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Papa Francesco: “non accettiamo mai che chi cerca speranza per mare muoia senza ricevere soccorso”

23 Febbraio 2020 -

Bari - “Non accettiamo mai che chi cerca speranza per mare muoia senza ricevere soccorso o che chi giunge da lontano diventi vittima di sfruttamento sessuale, sia sottopagato o assoldato dalle mafie”. E’ Papa Francesco a parlare nella basilica di San Nicola a Bari in occasione, questa mattina, della giornata conclusiva dell’Incontro “Mediterraneo frontiera di pace” promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana e al quale hanno partecipato 58 vescovi in rappresentanza di 20 Paesi che si affacciano sul Mediterraneo”. “Certo – ha detto il papa - l’accoglienza e una dignitosa integrazione sono tappe di un processo non facile; tuttavia, è impensabile poterlo affrontare innalzando muri. In tale modo, piuttosto, ci si preclude l’accesso alla ricchezza di cui l’altro è portatore e che costituisce sempre un’occasione di crescita”. Per Papa Francesco “quando si rinnega il desiderio di comunione, inscritto nel cuore dell’uomo e nella storia dei popoli, si contrasta il processo di unificazione della famiglia umana, che già si fa strada tra mille avversità”. Il Mediterraneo – ha proseguito - ha una “vocazione peculiare in tal senso: è il mare del meticciato, ‘culturalmente sempre aperto all'incontro, al dialogo e alla reciproca inculturazione’. Essere affacciati sul Mediterraneo rappresenta dunque una straordinaria potenzialità: non lasciamo che a causa di uno spirito nazionalistico, si diffonda la persuasione contraria, che cioè siano privilegiati gli Stati meno raggiungibili e geograficamente più isolati. Solamente il dialogo permette di incontrarsi, di superare pregiudizi e stereotipi, di raccontare e conoscere meglio sé stessi”. E una “particolare opportunità, a questo riguardo, è rappresentata dalle nuove generazioni, quando è loro assicurato l’accesso alle risorse e sono poste nelle condizioni di diventare protagoniste del loro cammino: allora si rivelano linfa capace di generare futuro e speranza. Tale risultato è possibile solo dove vi sia un’accoglienza non superficiale, ma sincera e benevola, praticata da tutti e a tutti i livelli, sul piano quotidiano delle relazioni interpersonali come su quello politico e istituzionale, e promossa da chi fa cultura e ha una responsabilità più forte nei confronti dell’opinione pubblica”. Parlando a braccio il pontefice ha detto che è “una grande ipocrisia” quando “nelle convenzioni internazionali tanti Paesi parlano di pace e poi vendono le armi ai paesi in guerra. Questa è la grande ipocrisia”. La guerra, che “orienta le risorse all'acquisto di armi e allo sforzo militare, distogliendole dalle funzioni vitali di una società, quali il sostegno alle famiglie, alla sanità e all'istruzione, è contraria alla ragione, secondo l’insegnamento di san Giovanni XXIII. In altre parole, essa è un’autentica follia, perché è folle distruggere case, ponti, fabbriche, ospedali, uccidere persone e annientare risorse anziché costruire relazioni umane ed economiche. È una pazzia alla quale non ci possiamo rassegnare: mai la guerra potrà essere scambiata per normalità o accettata come via ineluttabile per regolare divergenze e interessi contrapposti.

Il papa ha quindi sottolineato che il “Mare nostrum” è “il luogo fisico e spirituale nel quale ha preso forma la nostra civiltà, come risultato dell’incontro di popoli diversi. Proprio in virtù della sua conformazione, questo mare – ha sottolineato - obbliga i popoli e le culture che vi si affacciano a una costante prossimità, invitandoli a fare memoria di ciò che li accomuna e a rammentare che solo vivendo nella concordia possono godere delle opportunità che questa regione offre dal punto di vista delle risorse, della bellezza del territorio, delle varie tradizioni umane”. (Raffaele Iaria)

Mons. Pizzaballa: il dramma di tanti che “fuggono da situazioni di persecuzione e di povertà hanno cambiato il volto di molte delle nostre Chiese”

23 Febbraio 2020 -

Bari – I vescovi cattolici di 20 Paesi che si affacciano sul Mediterraneo durante l’incontro che si è svolto a Bari nei giorni scorsi, hanno insistito nel “rafforzare iniziative di conoscenza reciproca, anche agevolando gemellaggi di diocesi e parrocchie, scambio di sacerdoti, esperienze di seminaristi, forme di volontariato”. A dirlo, riassumendo i lavori dell’Incontro “Mediterraneo, frontiera di pace” davanti a papa Francesco nella Basilica di San Nicola a Bari, è stato l’amministratore apostolico del Patriarcato Latino di Gerusalemme, mons. Pierbattista Pizzaballa. “Venite e vedete” - ha etto “è stato il nostro motto. Finora, forse si è molto ‘parlato sulle Chiese e le loro realtà’. Ora bisogna passare al ‘parlare con le Chiese e le loro realtà. L’ospitalità, che è tipica della cultura mediterranea – ha detto mons. Pizzaballa - deve iniziare innanzitutto tra noi. In una realtà complessa e articolata come quella mediterranea, intendiamo farci carico delle sue contraddizioni, imparando e insegnando a viverla con speranza cristiana. Siamo solo all’inizio di un percorso che sarà lungo, ma certamente avvincente. Per questo abbiamo deciso di continuare a incontrarci, stabilmente, per poter poco alla volta, nei tempi che il Signore ci indicherà, costruire un percorso comune dove far crescere nei nostri contesti feriti e lacerati una cultura di pace e comunione”.

Questi giorni a Bari con i vescovi cattolici delle Chiese che affacciano sul Mediterraneo sono stati “una bella esperienza di Chiesa, che ci ha avvicinati l’uno all’altro più concretamente”, ha detto il presule: “ci siamo ascoltati e, soprattutto, ascoltato il grido che viene dai territori della sponda sud del Mare Nostrum; ci siamo scambiati esperienze e proposte e, infine, ci siamo dati alcune prospettive”. “Abbiamo voluto – ha quindi detto - ascoltare la realtà nella quale siamo calati. Il Mediterraneo da secoli è al centro di scambi culturali, commerciali e religiosi di ogni tipo, ma è anche stato teatro di guerre, conflitti e divisioni politiche e anche religiose”. Nel presente, “anziché diminuire, tutto ciò sembra aumentare. Guerre commerciali, fame di energia, disuguaglianze economiche e sociali hanno reso questo bacino centro di interessi enormi”. “Oggi – ha detto ancora mons. Pizzaballa - desideriamo chiedere perdono, in particolare, per aver consegnato ai giovani un mondo ferito” ed ha sottolineato che “le nostre Chiese del Nord Africa e del Medio Oriente sono quelle che pagano il prezzo più alto. Decimate nei numeri, rimaste piccola minoranza, non sono però Chiese rinunciatarie. Al contrario, hanno ritrovato l’essenziale della fede e della testimonianza cristiana. Sono comunità che anche a fronte di enormi difficoltà e addirittura di persecuzioni, sono rimaste fedeli a Cristo”. “La ’via della croce’ - ha aggiunto - è propria dell’esperienza delle Chiese del Mediterraneo”. Il vescovo ha quindi parlato del dramma di tanti che “fuggono da situazioni di persecuzione e di povertà e che hanno cambiato il volto di molte delle nostre Chiese”. Per mons. Pizzaballa il dialogo è “l’altra forma di espressione della nostra vita ecclesiale. Attraverso il dialogo ecumenico tra le Chiese ci impegniamo a organizzare stabilmente preghiere comuni per la pace; a istituire, laddove non esistano, comitati interreligiosi soprattutto con i credenti musulmani, per realizzare insieme opere di solidarietà e condivisione. Vogliamo fare crescere e trasformare in esperienza, la fratellanza e la solidarietà umana”. Prima di mons. Pizzaballa a salutare papa Francesco è stato il card. Vinko Puljic, arcivescovo di Sarajevo che ha voluto sottolineare che per i vescovi, provenienti da Paesi dove i cattolici sono minoranza, “questo ‘con-venire’ è un segno visibile dell’attenzione e della fraternità fra le Chiese del Mediterraneo”. Come Pastori “ci siamo fatti voce del dolore e della sofferenza delle nostre Chiese e dei nostri popoli”. Il tema dell'emigrazione anche nelle parole del card. Puljic. “Santo Padre – ha detto - a tutti noi è spezzato il cuore per la partenza di molti giovani, causata da guerre, ingiustizie e miseria. Tuttavia, siamo confortati da quei ragazzi che restano, mostrando un coraggio straordinario e un amore grande per il Paese e le persone con cui sono cresciuti”. (Raffaele Iaria)

Card. Bassetti: l’Incontro di Bari avvia un processo che richiede “una nuova disponibilità a coinvolgersi con un cuore grande”

23 Febbraio 2020 -

Bari - “La Sua presenza corona di grazia queste giornate di incontro e riflessione, di fraternità e condivisione”. Così il card. Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha salutato papa Francesco nella Basilica di San Nicola a Bari dove è in corso l’Incontro “Mediterraneo, frontiera di pace”. Una iniziativa – ha spiegato il porporato – che “attinge a radici antiche e profonde: incarna, infatti, la visione profetica di Giorgio La Pira, che sin dalla fine degli anni Cinquanta aveva ispirato i ‘dialoghi mediterranei’ e aveva anticipato lo spirito ecumenico che avrebbe soffiato, poi, con grande forza, nel Concilio”. Secondo La Pira – ha ricordato il card. Bassetti - i popoli dei Paesi rivieraschi, “con l’appartenenza alla comune radice di Abramo, condividono una visione della vita e dell’uomo che, nonostante le profonde differenze, è aperta ai valori della trascendenza. E da qui discende la visione comune non solo della sacralità di ogni vita umana, ma anche della sua intangibilità”.

Con questo Incontro – ha quindi aggiunto il presidente della Cei - “abbiamo iniziato a mettere in pratica questa visione, mettendoci in ascolto del Signore e cercando i segni dei tempi nelle parole e nella testimonianza offerta dalla presenza e dalla storia di ciascuno. Ne sono parte le ricchezze delle molteplici tradizioni liturgiche, spirituali, ecclesiologiche: ricchezze che, mentre ci distinguono, contribuiscono a rendere viva e preziosa l’esperienza della comunione”.

Il card. Bassetti ha detto che i lavori sono stati caratterizzati dal metodo sinodale e che “segna – ha detto - l’avvio di un processo, che richiede da parte di ciascuno una nuova disponibilità a coinvolgersi con un cuore grande”. (Raffaele Iaria)

Papa Francesco a Bari: il programma della giornata di domani

22 Febbraio 2020 - Bari - Papa Francesco sarà a Bari domani, domenica 23 febbraio, in occasione dell’incontro di riflessione e spiritualità “Mediterraneo, frontiera di pace”, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana, al quale parteciperanno i vescovi cattolici di 19 Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum. Il Papa partirà in elicottero dall'eliporto del Vaticano alle 7 per atterrare alle 8.15 a piazzale Cristoforo Colombo, a Bari, dove sarà accolto dall'arcivescovo di Bari-Bitonto, Mons. Francesco Cacucci, da Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia, da Antonella Bello- mo, Prefetto di Bari e da Antonio Decaro, Sindaco di Bari. Alle 8.30, nella Basilica di San Nicola, incontrerà i Vescovi del Mediterraneo e pronuncerà il suo discorso. L’incontro sarà aperto dall'introduzione del Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, e vedrà gli interventi del Card. Vinko Puljić, arcivescovo di Vrhbosna e Presidente della Conferenza Episcopale di Bosnia ed Erzegovina, di Mons. Pierbattista Pizzaballa, Amministratore Apostolico “sede vacante” del Patriarcato Latino di Gerusalemme, e il ringraziamento di Mons. Paul Desfarges, arcivescovo di Alger (Algeria) e Presidente della Conferenza Episcopale Regionale del Nord Africa. Al termine, Papa Francesco scenderà nella Cripta per venerare le reliquie di San Nicola e saluterà la comunità dei Padri Domenicani. Uscendo dalla Basilica, sul sagrato, rivolgerà un saluto ai fedeli presenti. Alle 10.45 presiederà la concelebrazione eucaristica in Corso Vittorio Emanuele II e reciterà la preghiera dell’Angelus. Alla celebrazione anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Alle 12.30 ripartirà in elicottero alla volta del Vaticano, dove atterrerà alle 13.45. (R.I.)

Mediterraneo frontiera di pace”: in attesa del papa si lavora al documento finale

22 Febbraio 2020 -

Bari – Fervono i preparativi nella città di Bari per l’arrivo, domani, di Papa Francesco. Fervono anche i lavori dell’Incontro “Mediterraneo frontiera di Pace” voluto dalla Cei e che sarà concluso dal pontefice. Al Papa i 58 vescovi in rappresentanza di 20 Paesi dell’area mediterranea consegneranno un documento mentre i lavori di questi giorni hanno toccato diversi temi per il futuro di quest’area.

Ieri, durante breefing con i giornalisti l’invito, tra le altre cose, ai politici europei a promuovere corridoi umanitari per i profughi. “Abbiamo davanti ai nostri occhi il dramma dei rifugiati. Lo vediamo nelle isole della Grecia e in Libia. Sono una vergogna per l’Europa. Noi parliamo tanto dei valori europei ma li dimentichiamo completamente quando dobbiamo aiutare. L’appello che rivolgiamo è di aprire corridoi umanitari”, ha detto il card. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece). L’arcivescovo nei giorni scorsi aveva scritto una lettera alle Conferenze episcopali dell’Unione europea insieme ai cardinali Konrad Krajewski, elemosiniere di Papa Francesco, e Michael F. Czerny, sotto-segretario del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale per chiedere a parrocchie, comunità religiose, monasteri e santuari di tutta l’Europa di accogliere “almeno una famiglia di rifugiati” aderendo al progetto dei corridoi umanitari. “Non so come la lettera sarà accolta dalle nostre diocesi e dalle parrocchie ma ho visto che c’è un grande interesse e ho ricevuto mail da parte di molti politici che chiedono di prendere contatto. Vediamo”; ha detto il porporato: “dobbiamo rimanere realisti ma se c’è una sola vita salvata, vale la pena farlo”. Il cardinale di Lussemburgo ha anche lanciato un appello all'Unione europea affinché si doti di una “politica comune” e utilizzi “tutti i mezzi” previsti anche dal Trattato di Dublino “per aiutare la gente, per essere fedeli al Vangelo”. “Vogliamo anche fare un appello alla politica perché combatta le cause delle migrazioni e si impegni per la pace, la dignità umana, la libertà religiosa”, ha quindi aggiunto.

Mons. Charles Jude Scicluna, arcivescovo di Malta e presidente della Conferenza episcopale di Malta ha invitato a “trasformare la xenofobia in xenofilia, anche con una presenza pacificatrice sui media”, ma distinguendo tra i compiti della comunità ecclesiale e quelli della politica. Il presule ha quindi ricordato il prossimo viaggio, il 31 maggio, di papa Francesco a Malta: “Il Papa viene per chiederci di continuare nel nostro impegno di accoglienza dei migranti”, ha detto spiegando che visiterà una comunità cattolica antichissima, “caratterizzata da una tradizione secolare di accoglienza che trova le sue radici nella bellezza dell’accoglienza narrata nel capitolo 28 degli Atti degli Apostoli”. “Ma viene anche per chiedere di continuare con l’accoglienza, in nome di quella filantropia mostrata allora per 276 persone, tra cui gli apostoli Paolo e Luca”. Si registra, ha quindi detto il vicepresidente della Cei e coordinatore del Comitato organizzatore dell’evento di Bari, mons. Antonino Rastanti - “un’unanime volontà e richiesta che non finisca tutto qui, perché non vogliamo fare un evento chiuso in se stesso. Quelli di cui abbiamo parlato in questi giorni non sono problemi semplici e noi non abbiamo la pretesa di risolverli. C’è piuttosto – ha spiegato - l’esigenza di approfondire e studiare ulteriormente la complessa e diversificata situazione del nostro mare Mediterraneo, a partire dal contributo che le nostre comunità possono offrire”. (Raffaele Iaria)​

Papa Francesco: essere cristiani significa accettare la via di Gesù, fino alla croce

20 Febbraio 2020 - Città del Vaticano - “La gente chi dice che io sia?”, “Voi che cosa dite?”. Sono le domande contenute nel brano del Vangelo della liturgia di oggi ed è da queste domande che Papa Francesco prende spunto per la sua riflessione questa mattina nella messa a casa Santa Marta, come riferisce Vatican News.  Il Vangelo, afferma, ci insegna le tappe, già percorse dagli apostoli, per sapere chi è Gesù. Sono tre: conoscere, confessare, accettare la strada che Dio ha scelto per Lui. Conoscere Gesù è ciò che “facciamo tutti noi quando - osserva il Papa - prendiamo il Vangelo, cerchiamo di conoscere Gesù, quando portiamo i bambini al catechismo (…) quando li portiamo a Messa”, ma è solo il primo passo, il secondo è confessare Gesù: “E questo noi, da soli, non possiamo farlo. Nella versione di Matteo Gesù dice a Pietro: ‘Questo non viene da te. Te lo ha rivelato il Padre’. Possiamo confessare Gesù soltanto con la forza di Dio, con la forza dello Spirito Santo. Nessuno può dire Gesù è il Signore e confessarlo senza lo Spirito Santo, dice Paolo. Noi non possiamo confessare Gesù senza lo Spirito. Perciò la comunità cristiana deve cercare sempre la forza dello Spirito Santo per confessare Gesù, per dire che Lui è Dio, che Lui è il Figlio di Dio”. Ma qual è lo scopo della vita di Gesù, perché è venuto? Rispondere a questa domanda significa compiere la terza tappa sulla via della conoscenza di Lui. E il Papa ricorda che Gesù cominciò ad insegnare ai suoi apostoli che doveva soffrire, venire ucciso e poi risorgere: “ confessare Gesù è confessare la sua morte, la sua resurrezione; non è confessare: ‘Tu sei Dio’ e fermarci lì, no: ‘Tu sei venuto per noi e sei morto per me. Tu sei risorto. Tu ci dai la vita, Tu ci hai promesso lo Spirito Santo per guidarci’. Confessare Gesù significa accettare la strada che il Padre ha scelto per Lui: l’umiliazione. Paolo, scrivendo ai Filippesi, dice: ‘Dio inviò suo Figlio, il quale annientò se stesso, si fece servo, umiliò se stesso, fino alla morte, morte di croce’. Se non accettiamo la strada di Gesù, la strada dell’umiliazione che Lui ha scelto per la redenzione, non solo non siamo cristiani: meriteremo quello che Gesù ha detto a Pietro: ‘Va’ dietro a me, Satana!’”. Papa Francesco fa notare che Satana sa bene che Gesù è il Figlio di Dio, ma che Gesù rifiuta la sua “confessione” come allontana da sé Pietro quando respinge la via scelta da Gesù. “Confessare Gesù - afferma infatti Papa Francesco - è accettare la strada dell’umiltà e dell’umiliazione. E quando la Chiesa non va per questa strada, sbaglia, diventa mondana”: “E quando noi vediamo tanti cristiani buoni, con buona volontà, ma che confondono la religione con un concetto sociale di bontà, di amicizia, quando noi vediamo tanti chierici che dicono di seguire Gesù, ma cercano gli onori, le vie fastose, le vie della mondanità, non cercano Gesù: cercano se stessi. Non sono cristiani; dicono di essere cristiani, ma di nome, perché non accettano la via di Gesù, dell’umiliazione. E quando leggiamo nella storia della Chiesa di tanti vescovi che hanno vissuto così e anche di tanti papi mondani che non hanno conosciuto la strada dell’umiliazione, non l’hanno accettata, dobbiamo imparare che quella non è la strada”. Il Papa conclude con l’invito a chiedere “la grazia della coerenza cristiana” per “non usare il cristianesimo per arrampicarsi”, la grazia di seguire Gesù nella sua stessa via, fino all'umiliazione.  

Papa Francesco: scivolare nella mondanità è deviare il cuore da Dio

13 Febbraio 2020 - Città del Vaticano - Lasciarsi scivolare lentamente nel peccato, relativizzando le cose ed entrando “in negoziato” con gli dei del denaro, della vanità e dell’orgoglio. Da quella che definisce come una “caduta con anestesia”, il Papa mette in guardia stamani, come riferisce Vatican News,  nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta, riflettendo sulla storia del re Salomone. La Prima Lettura della Liturgia odierna (1Re 11,4-13) “ci racconta - dice - l’apostasia, diciamo così, di Salomone”, che non è stato fedele al Signore. Quando era vecchio, le sue donne gli fecero infatti “deviare il cuore” per seguire altri dei. Fu dapprima un  “ragazzo bravo”, che al Signore chiese solo la saggezza e Dio lo rese saggio, al punto che da lui vennero i giudici e anche la Regina di Saba, dall’Africa, con regali perché aveva sentito parlare della sua saggezza. “Si vede che questa donna era un po’ filosofa e gli fece domande difficili”, dice il Papa notando che “Salomone uscì da queste domande vittorioso” perché sapeva rispondere. A quel tempo, prosegue il Papa, si poteva avere più di una sposa, che non vuol dire - spiega - che fosse lecito fare “il donnaiolo”. Il cuore di Salomone, però, si indebolì non per aver sposato queste donne - poteva farlo - ma perché le aveva scelte di un altro popolo, con altri dei. E Salomone quindi cadde nel “tranello” e lasciò fare quando una delle mogli gli diceva di andare ad adorare Camos o Moloc. E così fece per tutte le sue donne straniere che offrivano sacrifici ai loro dei. In una parola, “permise tutto, smise di adorare l’unico Dio”.  Dal cuore indebolito per la troppa affezione alle donne, “entrò il paganesimo nella sua vita”. Quindi, evidenzia Papa Francesco, quel ragazzo saggio che aveva pregato bene chiedendo la saggezza, è caduto al punto da essere rigettato dal Signore. “Non è stata un’apostasia da un giorno all’altro, è stata un’apostasia lenta”, spiega il Papa. Anche il re Davide, suo padre, infatti, aveva peccato - in modo forte almeno due volte - ma subito si era pentito e aveva chiesto perdono: era rimasto fedele al Signore che lo custodì fino alla fine. Davide pianse per quel peccato e per la morte del figlio Assalonne e quando, prima, fuggiva da lui, si umiliò pensando al suo peccato, quando la gente lo insultava. “Era santo. Salomone non è santo”, afferma. Il Signore gli aveva dato tanti doni ma lui aveva sprecato tutto perché si era lasciato indebolire il cuore. Non si tratta, nota il Papa, del “peccato di una volta”, ma dello “scivolare”: “Le donne gli fecero deviare il cuore e il Signore lo rimprovera: ‘Tu hai deviato il cuore’. E questo succede nella nostra vita. Nessuno di noi è un criminale, nessuno di noi fa dei grossi peccati come aveva fatto Davide con la moglie di Uria, nessuno. Ma dove è il pericolo? Lasciarsi scivolare lentamente perché è una caduta con anestesia, tu non te ne accorgi, ma lentamente si scivola, si relativizzano le cose e si perde la fedeltà a Dio. Queste donne erano di altri popoli, avevano altri dèi, e quante volte noi dimentichiamo il Signore ed entriamo in negoziato con altri dèi: il denaro, la vanità, l’orgoglio. Ma questo si fa lentamente e se non c’è la grazia di Dio, si perde tutto”. Di nuovo il Papa si richiama al Salmo 105 (106) per sottolineare che questo mescolarsi con le genti e imparare ad agire come loro significa farsi mondani, pagani: “E per noi questa scivolata lenta nella vita è verso la mondanità, questo è il grave peccato: ‘Lo fanno tutti, ma sì, non c’è problema, sì, davvero non è l’ideale, ma...’. Queste parole che ci giustificano al prezzo di perdere la fedeltà all’unico Dio. Sono degli idoli moderni. Pensiamo a questo peccato della mondanità. Di perdere il genuino del Vangelo. Il genuino della Parola di Dio, di perdere l’amore di questo Dio che ha dato la vita per noi. Non si può stare bene con Dio e con il diavolo. Questo lo diciamo tutti noi quando parliamo di una persona che è un po’ così: ‘Questo sta bene con Dio e con il diavolo’. Ha perso la fedeltà”. E, in pratica, prosegue, significa non essere fedele “né a Dio né al diavolo”. In conclusione, il Papa esorta a chiedere al Signore la grazia di fermarci quando capiamo che il cuore inizia a scivolare: “Pensiamo a questo peccato di Salomone, pensiamo a come è caduto quel Salomone saggio, benedetto dal Signore, con tutte le eredità del padre Davide, come è caduto lentamente, anestetizzato verso questa idolatria, verso questa mondanità e gli è stato tolto il regno. Chiediamo al Signore la grazia di capire quando il nostro cuore incomincia a indebolirsi e a scivolare, per fermarci. Sarà la sua grazia e il suo amore a fermarci se noi lo preghiamo”.  

Papa Francesco: il 31 maggio a Malta

10 Febbraio 2020 - Città del Vaticano - Papa Francesco compirà un viaggio apostolico a Malta, nel cuore del Mediterraneo. L'annuncio è arrivato stamani dalla Santa Sede. “Accogliendo l'invito del Presidente della Repubblica di Malta, delle Autorità e della Chiesa Cattolica del Paese, Sua Santità Papa Francesco compirà un Viaggio Apostolico a Malta e a Gozo il 31 maggio 2020. Il programma del viaggio sarà pubblicato a suo tempo”, ha detto il direttore della Sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni. Motto della visita sarà “They showed us unusal kindness” (Essi mostrarono un'insolita gentilezza). Nel logo si vedono delle mani che si indirizzano verso la Croce, provenienti da una nave in balìa delle onde. Le mani rappresentano un segno di accoglienza verso il prossimo e di assistenza a coloro che sono in difficoltà, abbandonati al loro destino. La barca ricorda il drammatico racconto del naufragio dell'apostolo Paolo sull'isola di Malta e l'accoglienza riservata dai maltesi all'apostolo e ai naufraghi.

Papa Francesco: tratta di persone “vera piaga”

10 Febbraio 2020 - Città del Vaticano - Sabato,  nella memoria liturgica di Santa Giuseppina Bakhita, si è celebrata la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la Tratta di persone. Per “sanare questa piaga – perché è una vera piaga! – che sfrutta i più deboli, è necessario l’impegno di tutti: istituzioni, associazioni e agenzie educative”, ha detto ieri Papa Francesco al termine dell’Angelus in piazza San Pietro. “Sul fronte della prevenzione – ha quindi aggiunto -  mi preme segnalare come diverse ricerche attestino che le organizzazioni criminali usano sempre più i moderni mezzi di comunicazione per adescare le vittime con l’inganno. Pertanto, è necessario da una parte educare a un uso sano dei mezzi tecnologici, dall’altra vigilare e richiamare i fornitori di tali servizi telematici alle loro responsabilità”. Prima della preghiera mariana dell’Angelus il papa ha detto che Gesù “ci invita a non avere paura di vivere nel mondo, anche se in esso a volte si riscontrano condizioni di conflitto e di peccato”, perché “di fronte alla violenza, all’ingiustizia e all’oppressione, la Chiesa non può chiudersi in se stessa” né “abbandonare la sua missione evangelizzatrice e di servizio”.

Papa Francesco: siamo cristiani o mondani? Dio ci giudicherà con la stessa misura

30 Gennaio 2020 - Città del Vaticano - E' ricca di frasi e consigli di Gesù la pagina che il Vangelo di Marco (Mc 2, 21-25) ci propone oggi. Papa Francesco ne sceglie uno tra tutti, per soffermarsi a riflettere in un dialogo costante con i fedeli riuniti nella cappella di Casa Santa Marta, riferisce Vatican News. “Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi”. Tutti noi, afferma il Papa, facciamo i conti con la vita, lo facciamo nel presente e soprattutto, lo faremo alla fine della nostra esistenza, e questa frase di Gesù ci “dice proprio come sarà quel momento”, ovvero come sarà il giudizio. Perché - prosegue papa Francesco - se il passo delle Beatitudini e l'analogo capitolo 25 del Vangelo di Matteo ci mostrano “le cose che dobbiamo fare” - il come farle, lo “stile con il quale dovremo vivere” - la “misura”, “è quello che il Signore dice qui”: “Con quale misura io misuro gli altri? Con quale misura misuro me stesso? E’ una misura generosa, piena di amore di Dio o è una misura di basso livello? E con questa misura sarò giudicato, non sarà un’altra: quella, proprio quella che faccio io. Qual è il livello nel quale ho messo la mia asticella? A un livello alto? Dobbiamo pensare a questo. E questo lo vediamo non solo, non tanto nelle cose buone che facciamo o nelle cose cattive che facciamo ma nello stile continuo di vita”. Ognuno di noi - rimarca il Papa - ha infatti uno stile, “un modo di misurare se stesso, le cose e gli altri” e sarà lo stesso che il Signore userà con noi. Quindi - spiega - chi misura con egoismo, così sarà misurato; chi non ha pietà e pur di arrampicarsi nella vita “è capace di calpestare la testa di tutti”, sarà giudicato allo stesso modo, cioè “senza pietà”. A questo il Papa contrappone dunque lo stile di vita del cristiano e spiega quale sia il modello: “E come cristiano io mi domando qual è la pietra di riferimento, la pietra di paragone per sapere se sono in un livello cristiano, un livello che Gesù vuole? E’ la capacità di umiliarmi, è la capacità di subire le umiliazioni. Un cristiano che non è capace di portare con sé le umiliazioni della vita, manca di qualcosa. E’ un cristiano di ‘vernice’ o per interesse. ‘Ma perché padre questo?’. Perché lo ha fatto Gesù,  annientò sé stesso, dice Paolo: ‘Annientò sé stesso fino alla morte e alla morte di croce’. Lui  era Dio ma non si aggrappò a quello: annientò sé stesso. Questo è il modello”. E come esempio di uno stile di vita definito “mondano” e incapace di seguire il modello di Gesù, il Papa cita le “lamentele” che gli riferiscono i vescovi quando hanno difficoltà a trasferire i sacerdoti nelle parrocchie perché ritenute “di categoria inferiore” e non superiore come ambirebbero e dunque vivono il trasferimento come una punizione. Ecco dunque come riconoscere il “mio stile”, il “mio modo di giudicare” - commenta il Papa - dal comportamento che assumo davanti alle umiliazioni: “Un modo di giudicare mondano, un modo di giudicare peccatore, un modo di giudicare imprenditoriale, un modo di giudicare cristiano”. E conclude: “Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi”, la stessa misura. Se è una misura cristiana, che segue Gesù, nella sua strada, con la stessa sarò giudicato, con molta, molta, molta pietà, con molta compassione, con molta misericordia. Ma se la mia misura è mondana e soltanto uso la fede cristiana - sì, faccio, vado a messa, ma vivo come mondano - sarò misurato con quella misura. Chiediamo al Signore la grazia di vivere cristianamente e soprattutto di non avere paura della croce, delle umiliazioni, perché questa è la strada che lui ha scelto per salvarci e questo è quello che garantisce che la mia misura è cristiana: la capacità di portare la croce, la capacità di subire qualche umiliazione”.