Tag: Mobilità umana e migrazioni

La comunione e il progresso

19 Maggio 2021 - Roma - Comunione e progresso. Il binomio sembra un manifesto operativo per la comunicazione attuale. Eppure riporta indietro nel tempo, esattamente a 50 anni fa. È il 23 maggio 1971 e, per disposizione del Concilio Ecumenico Vaticano II, la Pontificia Commissione per le comunicazioni sociali pubblica l’Istruzione pastorale “Communio et progressio”. Quel 23 maggio veniva celebrata la V Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Non sono semplici coincidenze ma traiettorie disegnate nel tempo, che restituiscono il senso di un impegno. La rotta è tracciata dalla freschezza delle parole finali della Nota pastorale: “Il Popolo di Dio, stando al passo con gli avvenimenti che tessono la trama della storia, e volgendo con immensa fiducia lo sguardo al futuro, sia come comunicatore che come recettore, già intravede quanto sia largamente promettente la nuova era spaziale delle comunicazioni sociali” (n. 187). Anticipo di futuro e segno di profezia in due parole precise: comunione e progresso. (Vincenzo Corrado)  

Migliaia di migranti a Ceuta: “non sfruttare le loro legittime aspirazioni a fini politici” chiedono i Vescovi spagnoli

19 Maggio 2021 - Ceuta - “Ripristineremo l'ordine a Ceuta con la massima rapidità”, ha detto Pedro Sánchez, presidente del governo della Spagna, che ieri era a Ceuta, dove si è verificato un arrivo massiccio di immigrati. Secondo le note delle agenzie, Sánchez ha insistito sulla fermezza del governo ad agire “di fronte a qualsiasi sfida, eventualità e in qualsiasi circostanza”. Sono più di 8 mila i migranti entrati in modo irregolare dal Marocco nelle ultime 48 ore, e da ieri l'esercito spagnolo vigila le spiagge di El Tarajal, proprio alla frontiera. Isabel Brasero, responsabile della comunicazione della Croce Rossa di Ceuta, informando sul lavoro che stanno facendo dall'inizio della crisi migratoria, ha evidenziato che “la Croce Rossa non aveva mai affrontato una situazione simile, arrivano famiglie intere, anche con bambini piccoli”. Anche la Chiesa locale ha mostrato la sua preoccupazione per ciò che sta accadendo al confine con il Marocco. L'Arcivescovo di Toledo, Mons. Francisco Cerro Chaves, spera, riferisce l’agenzia Fides, che “tutto si risolva nel migliore dei modi, perché è una situazione drammatica per le persone che sono in fuga da carestie, guerre, difficoltà, problemi... e la Chiesa deve essere una casa accogliente per tutti”, ha sottolineato l'Arcivescovo. L'Arcivescovo di Madrid, il Cardinale Carlos Osoro, ha invitato a pregare il Signore per la situazione a Ceuta e Melilla, attraverso il suo account Twitter: "per la pace, la coesistenza e la sicurezza. I nostri fratelli e sorelle vulnerabili e sofferenti non siano usati, cerchiamo insieme una via d'uscita per loro”. La Migrantes della Conferenza Episcopale Spagnola guarda con preoccupazione la situazione che si sta verificando a Ceuta e Melilla. “Facendo appello al valore supremo della vita e della dignità umana, si ricorda che la disperazione e l'impoverimento di molte famiglie e minori non può e non deve essere usato da nessuno Stato per sfruttare le legittime aspirazioni di queste persone a fini politici”, scrive Mons. José Cobo, Vescovo ausiliare di Madrid e responsabile del Dipartimento delle Migrazioni della CEE.    

La forza del lavoro domestico, terzo settore in Italia per numero di lavoratori

19 Maggio 2021 - Roma - Il lavoro domestico in Italia si colloca al terzo posto per numero di lavoratori coinvolti, dopo i settori terziario e meccanico e più del doppio rispetto al settore istruzione. Quasi 900mila i lavoratori regolari (colf, badanti, babysitter) cui si aggiunge oltre un milione di irregolari, secondo le stime dell’Osservatorio nazionale DOMINA basate su dati Istat. Le cifre sono state elaborate tenendo in considerazione anche i dati dell’archivio CNEL sui contratti collettivi di lavoro. Si tratta del settore col più alto potenziale di crescita, vista la forte incidenza del lavoro nero: con una piena emersione, il comparto potrebbe avvicinarsi, per numero di lavoratori, a quello dei meccanici. Secondo un’indagine Censis-Istat, almeno l’8% delle famiglie italiane ha una o più collaborazioni domestiche all’attivo, perciò il numero complessivo dei datori di lavoro può arrivare a 2,1 milioni. Dunque il lavoro domestico sarebbe oggi il secondo settore per numero di datori di lavoro, addirittura superiore alla somma di tutti gli altri (1,4 milioni). Per Lorenzo Gasparrini, segretario generale di DOMINA, “il settore oggi ha bisogno di riforme radicali, considerando il fatto che nel 2030 gli anziani non autosufficienti saranno 5 milioni. La strada intrapresa con le proposte di riforma definite nel Pnrr ci sembra corretta: giusto investire 3 miliardi nel rafforzamento dell’assistenza domiciliare”. A proposito dell’alto tasso di irregolarità del settore, però, Gasparrini avverte: “Le badanti vanno formate e regolarizzate. Senza spendere fondi, ma solo riorganizzando il sistema, si possono assistere meglio centinaia di migliaia di anziani”.    

Cagliari: anche la Migrantes alla “Settimana Laudato si’” di Cagliari

18 Maggio 2021 - Cagliari – Da ieri e fino al 23 maggio la diocesi di Cagliari promuove la «Settimana Laudato si’». Si tratta di un percorso di conoscenza, dialogo, riflessione e sensibilizzazione sui temi del rispetto dell’ambiente, dell’inclusione sociale, dell’integrazione, dell’accoglienza e della mondialità, destinato in particolare ai giovani. L’iniziativa è stata organizzata dalla Caritas, dalla Pastorale Sociale e del Lavoro, dalla Pastorale giovanile, dal Progetto Policoro e dalla Migrantes, in collaborazione con il «Global Catholic Climate Movement». L’evento si svilupperà in diverse sedi (Cagliari, Quartu S.E., Sanluri, Decimomannu, Monserrato) con iniziative di preghiera, di riflessione, di attività ludica e sportiva. Ogni giorno della settimana sarà dunque caratterizzato da un evento che renderà partecipi e protagonisti i giovani nei luoghi dove vivono, creando nuove reti di conoscenza, ascolto, dialogo e amicizia. I momenti di preghiera e le Messe offriranno l’occasione di maturare una «spiritualità ecologica». In ogni giornata ci sarà la proposta di un gesto ecologico (ad esempio pulizia dell’ambiente, interrare dei semi, messa a dimora di piante) per esprimere la volontà di una conversione ecologica personale e comunitaria.  

Migrantes Albenga – Imperia: una scuola d’integrazione linguista e un progetto multimediale sulle migrazioni

17 Maggio 2021 - Albenga – Una scuola d'integrazione linguistica ed inclusione sociale è attiva presso l’ufficio Migrantes della diocesi di Albenga - Imperia, grazie a docenti volontari. La scuola è rivolta ai rifugiati accolti nello Sprar e Cas di Albenga, ma aperta a tutti, uomini e donne, giovani ed adulti, stranieri e cittadini italiani, interessati ad imparare od approfondire la lingua italiana. “Prima del Covid – dice al settimanale diocesano “Ponente Sette”, Giuliano Basso, direttore Migrantes e Claudio Leucci, di Sjamo (Sao Josè amici nel mondo), esperto di cooperazione internazionale – erano più di 40 gli allievi frequentanti, suddivisi in tre sezioni, in orari diversi. La pandemia ha ovviamente costretto a sospendere le lezioni, che poi da gennaio sono ripartite, con un numero massimo di 7 allievi in ogni gruppo, in modo tale da rispettare le distanze, conservando l’incontro di persona, fondamentale per questo tipo di esperienze”». L’ufficio Migrantes diocesano propone anche altre iniziative interculturali in collaborazione con altre realtà del territori. Tra queste, spiega Basso, un “progetto multimediale” sul tema delle migrazioni, che “possa diventare strumento di conoscenza, per esplorare e fare conoscere il vissuto ingauno; vogliamo promuovere la cultura dell’accoglienza, fatta di conoscenza, inclusione ed integrazione, nel rispetto della ricchezza delle diversità, contro pregiudizi e stereotipi. Lo strumento di partenza sarà una serie di interviste agli ex allievi della scuola, raccolte sia in video che su carta, con la collaborazione delle altre realtà, come Yepp, che sul territorio si occupano di giovani, integrazione e media”. Altro progetto in corso di definizione è quello di un percorso sul tema dell’interculturalità, per le scuole del comprensorio, da realizzare nel corso del prossimo anno scolastico, con il supporto del Comune di Albenga.​  

Diocesi Roma: proseguono gli incontri di formazione di Migrantes, Caritas e Missio

11 Maggio 2021 - Roma - “La Gioia del Vangelo”. Questo il tema del prossimo incontro di formazione organizzato dall’Ufficio Migrantes, Caritas e Centro per la cooperazione missionaria della Diocesi di Roma, che si terrà sabato 15 maggio alle ore 10,00. “Come anche raccomandato dal Cardinale Vicario, mons. Angelo De Donatis all’inizio del corrente anno pastorale, ci soffermeremo a riflettere e a farci interrogare dal Messaggio che Papa Francesco ha indirizzato alle Pontificie Opere Missionarie il 20 maggio dello scorso anno. Toccheremo tematiche importanti che riguardano la missionarietà della nostra comunità ecclesiale”. All’incontro interverranno il Card. Luis Antonio Tagle, Prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli che risponderà alle domande della giornalista del quotidiano “Avvenire Stefania Falasca.  

Tra Oceano Indiano e Mediterraneo: rituali, ostilità, convivenze. Un ciclo di seminari

4 Maggio 2021 - Ha preso avvio ieri un ciclo di seminari, a cura del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Catania, dal titolo: “Tra Oceano Indiano e Mediterraneo. Rituali, ostilità, convivenze”. Il primo incontro, “The Changing Face of Sri Lankan Catholicism”, ha visto la partecipazione di Roderick Stirrat, antropologo della Università del Sussex, che ha ricostruito la storia della presenza cattolica in Sri Lanka e le sue diramazioni nei contesti della diaspora srilankese nel mondo. I seminari sono organizzati nell’ambito del progetto PRIN 2017 “Migrazioni, spaesamento e appaesamento: letture antropologiche del nesso rituali/migrazioni in contesti di Italia meridionale”, al quale l’Università di Catania partecipa insieme a quelle di Messina, Palermo e della Basilicata. Il progetto intende esplorare il rapporto tra i processi rituali che vedono protagoniste le comunità straniere di antico o più recente insediamento e le dinamiche devozionali con cui i migranti ridefiniscono il rapporto con i territori di origine e di approdo, e con i loro abitanti. Il seminario di lunedì 3 maggio, presentato dal Professor Berardino Palumbo (PI del progetto per l’Università di Messina) e coordinato dalla Professoressa Mara Benadusi (responsabile dell’unità di ricerca dell’Università di Catania), è stato il primo di una serie di incontri che saranno incentrati sulle espressioni devozionali e le configurazioni transnazionali della religiosità degli Srilankesi in Italia. Tra l’altro, la religiosità dei gruppi (cattolici, buddisti e induisti) provenienti dallo Sri Lanka è una realtà particolarmente attiva in Sicilia, che prende parte ormai regolarmente anche a molti culti popolari e rituali dell’isola. Oggi, 4 maggio, nel corso del secondo appuntamento seminariale, interverrà Bernardo Brown, antropologo della International Christian University di Tokyo, che presenterà una relazione dal titolo Reverse Missionaries: Bringing Sri Lankan Pastoral Care to Italy. A seguire, il 17 maggio, Cristiana Natali dell’Università di Bologna parlerà di Creatività culturale e pratiche rituali tra i Tamil srilankesi in Italia. Chiude questo primo ciclo di seminari, il 27 maggio, Filippo Osella dell’Università del Sussex, con un intervento sul nesso tra religiosità e migrazioni dal Sud dell’Asia. Nel suo complesso, la rassegna di seminari costituisce un primo ingresso nelle tematiche e nei contesti di ricerca su cui sta lavorando l’università di Catania all’interno di un progetto che vede antropologhe e antropologi di diverse istituzioni accademiche interrogarsi sul nesso tra rituali e migrazioni nel Sud Italia. L’unità afferente al Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Ateneo catanese lavora, infatti, su due campi di ricerca. Una prima direttrice esplorativa riguarda appunto la partecipazione degli Srilankesi alle pratiche devozionali legate al culto patronale di Sant’Agata, a Catania, e ad altre feste popolari in Sicilia. Il secondo terreno di ricerca è costituito invece dal culto della Madonna delle Milizie, a Scicli, la cui recente patrimonializzazione, volta a promuovere “l’identità siciliana”, prevede l’inclusione delle comunità migranti di origine nordafricana da lungo tempo presenti nel ragusano.  

Migrantes: in distribuzione il numero di maggio di “Migranti-Press”

4 Maggio 2021 - Roma - È dedicata al pellegrinaggio di Papa Francesco in Iraq la copertina della rivista “Migranti-Press”, il mensile della Fondazione Migrantes. All’interno un editoriale affidato ad Enzo Romeo del Tg2 e un reportage di Manuela Tulli dell’Ansa su questa visita e un primo piano sulla prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali con i commenti di alcuni direttori dei giornali delle Missioni cattoliche Italiane in Europa e un articolo che raccoglie alcune riflessioni di sacerdoti impegnati con le comunità italiane all’estero e con la pastorale Migrantes in Italia sul messaggio di Papa Francesco. Nel numero articoli sulla donna migrante affidata alla sociologa Laura Zanfrini, al “senso della cittadinanza” affidato a Aldessamad El Jouzi, ai corridori universitari in Italia. E ancora “Gli italiani che hanno fatto…” con la storia di Bona Sforza a Cracovia, i giovani delle Missioni Cattoliche Italiane in Europa convolti nel progetto “La rete: strumento per costruire ponti promossi da alcuni oratori lombardi. E poi un articolo sui 40 anni della Via Crucis vivente nella MCI di Wuppertal in Germania e un servizio sugli artisti di strada: “dove sono finiti con la pandemia”. E un inserto su Immigrazione e pluralismo religioso come tema di riflessione per il Tempo Ordinario.

Sinergia virtuosa

4 Maggio 2021 - Amare la famiglia significa saperne stimare i valori e le possibilità, promuovendoli sempre. Amare la famiglia significa individuare i pericoli ed i mali che la minacciano, per poterli superare. Amare la famiglia significa adoperarsi per crearle un ambiente che favorisca il suo sviluppo. E, ancora, è forma eminente di amore ridare alla famiglia cristiana di oggi, spesso tentata dallo sconforto e angosciata per le accresciute difficoltà, ragioni di fiducia in se stessa, nelle proprie ricchezze di natura e di grazia, nella missione che Dio le ha affidato. «Bisogna che le famiglie del nostro tempo riprendano quota! Bisogna che seguano Cristo!» (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, n.86, 22 novembre 1981) La conclusione del documento pontificio che siamo andati sfogliando rivela pienamente la sua natura, ovvero quella di “esortazione”. Prima ancora di essere un pronunciamento dottrinale, quale essa è, Familiaris Consortio vuole essere un invito alla Chiesa e al mondo perché guardino alla famiglia con occhi nuovi, soprattutto con occhi di benevolenza e di misericordia. Giovanni Paolo II, che per alcuni anni ancora, dopo la pubblicazione di questo documento, proseguirà le sue catechesi del mercoledì sull’amore umano, ha la convinzione profonda che sulla comprensione e la valorizzazione del sacramento del matrimonio (per la Chiesa) e della famiglia in quanto tale (per tutta la società) si giochi una sfida decisiva. Quello che per certi versi si può dire anche per l’oggi, a maggior ragione si può rilevare per gli anni in cui scrive Papa Wojtyla: è un tempo in cui – sulla scorta del magistero conciliare – la comunità ecclesiale è chiamata a riconoscersi come popolo di Dio, nella sua complessità e non secondo la più semplicistica distinzione fra pastori e fedeli. Questo comporta un’assunzione di responsabilità nuova per i laici, che non devono più sentirsi soltanto i destinatari di un magistero dall’alto a cui sottomettersi, quanto piuttosto partecipanti ad un cammino di fede, di crescita, anche di conversione che li vede, però, come protagonisti attivi, membra vive del corpo che è la Chiesa. Amare le possibilità della famiglia significa coltivarne tutta la ricchezza umana e spirituale. È come se, nell’afflato di questo suo congedo, il Papa auspicasse una sinergia virtuosa fra la Chiesa e tutte le istanze che naturalmente cooperano al bene dell’uomo e della donna. Ai cristiani è chiesto di annunciare la “buona notizia” del Vangelo sulla famiglia, ma a tutti è dato di vivere in essa con spirito di accoglienza e desiderio di bene. La famiglia diviene un’icona esemplare, una finestra attraverso cui guardare l’esistente. Se il nucleo famigliare si sviluppa armonicamente e cresce in tutte le sue potenzialità il beneficio è universale. La mentalità da assumere, dunque, non è quella di accondiscendere, più o meno stancamente, a quanto esiste da sempre, ma di promuoverne lo sviluppo come di una realtà viva, dinamica e sempre nuova. In ambito ecclesiale la strada è quella di una capacità di inclusione sempre maggiore. Bello è immaginare che ogni famiglia cristiana si trovi a suo agio nella propria parrocchia, in particolare attorno alla celebrazione eucaristica. Pare un’eccessiva semplificazione, ma non è così. Talvolta, per esempio, un’interpretazione eccessivamente rigorosa della sacralità liturgica, rischia di allontanare le famiglie con figli piccoli dalla piena partecipazione ai riti. I neonati possono essere vissuti dai sacerdoti o dagli altri fedeli solo come un elemento di disturbo e, di fatto, si corre il rischio di creare degli allontanamenti. Una comunità matura, in tal senso, potrà provvedere ad un servizio di cura e di assistenza dei bambini fin da quelli piccolissimi, per permettere ai genitori di partecipare alla Messa con maggiore distensione. Si tratta solo di un esempio ad indicare che tanti sono i percorsi per dimostrare coi fatti la volontà di sostenere la famiglia e non soltanto inneggiarne alla bellezza. Un altro esempio, in ambito civile, potrebbe essere quello della valorizzazione delle famiglie numerose. Se non fosse per l’impegno di qualche strenua associazione di categoria, chi oggi ha quattro o più figli è considerato un incosciente che deve cavarsela da solo piuttosto che un cittadino a cui tributare un sentimento di gratitudine. Oggi in Italia, con il sempre più rigido inverno demografico, cosa si sta davvero facendo per incrementare le nascite e incoraggiare le coppie a fare più figli? Gli interventi sono spesso più enunciati che realizzati e, in ogni caso, non possono ridursi alla sola dimensione, per altro importantissima, degli incentivi economici, ma devono più integralmente diventare una rete che crei un ambiente favorevole, di piena simpatia nei confronti di chi “osa” mettere al mondo tanti figli. Queste e molte altre chiose potrebbero farsi attorno ad un testo, Familiaris Consortio, che ha segnato un’epoca e a cui poi il magistero petrino ha riconosciuto il grande merito di porre al centro questioni cruciali e mai esaurite una volta per tutte. Nelle sue ultime parole Giovanni Paolo II affida la famiglia alla Sacra Famiglia di Nazaret, non lontano modello sovrumano di virtù, ma compagna di strada di tutte le famiglie nella fatica, nelle difficoltà, anche nelle prove più dure. Un affidamento quello a Maria, a Giuseppe e certamente a Gesù che – come vedremo – resterà una costante non solo di questo Papa ma anche dei suoi successori a cavallo del millennio. (Giovanni M. Capetta – Sir)    

Chiesa, grande famiglia

27 Aprile 2021 - A coloro che non hanno una famiglia naturale bisogna aprire ancor più le porte della grande famiglia che è la Chiesa, la quale si concretizza a sua volta nella famiglia diocesana e parrocchiale, nelle comunità ecclesiali di base o nei movimenti apostolici. Nessuno è privo della famiglia in questo mondo: la Chiesa è casa e famiglia per tutti, specialmente per quanti sono «affaticati e oppressi» (cfr. Mt 11,28). (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, n.85, 22 novembre 1981) Quasi al termine del suo corposo documento, nel penultimo paragrafo di Familiaris Consortio, Giovanni Paolo II denota una sensibilità tutta particolare nel volersi rivolgere a quelli che chiama “i senza famiglia”. Il suo sguardo, come sempre, spazia sull’umanità intera e comprende tutti coloro che, spesso non per loro deliberata volontà, si trovano di fatto a vivere senza il sostegno e il calore di una vera famiglia. Possono essere motivi di grande povertà, di promiscuità, di mancanza di cultura ma è certo che nel mondo sono davvero tantissime le persone sole, che non hanno legami diretti con i loro familiari, perché li hanno persi o non sanno come riallacciarli. A loro il Papa volge il suo pensiero considerandole persone “particolarmente vicine al Cuore di Cristo” e per questo degne dell’affetto e della sollecitudine della Chiesa. Si apre quindi un discorso che cambia la prospettiva rispetto a quelli fatti in precedenza. Non esiste solo la famiglia quale chiesa domestica, focolare animato dallo Spirito, a cui la comunità ecclesiale guarda come cellula primordiale e vitale dell’esistenza; c’è anche una Chiesa, come popolo di Dio, che è chiamata a fare proprio sempre più uno spirito di famiglia per poter accogliere tutti, ma proprio tutti nel suo grande abbraccio, che – come il colonnato del Bernini in Piazza San Pietro – vuole davvero comprendere il mondo nella sua vastità e diversità. C’è allora un grande esercizio di conversione che tutte le realtà ecclesiali possono voler fare, dalla Curia, alle realtà diocesane, fino ovviamente a quelle parrocchiali e ai movimenti. La Chiesa può acquisire i connotati di una famiglia se è capace di non scordarsi di nessuno, se come una madre accudisce tutti i suoi piccoli in egual misura e anzi dedicando le cure più premurose a chi è più bisognoso. Ci sono tante persone, anche in Italia, che sono “sole al mondo”, come si suol dire. A loro la comunità deve aprire le porte della Chiesa, per loro le panche dove si siede l’assemblea durante l’Eucarestia, o i saloni parrocchiali dove si svolgono le attività caritative e pastorali, per loro in modo particolare questi luoghi devono avere il profumo di casa. Spesso succede che molte di queste persone siano attivamente impegnate in parrocchia e a loro si debba una grande dedizione e spirito di servizio. A loro sarebbe bello andasse la gratitudine esplicita di molti, non solo dei sacerdoti, ma anche dei bambini e dei giovani. In tante altre occasioni si tratta di persone poco visibili, che tendono a stare ai margini, che non si fanno sentire e che pure, magari, nutrono una profonda vita di preghiera. Sarebbe bello che pastori e laici, insieme, senza delegarsi reciprocamente le responsabilità, sappiano “vedere” queste persone, renderle protagoniste, metterle al centro virtuoso della vita comunitaria. Penso a quelle persone anziane che con la loro stessa fedeltà al Rosario o all’Eucarestia quotidiana tengono accesa per tutti la lampada della fede. Magari spesso tante di loro tornano a casa e non c’è nessuno che le accoglie. Quanto è prezioso che si sentano accolte in parrocchia e valorizzate per quello che sono e per quello che sanno fare. Vi sono poi anche tanti single, come si chiamano oggi: persone che per scelta, ma molto spesso per necessità non voluta, non hanno trovato con chi fare famiglia. Alla parrocchia l’invito è a non giudicare le scelte e le responsabilità di queste persone prima di aver aperto loro la porta e averle accolte in quanto tali. Molte di loro potrebbero proprio essere “affaticate e oppresse” come dice il Vangelo ed è urgente per chi si dice cristiano andare loro incontro e farsi prossimo. Ancora una volta il sogno che tante volte già diventa realtà è quello di una comunità viva in ogni sua parte, in cui tutti si sentano a proprio agio, spronati ad essere loro stessi, a sapersi incoraggiare reciprocamente, a correggersi vicendevolmente. Bello è ricevere vita dal Corpo di Cristo spezzato per tutti e a saperla donare perché nessuno si senta solo mai, ma tutti amati nell’unico amore di Dio che non si scorda proprio di nessuno. (Giovanni M. Capetta – Sir)