente fuggendo dalla violenza nei loro paesi di origine. Queste persone chiedono protezione e cure e, come minimo, l’opportunità di chiedere asilo. Invece lungo la rotta migratoria si trovano esposti a un livello di violenza ancora più grande e non riescono a entrare in paesi sicuri. Restano così bloccati in luoghi pericolosi, senza alcuna possibilità di trovare sicurezza». «Abbiamo a che fare con persone vulnerabili, che hanno viaggiato in un grande gruppo per evitare di subire violenza lungo il percorso. Costretti ora a rimanere in detenzione nel nord del Messico, hanno scoperto un altro tipo di violenza» ha denunciato ancora Martín. Su questo fronte proprio questa settimana a Piedras Negras, città messicana al confine con gli Stati Uniti, si è creata una situazione di emergenza. Oltre 1.700 migranti, che si erano accampati in una fabbrica abbandonata della città nel tentativo di oltrepassare la frontiera, sono stati trattenuti dalla polizia e dai soldati messicani contro la loro volontà e gli è stato vietato di abbandonare la fabbrica, confinati come fossero criminali. In un primo momento le autorità messicane non avrebbero permesso a equipe di varie organizzazioni umanitarie di accedere all’interno della struttura. «Questa terribile situazione è peggiorata quando alle organizzazioni umanitarie è stato impedito l’accesso al sito e quando i migranti sono stati trasportati da Piedras Negras a città di confine non sicure» ha affermato ancora Martín, aggiungendo di essere preoccupato per le persone rimaste nella fabbrica che hanno bisogno di cure mediche. Molti tra questi migranti necessitano inoltre di supporto psicologico per ridurre i sintomi di stress e ansia causati da questo confinamento e dall’incertezza di questi trasferimenti. Successivamente le autorità messicane li avrebbero accompagnati in altre città di frontiera poco sicure, dove i migranti, in situazione di totale vulnerabilità, finiscono in balìa delle reti di trafficanti di esseri umani, vengono spesso presi di mira da gruppi criminali e sono particolarmente esposti a violenze e abusi. Proprio per questo le ong presenti in Messico continuano a monitorare questi trasferimenti per capire meglio le condizioni nei luoghi in cui vengono inviate le persone. (Fabrizio Peloni – Osservatore Romano)  

Testimonianze “dal vivo”

13 Febbraio 2020 - Carpi - Capita raramente di incontrare dei testimoni, persone che non solo ti raccontano le cose come stanno, ma che hanno fatto esperienza concreta di ciò di cui parlano, soprattutto quando questa realtà è molto difficile. E’ questo ciò che è avvenuto il 1° febbraio all’incontro “Semi di (non) diritti”, sui temi di immigrazione e sfruttamento lavorativo. Parole molto forti dai relatori, prima di tutto Marco Omizzolo, sociologo e ricercatore da molti anni sul tema delle mafie in Italia  e delle mafie estere, sulla tratta internazionale a scopo di sfruttamento lavorativo e sul caporalato. Omizzolo ha presentato il suo ultimo libro “Sottopadrone. Uomini, donne e caporali nell’agromafia italiana” (Feltrinelli), raccontando il viaggio che ha condotto da infiltrato tra i braccianti indiani nell’Agro Pontino, “nel cuore delle agromafie - come riporta nel suo volume - tra caporali che lucrano sul lavoro di donne e uomini, spesso stranieri, sfruttati nelle serre italiane. Braccianti indotti ad assumere sostanze dopanti per lavorare come schiavi. Ragazzi che muoiono - letteralmente - di fatica. Donne che ogni giorno subiscono ricatti e violenze sessuali. Un sistema pervasivo e predatorio che spinge alcuni lavoratori a suicidarsi, mentre padroni e padrini si spartiscono un bottino di circa 25 miliardi di euro l’anno”. Un’inchiesta sul campo che è culminata in manifestazioni e denunce, in particolare lo sciopero del 18 aprile 2016 dei braccianti indiani a Latina, e ha contribuito a creare il clima grazie al quale è stata approvata la nuova legge contro lo sfruttamento lavorativo, la 199/2016. Altrettanto chiare sono state le parole di Ilaria Ippolito, operatrice sociale, ricercatrice e attivista per i diritti umani, che ha spiegato numeri, dimensioni, problematiche e distorsioni mediatiche riguardo ai fenomeni migratori di questi anni. Così come molto forte è stata la testimonianza dei sindacalisti di Sicobas, Marcello Pini e Tariq Gondal, che hanno raccontato la situazione locale sul tema. L’iniziativa “Semi di (non) diritti” è stata organizzata da Cooperativa Il Mantello, Ufficio Migrantes Diocesi di Carpi, Presidio Libera Peppe Tizian, Circolo Acli Carpi APS e Cooperativa Oltremare di Modena, con la collaborazione di Consulta per l’Integrazione dell’Unione delle Terre d’Argine, Consulta dei popoli del Comune di Castelfranco Emilia, Libreria La Fenice di Carpi e Ristorante Shahi di Soliera ed ha visto oltre all’intervento dei relatori, l’accompagnamento di intermezzi musicali a tema, grazie al compositore e musicista Matteo Manicardi, e al termine un gradito buffet multietnico. Un momento di approfondimento che ha preso spunto dalla pubblicazione in corso in questi mesi dei “Quaderni migranti”, tre volumi a cura della Cooperativa Oltremare, dell’Associazione Terra Nuova, del Centro culturale Luigi Ferrari e dell’Associazione culturale Tempi Moderni, presentati per la prima volta a fine novembre scorso a Modena. Un approfondimento che come Migrantes intendiamo portare avanti, grati a persone come i relatori, prima ancora che esperti, testimoni. (Migrantes Diocesana Carpi)

Mons. Fontana: nella Chiesa nessuno è straniero

13 Febbraio 2020 - Arezzo – “Nella Chiesa nessuno è straniero”. Il monito è arrivato dal vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, l’arcivescovo Riccardo Fontana, che nella Cattedrale di Arezzo ha radunato tutte le comunità cattoliche “non italiane” presenti in diocesi. «Fratelli nella fede di molte nazionalità», li ha definiti il presule che per loro ha presieduto una Messa in preparazione alla più sentita festa religiosa locale: quella della Madonna del Conforto che viene celebrata sabato. Una liturgia nel segno dell’incontro fra le culture dei partecipanti che nelle loro lingue d’origine hanno condotto letture, intenzioni di preghiera, canti. Nell’omelia Fontana ha spiegato che «la carità si esprime anche attraverso gesti concreti di solidarietà e di accoglienza nei confronti di chi, costretto da situazioni di grave disagio, lascia il proprio Paese e si presenta nudo di ogni cosa sperando con l’aiuto altrui di migliorare la propria vita». (Sévère Boukaka)

Migrantes Marche: il Card. Cristobal Lopez Romero ad Ancona il 18 febbraio

11 Febbraio 2020 - Ancona – Nel settembre scorso una delegazione Migrantes  e Missio delle Marche ha incontrato in Marocco il Card. Cristobal Lopez Romero, arcivescovo di Rabat. Il porporato ricambierà la visita il prossimo 18 febbraio: sarà infatti ad Ancona dove presiederà una celebrazione eucaristica e terrà un incontro con la tutta Diocesi di Ancona-Osimo ricordando gli 800 anni dalla partenza di Francesco dal porto per un celebre e sorprendente  incontro con il sultano  al- Malik al-Kamil a Damietta (Egitto). Il giorno seguente celebrerà una solenne celebrazione eucarestia nella Santa Casa di Loreto per poi recarsi a Bari per il Convegno “Mediterraneo frontiera di pace” dove interverrà. “Ancora oggi sui passi del Santo di Assisi si rivela  profetico ‘avanzare in acque profonde’ del dialogo e della cooperazione, nel costruire ponti e non muri per il domani dell’umanità”, dice il Direttore Migrantes delle Marche, p. Renato Zilio.  

Vescovi Calabria: all’incontro anche don De Robertis

7 Febbraio 2020 - Reggio Calabria – Si è svolta, nei giorni scorsi a Reggio Calabria, la sessione invernale della Conferenza Episcopale Calabra. All’incontro ha partecipato anche don Giovanni De Robertis, Direttore Generale della Fondazione Migrantes che ha invitato i vescovi calabresi a “leggere con attenzione i fenomeni dell’immigrazione e dell’emigrazione, per comprendere quanto sia urgente analizzare con lungimiranza e attenzione tali fenomeni, con le loro implicazioni ed urgenze, sociali ed ecclesiali, in un clima di dialogo e confronto  con le parti sociali e politiche”.  

Torino: parte il progetto “Bibliobabel”

6 Febbraio 2020 - Torino - Domenica 9 febbraio si terrà il primo appuntamento pubblico del progetto Bibliobabel, programma di attività pensato per rendere tre biblioteche del torinese luoghi aggregativi e di diffusione delle culture straniere. Il progetto, capitanato dalla Biblioteca della Fondazione Giorgio Amendola, nasce da un’ampia partnership costituita dalle biblioteche dei comuni di Moncalieri e Beinasco, le cooperative sociali Mirafiori e Solidarietà&Lavoro, l’Ufficio Migrantes di Torino, il collettivo Iperurbana e le associazioni italocinese Zhi Song, rumena e moldava Primo Passo e magrebina Islamica delle Alpi. Finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali attraverso il Bando Biblioteca Casa di Quartiere, il progetto si prefigge di dare vita a tre “collaboratori” interculturali permanenti per la diffusione e promozione della cultura e le tradizioni delle tre principali comunità linguistiche presenti nel territorio metropolitano di Torino. La Biblioteca Amendola curerà la collaborazione con la comunità cinese, la Biblioteca Arduino di Moncalieri svilupperà iniziative in collaborazione con la comunità rumena mentre la Biblioteca Nino Colombo di Beinasco si occuperà della diffusione della cultura araba. Grazie al contributo ministeriale saranno create sezioni in lingua mandarina, rumena e araba, verranno installati dei prodotti multimediali per narrare in modo innovativo fiabe tradizionali e sviluppate numerose iniziative per raccontarestorie di successo legate all’immigrazione e per promuovere il dialogo tra le culture. Il primo appuntamento pubblico del progetto, che saràospitato dalla Biblioteca della Fondazione Giorgio Amendola di Torino in via Tollegno 52, sarà la Festa delle Lanterne, importante ricorrenza della tradizione cinese, nota anche come piccolo Capodanno. La giornata inizierà con laboratori di calligrafia e di costruzione di lanterne cinesi durante la mattinata per poi riprendere nel pomeriggio con cori, danze folcloristiche e musica tradizionale; sempre nel pomeriggio è previsto un laboratorio di cucina per la preparazione del yuánxião, il dolce tipico legato alla festa. L’evento sarà anche l’occasione per presentare i passi successivi che porteranno alla creazione dei tre Poli dell’intercultura.