Tag: Mobilità umana e migrazioni

Vita, bene indisponibile

11 Luglio 2019 - Roma - Un appello al Parlamento perché, evitando di lasciarsela sottrarre dalla Corte Costituzionale, “eserciti pienamente e tempestivamente la propria funzione legislativa in materia del fine vita”. A firmarlo in maniera unitaria sono l’Associazione Scienza & Vita, il Forum delle Associazioni Familiari, il Movimento per la vita, l’ Associazione Medici Cattolici Italiani, il Forum Associazioni Socio-Sanitarie, l’ Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici. Il bene indisponibile della vita rimane tale anche quando irrompono la malattia, la sofferenza e la paura: tali condizioni, ribadisce il testo, chiedono di non abbandonare la persona a una solitudine disperante, assicurandole ogni aiuto necessario per la cura e il sollievo. Ne è parte l’impegno per una cultura nella quale la morte procurata non possa vestirsi da atto terapeutico o da gesto benefico; una cultura che sul crinale del dolore e della sofferenza offra ancora lo spessore di risposte autenticamente umane. (Ivan Maffeis)

Don Buonaiuto: petizione per una Giornata del migrante ignoto

11 Luglio 2019 - Roma - “Vi ricordate di Aylan Kurdi, il bambino di tre anni con maglietta rossa e pantaloncini blu riverso sulla spiaggia in Turchia? La sua foto ha fatto il giro del mondo, ma non ci ha insegnato niente. Vi ricordate il ragazzino di 14 anni che viaggiava verso l’Italia con la pagella cucita nella giacca, per dimostrare che era degno di stare nel nostro Paese? E’ morto nel Mediterraneo, senza che nessuno lo potesse piangere. Anche lui non ci ha insegnato nulla. Solo nei primi 4 mesi del 2019 nel Mediterraneo sono morte 422 persone, più di tre al giorno. In media si tratta della percentuale di morti più elevata sul totale delle partenze dal 2014. Dal 2014 a oggi non abbiamo ancora imparato nulla. E soprattutto queste sono soltanto le vittime accertate. Di tutte le altre non possiamo neppure stabilire un ordine di grandezza. Sappiamo soltanto che per un migrante al quale possiamo per lo meno dare sepoltura, ce ne sono almeno dieci di cui nessuno rivendicherà il corpo. Dispersi senza neanche una tomba su cui deporre un fiore”. Così inizia una lettera aperta scritta da don Aldo Buonaiuto, fondatore del quotidiano online In Terris e sacerdote dell’associazione Comunità Papa Giovanni XXIII che chiede l’istituzione di una giornata del migrante ignoto. “In questi anni – scrive il sacerdote - abbiamo imparato a parlare il linguaggio dell’immigrazione. Flussi, accoglienza, integrazione sono diventate parole del lessico condiviso. C’è solo un protagonista rimasto colpevolmente ai margini di queste dinamiche epocali pur essendone l’epicentro: il migrante ignoto”: un numero “incalcolabile di persone – spiega - svanisce nei viaggi della speranza. Sono gli invisibili di cui si perdono le tracce in viaggi rocamboleschi o nei luoghi di approdo che però divengono terra di nessuno, riserva di caccia della tratta di esseri umani e delle più inconfessabili pieghe oscure delle nostre società avanzate”. Per don Bonaiuto i migranti finiscono nelle cronache di tv e giornali “solo quando vengono caricati a bordo di imbarcazioni di soccorso. Di tutti gli altri disperati, degli ‘sbarchi’ fantasma, delle vittime dei trafficanti di carne umana nessuno sa nulla, nessuno si preoccupa, nessuno apre per loro l’agenda delle priorità nazionali e comunitarie”. Il sacerdote, attraverso le pagine del suo giornale on line si rivolge all’Onu, all’Europa, alla Santa Sede e al Governo italiano, “che da anni cooperano sul fronte dell’accoglienza, affinché venga istituita una Giornata del migrante ignoto. Il Mar Mediterraneo – scrive - è diventato un Olocausto odierno” e ricorda che per istituire la Giornata della Memoria ci sono voluti 60 anni: “ non aspettiamo altrettanto per quello che stiamo vivendo oggi”, “un’emergenza divenuta ormai contingenza quotidiana: nessuno può fingere di non sapere che suo fratello svanisce nelle fauci della disperazione”. (R.Iaria)

Eurostat: pubblicato “People on the move”, brochure digitale con numeri e dati sulla mobilità in Europa

10 Luglio 2019 - Bruxelles) - Eurostat, l’ufficio di statistica dell’Ue, ha pubblicato ieri “People on the move”, una brochure digitale con le statistiche sulla mobilità delle persone in Europa legata a motivi di migrazione, istruzione, lavoro o turismo. Divisa in quattro capitoli, la brochure racconta cittadini e abitanti del “melting pot europeo”, con dati su immigrazione ed emigrazione. Si legge, ad esempio che su “512 milioni di persone che vivevano nell’Ue nel 2018, il 7,8% aveva una nazionalità diversa dal proprio Paese di residenza: il 3,4% aveva la cittadinanza di un altro Stato membro dell’Ue e il 4,4% di uno Stato non membro dell’Ue”. In Lussemburgo, il 41% della popolazione appartiene a un altro Stato membro dell’Ue, seguito dal 13% di Cipro e dal 9% dell’Irlanda. Mentre invece le percentuali più alte di cittadini extra Ue si sono registrate in Estonia e Lettonia (entrambe al 14%). In Italia, i cittadini Ue erano il 2,6%, i non Ue il 5,9%. La pubblicazione dedica poi un capitolo alla mobilità (per motivi di studio e di lavoro) e uno ai mezzi di trasporto utilizzati: l’83% dei chilometri percorsi dagli europei è stato fatto con l’auto. Il capitolo contiene anche dati sui voli aerei, le tratte più percorse e gli aeroporti più frequentati (Heathrow con i suoi 78 milioni di passeggeri è in testa). L’ultimo capitolo riguarda invece il turismo e in generale gli spostamenti non dovuti a motivi professionali che hanno riguardato, nel 2017, il 62% degli europei. (Sir)    

Messico: l’unico muro per fermare i migranti è lo sviluppo economico, politico, culturale e sociale nei loro paesi di origine

9 Luglio 2019 - Città del Messico – “Il Messico vive una realtà senza precedenti. Secondo l'Istituto Nazionale della Migrazione (INM), si stima che, nei primi sei mesi di quest'anno, il flusso di migranti abbia già superato del 232% di quello registrato nel 2018, e sono circa 360 mila quelli senza documenti sparsi sul suolo nazionale o che sono già entrati negli Stati Uniti. Il sistema dell’immigrazione, sia nel nostro paese che negli Stati Uniti, parla di un fallimento, ma anche dell'urgente necessità di affrontare le cause profonde di questa crisi migratoria, in quanto l'unica ‘barriera’ che potrebbe fermare il flusso di migranti è lo sviluppo economico, politico, culturale e sociale nei loro paesi di origine": è quanto afferma l'editoriale del settimanale "Desde la fe", pubblicato dall'arcidiocesi di Mexico, nel suo numero di ieri, come riferisce Fides. Negli ultimi giorni, con la foto che ha girato il mondo sulla tragica morte di un padre emigrante e di sua figlia mentre tentavano di attraversare il Rio Grande, molte istituzioni, cattoliche e non, hanno commentato il fenomeno della mobilità internazionale come conseguenza innegabile di un sistema di immigrazione fallito, la cui inflessibilità porta sempre più fratelli a decidere tra il loro futuro o la loro vita. L’ultima tragedia sabato 7 luglio, quando le agenzie hanno informato della tragica fine di una giovane migrante del Guatemala, morta nel deserto dell’Arizona. "La Chiesa, negli Stati Uniti e in Messico, ha chiaramente indicato che ciascuno dei fratelli che periscono nel tentativo di raggiungere il cosiddetto ‘sogno americano’, chiede giustizia al cielo, ma anche soluzioni umane per tutti coloro che hanno il desiderio legittimo di raggiungere migliori condizioni di vita" continua il testo della pubblicazione dell'arcidiocesi messicana, che prosegue: "La Chiesa considera con preoccupazione il sovraffollamento che si sta verificando ai confini meridionali e settentrionali del Messico. È una realtà che alcune diocesi sono sopraffatte dal numero di migranti che transitano attraverso il loro territorio, con problemi di esaurimento, disidratazione, ferimenti o aggressioni della criminalità organizzata e talvolta delle stesse autorità migratorie. Tuttavia l'assistenza viene ancora data ai fratelli, in maniera sempre organizzata"."Come sottolinea la Conferenza dell'Episcopato Messicano (CEM), riguardo a questo dramma, le autorità messicane sono responsabili di fare maggiori sforzi nell'attenzione ai migranti e di continuare a promuovere il dialogo e il negoziato trasparente nelle relazioni bilaterali, senza cadere nel ricatto o nelle minacce. Alle autorità nordamericane spetta promuovere il lavoro congiunto con i governi del Triangolo settentrionale e il governo del Messico per sradicare la violenza e migliorare le economie locali, dalle quali le persone sono costrette a emigrare. A tutti i messicani - specialmente a quelli che si definiscono cristiani – compete l’impegno a sradicare la xenofobia, a riconoscere e aiutare le famiglie che fuggono da violenze, persecuzioni e povertà estrema, e che si aspettano, nel nostro paese, di essere trattate con compassione e amore, ma soprattutto con dignità" conclude il testo.    

Don La Magra: “continueremo a schierarci dalla parte degli ultimi secondo la legge del Vangelo”

8 Luglio 2019 - Città del vaticano - “Il fatto che, dopo sei anni, il Papa ancora una volta voglia ricordare la sua visita a Lampedusa significa che Lampedusa continua a rappresentare un simbolo forte nel mondo delle migrazioni, rappresenta tutto ciò che accade riguardo ai migranti e questo per noi è una grande responsabilità”. Don Carmelo La Magra, parroco di San Gerlando, l’unica parrocchia di Lampedusa, è appena uscito dalla Messa che Papa Francesco ha celebrato oggi all’altare della Cattedra della basilica di San Pietro nel sesto anniversario della sua visita a Lampedusa, alla presenza di 250 migranti, e confida al Sir, a caldo, le sue emozioni. “In questi giorni dicevo ai miei parrocchiani che siamo chiamati ad essere, come ci chiede il Vangelo, la lampada posta sul moggio e non sotto il letto perché chi ci guarda trovi luce e quell’orientamento del Vangelo che noi vogliamo dare al nostro servizio sull’isola”. “Gli sbarchi proseguono quasi quotidianamente; continuano ad arrivare dalla Libia molti profughi, ma che questi sbarchi hanno risalto mediatico solo quando a portare i migranti sono le Ong. Purtroppo, per la lotta che viene fatta a questi soccorritori – osserva il sacerdote -, a pagare un prezzo altissimo sono i migranti costretti a prolungare ulteriormente la loro attesa del porto sicuro, a subire senza colpa le conseguenze di vicende politiche, mediatiche, burocratiche, e si tratta di persone fragili, estremamente provate”. “Abbiamo visto e rivisto in questi giorni – aggiunge don La Magra – che cosa accade nei centri i centri di detenzione in Libia. Il Papa ne ha parlato anche domenica all’Angelus, il Paese non riesce più a garantire la sicurezza di nessuno e la situazione è estremamente fragile. Bisognerebbe mettere al sicuro almeno i soggetti più vulnerabili. Qualcuno parla di 6000 persone che la Libia potrebbe lasciare uscire ma anche se fossero poco di più che cosa sono poche migliaia di persone in confronto all’Europa intera. È come accogliere una nave da crociera, solo che i turisti di una nave da crociera portano benessere e di loro non abbiamo paura”. Di qui l’auspicio del sacerdote: “Mi auguro che ognuno faccia la sua parte, il nostro esempio magari è visibile ma ognuno e ovunque può fare qualcosa. Il Papa ci ha ricordato che la Chiesa guarda sempre dalla parte degli ultimi; se ognuno si schiera dalla parte degli ultimi possiamo fare tanto. Questo non è il momento delle lotte e delle contrapposizioni; noi non urliamo contro nessuno, andiamo avanti facendo la nostra parte al servizio degli ultimi, mettendo in pratica la nostra legge principale che è quella del Vangelo”.

Germania: a Essen il 4° Summit cattolico sui rifugiati

5 Luglio 2019 - Essen - “Le sfide dell’azione della Chiesa per i rifugiati nel trattamento della xenofobia”: è il tema centrale del 4° Summit cattolico sui rifugiati, che si svolge a Essen. Su invito della commissione Migrazione della Conferenza episcopale tedesca (Dbk), circa 150 responsabili delle Caritas diocesane e nazionali, delle comunità d’accoglienza, esperti e volontari si sono riuniti presso la miniera di carbone di Carl per discutere della xenofobia come una sfida per gli aiuti ai rifugiati della Chiesa. Nel discorso di apertura del summit, l’arcivescovo di Amburgo, mons. Stefan Hesse, in qualità di Rappresentante speciale per i problemi dei rifugiati e presidente della Commissione per la migrazione della Conferenza episcopale tedesca, ha voluto evidenziare ai partecipanti come “soprattutto in tempi difficili in cui la carità e la solidarietà con le persone in cerca di protezione possono apparire sbiadite, il fatto che numerosi rappresentanti di ispirazione ecclesiale, attori di aiuti ai profughi, siano qui raccolti è una fonte di ispirazione e forza”. Hesse ha ricordato che il primo summit del 2015 fu un momento di confronto successivo al grande flusso di migrazione estivo: “abbiamo sperimentato in Germania un’ondata di solidarietà, disponibilità e compassione”. Da allora, ha ricordato l’arcivescovo, si è sviluppato un forum di scambio, soprattutto sull’ammissione di molte persone che erano fuggite dalla loro patria per la guerra e conflitti civili.

Migrantes Agrigento: domani l’incontro culturale “Le porte del Mediterraneo”

5 Luglio 2019 - Agrigento - Si terrà domani, sabato 6 luglio, nella chiesa S. Lorenzo di Agrigento, l’incontro culturale, “Le porte del Mediterraneo – Flussi e influssi di popoli e culture”, organizzato da Migrantes Agrigento e dal Mu.Di.A. L’incontro è a margine dell’installazione “Le porte del Mediterraneo”, dell’artista Lucia Stefanetti che sarà visibile fino alla fine di luglio. L’iniziativa intende mettere in evidenza il contributo di culture altre nel patrimonio storico artistico siciliano ed agrigentino e nel contempo sottolineare il carattere dinamico della cultura, che non può chiudersi alle influenze derivanti da altre presenze, comprese quelle dei migranti.

Mediterranea: nave militare maltese prenderà i 54 migranti salvati

5 Luglio 2019 - Lampedusa - «A seguito di contatti tra i governi maltese e italiano, è stato deciso che Malta trasferirà 55 migranti, che sono stati salvati in mare al largo della Tunisia e che sono a bordo della nave Alex, a bordo di una nave delle forze armate di Malta e saranno accolti a Malta. D'altra parte, l'Italia prenderà 55 migranti da Malta”. Lo annuncia oggi il governo maltese in un comunicato relativo alla nave dell'ong italiana Mediterranea. «Questo accordo non pregiudica la situazione in cui questa operazione ha avuto luogo e in cui Malta non ha alcuna responsabilità legale, ma fa parte di un'iniziativa che promuove uno spirito europeo di cooperazione e buona volontàtra Malta e l'Italia». (avvenire.it)

Mediterranea con 54 naufraghi a bordo a 12 miglia da Lampedusa

5 Luglio 2019 - Roma - Dalle prime ore di questa mattina la nave Alex della Ong Mediterranea con 54 migranti a bordo si trova al limite delle acque territoriali italiane, a 12 miglia da Lampedusa, in attesa dell’indicazione di un porto sicuro “prima che la situazione a bordo diventi insostenibile”. I 54 naufraghi sono stati tratti in salvo nel pomeriggio di ieri da un gommone in pessime condizioni in zona Sar libica: tra di loro 11 donne, di cui tre incinte, e 4 bambini. Alle 5.17 il centro di coordinamento del salvataggio di Malta ha offerto come “gesto di buona volontà” la disponibilità da parte del governo maltese allo sbarco sull’isola delle 54 persone a bordo della nave Alex. “Abbiamo risposto che – informa Mediterranea – per le condizioni psicofisiche delle persone a bordo e le caratteristiche della nave”, Alex “non è in grado di affrontare la traversata verso Malta. Ma siamo disponibili a trasferire i naufraghi su motovedette maltesi o della Guardia Costiera italiana”. Alla nave, che batte bandiera italiana, è stato notificato il divieto di ingresso nelle acque italiane. (Sir)

Don Savina: Testimoni e porta di accoglienza dell’umanità di oggi

5 Luglio 2019 - Roma - “Il Dialogo ecumenico e interreligioso nella cura pastorale dei migranti”: è stato questo il tema affrontato ieri pomeriggio da don Giuliano Savina, Direttore dell’Ufficio Cei per il dialogo ecumenico ed interreligioso, intervenendo al Corso di Formazione “Linee di pastorale migratoria” promosso dalla Fondazione Migrantes e destinato principalmente ai Direttori Migrantes regionali e diocesani, ai collaboratori degli uffici diocesani; ai Cappellani etnici che svolgono il ministero nelle Diocesi italiane e ai missionari per gli italiani all’estero oltre ai religiosi, religiose, laici impegnati nel volontariato e interessati alle migrazioni. Al corso partecipano circa 50 operatori provenienti dall’Italia e dall’estero. Per don Savina ogni ufficio “è il volto della Chiesa a servizio” e “voi – ha detto rivolgendosi ai partecipanti – siete i testimoni dell’umanità di oggi, voi siete la porta di accoglienza dell’umanità di oggi”. E – ha aggiunto il direttore dell’Ufficio per l’ecumenismo e del dialogo interreligioso – nell’umanità di oggi c’è tutto”. L’obiettivo è quello di “entrare in dialogo con l’altro e se entro in dialogo, entro in ascolto con l’altro. E se entro in ascolto non sono più quello di prima. Entro, quindi, in un processo deformante che mi cambia”. Quindi, testimoni di una chiesa deformante, di una chiesa in azione di “cui noi siamo protagonisti e soggetti attivi”. I lavori del Corso si concluderanno, questa mattina, con un intervento del direttore generale, don Gianni De Robertis che parlerà, fra le altre cose, della prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà domenica 29 settembre sul tema “Non si tratta solo di Migranti”.