29 Maggio 2019 - Parigi - Sono una trentina le comunità greco-cattoliche romene disperse sul territorio italiano: tra parrocchie personali, missioni con cura delle anime, comunità informali ed una chiesa rettoria, quella del Santissimo Salvatore alle Coppelle nei pressi di Piazza Navona a Roma, chiesa che dal 1914 fu affidata da Pio X ai greco-cattolici romeni. Con il rito bizantino ed in piena comunione col Papa di Roma, tutte queste comunità testimoniano “la divina unità nella varietà della fede cattolica”.
I greco-cattolici romeni vivono in Italia ciò che il Decreto conciliare Unitatis Redintegratio, n. 17 dichiara solennemente: “Questo sacro Concilio, ringraziando Dio che molti orientali figli della Chiesa cattolica, i quali custodiscono questo patrimonio e desiderano viverlo con maggior purezza e pienezza, vivano già in piena comunione con i fratelli che seguono la tradizione occidentale, dichiara che tutto questo patrimonio spirituale e liturgico, disciplinare e teologico, nelle diverse sue tradizioni appartiene alla piena cattolicità e apostolicità della Chiesa”.
Dopo la svolta del 1989, dalla Romania è emigrato circa il 15% della popolazione, specie giovani. L’Italia è il Paese dove vive il maggior numero di romeni: più di un milione. Questo “segno dei tempi” interpella per quanto riguarda i problemi sociali legati a questo fenomeno. Pertanto l’attività caritativa e solidale all’interno delle nostre comunità è una risposta immediata a queste sfide.
In Italia ed in tutta la diaspora europea, i romeni greco-cattolici si preparano per la visita del Papa che si fermerà per tre giorni nel loro paese di origine dal 31 maggio al 2 giugno 2019. Tutti sperano che la sua presenza sia una spinta verso l’unità, per trovare una strada e far camminare insieme tutti i cristiani. Infatti, nella sua visita nella terra romena, come indicato nel motto - “Camminiamo insieme”, Papa Francesco inviterà all’unità di tutti, nella diversità di espressioni della fede.
Negli anni scorsi, alcune testimonianze di eccezione sul martirio della Chiesa Greco-Cattolica Romena sono state presentate in diverse diocesi italiane: Padova, Bologna, Firenze, Milano, Vittorio Veneto, ecc. Trattasi del libro “Catene e terrore. Un vescovo clandestino greco-cattolico nella persecuzione comunista in Romania” di Ioan Ploscaru (EDB 2013) a cura di Marco Dalla Torre (Traduzione dal romeno: Maria Ghergu e Giuseppe Munarini. Note all’edizione italiana di Giuseppe Munarini). L’autore è un vescovo di seconda generazione, ordinato in clandestinità quando la scure della persecuzione si era già abbattuta in Romania. Nel 2016, sempre presso le EDB fu pubblicato il libro “La nostra fede è la nostra vita. Memorie”.(A cura di Marco Dalla Torre. Traduzione in lingua italiana di Giuseppe Munarini, Cristian Florin Sabău e Ioan Mărginean- Cociș. Note all’edizione italiana di Giuseppe Munarini EDB. Edizioni Dehoniane Bologna, 2016. Aggiungerei due agili volumetti: Gelu Hossu, Cardinalul Iuliu Hossu. Spirit al Adevărului, Viața Creștină, Cluj-Napoca 2019 e la traduzione italiana del professor Laszlo Alexandru, apparsa nella stessa città e nello stesso anno). Il volume che racchiude i tre quaderni di memorie dei giorni e degli anni di terrore vissuti nei “lager” comunisti dal Cardinale romeno Iuliu Hossu. Mentre nel 2017, presso le Edizioni Feeria Comunità di San Leolino, Ponzano in Chianti, fu pubblicato il volume, “Le sbarre, le mie croci. Poesie dal gulag romeno (1951-1964)” scritte dallo stesso Ioan Ploscaru nei suoi anni di carcere (Traduzione a cura di Celina Duca e Valerio Vigorelli, rivista da Lorenzo Gobbi. Postfazione di Alexandru Mesian, vescovo di Lugoj, a cura di Marco dalla Torre e Lorenzo Gobbi, Edizione Feeria. Comunità di San Leolino, Panzano in Chianti 2017).
Tuttavia, un “filo rosso” lo possiamo intravedere nella storia recente di questa Chiesa benedetta dal sangue prezioso dei suoi martiri: nella sua Lettera apostolica Veritatem facientes del 1952 quando la persecuzione si era ormai scatenata ferocemente, il Pontefice Pio XII alzava la sua voce per lamentare la soppressione sua e di tutte le sue istituzioni, nel desiderio di baciare le catene di coloro che giacevano e piangevano nelle carceri comuniste, ricordando che, nell’essere perseguitata, la Chiesa romena rinnovava la grandezza della Chiesa primitiva.
Nel concistoro del 1969, Paolo VI creò cardinale in pectore il Vescovo Iuliu Hossu imprigionato in Romania, ma la sua nomina venne resa pubblica solo nel 1973 dopo la sua morte. Il 6 gennaio 1982 Giovanni Paolo II celebra a Roma la consacrazione episcopale del Mons. Traian Crișan, greco-cattolico romeno, nominato Segretario della Sacra Congregazione per le Cause dei Santi, parlando della sua Chiesa di Romania “la Chiesa orientale tanto vicina e cara al nostro cuore”. A Bucarest, sempre Giovanni Paolo II affermava, l’8 maggio 1999: “sulle tombe dei pochi martiri noti e dei molti, le cui spoglie mortali non hanno neppure l'onore di una cristiana sepoltura, ho pregato per tutti voi, ed ho invocato i vostri martiri e i confessori della fede, perché intercedano per voi presso il Padre che sta nei cieli”.
Benedetto XVI ha elevato la Chiesa metropolitana sui iuris Greco-Cattolica Romena al grado di Chiesa Arcivescovile Maggiore. Allo stesso tempo, ha promosso Mons. Lucian Mureşan alla dignità di Arcivescovo Maggiore di Făgăraş e Alba Iulia dei Romeni, creandolo quindi cardinale nel Concistoro del 18 febbraio 2012, del Titolo di Sant’Atanasio.
Il 19 marzo scorso, Papa Francesco ha autorizzato la promulgazione dei decreti riguardanti il martirio di sette vescovi della Chiesa greco-cattolica di Romania, sotto il regime comunista, mentre domenica 2 giugno 2019 presidierà la Messa per la loro beatificazione, in rito bizantino, e pronuncerà l’omelia e la formula di beatificazione, sul Campo della Libertà a Blaj. Si tratta dei servi di Dio Vasile Aftenie (1899-1950), vescovo ausiliare dell’Arcieparchia di Alba Iulia e Făgăraș; Valeriu Traian Frenţiu (1875-1952), vescovo di Oradea; Ioan Suciu (1907-1953), amministratore apostolico dell’Arcieparchia di Alba Iulia e Făgăraș; Tit Liviu Chinezu (1904-1955) vescovo ausiliare dell’Arcieparchia di Alba Iulia e Făgăraș; Ioan Bălan (1880-1959), vescovo di Lugoj; Alexandru Rusu (1884-1963), vescovo di Maramureș e di Iuliu Hossu (1885-1970), vescovo di Cluj Gherla.
Per le nostre comunità in Italia ed in tutta la diaspora, le testimonianze dei martiri di fronte all’implacabile persecuzione comunista è motivo di grande speranza per la costruzione di un futuro migliore per il nostro popolo.
Come lo affermava una Nota della Sala Stampa della Santa Sede nel 2005 nel dare annuncio dell’elevazione della Chiesa Romena al grado di Chiesa Arcivescovile Maggiore: “L’aspetto più specifico della testimonianza di quella Chiesa è la radicalità del suo rifiuto di ogni compromesso con il potere ateo, per rivendicare il destino più vero dell’uomo e il posto che Dio deve avere nella sua vita. È una Chiesa che, con rinnovata vitalità, ha ripreso il suo posto nella Chiesa universale”. (p. Cristian Crisan, Visitatore Apostolico per i fedeli greco-cattolici romeni in Europa Occidentale)
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Roma: l’asilo interculturale “Munting tahanan” otterrà due mesi di proroga
28 Maggio 2019 - Roma - L’asilo interculturale “Munting tahanan” (“Piccola casa” in tagalog, la lingua delle Filippine) che rischiava di chiudere entro il 31 maggio per la scadenza della convenzione con il Comune di Roma, ha ottenuto la proroga del contratto fino al 31 luglio 2019. Questo permetterà a 40 bimbi da 0 a 3 anni di diverse nazionalità e alle loro famiglie di concludere l’anno scolastico. Dopo una prima richiesta a gennaio rimasta senza risposta, riferisce il Sir, la settimana scorsa era stata inviata una nuova lettera all’assessora alla persona, scuola e comunità solidale di Roma Capitale, Laura Baldassarre, per chiedere una proroga del contratto, in modo da completare almeno il percorso educativo iniziato a settembre. “Ci è arrivata una comunicazione telefonica dall’assessorato e siamo felicissime – afferma al Sir la direttrice del centro Angelica Da Rocha – . Non potevamo assolutamente lasciare per strada questi bambini e queste famiglie. Oggi ci incontreremo con altri asili nido della capitale che si trovano nella stessa situazione per capire come muoverci per il futuro. Intanto questa è per noi una boccata d’aria e un sospiro di sollievo”.
A giugno la kermesse internazionale dell’arte e del cibo di strada
27 Maggio 2019 - Roma - Arriva alla ventunesima edizione il Veregra Street Festival, kermesse internazionale dell’arte e del cibo di strada che si svolgerà dal 21 al 29 giugno 2019 a Montegranaro nelle Marche. Il Veregra Street è uno dei più grandi festival italiani del settore che propone un ricco cartellone in nove intense giornate di incanti, prodigi e stupore con oltre 100 spettacoli delle più varie espressioni di arte urbana in piazze e vicoli del medioevale centro storico, i profumi e le gustosità dello street food di qualità e dei piatti della tradizione marchigiana con la sezione “Veregra Food”, spettacoli e laboratori rivolti a bambini, ragazzi e famiglie con la sezione “Veregra Children” in programma dal 24 al 26 giugno con il “Premio Nazionale Otello Sarzi”, mostre, mercatino artigianale e eventi collaterali organizzati insieme ad associazioni cittadine. Viene riproposta per il terzo anno consecutivo l’anteprima a Montemonaco “Fuori Strada – Artisti marchigiani per i Sibillini”, evento di solidarietà ed attenzione nei confronti delle popolazioni colpite dal sisma che quest’anno si svolgerà il 16 giugno, e la sezione “PIC Festival” legata al progetto europeo “PIC, Poetic Invasion (of the Cities)” di cui il Comune di Montegranaro è capofila, con spettacoli di compagnie provenienti dal Belgio (nazione ospite per il 2019
Migrantes: il nuovo collegio dei revisori dei conti
23 Maggio 2019 - Roma - Il Consiglio Episcopale Permanente della CEI, nella sessione straordinaria del 22 maggio, ha provveduto alla nomina dei membri del Collegio dei revisori dei conti della Fondazione Migrantes. Si tratta del Dott. Paolo Buzzonetti, del Dott. Massimo Soraci e del Diac. Dott. Mauro Salvatore. Lo rende noto oggi il Comunicato finale dei lavori dell’Assemblea della CEI conclusasi oggi in Vaticano. Al collegio dei revisori gli auguri di un proficui lavoro.
Tavolo Asilo nazionale: “no al decreto sicurezza-bis”
21 Maggio 2019 - Roma - Le organizzazioni riunite nel Tavolo Asilo nazionale si dicono “contrarie” al decreto sicurezza-bis e “profondamente preoccupate per come il governo sta affrontando il tema dei diritti delle persone migranti, del loro salvataggio in mare, dell’accoglienza nei territori”. Al Tavolo Asilo nazionale aderiscono A Buon Diritto, Acli, ActionAid, Amnesty International Italia, Arci, Asgi, Centro Astalli, Cir, Cnca, Comunità di S.Egidio, Comunità Papa Giovanni XXIII, Emergency, Focus – Casa dei diritti sociali, Intersos, Legambiente, Mediterranean Hope (Programma Rifugiati e Migranti della Fcei) Medecins du Monde – Missione Italia, Oxfam, Senza Confine. Hanno inoltre aderito: Gruppo Abele, Libera, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, Open Arms Italia Odv, Sea-Watch. “Il governo, negando l’esistenza di una guerra civile in Libia, continua nell’intento di impedire qualsiasi fuga, inasprendo la lotta contro chi cerca di salvare vite umane”, osservano le associazioni. Il decreto sicurezza-bis, in particolare, “colpisce chi risponde all’obbligo di soccorso prevedendo sanzioni amministrative per comportamenti coerenti con l’ordinamento giuridico e con i principi costituzionali, ma che agli occhi del ministro mettono in pericolo l’ordine pubblico”. Inoltre sposta “la competenza dei reati di favoreggiamento dell’immigrazione irregolare su Procure della Repubblica impegnate nella lotta alle mafie, rischiando di distoglierle da un’attività di fondamentale importanza”. E “trasferisce le competenze interdittive del Codice della navigazione dal ministro delle Infrastrutture al ministro dell’Interno, violando gli ambiti di reciproca competenza”. Non solo: “Introduce norme per espellere chi è detenuto in carcere e finanzia i Paesi extra Ue per le riammissioni degli stessi, senza considerare i concreti rischi di violazione di diritti umani. Prevede inoltre una serie di misure d’inasprimento del Codice penale contro le legittime manifestazioni di espressione democratica”. Le organizzazioni ribadiscono che, come previsto dalla nostra Costituzione, “l’Italia debba promuovere politiche inclusive e di accoglienza, anziché contrastare chi salva vite umane”. E che “non si debbano consentire respingimenti verso zone di guerra e verso porti non sicuri, cosi come denunciato dalle Nazioni Unite nella lettera inviata al nostro governo”.
Democratica e accogliente è l’ Europa di Patroni e Papi
21 Maggio 2019 - Milano - È certamente sbagliato strumentalizzare la fede religiosa ai fini di propaganda politica ed elettorale, ed è contraddittorio fare della cattolicità (che vuol dire universalità) un emblema di partito (che vuol dire parte), ma può essere davvero significativo invocare, oggi, nell'imminenza delle elezioni del Parlamento europeo i Santi Patroni d’Europa. Com’è noto, vent’anni fa, san Giovanni Paolo II aggiunse a tre uomini del primo millennio, san Benedetto e i santi Cirillo e Metodio, tre donne del secondo millennio cristiano e cioè santa Brigida di Svezia, santa Caterina da Siena e la contemporanea santa Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein, filosofa ebrea convertitasi al cattolicesimo e uccisa dai nazisti ad Auschwitz. Nel suo Motu proprio, Giovanni Paolo II parlava dell’attualità di questa santa: «Ella fece propria la sofferenza del popolo ebraico, a mano a mano che questa si acuì in quella feroce persecuzione nazista che resta, accanto ad altre gravi espressioni del totalitarismo, una delle macchie più oscure e vergognose dell’Europa del nostro secolo. […] Noi guardiamo oggi a Teresa Benedetta della Croce riconoscendo nella sua testimonianza di vittima innocente, da una parte, l’imitazione dell’Agnello Immolato e la protesta levata contro tutte le violazioni dei diritti fondamentali della persona, dall’altra, il pegno di quel rinnovato incontro di ebrei e cristiani, che nella linea auspicata dal Concilio Vaticano II, sta conoscendo una promettente stagione di reciproca apertura. Dichiarare oggi Edith Stein compatrona d’Europa significa porre sull'orizzonte del Vecchio Continente un vessillo di rispetto, di tolleranza, di accoglienza, che invita uomini e donne a comprendersi e ad accettarsi al di là delle diversità etniche, culturali e religiose, per formare una società veramente fraterna». Ecco allora l’indicazione fondamentale: un’Europa in cui è sempre desta la coscienza anti-totalitaria e anti-nazista ed un’Europa che si costruisca sul rispetto, sulla tolleranza e sull’accoglienza. Sappiamo che uno dei grandi temi del dibattito che ha preceduto queste elezioni europee è stato l’atteggiamento da assumere verso l’immigrazione. Come si coniugano allora rispetto, tolleranza e accoglienza in questo campo? Ce lo dice l’ininterrotto insegnamento pontificio: da Paolo VI, a Giovanni Paolo II, a Benedetto XVI, a Francesco. Ma possiamo limitarci a richiamare qualche passaggio del magistero di colui che più lo affrontò (con numerosi testi), perché il problema emerse drammaticamente soprattutto durante il suo pontificato: san Giovanni Paolo II, che viene talvolta citato senza però conoscerne il pensiero e per affermare l’opposto di quello che egli diceva. Bastino dunque alcuni richiami: «Lo Stato deve essere garante della parità di trattamento legislativo e deve perciò tutelare la famiglia emigrata e profuga in tutti i suoi diritti fondamentali, evitando ogni forma di discriminazione nella sfera del lavoro, dell’abitazione, della sanità, dell’educazione e cultura» (15 agosto 1986). «Per molti dei nostri fratelli la migrazione, che era un cammino di speranza, si trasforma in un percorso irto di difficoltà e di amare disillusioni. Delle frontiere si chiudono davanti a loro, delle legislazioni si induriscono fino a comportare rifiuti infinitamente dolorosi, a mantenere separate delle famiglie, a creare dei veri apolidi. Oppure, entrati talvolta clandestinamente, gli immigrati si ritrovano sfruttati, essendo il loro lavoro mal retribuito, le loro condizioni di vita e di soggiorno per molto tempo precarie. Ricorderò qui ciò che scriveva il mio predecessore Paolo VI a proposito dei lavoratori immigrati: 'E urgente che si sappia superare nei loro confronti un atteggiamento strettamente nazionalista per dar loro uno statuto che riconosca un diritto all’emigrazione, favorisca la loro integrazione, faciliti la loro promozione professionale e permetta loro l’accesso a un alloggio decente, nel quale possano raggiungerli, se è il caso, le loro famiglie' (Octogesima adveniens, 17)» (5 luglio 1990). E quando il problema si faceva più grave, il 25 luglio 1995, con molta chiarezza san Giovanni Paolo II insegnava: «Gli Stati tendono per lo più a intervenire mediante l’inasprimento delle leggi sui migranti e il rafforzamento dei sistemi di controllo delle frontiere e le migrazioni perdono così quella dimensione di sviluppo economico, sociale e culturale che storicamente possiedono. […] La necessaria prudenza che la trattazione di una materia così delicata impone non può sconfinare nella reticenza o nell’elusività; anche perché a subirne le conseguenze sono migliaia di persone, vittime di situazioni che sembrano destinate ad ag- gravarsi, anziché a risolversi. La condizione di irregolarità legale non consente sconti sulla dignità del migrante, il quale è dotato di diritti inalienabili, che non possono essere violati né ignorati. […] Quando la comprensione del problema è condizionata da pregiudizi ed atteggiamenti xenofobi, la Chiesa non deve mancare di far sentire la voce della fraternità, accompagnandola con gesti che attestino il primato della carità. […] la Chiesa è il luogo in cui anche gli immigrati illegali sono riconosciuti ed accolti come fratelli. È compito delle diverse diocesi mobilitarsi perché queste persone, costrette a vivere fuori dalla rete di protezione della società civile, trovino un senso di fraternità nella comunità cristiana. La solidarietà è assunzione di responsabilità nei confronti di chi è in difficoltà. Per il cristiano il migrante non è semplicemente un individuo da rispettare secondo le norme fissate dalla legge, ma una persona la cui presenza lo interpella e le cui necessità diventano un impegno per la sua responsabilità. 'Che ne hai fatto di tuo fratello?' (cfr Gv 4, 9). La risposta non va data entro i limiti imposti dalla legge, ma nello stile della solidarietà. […] 'Questa gente che non conosce la legge è maledetta' (Gv 7, 49), avevano sentenziato i farisei riferendosi a coloro che Gesù soccorreva anche oltre i limiti stabiliti dalle loro prescrizioni». Certo, per una grande Europa che si metta decisamente su un cammino di solidarietà internazionale, di giustizia mondiale e di carità universale non basta un rinnovamento radicale della politica, che pure auspichiamo con decisione, ma ci vuole una vera conversione dei cuori. È giusto allora affidare i cuori degli europei al Cuore Immacolato di Maria, cioè a Colei che è «icona vivente della donna migrante. Ella dà alla luce suo Figlio lontano da casa (cfr. Lc 2,1 7) ed è costretta a fuggire in Egitto (cfr. Mt 2,13 14). La devozione popolare considera quindi giustamente Maria come Madonna del cammino » (Istruzione Erga migrantes caritas Christi del 3 maggio 2004). È questo il cammino cristiano che bisogna augurare all'Europa e augurarsi in Europa, fuori da contraffazioni propagandistiche e blasfeme, e pregando amorevolmente per i contraffattori: affinché – per il bene loro e di tutti – pratichino il Vangelo che dicono di aver caro. (Fulvio De Giorgi – Avvenire)
Papa Francesco: la pace di Gesù come la calma del mare profondo
21 Maggio 2019 - Città del Vaticano - Come possono conciliarsi le “tribolazioni” e le persecuzioni che subisce San Paolo, narrate nella pagina degli Atti degli Apostoli di oggi, con la pace che Gesù lascia ai suoi discepoli nelle parole di addio dell'ultima cena: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”, che sono riportate oggi dal Vangelo di Giovanni? Prende spunto proprio da questo interrogativo, riferisce Vatican News, l'omelia di papa Francesco a Casa Santa Marta. “La vita di persecuzioni e tribolazioni sembra essere una vita senza pace” e invece è l' ultima delle Beatitudini, ricorda il Pontefice: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia”: “La pace di Gesù va con questa vita di persecuzione, di tribolazione. Una pace che è molto sotto, molto sotto, molto profonda a tutte queste cose. Una pace che nessuno può togliere, una pace che è un dono, come il mare che nel profondo è tranquillo e nella superficie ci sono le ondate. Vivere in pace con Gesù è avere questa esperienza dentro, che rimane durante tutte le prove, tutte le difficoltà, tutte le ‘tribolazioni’”. Solo così - aggiunge il Papa - si può capire come abbiano vissuto l'ultima ora tanti Santi che “non hanno perso la pace”, tanto da far dire ai testimoni che “andavano al martirio come invitati a nozze”. E' questo il dono della “pace di Gesù”, quella, rimarca il Papa, che non possiamo avere attraverso mezzi umani “andando per esempio dal medico o prendendo ansiolitici”. E' qualcosa di diverso, che viene “dallo Spirito Santo dentro di noi” e che porta con sè la “fortezza”. Come quella di un uomo, abituato a lavorare tanto, - è il ricordo del Papa - visitato qualche giorno fa, che, all'improvviso, per il sopraggiungere della malattia, ha dovuto abbandonare ogni suo progetto, riuscendo tuttavia a rimanere sempre nella pace. “Questo è un cristiano”, commenta Francesco e spiega: “La pace ci insegna, questa di Gesù, ci insegna ad andare avanti nella vita. Ci insegna a sopportare. Sopportare: una parola che noi non capiamo bene cosa vuol dire, una parola molto cristiana, è portare sulle spalle. Sopportare: portare sulle spalle la vita, le difficoltà, il lavoro, tutto, senza perdere la pace. Anzi portare sulle spalle e avere il coraggio di andare avanti. Questo soltanto si capisce quando c’è lo Spirito Santo dentro che ci dà la pace di Gesù”. Se invece vivendo - fa notare il Papa - ci facciamo prendere da un “nervosismo fervente” e perdiamo la pace, vuol dire che “c'è qualcosa che non funziona”. Dunque avendo in cuore il “dono promesso da Gesù” e non quello che viene dal mondo o dai “soldi in banca”, possiamo affrontare le difficoltà anche “più brutte”, andiamo avanti e lo facciamo con una capacità in più - aggiunge il Pontefice tralasciando il testo delle Letture - quella di far “sorridere il cuore” : “La persona che vive questa pace mai perde il senso dell’umorismo. Sa ridere di se stessa, degli altri, anzi della propria ombra, si ride di tutto… Questo senso dell’umorismo che è tanto vicino alla grazia di Dio. La pace di Gesù nella vita quotidiana, la pace di Gesù nelle tribolazioni e con quel pochino di senso dell’umorismo che ci fa respirare bene. Che il Signore ci dia questa pace che viene dallo Spirito Santo, questa pace che è propria di Lui e che ci aiuta a sopportare, portare su, tante difficoltà nella vita”.
Per una nuova presenza missionaria: da lunedì l’Assemblea Generale della CEI
20 Maggio 2019 - Roma –Sarà Papa Francesco ad aprire – con un intervento pubblico alle 16:30 e, quindi, l’incontro a porte chiuse con i vescovi – oggi pomeriggio l’Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, in programma fino al 23 maggio in Vaticano, presso l’Aula del Sinodo. Domani, alle ore 9:00, è prevista l’introduzione del Card. Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia – Città della Pieve e Presidente della CEI. Sono all’ordine del giorno anche l’approvazione delle Linee guida per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili nella Chiesa, un aggiornamento circa l’incontro di riflessione e spiritualità per la pace nel Mediterraneo (Bari, 19-23 febbraio 2020) e una prima proposta di Orientamenti pastorali per il quinquennio 2020-2025. Il tema principale ruota attorno a “Modalità e strumenti per una nuova presenza missionaria”: i lavori di approfondimento nei gruppi vedranno anche la partecipazione di una quindicina di missionari. Tra questi alcuni impegnati con i nostri connazionali all’estero. Giovedì 23, alle ore 13,00, nell’atrio dell’Aula Paolo VI è prevista la conferenza stampa conclusiva, con l’intervento del Card. Bassetti.
Don Bianchi (Fisc): “legati ad una comunità ma con uno sguardo non localistico che guarda a Italia, Europa e mondo”
17 Maggio 2019 - Faenza - “Abbiamo un imprinting che ci lega ad una comunità, ma abbiamo uno sguardo non localistico che guarda all’Italia, all’Europa e al mondo”. Lo ha affermato questa mattina don Adriano Bianchi, Presidente nazionale della Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici), all’apertura del convegno “Colori d’Europa, le sfide del terzo millennio” al via oggi a Faenza. Bianchi ha ricordato “l’attenzione dell’Europa e ai temi europei” che contraddistingue i settimanali cattolici italiani grazie alla sinergia con il Sir. Questo avviene “mantenendo il nostro radicamento” con “il racconto di storie e di comunità che diversamente non verrebbero narrate”. Rispetto alla riforma dell’editoria, il presidente della Fisc ha detto che “ci sentiamo un po’ traditi” visto dopo poco più di un anno dall’entrata in vigore si è alla vigilia di nuovi cambiamenti. Rispetto all’attività dei settimanali diocesani, “crediamo che – ha proseguito – questa presenza sia necessaria al bene del Paese. Un impegno che rilanciamo oggi da Faenza, ribadendo che guardiamo dai nostri territori all’Italia, all’Europa e al mondo europei”. All’apertura del convegno ha portano il suo saluto il Sindaco di Faenza, Giovanni Malpezzi, che ha ricordato come “51 anni fa la città abbia ricevuto il Premio Europa dal Consiglio d’Europa”, diventando “la prima città italiana non capoluogo ad esserne insignita”. L’Unione europea, ha sottolineato, è una “casa comune” che necessita di “interventi di cambiamento” ma che “nonostante le pecche ci ha garantito 70 anni di pace tra gli Stati membri”. Anche il Presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna, Giovanni Rossi, si è soffermato sulla “comune battaglia per la difesa e la qualificazione del fondo per il pluralismo”. “Si progettano tagli, si prospetta addirittura la chiusura nel momento in cui altri stati – Francia o Canada, per esempio – fanno scelte diametralmente opposte”. Chiudendo “realtà che sono radicate nei territori, si spegnerebbero voci che esprimono molte realtà” e “si metterebbe in discussione la comunicazione di prossimità, che può convogliare le istanze delle comunità”. “Continueremo nell’impegno – ha assicurato – perché non venga fatta una scelta del genere”.
Mons. Toso: “credenti chiamati a liberarli e umanizzarli ponendoli al servizio della crescita umana in pienezza”
17 Maggio 2019 - Faenza - “I mass media e i social, se abitati e vissuti in Cristo, nel suo Amore, sono resi partecipi della forza trasfiguratrice di Colui che è venuto sulla terra per far nuove tutte le cose”. Lo ha affermato questa mattina mons. Mario Toso, vescovo di Faenza-Modigliana, nel corso della messa che ha presieduto all’Istituto Emiliani di Fognano di Brisighella (Ra) per i partecipanti al convegno nazionale della Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici) che si è aperto questa mattina a Faenza sul tema “Colori d’Europa, le sfide del terzo millennio”. Nell’omelia, il vescovo ha evidenziato che “se celebriamo l’Eucaristia è perché il nostro lavoro di comunicatori, di annunciatori, di persone che vivono i mass media e li usano ha come punto di riferimento centrale l’Eucaristia stessa”. “I credenti prolungano l’Incarnazione redentrice di Cristo nel creato e quindi anche nei mezzi di comunicazione. Ciò facendo, liberano, umanizzano i mass media, li pongono al servizio della crescita umana in pienezza, secondo la misura di Cristo”, ha osservato, aggiungendo che “ugualmente li mettono a servizio della crescita non solo della società ma del Regno di Dio, di quella convivialità umana che è sempre più somigliante alla comunione trinitaria”. “Gli operatori che partecipano all’Eucaristia – ha ammonito – sono sollecitati ad animarli con quell’Amore pieno di verità che è il dono più grande dato da Dio all’umanità”. A pochi giorni dal decennale della promulgazione dell’enciclica “Caritas in Veritate” di Papa Benedetto XVI, mons. Toso ne ha richiamato alcuni brani sottolineando che “chi lavora nella Caritas ha come primo compito comunicare Gesù Cristo oltre che aiutare, fornire i vestiti”. “Caritas in Veritate”, ha proseguito il vescovo, dovrebbe essere il principio che guida l’impiego etico dei media. “Dall’Eucaristia attingiamo un amore pieno di verità. Solo così – ha concluso – potrà crescere una civiltà digitale commisurata alla dignità della persona e alla sua trascendenza”.

