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Papa Francesco: pregare per i pastori che devono accompagnare il popolo di Dio

13 Marzo 2020 -   Città del Vaticano – Una preghiera per i “pastori che devono accompagnare il popolo di Dio in questa crisi. Il Signore gli dia la forza e la capacità di scegliere i mezzi per aiutare” è stata rivolta questa mattina da Papa Francesco all’inizio della messa mattutina a Casa Santa Marta. Il pontefice ha chiesto di pregare Dio affinché i pastori “non lascino solo il Santo popolo fedele di Dio", senza Parola, sacramenti e preghiera. In questi giorni- ha detto ancora – ci uniamo agli ammalati e alle famiglie che soffrono questa pandemia”. Il Papa, commentando le letture del giorno ha detto che non dobbiamo appropriarci del dono che ci è stato dato, dono che non va ideologizzato perché altrimenti perde la sua natura di dono. Occorre ricevere il dono come dono e trasmetterlo come dono “non come proprietà in modo settario rigido e clericalista”.​  

Papa Francesco: non dimentichiamo chi come i migranti forzati trovano muri. E poi la preghiera per le autorità

12 Marzo 2020 - Città del Vaticano - Papa Francesco invita a pregare “in questo momento di pandemia” per chi è chiamato a governare, per le “autorità che devono decidere su misure che non piacciono al popolo, ma è per il nostro bene. E spesso l'autorità si sente sola, non capita”. Il papa ha iniziato così la messa mattutina celebrata a Casa Santa Marta e diffusa dai media vaticani. Commentando il vangelo del ricco epulone e del povero Lazzaro che propone la liturgia odierna  papa Francesco ha parlato dell’ “abisso dell'indifferenza”: “a Lampedusa quando sono andato ho parlato della globalizzazione dell'indifferenza. Noi oggi siamo preoccupati perchè i negozi sono chiusi, o perché non posso passeggiare... preoccupati per le nostre cose dimenticando i poveri, che è nei confini cercando la libertà, i migranti forzati che trovano un muro fatto di ferro e filo spinato. Sappiamo che esiste questo ma viviamo nell'indifferenza”. Spesso conosciamo ciò che succede nel mondo, il dolore che si vive ma “questa informazione non scende al cuore”: “quanti bambini patiscono la fame, non hanno le medicine, non possono andare a scuola? Lo sappiamo e diciamo poveretti... Tanti di noi vivono in questo distacco tra quel che sanno e quello che sentono. Il cuore è staccato dalla mente: sono indifferenti”. Papa Francesco si è quindi soffermato sul povero e sul ricco: il povero aveva un nome, si chiamava Lazzaro e “anche il ricco lo sapeva. Ma non sappiamo il nome del ricco. Il Vangelo non lo dice. Non aveva nome, aveva perso il nome. Aveva gli aggettivi: ricco, potente... Questo è quello che causa l'egoismo, fa perdere la nostra identità. Ci porta a valutare gli aggettivi e la mondanità aiuta, siamo caduti nella cultura dell'aggettivo”. Da qui la richiesta “al Signore di ricevere la grazia di non cadere nell'indifferenza per fare invece qualcosa per gli altri”. (Raffaele Iaria)  

Papa Francesco: continuiamo a pregare per gli ammalati di questa epidemia

11 Marzo 2020 - Città del Vaticano – Continuano le celebrazione in streaming della messa mattutina di Papa Francesco a Casa Santa Marta senza la presenza dei fedeli. Una celebrazione che il pontefice ha voluto dedicare alle persone che, rinchiuse in carcere, soffrono per la paura dell’epidemia del coronavirus che sta coinvolgendo maggiormente l’Italia. Il papa ha pregato per gli ammalati di questa epidemia che ha causato ormai, anche nel nostro Paese, centinaia di morti. Commentando le letture della liturgia odierna papa Francesco è ritornato a parlare del diavolo che lavora a distruggere con uno stile particolare, quello dell’accanimento. “Quando c’è accanimento” contro un cristiano, una persona, “c’è l’odio e la vendetta del diavolo sconfitto. Pensiamo ai tanti cristiani crudelmente perseguitati. Pensiamo ad Asia Bibi: 9 anni in carcere, a soffrire: accanimento del diavolo”. Nel vangelo Gesù, mentre si avvicina a Gerusalemme, dice: “Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’Uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi. Lo condanneranno a morte, lo consegneranno ai pagani perché venga deriso, flagellato, crocifisso”. “Non è soltanto una sentenza di morte: c’è di più”, dice il papa: “C’è l’umiliazione, c’è l’accanimento. E quando c’è accanimento nella persecuzione di un cristiano, di una persona, c’è il demonio. Il demonio ha due stili: la seduzione, con le promesse del mondo, come ha voluto fare con Gesù nel deserto, sedurlo e con la seduzione fargli cambiare il piano della redenzione, e se questo non va, l’accanimento. Non ha mezzi termini, il demonio. La sua superbia è così grande che cerca di distruggere, e distruggere godendo della distruzione con l’accanimento”. Il riferimento del pontefice va quindi alle persecuzioni di tanti santi, di tanti cristiani che “non (solo) li uccidono, ma anche li fanno soffrire e cercano per tutte le vie di umiliarli, fino alla fine. Non confondere una semplice persecuzione sociale, politica, religiosa con l’accanimento del diavolo. Il diavolo si accanisce, per distruggere”, sottolinea citando poi i due ladri che erano crocifissi con Gesù e che sono stati condannati: “crocifissi e lasciati morire in pace. Nessuno li insultava: non interessava. L’insulto era soltanto per Gesù, contro Gesù. Gesù dice agli apostoli che sarà condannato a morte, ma sarà deriso, flagellato, crocifisso … Si fanno beffa di Lui. E la strada per uscire dall’accanimento del diavolo, da questa distruzione, è lo spirito mondano, quello che la mamma chiede per i figli, i figli di Zebedeo. Gesù parla di umiliazione, che è il proprio destino, e lì gli chiedono apparenza, potere. La vanità, lo spirito mondano è proprio la strada che il diavolo offre per allontanarsi dalla Croce di Cristo”, spiega papa Francesco sottolineando che “la propria realizzazione, il carrierismo, il successo mondano: sono tutte strade non cristiane, sono tutte strade per coprire la Croce di Gesù”. E quindio la preghiera affinchè il Signore “ci dia la grazia di saper discernere quando c’è lo spirito che vuole distruggerci con l’accanimento, e quando lo stesso spirito vuole consolarci con le apparenze del mondo, con la vanità. Ma non dimentichiamo: quando c’è accanimento, c’è l’odio, la vendetta del diavolo sconfitto. È così fino a oggi, nella Chiesa. Pensiamo a tanti cristiani, come sono crudelmente perseguitati. In questi giorni, i giornali parlavano di Asia Bibi: nove anni in carcere, soffrendo. È l’accanimento del diavolo”. (R.Iaria)

Papa Francesco: un pensiero e una preghiera per coloro che soffrono a causa del coronavirus e a causa della violenza in Siria

8 Marzo 2020 - Città del Vaticano - Papa Francesco ha iniziato il momento di preghiera dell’Angelus salutando coloro che in piazza si sono ritrovati – in rappresentanza di associazioni e movimenti - con uno striscione: “per i dimenticati di Idlib”. E al termine un nuovo pensiero alle Associazioni e i gruppi che “si impegnano in solidarietà con il popolo siriano e specialmente con gli abitanti del nord-ovest della Siria, costretti a fuggire dai recenti sviluppi della guerra”. Il papa ha, quindi, rinnovato la sua “apprensione” e il  suo dolore per questa “situazione disumana di queste persone inermi, tra cui tanti bambini, che stanno rischiando la vita. Non si deve distogliere lo sguardo di fronte a questa crisi umanitaria, ma darle priorità rispetto ad ogni altro interesse”. Il papa ha chiesto, quindi, di pregare per questi “fratelli e sorelle” che stanno soffrendo. “Avvertiamo il bisogno civile e umano di ringraziare Papa Francesco, l’unica autorità mondiale che ha ricordato il dramma dei civili di Idlib, nel nord ovest della Siria”, avevano scritto alcune associazioni (prima firmataria l’Associazione Giornalisti amici di padre Dall’Oglio e tra le firmatarie anche la Fondazione Migrantes, la Caritas Italiana, il Centro Astalli e la Comunità di Sant'Egidio): “siamo sconvolti dalle rare immagini di quei bambini assiderati, a volte da soli, a volte con i loro genitori o parenti. Da una parte sono costretti a fuggire dalla Siria verso la Turchia – si legge nella nota – da bombardamenti a tappeto che violano le regole più elementari del diritto umanitario internazionale e dall’altra sono impediti a trovare salvezza da un muro invalicabile e a oggi non valicato”. Per le associazioni firmatari della nota non si tratta di “un’emergenza improvvisa” ma di una situazione che dura da alcuni mesi: “si calcola che ormai siano almeno un milione gli esseri umani in fuga ammassati al confine turco, alcune stime parlano di un milione e cinquecentomila, in gran parte bambini. Se non si trovasse una soluzione, urgente, le operazioni militari raddoppieranno gli sfollati, per i quali non ci sono che piccole tendopoli. Per tutti costoro ci sono soltanto due sottili corridoi umanitari aperti all’ONU per portargli qualche genere di prima necessità: questo è inammissibile”. Il Papa si è detto “vicino con la preghiera alle persone che soffrono per l’attuale epidemia di coronavirus e a tutti coloro che se ne prendono cura” e si è unito “ai miei fratelli Vescovi - ha aggiunto - nell'incoraggiare i fedeli a vivere questo momento difficile con la forza della fede, la certezza della speranza e il fervore della carità . Il tempo di Quaresima ci aiuti a dare un senso evangelico anche a questo momento di prova e di dolore”. Papa Francesco ha recitato l’Angelus dalla biblioteca privata del Palazzo Apostolico: “ingabbiato in biblioteca – ha detto ma è per prevenzione”. E al termine ha voluto affacciarsi dalla finestra per benedire i fedeli che nonostante tutto, erano presenti in piazza mantenendo le distanze così come prevedono le normative vigenti oggi in Italia a causa dell’epidemia di coronavirus. “Adesso mi affaccerò per vedervi un po’ in tempo reale”, ha detto papa Francesco rivolgendosi ai fedeli al termine dell’Angelus. Poco dopo la finestra su Piazza San Pietro si è aperta e il Pontefice ha salutato i fedeli presenti e ha dato loro una benedizione. (Raffaele Iaria)

Papa Francesco: nel 2022 Sinodo dei vescovi su Chiesa e sinodalità

7 Marzo 2020 - Città del Vaticano – “Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione”. È questo il tema scelto da Papa Francesco per la XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi. Lo ha annunciato questa mattina Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, il card. Lorenzo Baldisseri annunciando anche che il Sinodo si svolgerà nell’ottobre del 2022. (R.I.)  

Papa Francesco chiede di pregare per i migranti in fuga dalle guerre

2 Marzo 2020 - Città del Vaticano - Papa Francesco chiede di pregare per i migranti e rifugiati. “Sono un po’ rattristato per le notizie che arrivano di tanti sfollati, tanti uomini, donne, bambini cacciati via a causa della guerra, tanti migranti che chiedono rifugio nel mondo, e aiuto”, ha detto ieri al termine della preghiera mariana dell’Angelus: “in questi giorni, la cosa è diventata molto forte. Preghiamo per loro”, ha aggiunto. In due giorni la Grecia ha bloccato quasi 10mila migranti che cercavano di entrare in Europa dal confine turco. Quattro gommoni con oltre 200 migranti sono sbarcati a Lesbo. Prima dell’Angelus, commentando le letture della prima domenica di Quaresima, il pontefice ha sottolineato che anche oggi “Satana irrompe nella vita delle persone per tentarle con le sue proposte allettanti; mescola la sua alle tante voci che cercano di addomesticare la coscienza. Da più parti arrivano messaggi che invitano a ‘lasciarsi tentare’ per sperimentare l’ebbrezza della trasgressione”. L’esperienza di Gesù – ha aggiunto Papa Francesco – “ci insegna che la tentazione è il tentativo di percorrere vie alternative a quelle di Dio”. Vie alternative, “vie che ci danno la sensazione dell’autosufficienza, del godimento della vita fine a sé stesso. Ma tutto ciò è illusorio: ben presto ci si rende conto che più ci allontaniamo da Dio, più ci sentiamo indifesi e inermi di fronte ai grandi problemi dell’esistenza”. Ed ha pregato la Vergine Maria, “la Madre di Colui che ha schiacciato il capo al serpente” affinchè “ci aiuti in questo tempo di Quaresima ad essere vigilanti di fronte alle tentazioni, a non sottometterci ad alcun idolo di questo mondo, a seguire Gesù nella lotta contro il male; e riusciremo anche noi vincitori come Gesù”. Intanto da ieri sera la Curia Romana si trova ad Ariccia per gli Esercizi Spirituali della Quaresima. Il Papa ha dovuto invece rinunciare. A causa del raffreddore che lo ha colpito da alcuni giorni, Papa Francesco resterà in Vaticano, a Casa Santa Marta e seguirà  da qui le meditazioni, come ha annunciato egli stesso ieri. “Vi chiedo un ricordo nella preghiera per gli Esercizi spirituali della Curia Romana, che questa sera inizieranno ad Ariccia. Purtroppo, il raffreddore mi costringe – ha detto -  a non partecipare, quest’anno: seguirò da qui le meditazioni”. Gli Esercizi Spirituali saranno predicati dal gesuita, p. Pietro Bovati, segretario della Pontificia Commissione Biblica. Al centro delle meditazioni il tema ‘Il roveto ardeva per il fuoco”. L’incontro tra Dio e l’uomo alla luce dell’Esodo, del Vangelo di Matteo e della preghiera dei Salmi”. (Raffaele Iaria)

Papa Francesco: un prete non si isola ma vive in comunione con la sua gente

27 Febbraio 2020 - Città del Vaticano - Essere persone di speranza, riconciliate, che hanno riconosciuto le loro amarezze e sono state trasformate. È l’esortazione che il Papa rivolge al clero della diocesi di Roma, nel discorso letto stamani dal cardinale vicario Angelo De Donatis, durante la tradizionale liturgia penitenziale all'inizio Quaresima, cui Francesco non partecipa per "lieve indisposizione”, come la Sala Stampa vaticana annuncia. Tutta la riflessione sviscera le amarezze che nella vita di un sacerdote possono infiltrarsi come un “sottile nemico” che trova il modo di camuffarsi come un parassita. Si tratta, principalmente, di amarezza nel rapporto di fede, con il vescovo e fra confratelli. Il Papa tiene a sottolineare da una parte che il suo pensiero è frutto dell’ascolto di alcuni seminaristi e preti italiani, ma senza riferimento ad alcuna situazione specifica, mentre dall’altra rileva come la maggior parte dei preti sia comunque contento della propria vita e consideri queste amarezze come normali. Guardarle in faccia, quindi, consente di entrare in contatto con la nostra umanità e così, afferma Francesco, “ricordarci che come sacerdoti non siamo chiamati ad essere onnipotenti ma uomini peccatori perdonati”. Alla radice dell’amarezza nel rapporto di fede, si intravede una speranza delusa. Una speranza probabilmente scambiata con un’aspettativa. La speranza cristiana, infatti, non delude, sottolinea il Papa, perché “sperare non è convincersi che le cose andranno meglio, bensì che tutto ciò che accade ha un senso alla luce della Pasqua”. Per alimentarla è però necessaria un’intensa vita di preghiera, mettendosi “alla luce della Parola di Dio”: Ora, il rapporto con Dio – più che le delusioni pastorali – può essere causa profonda di amarezza. A volte sembra quasi che Egli non rispetti le aspettative di una vita piena e abbondante che avevamo il giorno dell’ordinazione. A volte una adolescenza mai terminata non aiuta a transitare dai sogni alla spes. Forse come preti siamo troppo ‘perbene’ nel nostro rapporto con Dio e non ci azzardiamo a protestare nella preghiera, come invece il salmista fa spessissimo – non solo per noi stessi, anche per la nostra gente; perché il pastore porta anche le amarezze della sua gente”. La vera protesta, chiarisce, non è “contro Dio ma davanti a Lui”, nasce dalla confidenza. Per entrare profondamente nel senso della speranza è di aiuto comprendere la differenza con l’aspettativa che nasce quando, osserva Francesco, “ci arrabattiamo”, cercando sicurezze, quando il punto di riferimento siamo noi stessi. La speranza sgorga invece quando si decide di non difendersi più e, come diceva il teatino Lorenzo Scupoli nel suo Combattimento spirituale, bisogna “diffidare di sé, confidare in Dio”. Si basa su un’alleanza: quella vita piena promessa da Dio nel giorno dell’ordinazione si realizza “se faccio Pasqua, non se le cose vanno come dico io”. L’amarezza va, quindi, accolta, perché c’è una tristezza che a volte può essere buona e può condurci a Dio e così l’amarezza può cambiarsi in dolcezza e le dolcezze mondane in amarezze. Anche san Francesco d’Assisi lo ha sperimentato, come ricorda nel suo Testamento. Senza cadere nel luogo comune che trova nei superiori la colpa di tutto, perché in realtà siamo tutti mancanti, rimane il fatto, scrive il Papa, che “molta amarezza nella vita del prete è data dalle omissioni dei Pastori”. Non si tratta di divergenze inevitabili circa problemi gestionali o stili pastorali, ma di due aspetti “destabilizzanti per i preti”. Prima di tutto, quella che Francesco chiama “una certa deriva autoritaria soft”, quando per un “distinguo” magari si viene iscritti tra coloro che remano contro e l’adesione alle iniziative rischia di diventare “il metro della comunione”, quanto appunto “il culto delle iniziative” si va sostituendo all’essenziale. Per tracciare la giusta direzione, Papa Francesco si richiama a San Benedetto. Questi nella Regola raccomanda che l’abate consulti la comunità intera quando deve affrontare una questione importante, ma anche che la decisione ultima spetti a lui, con prudenza e equità. “La grande tentazione del pastore è circondarsi dei ‘suoi’, dei ‘vicini’; e così, purtroppo, la reale competenza viene soppiantata da una certa lealtà presunta, senza più distinguere tra chi compiace e chi consiglia in maniera disinteressata. Questo fa molto soffrire il gregge, che sovente accetta senza esternare nulla”. I fedeli però hanno il diritto, e a volte il dovere, di manifestare ai Pastori il loro pensiero sul bene della Chiesa, come prevede il Codice di Diritto Canonico. Certamente in questo tempo di precarietà, la soluzione sembra l’autoritarismo – “nell’ambito politico questo è evidente” – ma la vera cura sta nell’equità, non nell’uniformità, ricorda il Papa. Una terza causa d’amarezza nei sacerdoti può derivare dai problemi “tra noi”. Il presbitero in questi ultimi tempi ha subito “i colpi degli scandali, finanziari e sessuali” e il sospetto ha reso i rapporti più freddi e formali: “Davanti agli scandali il maligno ci tenta spingendoci ad una visione “donatista” della Chiesa: dentro gli impeccabili, fuori chi sbaglia! Abbiamo false concezioni della Chiesa militante, in una sorta di puritanesimo ecclesiologico. La Sposa di Cristo è e rimane il campo in cui crescono fino alla parusia grano e zizzania. Chi non ha fatto sua questa visione evangelica della realtà si espone ad indicibili e inutili amarezze. Comunque i peccati pubblici e pubblicizzati del clero hanno reso tutti più guardinghi e meno disposti a stringere legami significativi, soprattutto in ordine alla condivisione della fede”. E mentre si moltiplicano gli appuntamenti comuni, sembra esserci “più comunità, ma meno comunione”. Il Papa chiarisce, però, che non si tratta di solitudine nel senso cristiano, quella in cui si prega. Anzi, il vero problema sta proprio nel poco tempo per stare da soli. Senza solitudine, non c’è amore gratuito e gli altri rischiano di diventare “un surrogato dei vuoti”. Il dramma è invece l’isolamento, quello dell’anima, in mezzo alla gente. Quando “il mondo della grazia” diventa estraneo poco a poco e i santi sembrano “amici immaginari” dei bambini. Così la lontananza dalla grazia produce razionalismi o sentimentalismi ma “mai una carne redenta”. C’è poi il rischio di un isolarsi rispetto alla storia, quando tutto pare consumarsi nel “qui e ora” senza speranza nei beni promessi. Più ci si sente potenti, più si chiude il cuore al senso continuo della storia del popolo di Dio: “Per questo facciamo tanta fatica a prenderci cura e custodire quello che il nostro predecessore ha iniziato di buono: sovente arriviamo in parrocchia e ci sentiamo in dovere di fare tabula rasa, pur di distinguerci e marcare la differenza. Non siamo capaci di continuare a far vivere il bene che non abbiamo partorito noi! Iniziamo da zero perché non sentiamo il gusto di appartenere ad un cammino comunitario di salvezza”. Ma anche l’isolamento dagli altri è un pericolo, quando i propri problemi sembrano unici e insormontabili, quando si pensa che nessuno ci possa capire, spiega il Papa facendo riferimento a quanto Bernanos scriveva sul più sostanzioso “fra gli elisir del demonio”, un pensiero che ci fa chiudere in noi stessi mettendoci, in realtà, in una posizione di superiorità: “il demonio non vuole che tu parli, che tu racconti, che tu condivida. E allora tu cerca un buon padre spirituale, un anziano ‘furbo’ che possa accompagnarti. Mai isolarsi, mai! Il sentimento profondo della comunione si ha solamente quando, personalmente, prendo coscienza del ‘noi’ che sono, sono stato e sarò. Altrimenti, gli altri problemi vengono a cascata: dall’isolamento, da una comunità senza comunione, nasce la competizione e non certo la cooperazione; spunta il desiderio di riconoscimenti e non la gioia di una santità condivisa; si entra in relazione o per paragonarsi o per spalleggiarsi”. E, in conclusione, Francesco rimarca che il popolo di Dio “ci conosce meglio di chiunque altro”: “Sono molto rispettosi e sanno accompagnare e avere cura dei loro pastori. Conoscono le nostre amarezze e pregano anche il Signore per noi. Aggiungiamo alle loro preghiere le nostre, e chiediamo al Signore di trasformare le nostre amarezze in acqua dolce per il suo popolo. Chiediamo al Signore che ci doni la capacità di riconoscere ciò che ci sta amareggiando e così lasciarci trasformare ed essere persone riconciliate che riconciliano, pacificate che pacificano, piene di speranza che infondono speranza. Il popolo di Dio attende da noi dei maestri di spirito capaci di indicare i pozzi di acqua dolce in mezzo al deserto. (Debora Donnini – Vatican News)    

Papa Francesco: in Siria si “consuma un’immane tragedia”

23 Febbraio 2020 -

Bari - “Mentre siamo riuniti qui a pregare e a riflettere sulla pace e sulle sorti dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo, sull'altra sponda di questo mare, in particolare nel nord-ovest della Siria, si consuma un’immane tragedia”. Lo ha detto papa Francesco da Bari prima della recita della preghiera mariana dell’Angelus: “dai nostri cuori di pastori si eleva un forte appello agli attori coinvolti e alla comunità internazionale, perché taccia il frastuono delle armi e si ascolti il pianto dei piccoli e degli indifesi; perché si mettano da parte i calcoli e gli interessi per salvaguardare le vite dei civili e dei tanti bambini innocenti che ne pagano le conseguenze”. Da qui la preghiera al Signore “affinché muova i cuori e tutti possano superare la logica dello scontro, dell’odio e della vendetta per riscoprirsi fratelli, figli di un solo Padre, che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi” e “invochiamo lo Spirito Santo perché ognuno di noi, a partire dai gesti di amore quotidiani, contribuisca a costruire relazioni nuove, ispirate alla comprensione, all'accoglienza, alla pazienza, ponendo così le condizioni per sperimentare la gioia del Vangelo e diffonderla in ogni ambiente di vita”. Il Papa ha voluto anche ringraziare tutti i Vescovi e quanti hanno partecipato all'incontro promosso dalla Cei e al quale hanno preso parte i vescovi cattolici dell’intera area del Mediterraneo. Un ringraziamento a “coloro – e sono tanti! – che in diversi modi hanno lavorato per la sua buona riuscita. Grazie a tutti! Avete contribuito – ha concluso - a far crescere la cultura dell’incontro e del dialogo in questa regione così importante per la pace nel mondo”. (Raffaele Iaria)

Papa Francesco: “il culto a Dio è il contrario della cultura dell’odio”

23 Febbraio 2020 -

Bari - Papa Francesco sta celebrando, in corso Vittorio Emanuela a Bari, una solenne celebrazione eucaristica che conclude l’Incontro “Mediterraneo, frontiera di pace” promosso dall Cei. "Nell’area della messa ci sono circa 40 mila persone", ha detto ai giornalisti il direttore della Sala stampa vaticana, Matteo Bruni. Alla celebrazione anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e il Governatore della Puglia, Michele Emiliano. Nell'omelia papa Francesco ha affermato che “l’'unico estremismo cristiano lecito” è “quello dell'amore”. “Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano. E’ la novità cristiana”, ha detto il Papa: “è la differenza cristiana. Pregare e amare: ecco quello che dobbiamo fare; e non solo verso chi ci vuol bene, non solo verso gli amici, non solo verso il nostro popolo. Perché’ l’amore di Gesù non conosce confini e barriere”. Per il papa “il culto a Dio è il contrario della cultura dell’odio”.“Quante volte ci lamentiamo per quello che non riceviamo, per quello che non va! Gesù – ha detto il Papa - sa che tante cose non vanno, che ci sarà sempre qualcuno che ci vorrà male, anche qualcuno che ci perseguiterà. Ma ci chiede solo di pregare e amare. Ecco la rivoluzione di Gesù, la più grande della storia: dal nemico da odiare al nemico da amare, dal culto del lamento alla cultura del dono. Se siamo di Gesù, questo è il cammino!”. Per Papa Francesco nei Getsemani di oggi, nel nostro mondo indifferente e ingiusto, dove sembra di assistere all’agonia della speranza, il cristiano non può fare come quei discepoli, che prima impugnarono la spada e poi fuggirono”: “No, la soluzione non è sfoderare la spada contro qualcuno e nemmeno fuggire dai tempi che viviamo. La soluzione è la via di Gesù: l’amore attivo, l’amore umile, l’amore fino alla fine”. (R.I.)

Papa Francesco prega davanti alla reliquie di san Nicola

23 Febbraio 2020 -

Bari – Dopo l’incontro con i vescovi nella basilica di San Nicola Papa Francesco è sceso nella cripta per un momento di preghiera davanti alla reliquia del patrono di Bari, San Nicola. Prima ha salutato personalmente i vescovi scambiando con ognuno di loro alcune parole. Ad accompagnare il papa nella cripta p. Giovanni Distante, priore della basilica. Tra poco la celebrazione eucaristica in Corso Vittorio Emanuele II da dove, al termine, reciterà la preghiera dell’Angelus e poi partirà per il Vaticano. (R.Iaria)