27 Maggio 2019 - Città del Vaticano - I migranti, e specialmente quelli più vulnerabili, ci aiutano a leggere i “segni dei tempi”: “attraverso di loro il Signore ci chiama a una conversione, a liberarci dagli esclusivismi, dall’indifferenza e dalla cultura dello scarto. Attraverso di loro il Signore ci invita a riappropriarci della nostra vita cristiana nella sua interezza e a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione, alla costruzione di un mondo sempre più rispondente al progetto di Dio”. Così papa Francesco conclude il suo messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, diffuso oggi. Per il Papa la presenza dei migranti e dei rifugiati – come, in generale, delle persone vulnerabili – rappresenta oggi “un invito a recuperare alcune dimensioni essenziali della nostra esistenza cristiana e della nostra umanità, che rischiano di assopirsi in un tenore di vita ricco di comodità”. Ecco perché – scrive - “non si tratta solo di migranti”, vale a dire: “interessandoci di loro ci interessiamo anche di noi, di tutti; prendendoci cura di loro, cresciamo tutti; ascoltando loro, diamo voce anche a quella parte di noi che forse teniamo nascosta perché oggi non è ben vista”. “Non si tratta solo di migranti: si tratta anche delle nostre paure”, evidenzia il Papa sottolineando che “il timore è legittimo” ma “il problema non è il fatto di avere dubbi e timori. Il problema è quando questi condizionano il nostro modo di pensare e di agire al punto da renderci intolleranti, chiusi, forse anche – senza accorgercene – razzisti”. Al contrario, “il progresso dei nostri popoli dipende soprattutto dalla capacità di lasciarsi smuovere e commuovere da chi bussa alla porta e col suo sguardo scredita ed esautora tutti i falsi idoli che ipotecano e schiavizzano la vita; idoli che promettono una felicità illusoria ed effimera, costruita al margine della realtà e della sofferenza degli altri”. “Non si tratta solo di migranti: si tratta della nostra umanità”; è un altro punto evidenziato dal pontefice che addita ancora una volta il Buon Samaritano come esempio di “compassione, un sentimento che non si spiega solo a livello razionale”, ma che “tocca le corde più sensibili della nostra umanità, provocando un’impellente spinta a ‘farsi prossimo’ di chi vediamo in difficoltà”. E ancora: “Non si tratta solo di migranti: si tratta della carità”. Per il papa attraverso le opere di carità “dimostriamo la nostra fede. E la carità più alta è quella che si esercita verso chi non è in grado di ricambiare e forse nemmeno di ringraziare”. “Non si tratta solo di migranti: si tratta di non escludere nessuno”, evidenzia ancora il pontefice secondo il quale “il mondo odierno è ogni giorno più elitista e crudele con gli esclusi. I Paesi in via di sviluppo continuano ad essere depauperati delle loro migliori risorse naturali e umane a beneficio di pochi mercati privilegiati. Le guerre interessano solo alcune regioni del mondo, ma le armi per farle vengono prodotte e vendute in altre regioni, le quali poi non vogliono farsi carico dei rifugiati prodotti da tali conflitti. Chi ne fa le spese sono sempre i piccoli, i poveri, i più vulnerabili, ai quali si impedisce di sedersi a tavola e si lasciano le ‘briciole’ del banchetto”. Lo sviluppo “esclusivista rende i ricchi più ricchi e i poveri più poveri. Lo sviluppo vero è quello che si propone di includere tutti gli uomini e le donne del mondo, promuovendo la loro crescita integrale, e si preoccupa anche delle generazioni future”. “Non si tratta solo di migranti: si tratta di mettere gli ultimi al primo posto”: “Gesù Cristo ci chiede – scrive papa Francesco - di non cedere alla logica del mondo, che giustifica la prevaricazione sugli altri per il mio tornaconto personale o quello del mio gruppo: prima io e poi gli altri! Invece il vero motto del cristiano è ‘prima gli ultimi!’”. Nella logica del Vangelo gli ultimi “vengono prima, e noi dobbiamo metterci a loro servizio”. E ancora: “Non si tratta solo di migranti: si tratta di tutta la persona, di tutte le persone”: “in ogni attività politica, in ogni programma, in ogni azione pastorale dobbiamo sempre mettere al centro la persona, nelle sue molteplici dimensioni, compresa quella spirituale. E questo vale per tutte le persone, alle quali va riconosciuta la fondamentale uguaglianza”. “Non si tratta solo di migranti: si tratta di costruire la città di Dio e dell’uomo”, sottolinea il papa spiegando che in questa nostra epoca, chiamata anche l’era delle migrazioni, “sono molte le persone innocenti che cadono vittime del ‘grande inganno’ dello sviluppo tecnologico e consumistico senza limiti. E così si mettono in viaggio verso un ‘paradiso’ che inesorabilmente tradisce le loro aspettative. La loro presenza, a volte scomoda, contribuisce a sfatare i miti di un progresso riservato a pochi, ma costruito sullo sfruttamento di molti”. Papa Francesco ritorna sui quattro verbi (accogliere, proteggere, promuovere e integrare): la risposta alla sfida posta dalle migrazioni contemporanee “si può riassumere” in questi verbi. “Ma questi verbi – spiega - “non valgono solo per i migranti e i rifugiati. Essi esprimono la missione della Chiesa verso tutti gli abitanti delle periferie esistenziali, che devono essere accolti, protetti, promossi e integrati. Se mettiamo in pratica questi verbi, contribuiamo a costruire la città di Dio e dell’uomo, promuoviamo lo sviluppo umano integrale di tutte le persone e aiutiamo anche la comunità mondiale ad avvicinarsi agli obiettivi di sviluppo sostenibile che si è data e che, altrimenti, saranno difficilmente raggiunti. Dunque – conclude - non è in gioco solo la causa dei migranti, non è solo di loro che si tratta, ma di tutti noi, del presente e del futuro della famiglia umana”. (Raffaele Iaria)
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Non si tratta solo di migranti: il messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato
27 Maggio 2019 - Città del Vaticano - Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2019, che si celebrerà il prossimo 29 settembre, sul tema: Non si tratta solo di migranti: Cari fratelli e sorelle, la fede ci assicura che il Regno di Dio è già presente sulla terra in modo misterioso (cfr CONC. ECUM. VAT. II, Cost. Gaudium et spes, 39); tuttavia, anche ai nostri giorni, dobbiamo con dolore constatare che esso incontra ostacoli e forze contrarie. Conflitti violenti e vere e proprie guerre non cessano di lacerare l’umanità; ingiustizie e discriminazioni si susseguono; si stenta a superare gli squilibri economici e sociali, su scala locale o globale. E a fare le spese di tutto questo sono soprattutto i più poveri e svantaggiati. Le società economicamente più avanzate sviluppano al proprio interno la tendenza a un accentuato individualismo che, unito alla mentalità utilitaristica e moltiplicato dalla rete mediatica, produce la “globalizzazione dell’indifferenza”. In questo scenario, i migranti, i rifugiati, gli sfollati e le vittime della tratta sono diventati emblema dell’esclusione perché, oltre ai disagi che la loro condizione di per sé comporta, sono spesso caricati di un giudizio negativo che li considera come causa dei mali sociali. L’atteggiamento nei loro confronti rappresenta un campanello di allarme che avvisa del declino morale a cui si va incontro se si continua a concedere terreno alla cultura dello scarto. Infatti, su questa via, ogni soggetto che non rientra nei canoni del benessere fisico, psichico e sociale diventa a rischio di emarginazione e di esclusione. Per questo, la presenza dei migranti e dei rifugiati – come, in generale, delle persone vulnerabili – rappresenta oggi un invito a recuperare alcune dimensioni essenziali della nostra esistenza cristiana e della nostra umanità, che rischiano di assopirsi in un tenore di vita ricco di comodità. Ecco perché “non si tratta solo di migranti”, vale a dire: interessandoci di loro ci interessiamo anche di noi, di tutti; prendendoci cura di loro, cresciamo tutti; ascoltando loro, diamo voce anche a quella parte di noi che forse teniamo nascosta perché oggi non è ben vista. «Coraggio, sono io, non abbiate paura!» (Mt 14,27). Non si tratta solo di migranti: si tratta anche delle nostre paure. Le cattiverie e le brutture del nostro tempo accrescono «il nostro timore verso gli “altri”, gli sconosciuti, gli emarginati, i forestieri […]. E questo si nota particolarmente oggi, di fronte all’arrivo di migranti e rifugiati che bussano alla nostra porta in cerca di protezione, di sicurezza e di un futuro migliore. È vero, il timore è legittimo, anche perché manca la preparazione a questo incontro» (Omelia, Sacrofano, 15 febbraio 2019). Il problema non è il fatto di avere dubbi e timori. Il problema è quando questi condizionano il nostro modo di pensare e di agire al punto da renderci intolleranti, chiusi, forse anche – senza accorgercene – razzisti. E così la paura ci priva del desiderio e della capacità di incontrare l’altro, la persona diversa da me; mi priva di un’occasione di incontro col Signore (cfr Omelia nella Messa per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, 14 gennaio 2018). «Se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani?» (Mt 5,46). Non si tratta solo di migranti: si tratta della carità. Attraverso le opere di carità dimostriamo la nostra fede (cfr Gc 2,18). E la carità più alta è quella che si esercita verso chi non è in grado di ricambiare e forse nemmeno di ringraziare. «Ciò che è in gioco è il volto che vogliamo darci come società e il valore di ogni vita. […] Il progresso dei nostri popoli […] dipende soprattutto dalla capacità di lasciarsi smuovere e commuovere da chi bussa alla porta e col suo sguardo scredita ed esautora tutti i falsi idoli che ipotecano e schiavizzano la vita; idoli che promettono una felicità illusoria ed effimera, costruita al margine della realtà e della sofferenza degli altri» (Discorso presso la Caritas Diocesana di Rabat, 30 marzo 2019). «Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e ne ebbe compassione» (Lc 10,33). Non si tratta solo di migranti: si tratta della nostra umanità. Ciò che spinge quel Samaritano – uno straniero rispetto ai giudei – a fermarsi è la compassione, un sentimento che non si spiega solo a livello razionale. La compassione tocca le corde più sensibili della nostra umanità, provocando un’impellente spinta a “farsi prossimo” di chi vediamo in difficoltà. Come Gesù stesso ci insegna (cfr Mt 9,35-36; 14,13-14; 15,32-37), avere compassione significa riconoscere la sofferenza dell’altro e passare subito all’azione per lenire, curare e salvare. Avere compassione significa dare spazio alla tenerezza, che invece la società odierna tante volte ci chiede di reprimere. «Aprirsi agli altri non impoverisce, ma arricchisce, perché aiuta ad essere più umani: a riconoscersi parte attiva di un insieme più grande e a interpretare la vita come un dono per gli altri; a vedere come traguardo non i propri interessi, ma il bene dell’umanità» (Discorso nella Moschea “Heydar Aliyev”di Baku, Azerbaijan, 2 ottobre 2016). «Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli» (Mt 18,10). Non si tratta solo di migranti: si tratta di non escludere nessuno. Il mondo odierno è ogni giorno più elitista e crudele con gli esclusi. I Paesi in via di sviluppo continuano ad essere depauperati delle loro migliori risorse naturali e umane a beneficio di pochi mercati privilegiati. Le guerre interessano solo alcune regioni del mondo, ma le armi per farle vengono prodotte e vendute in altre regioni, le quali poi non vogliono farsi carico dei rifugiati prodotti da tali conflitti. Chi ne fa le spese sono sempre i piccoli, i poveri, i più vulnerabili, ai quali si impedisce di sedersi a tavola e si lasciano le “briciole” del banchetto (cfr Lc 16,19-21). «La Chiesa “in uscita” [...] sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 24). Lo sviluppo esclusivista rende i ricchi più ricchi e i poveri più poveri. Lo sviluppo vero è quello che si propone di includere tutti gli uomini e le donne del mondo, promuovendo la loro crescita integrale, e si preoccupa anche delle generazioni future. «Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti» (Mc 10,43-44). Non si tratta solo di migranti: si tratta di mettere gli ultimi al primo posto. Gesù Cristo ci chiede di non cedere alla logica del mondo, che giustifica la prevaricazione sugli altri per il mio tornaconto personale o quello del mio gruppo: prima io e poi gli altri! Invece il vero motto del cristiano è “prima gli ultimi!”. «Uno spirito individualista è terreno fertile per il maturare di quel senso di indifferenza verso il prossimo, che porta a trattarlo come mero oggetto di compravendita, che spinge a disinteressarsi dell’umanità degli altri e finisce per rendere le persone pavide e ciniche. Non sono forse questi i sentimenti che spesso abbiamo di fronte ai poveri, agli emarginati, agli ultimi della società? E quanti ultimi abbiamo nelle nostre società! Tra questi, penso soprattutto ai migranti, con il loro carico di difficoltà e sofferenze, che affrontano ogni giorno nella ricerca, talvolta disperata, di un luogo ove vivere in pace e con dignità» (Discorso al Corpo Diplomatico, 11 gennaio 2016). Nella logica del Vangelo gli ultimi vengono prima, e noi dobbiamo metterci a loro servizio. «Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv 10,10). Non si tratta solo di migranti: si tratta di tutta la persona, di tutte le persone. In questa affermazione di Gesù troviamo il cuore della sua missione: far sì che tutti ricevano il dono della vita in pienezza, secondo la volontà del Padre. In ogni attività politica, in ogni programma, in ogni azione pastorale dobbiamo sempre mettere al centro la persona, nelle sue molteplici dimensioni, compresa quella spirituale. E questo vale per tutte le persone, alle quali va riconosciuta la fondamentale uguaglianza. Pertanto, «lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo» (S. PAOLO VI, Enc. Populorum progressio, 14). «Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio» (Ef 2,19). Non si tratta solo di migranti: si tratta di costruire la città di Dio e dell’uomo. In questa nostra epoca, chiamata anche l’era delle migrazioni, sono molte le persone innocenti che cadono vittime del “grande inganno” dello sviluppo tecnologico e consumistico senza limiti (cfr Enc. Laudato si’, 34). E così si mettono in viaggio verso un “paradiso” che inesorabilmente tradisce le loro aspettative. La loro presenza, a volte scomoda, contribuisce a sfatare i miti di un progresso riservato a pochi, ma costruito sullo sfruttamento di molti. «Si tratta, allora, di vedere noi per primi e di aiutare gli altri a vedere nel migrante e nel rifugiato non solo un problema da affrontare, ma un fratello e una sorella da accogliere, rispettare e amare, un’occasione che la Provvidenza ci offre per contribuire alla costruzione di una società più giusta, una democrazia più compiuta, un Paese più solidale, un mondo più fraterno e una comunità cristiana più aperta, secondo il Vangelo» (Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2014). Cari fratelli e sorelle, la risposta alla sfida posta dalle migrazioni contemporanee si può riassumere in quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Ma questi verbi non valgono solo per i migranti e i rifugiati. Essi esprimono la missione della Chiesa verso tutti gli abitanti delle periferie esistenziali, che devono essere accolti, protetti, promossi e integrati. Se mettiamo in pratica questi verbi, contribuiamo a costruire la città di Dio e dell’uomo, promuoviamo lo sviluppo umano integrale di tutte le persone e aiutiamo anche la comunità mondiale ad avvicinarsi agli obiettivi di sviluppo sostenibile che si è data e che, altrimenti, saranno difficilmente raggiunti. Dunque, non è in gioco solo la causa dei migranti, non è solo di loro che si tratta, ma di tutti noi, del presente e del futuro della famiglia umana. I migranti, e specialmente quelli più vulnerabili, ci aiutano a leggere i “segni dei tempi”. Attraverso di loro il Signore ci chiama a una conversione, a liberarci dagli esclusivismi, dall’indifferenza e dalla cultura dello scarto. Attraverso di loro il Signore ci invita a riappropriarci della nostra vita cristiana nella sua interezza e a contribuire, ciascuno secondo la propria vocazione, alla costruzione di un mondo sempre più rispondente al progetto di Dio. È questo l’auspicio che accompagno con la preghiera invocando, per intercessione della Vergine Maria, Madonna della Strada, abbondanti benedizioni su tutti i migranti e i rifugiati del mondo e su coloro che si fanno loro compagni di viaggio.
Papa Francesco riceve una delegazione della Bulgaria e della Macedonia del Nord
24 Maggio 2019 - Città del Vaticano – Papa Francesco ha ringraziato oggi la delegazione della Bulgaria - ricevuta in udienza in occasione della festa dei Santi Cirillo e Metodio - per la “grande accoglienza ricevuta durante la sua recente visita nel Paese. Ha sottolineato – riferisce il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti - come sia stato colpito dagli anziani del Paese, dalla considerazione che loro ricevono nella società bulgara. Questo, ha osservato, è segno di venerazione della tradizione che, ha affermato, non è ‘custodia delle ceneri, ma salvaguardia del fuoco’, citando una frase di Gustav Mahler letta su L’Osservatore Romano di ieri”. Ancora, il Papa si è detto “commosso” dai 245 bambini che hanno ricevuto la Prima Comunione a Rakovski. Infine, salutando con “particolare affetto” il Metropolita Antonio, ha espresso parole di “grande stima per il Patriarca Neofit, definito dal Santo Padre un uomo di fede, un uomo mite, un uomo profondo”. Ricevendo poi la delegazione della Macedonia del Nord, il Papa – riferisce ancora Gisotti - ha ringraziato per l’accoglienza delle autorità e del popolo durante la visita nel Paese, ricordando in particolare la Messa a Skopje e la visita al memoriale di Madre Teresa di Calcutta. “Il Santo Padre ha inoltre affermato di essere stato toccato dall’incontro con i giovani macedoni di diverse religioni, un segno importante di fratellanza. Il vostro popolo, ha concluso, è storicamente la porta di entrata del Cristianesimo in Europa e questa è una grande cosa”.
Papa Francesco: lunedì la presentazione del Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato
24 Maggio 2019 - Città del Vaticano - “Non si tratta solo di migranti”. Questo il tema della prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà il 29 settembre prossimo. Lunedì 27 maggio, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, la presentazione del Messaggio di Papa Francesco alla quale interverranno P. Fabio Baggio e P. Michael Czerny, Sotto-Segretari della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; Mons. Jean-Claude Hollerich, S.I., Arcivescovo di Lussemburgo e Presidente della Commissione delle Conferenze Episcopali della Comunità Europea – Comece e P. Leonir Chiarello, Superiore Generale dei Missionari Scalabriniani.
Papa Francesco: lunedì la presentazione del Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato
23 Maggio 2019 - Città del Vaticano - “Non si tratta solo di migranti”. Questo il tema della prossima Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato che si celebrerà il 29 settembre prossimo. Lunedì 27 maggio, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, la presentazione del Messaggio di Papa Francesco alla quale interverranno P. Fabio Baggio e P. Michael Czerny, Sotto-Segretario della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale; Mons. Jean-Claude Hollerich, S.I., Arcivescovo di Lussemburgo e Presidente della Commissione delle Conferenze Episcopali della Comunità Europea – Comece e P. Leonir Chiarello, Superiore Generale dei Missionari Scalabriniani.
Papa Francesco: “speciale vicinanza e affetto a tutti i cattolici in Cina”
22 Maggio 2019 - Roma - “Speciale vicinanza e affetto a tutti i cattolici in Cina, i quali, tra quotidiane fatiche e prove, continuano a credere, a sperare e ad amare”. Ad esprimerli è stato il Papa, nell’appello rivolto a conclusione dell’udienza generale di oggi in piazza San Pietro. “Venerdì prossimo, 24 maggio, celebreremo la festa della Beata Vergine Maria ‘Aiuto dei cristiani’, particolarmente venerata in Cina al Santuario di ‘Nostra Signora di Sheshan’, presso Shanghai”, ha ricordato il Papa: “Tale felice occasione mi permette di esprimere speciale vicinanza e affetto a tutti i cattolici in Cina, i quali, tra quotidiane fatiche e prove, continuano a credere, a sperare e ad amare”. “Cari fedeli in Cina – ha concluso il Santo Padre – la nostra Mamma del Cielo vi aiuti tutti ad essere testimoni di carità e di fraternità, mantenendovi sempre uniti nella Comunione della Chiesa universale. Prego per voi e vi benedico”. Tra i 20mila fedeli presenti oggi in piazza San Pietro, figura anche una piccola delegazione di cattolici cinesi, alcuni dei quali provenienti proprio da Shanghai.
Papa con bambini “corridoi umanitari”
15 Maggio 2019 - Città del Vaticano – Papa Francesco, nel passaggio tra i fedeli prima della udienza generale di questa mattina ha fatto salire sulla papamobile 8 bambini arrivati dalla Libia con il corridoio umanitario del 29 aprile scorso e su un barcone alcuni mesi fa. Lo rende noto il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti aggiungendo che questi bambini, di diverse nazionalità - tra cui Siria, Nigeria e Congo - sono attualmente ospitati con le loro famiglie nel Centro “Mondo Migliore” di Rocca di Papa e seguiti dalla Cooperativa “Auxilium”. (R. Iaria)
Papa Francesco incontra famiglia rom
9 Maggio 2019 - Roma - “Il Santo Padre ha salutato stasera, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, la famiglia rom del quartiere romano di Casal Bruciato, vittima – nei giorni scorsi – di minacce e insulti razzisti". Lo ha comunicato, pochi minuti fa, il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti aggiungendo che con tale gesto, il Papa ha voluto esprimere "vicinanza e solidarietà a questa famiglia e la più netta condanna di ogni forma di odio e violenza”. (R.I.)
Papa Francesco: il mondo dei rifugiati “è un po’ una croce, una croce dell’umanità”
6 Maggio 2019 - Sofia – “Grazie tante per la vostra accoglienza. Grazie ai bambini, per il loro canto tanto bello. Loro portano gioia nel vostro cammino. Il vostro cammino è non sempre bello, e poi c’è il dolore di lasciare la patria e cercare di inserirsi in un'altra patria... C’è sempre la speranza...”. Lo ha detto questa mattina Papa Francesco durante la visita, in forma privata, al Centro Profughi “Vrazhdebna” nella periferia della capitale bulgara. Il Papa si è recato nel refettorio dove si trovavano riunite circa 50 persone tra genitori e bambini. I bambini presenti nel Centro provengono da Siria ed Iraq. Dopo il breve saluto di una volontaria, il canto eseguito dai bambini e il dono dei disegni dei piccoli al Papa. “Oggi – ha detto - il mondo dei migranti e rifugiati è un po’ una croce, una croce dell’umanità, è la croce che tanta gente soffre... Io ringrazio voi, la vostra buona volontà, e auguro il meglio a voi e a vostri concittadini che avete lasciato nella vostra patria” La visita al campo profughi ha aperto la seconda giornata del viaggio apostolico del pontefice in Bulgaria.
Papa Francesco: oggi in Bulgaria l’incontro con i profughi di un campo
6 Maggio 2019 - Sofia - Papa Francesco ha aperto la sua seconda giornata in Bulgaria, con la visita, in forma privata, al Centro Profughi “Vrazhdebna” nella periferia della capitale bulgara. Il Papa si è recato nel refettorio dove si trovavano riunite circa 50 persone tra genitori e bambini. I bambini presenti nel Centro provengono da Siria ed Iraq. Dopo il breve saluto di una volontaria, il canto eseguito dai bambini e il dono dei disegni dei piccoli al Papa. Il pontefice ha quindi salutato le famiglie accolte nel Centro e rivolto loro alcune parole. Il centro attualmente ospita almeno 45 bambini. Anche tra gli operatori e volontari Caritas Bulgaria ci sono immigrati: il Papa, ad esempio ha conversato, con una donna afghana che è in Bulgaria da cinque anni e la cui famiglia si trova negli Stati Uniti. (R. Iaria)

