6 Settembre 2021 - Città del Vaticano - “Molti Paesi” aprano le porte a “quanti cercano una nuova vita”, offrendo loro “accoglienza e protezione”. Papa Francesco ieri, dopo la preghiera mariana dell’Angelus, ha parlato della situazione dell’Afghanistan e ha rivolto un appello all’accoglienza di quanti fuggono dal quel Paese. “In questi momenti concitati che vedono gli afghani cercare rifugio – ha detto il Papa - prego per i più vulnerabili tra loro. Prego che molti Paesi accolgano e proteggano quanti cercano una nuova vita. Prego anche per gli sfollati interni, affinché abbiano l’assistenza e la protezione necessarie”. Papa Francesco auspica che i giovani afghani possano “ricevere l’istruzione, bene essenziale per lo sviluppo umano” e tutti gli afghani, “sia in patria, sia in transito, sia nei Paesi di accoglienza, vivere con dignità, in pace e fraternità coi loro vicini”. L’appello del Papa arriva a pochi giorni dal suo viaggio che da domenica prossima lo porterà prima a Budapest (dove, in un'intervista, ha detto che "non sa" se incontrerà il premier Viktor Orban, tra i portabandiera delle chiusure dei confini agli immigrati) e poi in Slovacchia: quindi, come lui stesso afferma, "nel cuore dell'Europa". (R.Iaria)
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Papa Francesco: in Afghanistan “situazione difficile”
1 Settembre 2021 - Città del Vaticano - “Una situazione difficile”. Così Papa Francesco in una intervista concessa a Radio Cope, l’emittente della Conferenza episcopale spagnola, definisce la crisi in Afghanistan. Riguardo all’impegno della Santa Sede, “sono sicuro che sta aiutando o almeno offrendo aiuto”, dice il Pontefice il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, “il miglior diplomatico che abbia mai incontrato”. Per il Papa, la questione più urgente in Afghanistan è “come rinunciare, come negoziare una via d’uscita”.
Papa Francesco: “preghiamo e operiamo per la casa comune, in questi tempi di grave crisi planetaria”
1 Settembre 2021 - Città del Vaticano - "Insieme con i fratelli e le sorelle delle diverse confessioni cristiane preghiamo e operiamo per la casa comune, in questi tempi di grave crisi planetaria". Papa Francesco ha concluso con questo invito l'udienza generale di oggi svoltasi nell'Aula Paolo VI in Vaticano. “Oggi si celebra la Giornata mondiale per la custodia del creato", ha ricordato il Papa: "è l’inizio del tempo del creato, che si compirà il 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi". "Insieme con l’arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, abbiamo preparato un messaggio che uscirà nei prossimi giorni", ha poi aggiunto papa Francesco: "Insieme con i fratelli e le sorelle delle diverse confessioni cristiane preghiamo e operiamo per la casa comune, in questi tempi di grave crisi planetaria".
Contro l’ipocrisia del cuore
30 Agosto 2021 - Città del Vaticano - L’Afghanistan entra prepotentemente nella riflessione del Papa all’Angelus; non si può restare indifferenti, non si può voltare la testa dall’altra parte. Con i suoi morti e le violenze, con il pericolo di nuovi attentati, mentre la possibilità di una pace sembra sempre più compromessa non solo in Afghanistan, l’appello del Papa è rivolto a tutti i cristiani: “in momenti storici come questi non possiamo restare indifferenti”; di qui l’invito a intensificare “la preghiera e il digiuno”. Francesco ha manifestato vicinanza a quanti “per le vittime e gli attacchi suicidi”, ha chiesto di continuare “a prestare aiuto a donne e bambini”, pregando “perché dialogo e solidarietà portino a una convivenza pacifica e fraterna”.
Vengono alla mente le parole di un vescovo “scomodo”, don Tonino Bello, il quale, così si rivolgeva ai responsabili della guerra nella ex Jugoslavia: “a tutti diciamo deponete le armi, sottraetevi all’oppressione dei mercanti della guerra” ma non sottraetevi “alle responsabilità di influire in modo determinante, ma non con le armi che consolidano la vostra potenza e le vostre economie, ma con mezzi efficaci di pressione e di dissuasione, per fermare questa carneficina che disonora insieme chi la compie e chi la tollera”.
Se indifferenza è la parola che il Papa mette in primo piano di fronte alle ferite e alla violenza che si sta consumando in Afghanistan, un'altra parola entra nella riflessione che ha preceduto la recita della preghiera mariana dell’Angelus: ipocrisia. Il Vangelo di questa domenica ci mette di fronte all’ipocrisia di chi – scribi e farisei – è più attento alle regole che alla parola; capace di fare le bucce in nome di un rigore che nulla a che fare con l’accoglienza dell’altro. “Invano mi rendono culto, insegnano dottrine che sono precetti degli uomini”, leggiamo nel testo di Marco, che avevamo lasciato cinque domeniche fa per riflettere sulle pagine di Giovanni. Troviamo Gesù in una disputa con scribi e farisei, i quali osservano la legge, i precetti, dal lavarsi le mani prima di mangiare – è proprio dal fatto che alcuni discepoli del Signore avevano toccato cibo senza aver passato le mani nell’acqua, che ha avuto inizio il dialogo – ad altri oltre 600 precetti voluti dall’uomo. Gesù cita loro il profeta Isaia: “questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi adorano”. Una risposta dura, che mette subito in discussione la logica del “politicamente corretto” per andare alla radice della fede, mettendo in guardia da una esteriorità fatta spesso di compromessi. L’unica preoccupazione sembra quella di lavarsi le mani prima di mangiare. Lo stesso gesto che compirà in seguito Pilato.
Lavarsi le mani non è una cosa cattiva – e in questo tempo di pandemia abbiamo sperimentato la necessità di un simile atto – buona abitudine rituale, semplice gesto prima di mangiare, ma Gesù non ci bada, dice il vescovo di Roma, perché per lui “è importante riportare la fede al suo centro”. Per essere buoni cristiani non basta l’osservanza esteriore della fede, “le formalità esterne mettendo in secondo piano il cuore della fede. Anche noi – dice Francesco – tante volte ci ‘trucchiamo’ l’anima”. È il rischio di una “religiosità dell’apparenza: apparire per bene fuori, trascurando di purificare il cuore”. Ecco l’ipocrisia, “la tentazione di ‘sistemare Dio’ con qualche devozione esteriore”. Gesù, dice il Papa, “non si accontenta di questo culto. Gesù non vuole esteriorità, vuole una fede che arrivi al cuore”. L’osservanza letterale dei precetti, ci dice Francesco, è qualcosa di sterile se non cambia il cuore e non si traduce in atteggiamenti concreti. Don Tonino Bello ricordava che “non bastano le opere di carità se manca la carità delle opere”.
Le abluzioni, il lavarsi le mani, gesti per non essere impuri, dicono scribi e farisei. Per Gesù, afferma il vescovo di Roma, “non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro”, mentre è “dal di dentro, dal cuore” che nascono le cose cattive. Proviamo a cominciare dalle nostre colpe, chiede il Papa, e smettiamola di pensare che il male provenga soprattutto da fuori, “basta incolpare gli altri, la società, il mondo, per tutto quello che ci accade”. Iniziamo a distribuire le colpe perché “incolpare gli altri è perdere tempo. Si diventa arrabbiati, acidi e si tiene Dio lontano dal cuore”. (Fabio Zavattaro - Sir)
Papa Francesco: “per entrare in comunione con Dio, vivere una relazione reale e concreta con Lui”
23 Agosto 2021 - Città del Vaticano - “Non bisogna inseguire Dio in sogni e immagini di grandezza e di potenza, ma bisogna riconoscerlo nell’umanità di Gesù e, di conseguenza, in quella dei fratelli e delle sorelle che incontriamo sulla strada della vita”. Lo ha detto Papa Francesco affacciandosi, ieri, alla finestra dello studio nel Palazzo apostolico vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli e i pellegrini riuniti in Piazza San Pietro.
Riferendosi al Vangelo del giorno e alla reazione della folla e dei discepoli al discorso di Gesù dopo il miracolo dei pani, il Pontefice guarda a chi si ritira e decide di non seguire più Gesù. “L’incarnazione di Dio è ciò che suscita scandalo e che rappresenta per quella gente – ma spesso anche per noi – un ostacolo”, ha spiegato. Centro della sua riflessione, le parole di Gesù: “Gesù afferma che il vero pane della salvezza, che trasmette la vita eterna, è la sua stessa carne; che per entrare in comunione con Dio, prima di osservare delle leggi o soddisfare dei precetti religiosi, occorre vivere una relazione reale e concreta con Lui. Perché la salvezza è venuta da Lui, nella sua incarnazione”. Nelle parole del Papa, quindi, “la strada per l’incontro con Dio”, cioè “la relazione con Cristo e i fratelli”. “Cercarlo nella vita, nella storia, nella vita nostra quotidiana”. “Anche oggi la rivelazione di Dio nell’umanità di Gesù può suscitare scandalo e non è facile da accettare”, ha sottolineato esortando a preoccuparsi “se Gesù non ci mette in crisi”, perché “forse abbiamo annacquato il suo messaggio!”.
GMMR: un nuovo video di Papa Francesco
5 Agosto 2021 - Città del Vaticano - Un nuovo video di papa Francesco in vista della prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebra il 26 settembre. Il Papa, nel video inedito, invita a imparare a vivere insieme, in armonia e pace, per costruire un futuro arricchito dalla diversità e dalle relazioni interculturali. Nel video, diffuso oggi dalla Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale, anche la testimonianza diretta di chi quotidianamente lavora insieme nella diversità dimostra la possibilità di realizzare questo futuro “a colori”. https://youtu.be/aBwi8b9Tc5c
Papa Francesco: appello alla comunità internazionale affinché “aiuti il Libano con gesti concreti”
4 Agosto 2021 - Città del Vaticano - Un appello alla comunità internazionale, affinché aiuti il Libano “con gesti concreti, non con parole soltanto”: a rivolgerlo, al termine dell’udienza generale di questa mattina, prima dei saluti ai fedeli di lingua italiana, è stato papa Francesco che ha ricordato l’esplosione di un anno fa a Beirut. “A un anno dalla terribile esplosione che ha provocato morte e distruzione – ha detto il papa – il mio pensiero va a quel caro Paese, soprattutto alle vittime, alle loro famiglie, ai tanti feriti e a quanti hanno perso la casa e il lavoro. E tanti hanno perso l’illusione di vivere”. “Nella giornata di preghiera e riflessione per il Libano, il 1° luglio scorso, insieme a leader religiosi cristiani – ha ricordato il Papa – abbiamo accolto le aspirazioni e le attese del popolo libanese, stanco e deluso, e invocando da Dio luce e speranza per superare la dura crisi oggi faccio appello anche alla comunità internazionale, chiedendo di aiutare il Libano a compiere un cammino di risurrezione, con gesti concreti, non con parole soltanto. Gesti concreti”. In questa prospettiva, papa Francesco auspica che sia “proficua la conferenza in via di svolgimento promossa dalla Francia e dalle Nazioni Unite”: “cari libanesi il mio desiderio di venire a visitarvi è grande e non mi stanco di pregare per voi, perché il Libano ritorni ad essere un messaggio di fratellanza, un messaggio di pace per tutto il Medio Oriente”.
Papa: da oggi tornano le Udienze Generali
4 Agosto 2021 - Città del Vaticano - Tornano da mercoledì 4 le udienze generali di papa Francesco. Tradizionalmente, le udienze generali del Papa vengono sospese a luglio per concedere un periodo di riposo ai Pontefici. Quest'anno, la pausa ha coinciso anche con la convalescenza del Pontefce che il 4 luglio scorso è stato sottoposto ad un intervento chirurgico al Policlinico Gemelli. A un mese esatto dall'intervento quindi, fatta eccezione per gli Angelus domenicali, uno tenuto proprio da un balconcino dell'ospedale romano, il Papa riprende le consuete attività.
La domenica del Papa: perché cerchiamo il Signore?
2 Agosto 2021 - Città del vaticano - Torna il tema del pane in questa prima domenica di agosto. La folla, che aveva assistito al miracolo, lo cercava, forse per farlo re. Gesù, però, non è più sul monte, non ci sono nemmeno i suoi discepoli. Quel giovane profeta li aveva affascinati con la sua parola, e poi li aveva saziati con il pane, per questo non volevano separarsi da lui; così salgono sulle barche e lo trovano a Cafarnao, “al di là del mare”. Il Signore è sempre oltre i nostri confini, le nostre parole, al di là delle nostre abitudini e delle nostre convinzioni; invito a guardare oltre il nostro naso, lasciare le cose spesso effimere per un qualcosa di duraturo.
Nella Bibbia il tema del pane è presente e accompagna il pellegrinare del popolo di Israele – la manna, termine ebraico man hu, che corrisponde alla domanda “cos’è” – quel vagare nel deserto, in un ambiente dove scarsissime sono le risorse di cibo. Il pane è importante anche nella storia dei cristiani perché è proprio il suo spezzare, cioè condividere, che identifica il discepolo; il pane della moltiplicazione, dell’ultima cena. Il pane.
Papa Francesco, parlando all’Angelus dalla finestra del Palazzo apostolico, ci dice subito che non basta cercare Dio, “bisogna anche chiedersi il motivo per cui lo si cerca”. Cercarlo per il pane che ha fatto distribuire, perché “avete mangiato di quei pani e vi siete saziati”, come leggiamo nel quarto Vangelo, o accoglierlo perché egli è “il pane della vita”. La gente si era fermata al miracolo esteriore, si era fermata al pane materiale.
“Perché cerchiamo il Signore”, chiede Francesco. Quella gente ha dato più importanza, più valore al dono del pane che a colui che lo ha loro donato. Di fronte alle preoccupazioni quotidiane del mangiare e vestire, certo importanti, per venire ai nostri giorni le preoccupazioni del successo e della carriera, il Vangelo di questa domenica ci invita a guardare oltre. “Perché cerchiamo il Signore?” Il Papa ci chiede di riflettere sulle motivazioni della nostra fede. Abbiamo bisogno – ha detto - di discernere, perché tra le tante tentazioni che abbiamo nella vita ce n’è una che potremmo chiamare tentazione idolatrica. È quella che ci spinge a cercare Dio a nostro uso e consumo, per risolvere i problemi, per avere grazie a lui quello che da soli non riusciamo a ottenere. Per interesse. Ma in questo modo la fede rimane superficiale e miracolistica: cerchiamo Dio per sfamarci e poi ci dimentichiamo di lui quando siamo sazi. Al centro di questa fede immatura non c’è Dio, ci sono i nostri bisogni, i nostri interessi”.
“Al di là del mare”. Il Signore, ricorda il vescovo di Roma, “agisce ben oltre le nostre attese”; il suo è “amore vero, è disinteressato, è gratuito: non si ama per ricevere un favore in cambio”. Quelle folle – siamo anche noi stessi – sono preoccupate soprattutto di mantenere ciò che hanno avuto, e non sanno guardare “al di là del mare”; hanno attraversato il lago, magari rischiando, durante la traversata, ma alla fine si sono accontentate di una richiesta semplice, cioè saziare la propria fame materiale.
Come fare, allora, per passare da una fede magica, che pensa solo ai propri interessi, a una fede “che piace a Dio”? Ecco la seconda domanda, che il Papa propone alle persone presenti in piazza, ma in fondo a tutti noi: “che cosa dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?”. È la stessa domanda posta dalla folla a Gesù. La strada, ricorda Francesco, non è “aggiungere pratiche religiose o osservare speciali precetti”, ma “accogliere Gesù nella vita, vivere una storia d’amore con lui. Sarà lui a purificare la nostra fede. Da soli non siamo in grado […] prima delle cose che riceviamo e facciamo, c’è Lui da amare”.
Il Papa ricorda che questo vale “nei riguardi di Dio, ma anche nelle nostre relazioni umane e sociali: quando cerchiamo soprattutto il soddisfacimento dei nostri bisogni, rischiamo di usare le persone e di strumentalizzare le situazioni per i nostri scopi”. È brutto “usare le persone per il proprio profitto”, afferma Francesco, che aggiunge: “una società che mette al centro gli interessi invece delle persone è una società che non genera vita”. Gesù è “il pane della vita”; dall’amicizia con lui, “impariamo ad amarci tra di noi. Con gratuità e senza calcoli […] senza usare la gente, con gratuità, con generosità, con magnanimità”. (Fabio Zavattaro - Sir)
Ecologia del cuore
19 Luglio 2021 - Città del Vaticano - Li aveva inviati in coppia, due a due, per le città, i villaggi della Galilea; aveva detto loro di non prendere nulla con sé, né pane, né bisaccia, né denaro. Li aveva inviati dicendo di consolare, guarire, aiutare chiunque avesse bisogno. Nella pagina di Marco leggiamo che i dodici sono tornati e hanno voglia di parlare, di raccontare la loro soddisfazione per le cose fatte. Certo non mancava loro la stanchezza, la stessa che accompagna ogni missionario che dimentica se stesso per servire la Parola e essere accanto a donne e uomini che incontra lungo la strada. Gesù li invita a “venire in disparte”, a seguirlo perché possano riposare un po’. Scrive Paolo agli abitanti di Efeso, la seconda lettura, Cristo “è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne”. Sempre nel testo paolino leggiamo che Gesù ha “abolito la legge fatta di prescrizioni e di decreti” per creare un “solo uomo nuovo facendo la pace”. È il “no” a una legge strumento di discriminazione, a servizio del rifiuto, del respingimento dell’altro; una legge che separa il pagano dal popolo eletto. Ecco la novità del messaggio di Cristo, per cui vedendo “una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno un pastore”; non divide il suo messaggio, non allontana, abbatte i muri di divisione, elimina inimicizie e discordie. Vista la folla, il riposo salta, ma resta l’invito, anzi l’insegnamento prezioso al riposo, dice papa Francesco all’Angelus. “Gioisce nel vedere i suoi discepoli felici per i prodigi della predicazione”, ma “si preoccupa della loro stanchezza fisica e interiore” perché “li vuole mettere in guardia da un pericolo, che è sempre in agguato, anche per noi: il pericolo di lasciarsi prendere dalla frenesia del fare, cadere nella trappola dell’attivismo, dove la cosa più importante sono i risultati che otteniamo e il sentirci protagonisti assoluti”. Accade anche nella Chiesa: “siamo indaffarati, corriamo”, e “alla fine rischiamo di trascurare Gesù”. Non basta “staccare la spina”, ci vuole “riposo fisico e anche riposo del cuore”. Fermarsi, “stare in silenzio, pregare”; non passare “dalle corse del lavoro alle corse delle ferie”. Gesù, non si sottrae “ai bisogni della folla”; no all’efficientismo, ci dice il Papa: “fermiamo la corsa frenetica che detta le nostre agende. Impariamo a sostare, a spegnere il telefonino, a contemplare la natura, a rigenerarci nel dialogo con Dio”. Domenica prossima troveremo Gesù che, per sfamare questa folla, moltiplica i cinque pani e i due pesci. Oggi però Gesù vede questa moltitudine e si preoccupa di essere loro accanto: “ebbe compassione”. Per il Papa, “lo stile di Dio è vicinanza, compassione e tenerezza”. Gesù “si dedica alla gente e riprende a insegnare”. Solo il cuore “che non si fa rapire dalla fretta è capace di commuoversi, cioè di non lasciarsi prendere da sé stesso e dalle cose da fare, e di accorgersi degli altri, delle loro ferite, dei loro bisogni. La compassione nasce dalla contemplazione”. Dobbiamo imparare a riposare davvero, a scegliere il silenzio, la preghiera, dice il Papa; no, dunque, all’atteggiamento “rapace di chi vuole possedere e consumare tutto; se restiamo in contatto con il Signore e non anestetizziamo la parte più profonda di noi – afferma ancora il vescovo di Roma – le cose da fare non avranno il potere di toglierci il fiato e di divorarci. Abbiamo bisogno di una ‘ecologia del cuore’, che si compone di riposo, contemplazione e compassione”. All’inizio del testo di Marco c’è un verbo, vedere, che ci aiuta a focalizzare meglio l’azione narrata nel Vangelo. Gesù aveva visto i suoi stanchi fisicamente, e con loro aveva attraversato il mare di Galilea per farli riposare, sostando in un luogo deserto, tranquillo; come dire, li invita a prendere le distanze da ciò che hanno fatto, o meglio a far calare nei loro cuori le azioni compiute, ad uscire dall’impegno del fare, dall’agitazione di compiere delle azioni, allontanandosi dalle folle; si potrebbe dire allontanandosi dal clamore, dal rischio di sentirsi importanti. Ma erano stati visti dalle persone, che li avevano preceduti al punto di approdo. Di nuovo il verbo vedere, perché Gesù nota quella folla, sceso dalla barca, ha compassione, “e si mise a insegnare loro molte cose”. (Fabio Zavattaro – SIR)

