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Cei: gli auguri a Papa Francesco nel giorno del Suo compleanno

17 Dicembre 2020 - Roma - La Presidenza della CEI ha inviato un messaggio di auguri a Papa Francesco per il Suo compleanno. “Nella giornata in cui compie gli anni, la Chiesa che è in Italia nel porgerLe gli auguri eleva al Signore la lode e il ringraziamento. Nell’assicurarLe la preghiera di tutte le nostre Comunità, Le rinnoviamo l’impegno a vivere il Suo insegnamento e la Sua testimonianza di vita. Su un tracciato sicuro: l’amore!”, scrive la presidenza Cei. “Grazie Padre Santo, si legge ancora, per averci ricordato la fonte dell’amore. Nell’assicurarLe la preghiera di tutte le nostre Comunità, Le rinnoviamo l’impegno a vivere con gratitudine e speranza il Suo insegnamento e la Sua testimonianza di vita. Su un tracciato sicuro: l’amore! Qui i testo integrale.

Papa Francesco: “anche in mezzo alla pandemia il presepe e l’albero sono segno di speranza”

11 Dicembre 2020 -

Città del Vaticano - “Mai come quest’anno”, il presepe e l’albero di Natale “sono segno di speranza per i romani e per quei pellegrini che avranno la possibilità di venire ad ammirarli”. È il saluto del Papa alle delegazioni provenienti da Castelli, in Abruzzo, e dal comune di Kočevje, nella Slovenia sudorientale, per il dono dell’albero di Natale e del presepio allestiti in Piazza San Pietro.

“La festa del Natale ci ricorda che Gesù è la nostra pace, la nostra gioia, la nostra forza, il nostro conforto”, ha ricordato Francesco: “Ma, per accogliere questi doni di grazia, occorre sentirci piccoli, poveri e umili come i personaggi del presepio”. “Anche in questo Natale, in mezzo alle sofferenze della pandemia, Gesù, piccolo e inerme, è il ‘Segno’ che Dio dona al mondo”, ha assicurato il Papa: “Segno mirabile, come inizia la Lettera sul presepe che ho firmato un anno fa a Greccio. Ci farà bene rileggerla in questi giorni”.

“L’albero e il presepe aiutano a creare il clima natalizio favorevole per vivere con fede il mistero della nascita del Redentore”, ha spiegato Francesco: “Nel presepio, tutto parla della povertà ‘buona’, la povertà evangelica, che ci fa beati: contemplando la santa Famiglia e i vari personaggi, siamo attratti dalla loro disarmante umiltà. La Madonna e San Giuseppe sono venuti da Nazaret fino a Betlemme. Per loro non c’è posto, nemmeno una stanzetta; Maria ascolta, osserva e custodisce tutto nel suo cuore. Giuseppe cerca un luogo da adattare per lei e il Bambino che sta per nascere. I pastori sono protagonisti nel presepe, come nel Vangelo. Vivono all’aperto. Vegliano. L’annuncio degli Angeli è per loro, ed essi vanno subito a cercare il Salvatore che è nato”. Infine, il “grazie di cuore” e gli auguri natalizi ai presenti e “a quanti oggi non hanno potuto essere presenti, come pure a coloro che hanno collaborato al trasporto e all’allestimento dell’albero e del presepe”. (Sir)

Papa Francesco a sorpresa a Piazza di Spagna per atto di venerazione alla Madonna

[caption id="attachment_21792" align="alignnone" width="200"] Foto Vatican Media[/caption] 8 Dicembre 2020 -

Città del Vaticano - "Alle ore 7.00 di questa mattina, nella Solennità dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, il Santo Padre si è recato in Piazza di Spagna per un atto di venerazione in forma privata a Maria Immacolata. Alle prime luci dell’alba, sotto la pioggia, ha deposto un mazzo di rose bianche alla base della colonna dove si trova la statua della Madonna e si è rivolto a Lei in preghiera, perché vegli con amore su Roma e sui suoi abitanti, affidando a Lei tutti coloro che in questa città e nel mondo sono afflitti dalla malattia e dallo scoraggiamento". Lo ha detto ai giornalisti il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni. La visita è durata circa 15 minuti. Infatti, alle 7,27 l Pontefice ha lasciato Piazza di Spagna e ha raggiunto Santa Maria Maggiore dove ha "pregato davanti all’icona di Maria Salus Popoli Romani e celebrato la Messa nella Cappella del Presepe" prima di far ritorno in Vaticano. Il papa ha scelto di colpiere un ato di venerazione privato a causa della situazione di emergenza sanitaria e "al fine di evitare ogni rischio di contagio provocato da assembramenti", aveva detto Bruni.

A Piazza Mignanelli, accanto a piazza di Spagna, il monumento dedicato all'Immacolata  stato inaugurato l’8 settembre 1857, a dogma già decretato, da Pio IX . Quasi un secolo dopo, Pio XII iniziava a far depositare ai piedi del monumento un mazzo di fiori ogni 8 dicembre, mentre il suo successore, Giovanni XXIII, l’8 dicembre 1958 per la prima volta usciva dal Vaticano e portava a Maria delle rose bianche, fermandosi, poi, per una preghiera nella Basilica di Santa Maria Maggiore. (Raffaele Iaria)

Papa Francesco: a Marzo viaggio in Iraq

7 Dicembre 2020 - Città del Vaticano - Papa Francesco compirà visiterà, a marzo prossimo, l'Iraq. Lo ha deto oggi ai giornalisti il direttore della sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni. “Accogliendo l’invito della Repubblica d’Iraq e della Chiesa Cattolica locale, Papa Francesco compirà un Viaggio Apostolico nel suddetto Paese dal 5 all’8 marzo 2021", ha detto Bruni. nel viaggio visiterà Bagdad, la piana di Ur, legata alla memoria di Abramo, la città di Erbil, così come Mosul e Qaraqosh nella piana di Ninive". Il programma dettagliato del viaggio - ha detto Bruni - sarà pubblicato successivamente tenendo conto "dell’evoluzione dell’emergenza sanitaria mondiale”.

Per una conversione autentica

7 Dicembre 2020 - Città del Vaticano - “Distacco dal peccato e dalla mondanità”. È questo il primo aspetto della conversione. Papa Francesco lo sottolinea all’Angelus, seconda domenica di Avvento, in questo tempo segnato dalla pandemia. Tempo sospeso tra un prima – quando “pensavamo di rimanere sani in un mondo malato”, come disse Francesco – e un dopo, che ancora non conosciamo. Però abbiamo una certezza: sarà inevitabile un nuovo modo di costruire il proprio vivere quotidiano; e ci verrà sicuramente in soccorso la sobrietà vissuta assieme alla solidarietà con chi ha meno e alla vicinanza con chi si trova in difficoltà. Anche Marco, nel suo Vangelo, ci propone la sobrietà, che, a ben vedere, va ben oltre un cambiamento di stile di vita e ci parla di conversione. L’evangelista ci presenta lo stile sobrio di Giovanni Battista e ne descrive personalità e missione a partire dall’aspetto: una figura molto ascetica: vestito di pelle di cammello, si nutre di cavallette e miele selvatico, che trova nel deserto della Giudea. Difficile da imitare nella sua ascesi. Il deserto, il luogo del silenzio, in cui si scontrano assenza e presenza, aridità e fecondità. E la parola di Giovanni risuona proprio in questo luogo arido, “voce di uno che grida nel deserto”. Il deserto è anche il cuore dell’uomo dove la parola spesso non trova ascolto, soffocata da paure, inquietudini, smarrimenti e falsi messaggi; ma come nel deserto, quando arriva l’acqua tutto rifiorisce, così in chi accoglie l’appello alla conversione. Ma cosa significa questa parola, si chiede il Papa rivolgendosi alle persone presenti in piazza San Pietro. “Nella Bibbia vuol dire anzitutto cambiare direzione e orientamento; e quindi anche cambiare il modo di pensare. Nella vita morale e spirituale, convertirsi significa rivolgersi dal male al bene, dal peccato all’amore di Dio. E questo è quello che insegnava il Battista, che nel deserto della Giudea proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati”. Segno esterno e visibile della conversione, il battesimo; un segno, appunto, che “risulta inutile se non c’era la disponibilità a pentirsi e cambiare vita”, afferma papa Francesco: “la conversione comporta il dolore per i peccati commessi, il desiderio di liberarsene, il proposito di escluderli per sempre dalla propria vita. Per escludere il peccato, bisogna rifiutare anche tutto ciò che è legato ad esso, le cose che sono legate al peccato e cioè bisogna rifiutare la mentalità mondana, la stima eccessiva delle comodità, la stima eccessiva del piacere, del benessere, delle ricchezze”. L’esempio di questo distacco è proprio nella figura di Giovanni il Battista, che rinuncia al superfluo e ricerca l’essenziale. Messaggio di speranza l’Avvento; annuncio profetico di salvezza, perché in Cristo si sono compiute “le antiche promesse”. Una speranza, quella cristiana, che “va oltre la legittima attesa di una liberazione sociale e politica, perché ciò che Gesù ha iniziato è un’umanità nuova”; e un mondo senza Dio “è un mondo senza speranza” ricordava Papa Benedetto. Conversione come “fine del cammino, cioè la ricerca di Dio e del suo regno”, distacco dalle cose mondane. “L’abbandono delle comodità e della mentalità mondana non è fine a sé stesso, non è un’ascesi solo per fare penitenza: il cristiano non fa ‘il fachiro’. È un’altra cosa. Non è fine a sé stesso, il distacco, ma è finalizzato al conseguimento di qualcosa di più grande, cioè il regno di Dio, la comunione con Dio, l’amicizia con Dio”. Ma tutto ciò è tutt’altro che facile; tanti i legami che ci tengono vicini al peccato, dice Francesco: “l’incostanza, lo scoraggiamento, la malizia, gli ambienti nocivi, i cattivi esempi. A volte è troppo debole la spinta che sentiamo verso il Signore e sembra quasi che Dio taccia; ci sembrano lontane e irreali le sue promesse di consolazione”. Non dobbiamo scoraggiarci, non è impossibile convertirsi veramente: è una grazia del Signore, ma è possibile. Quando viene “questo pensiero di scoraggiarti, non rimanere lì, perché questo è sabbia mobile, la sabbia mobile di un’esistenza mediocre. La mediocrità è questo”, dice Francesco, che invita a pensare alla tenerezza di Dio: “non è un padre brutto, un padre cattivo. È tenero, ci ama tanto, come il buon Pastore, che cerca l’ultima del suo gregge”. (Fabio Zavattaro - Sir)

Papa: da venerdì le meditazioni per l’Avvento

1 Dicembre 2020 - Città del Vaticano - “Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore” (Salmo 90, 12). Questo il tema delle meditazioni per l'Avvento che saranno predicati per il Papa e la Curia Romana a partire da venerdì 4 dicembre. Lo rende noto la Prefettura della Casa Pontificia attraverso la Sala Stampa della Santa Sede. Le meditazione saranno tenute dal Predicatore della Casa Pontificia, il neo cardinale Raniero Cantalamessa e si svolgeranno  nell’Aula Paolo VI "al fine di consentire la debita distanza tra i partecipanti". Le prediche di Avvento avranno luogo venerdì 4, venerdì 11 e venerdì 18 dicembre, alle ore 9:00. (R.I.)

Papa Francesco: oggi il Concistoro per 13 nuovi cardinali

28 Novembre 2020 - Città del Vaticano - Tredici nuovi cardinali per la Chiesa Cattolica. Papa Francesco questo pomeriggio, alle 16, terrà, infatti, un Concistoro ordinario pubblico. Sei nuovi cardinali sono italiani. I cardinali in totale diventano 232, di cui 128 elettori (escludendo il cardinale Angelo Becciu), otto in più rispetto al limite massimo stabilito da Paolo VI ma più volte superato dai suoi successori. Dopo questo Concistoro i cardinali elettori creati da Papa Francesco sono 73, 39 quelli di Benedetto XVI e 16 quelli di Giovanni Paolo II. Dal 1903, e cioè dal pontificato di Pio X i cardinali creati sono stati 818 in 62 concistori, escluso quello odierno. Il numero si trova nel volume “Usque ad sanguinis effusionem” (Tau Editrice, 18,00) del giornalista di Aci Stampa Marco Mancini che racconta i concistori dal 1903 ad oggi. Il volume ha la prefazione del card. Angelo Bagnasco, arcivescovo emerito di Genova e presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa. Dopo il concistoro di oggi  i cardinali sono 53 europei (di cui 22 italiani), 24 i latinoamericani, dall’Africa 18, gli asiatici 16, i nordamericani 13, 4 i provenienti dall'Oceania. Oggi non saranno presenti - come ha detto il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni - Mons. Cornelius Sim, vicario apostolico di Brunei, e mons. Jose F. Advincula, arcivescovo di Capiz (Filippine), “a causa della contingente situazione sanitaria” ma “saranno ugualmente creati Cardinali nel Concistoro”. “Un rappresentante del Santo Padre, in altro momento da stabilire, consegnerà loro la berretta, l’anello e la bolla con il Titolo”, spiega Bruni. “I membri del Collegio cardinalizio impossibilitati a raggiungere Roma – prosegue Bruni – potranno unirsi alla celebrazione, partecipandovi da remoto dalla propria sede, tramite una piattaforma digitale che permetterà loro il collegamento con la basilica vaticana”. Domani alle 10, sempre nella basilica di San Pietro, Papa Francesco celebrerà la messa alla quale parteciperanno solo i cardinali di nuova creazione. “In considerazione delle disposizioni sanitarie attualmente in vigore a motivo della pandemia da Covid-19”, inoltre, “non si svolgeranno, oggi, le consuete visite di cortesia”.

Raffaele Iaria

Papa Francesco: “preghiamo per tutti coloro che sono morti nelle guerre e per tutte le vittime della violenza”

11 Novembre 2020 - Città del Vaticano - “Oggi, in alcuni Paesi, si celebra la memoria di coloro che sono morti nelle guerre. Possa la nostra preghiera per tutte le vittime della violenza nel mondo incoraggiarci ad essere strumenti di pace e di riconciliazione”. Lo ha detto Papa Francesco, salutando i fedeli di lingua francese che seguono l’udienza trasmessa in diretta streaming dalla biblioteca privata del Palazzo apostolico. “In questo mese di novembre – il saluto ai fedeli di lingua inglese – preghiamo specialmente per le persone care che ci hanno lasciato e per tutti i defunti, perché il Signore, nella sua misericordia, li accolga al banchetto della vita eterna”.

C’è bisogno di mitezza

2 Novembre 2020 -
Città del Vaticano - Centoquarantaquattromila. L’Apocalisse ci consegna questo numero per indicare coloro che sono stati segnati dal sigillo del Dio vivente. È il segno che individua i “servi del nostro Dio”, cioè i santi. Ma non dobbiamo considerare questo numero come limite. Esprime, invece, la totalità del popolo, dodicimila persone per ognuna delle dodici tribù di Israele: cioè una moltitudine immensa che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua, leggiamo sempre nell’Apocalisse”. Ieri, festa di tutti i santi, immagine della Gerusalemme celeste. I santi sono coloro che ci indicano la strada e ci dicono che la santità non è un qualcosa per pochi eletti, ma obiettivo cui tendere tutti. I santi sono coloro che, secondo l’espressione dell’Apocalisse, “sono passati attraverso la grande tribolazione ed hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello”, diceva Giovanni Paolo II, parlando, all’Angelus, il primo novembre 2001. “Hanno saputo andare controcorrente, accogliendo il ‘discorso della montagna’ come norma ispiratrice della loro vita: povertà di spirito e semplicità di vita; mansuetudine e non-violenza; pentimento dei peccati propri ed espiazione di quelli altrui; fame e sete della giustizia; misericordia e compassione; purezza di cuore; impegno per la pace; sacrificio per la giustizia”. Nel giorno che precede la commemorazione dei defunti – due date che si susseguono nel calendario della vita, messaggio per il credente chiamato a vivere nella fede il suo essere cristiano – facciamo memoria di tutti i santi, quelli conosciuti e coloro che non lo sono ancora; quelli canonizzati ufficialmente e quanti non lo saranno mai; chi ha lasciato un segno visibile e altri che sono rimasti nel nascondimento. Parlando prima della preghiera mariana dell’Angelus, Papa Francesco commenta in particolare due beatitudini, presenti nel racconto di Matteo: la seconda e la quarta. “Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati”. Dice Francesco: “sembrano parole contraddittorie, perché il pianto non è segno di gioia e felicità. Motivi di pianto e di sofferenza sono la morte, la malattia, le avversità morali, il peccato e gli errori: semplicemente, la vita di ogni giorno, fragile, debole e segnata da difficoltà. Una vita a volte ferita e provata da ingratitudini e incomprensioni”. Certamente noi non avremmo mai pensato di dire sono beati coloro che si trovano in questa situazione. Ma Gesù sì, chiama così “coloro che piangono per queste realtà e, nonostante tutto, confidano nel Signore e si pongono sotto la sua ombra. Non sono indifferenti, e nemmeno induriscono il cuore nel dolore, ma sperano con pazienza nella consolazione di Dio. E questa consolazione la sperimentano già in questa vita”. Le situazioni di povertà, sofferenza e ingiustizia potranno anche non cambiare, ma ciò che cambia è il nostro rapporto con il Signore; i santi e i beati sono i “testimoni più autorevoli della speranza cristiana, perché l’hanno vissuta in pienezza nella loro esistenza, tra gioie e sofferenze, attuando le beatitudini che Gesù ha predicato”. Poi la quarta beatitudine: beati i miti, perché avranno in eredità la terra. È la caratteristica di Gesù la mitezza, ricorda il Papa: “miti sono coloro che sanno dominare sé stessi, che lasciano spazio all’altro, lo ascoltano e lo rispettano nel suo modo di vivere, nei suoi bisogni e nelle sue richieste. Non intendono sopraffarlo né sminuirlo, non vogliono sovrastare e dominare su tutto, né imporre le proprie idee e i propri interessi a danno degli altri. Queste persone, che la mentalità mondana non apprezza, sono invece preziose agli occhi di Dio, il quale dà loro in eredità la terra promessa, cioè la vita eterna. Anche questa beatitudine comincia quaggiù e si compirà in cielo”. Le beatitudini sono uno stile “controcorrente” rispetto alla mentalità del mondo, afferma ancora Francesco. La mitezza, poi, è elemento necessario “anche per la società contemporanea, tanto facile agli scontri e alle violenze: abbiamo bisogno di mitezza per andare avanti nel cammino della santità. Ascoltare, rispettare, non aggredire: mitezza”. (Fabio Zavattaro)

Papa Francesco: preghiera per le vittime dell’attentato di Nizza

29 Ottobre 2020 - Città del Vaticano -  “È un momento di dolore, in un tempo di confusione. Il terrorismo e la violenza non possono mai essere accettati. L’attacco di oggi ha seminato morte in un luogo di amore e di consolazione, come la casa del Signore". Lo ha detto ai giornalisti il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, dopo l'attacco  nei pressi della cattedrale di Notre-Dame, a Nizza che ha causato morti e feriti. Papa Francesco - ha aggiunto Bruni -  è "informato della situazione ed è vicino alla comunità cattolica in lutto. Prega per le vittime e per i loro cari, perché la violenza cessi, perché si torni a guardarsi come fratelli e sorelle e non come nemici, perché l’amato popolo francese possa reagire unito al male con il bene”.

Raffaele Iaria