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Papa Francesco: milioni di immigrati “vittime di tanti interessi nascosti”

13 Giugno 2019 - Città del Vaticano - Sono molte oggi “le forme di schiavitù” a cui sono sottoposti ,milioni di persone. Lo denuncia oggi Papa Francesco nel messaggio per la terza Giornata Mondiale dei Poveri che si celebrerà il prossimo 17 novembre e che avrà come tema “La speranza dei poveri non sarà mai delusa”. Il pontefice fa un elenco dettagliato: “famiglie costrette a lasciare la loro terra per cercare forme di sussistenza altrove; orfani che hanno perso i genitori o che sono stati violentemente separati da loro per un brutale sfruttamento; giovani alla ricerca di una realizzazione professionale a cui viene impedito l’accesso al lavoro per politiche economiche miopi; vittime di tante forme di violenza, dalla prostituzione alla droga, e umiliate nel loro intimo”. “Come dimenticare, inoltre, i milioni di immigrati vittime di tanti interessi nascosti, spesso strumentalizzati per uso politico, a cui sono negate la solidarietà e l’uguaglianza?”, scrive il papa  che nel messaggio sottolinea come “si possono costruire tanti muri e sbarrare gli ingressi per illudersi di sentirsi sicuri con le proprie ricchezze a danno di quanti si lasciano fuori” ma “non sarà così per sempre”. Il “giorno del Signore”, come descritto dai profeti  “distruggerà le barriere create tra Paesi e sostituirà l’arroganza di pochi con la solidarietà di tanti. La condizione di emarginazione in cui sono vessati milioni di persone non potrà durare ancora a lungo. Il loro grido aumenta e abbraccia la terra intera”. Per papa Francesco “non è mai possibile eludere il pressante richiamo che la Sacra Scrittura affida ai poveri. Dovunque si volga lo sguardo, la Parola di Dio indica che i poveri sono quanti non hanno il necessario per vivere perché dipendono dagli altri. Sono l’oppresso, l’umile, colui che è prostrato a terra. Eppure, dinanzi a questa innumerevole schiera di indigenti, Gesù non ha avuto timore di identificarsi con ciascuno di essi: ‘Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’”. (R.Iaria)

Papa Francesco: il rapporto di gratuità con Dio ci aiuta a servire gli altri

12 Giugno 2019 - Città del Vaticano -  Dare gratis quello che si è ricevuto da Dio gratis. L’omelia di Papa Francesco ieri alla Messa a Casa Santa Marta è stata tutta incentrata sulla gratuità di Dio e, quindi, sulla gratuità da avere con gli altri, sia con la testimonianza sia con il servizio. L’invito è quindi ad allargare il cuore perché la grazia venga. La grazia, infatti, non si acquista. E a servire il popolo di Dio, non a servirsene. La riflessione di Papa Francesco, riferisce VaticanNews,  parte dal brano del Vangelo (Mt 10,7-13) sulla missione degli apostoli, la missione di ognuno dei cristiani, se inviato. “Un cristiano non può rimanere fermo”, la vita cristiana è “fare strada, sempre”, ricorda il Papa commentando le parole di Gesù nel Vangelo: “Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni”. Questa è dunque la missione e si tratta di “una vita di servizio”: “La vita cristiana è per servire. È molto triste quando troviamo cristiani che all’inizio della loro conversione o della loro consapevolezza di essere cristiani, servono, sono aperti per servire, servono il popolo di Dio, e dopo finiscono per servirsi del popolo di Dio. Questo fa tanto male, tanto male al popolo di Dio. La vocazione è per ‘servire’, non per ‘servirsi di’”. La vita cristiana è poi “una vita di gratuità”. Sempre nel brano del Vangelo proposto dalla Liturgia di oggi, il Signore va al nocciolo della salvezza: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. La salvezza “non si compra”, “ci è data gratuitamente”, ricorda il Papa sottolineando che Dio, infatti, “ci salva gratis”, “non ci fa pagare”. E come Dio ha fatto con noi, così “noi dobbiamo fare con gli altri”. E proprio questa gratuità di Dio “è una delle cose più belle” : “Sapere che il Signore è pieno di doni da darci. Soltanto, chiede una cosa: che il nostro cuore si apra. Quando noi diciamo ‘Padre nostro’ e preghiamo, apriamo il cuore, perché questa gratuità venga. Non c’è rapporto con Dio fuori dalla gratuità. Delle volte quando abbiamo bisogno di qualcosa di spirituale o di una grazia, diciamo: ‘Mah, io adesso farò digiuno, farò una penitenza, farò una novena …’. Va bene, ma state attenti: questo non è per ‘pagare la grazia’, per ‘acquistare’ la grazia; questo è per allargare il tuo cuore perché la grazia venga. La grazia è gratuita”. Tutti i beni di Dio sono gratuiti, prosegue Papa Francesco avvertendo però che il problema è che “il cuore si rimpiccolisce, si chiude” e non è capace di ricevere “tanto amore gratuito”. Non bisogna mercanteggiare con Dio, ricorda poi il Papa, “con Dio non si tratta”. Poi c’è l’invito a dare gratuitamente. E questo, sottolinea il Papa, è specialmente “per noi pastori della Chiesa”, “per non vendere la grazia”. “Fa tanto male”, dice, quando si trovano dei pastori che fanno affari con la grazia di Dio: “Io farò questo, ma questo costa tanto, questo tanto…”. La grazia del Signore è gratuita e “tu – dice - devi darla gratuitamente”: “Nella nostra vita spirituale abbiamo sempre il pericolo di scivolare sul pagamento, sempre, anche parlando con il Signore, come se noi volessimo dare una tangente al Signore. No! La cosa non va lì! Non va per quella strada. ‘Signore se tu mi fai questo, io ti darò questo’, no. Io faccio questa promessa, ma questo mi allarga il cuore per ricevere quello che è lì, gratuito per noi. Questo rapporto di gratuità con Dio è quello che ci aiuterà poi ad averlo con gli altri sia nella testimonianza cristiana sia nel servizio cristiano sia nella vita pastorale di coloro che sono pastori del popolo di Dio. Strada facendo. La vita cristiana è andare. Predicate, servite, non ‘servirsi di’. Servite e date gratis quello che gratis avete ricevuto. La vita nostra di santità sia questo allargare il cuore, perché la gratuità di Dio, le grazie di Dio che sono lì, gratuite, che Lui vuole donare, possano arrivare al nostro cuore. Così sia”.  

Papa Francesco: “invito le Chiese locali alla dovuta accoglienza e sollecitudine nei confronti dei migranti”

10 Giugno 2019 - Città del Vaticano - “Non posso qui non menzionare i migranti e i profughi che raggiungono i maggiori aeroporti con la speranza di poter chiedere asilo o trovare un rifugio, o che sono bloccati in transito. Invito sempre le Chiese locali alla dovuta accoglienza e sollecitudine nei loro confronti, pur se si tratta di una responsabilità diretta delle Autorità civili”. Lo ha detto questa mattina Papa Francesco ricevendo, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, i partecipanti all’Incontro mondiale dei Cappellani dell’Aviazione civile in occasione dell’inizio del XVII Seminario Mondiale, promosso dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, sul tema: “I Cappellani cattolici e gli operatori di pastorale dell’Aviazione Civile al servizio dello sviluppo umano integrale”. Per il Papa “fa parte anche della vostra cura pastorale vigilare che sia sempre tutelata la loro dignità umana e siano salvaguardati i loro diritti, nel rispetto della dignità e delle credenze di ciascuno. Le opere di carità nei loro confronti costituiscono una testimonianza della vicinanza di Dio a tutti i suoi figli”. “Lo sviluppo tecnologico, la frenesia del lavoro, il continuo transito di gente favoriscono – ha detto il Papa - nelle aerostazioni un’atmosfera di anonimato e di indifferenza, rendendole grandi periferie umane”. Milioni di persone di diverse nazionalità, culture, religioni e lingue “vi si incrociano ogni giorno; ognuna è una storia, che solo Dio conosce: gioie, dolori, attese, preoccupazioni… In questi luoghi voi siete chiamati a portare la parola e la presenza di Cristo, il Solo che conosce quello che c’è nel cuore di ogni uomo; a portare a tutti, fedeli e ‘gentili’, il Vangelo della tenerezza, della speranza e della pace. Si può seminare tanta pace con un gesto, con una parola, con uno sguardo”.

Papa Francesco: nell’incontro con i rom in Romania “appello contro ogni discriminazione”

5 Giugno 2019 - Città del Vaticano - “In quella città i Rom sono molto numerosi, e per questo ho voluto salutarli e rinnovare l’appello contro ogni discriminazione e per il rispetto delle persone di qualsiasi etnia, lingua e religione”. Così il Papa ha ricordato l’ultima tappa del suo viaggio in Romania, dedicata all’incontro con la comunità rom di Blaj. “Particolarmente intenso e festoso – ha detto il Papa durante l’udienza di oggi, a proposito dell’ultimo giorno del viaggio – è stato l’incontro con i giovani e le famiglie, tenutosi a Iaşi, antica città e importante centro culturale, crocevia tra occidente e oriente. Un luogo che invita ad aprire strade su cui camminare insieme, nella ricchezza delle diversità, in una libertà che non taglia le radici ma vi attinge in modo creativo. Anche questo incontro ha avuto carattere mariano e si è concluso con l’affidamento dei giovani e delle famiglie alla Santa Madre di Dio”. (Sir)  

Papa in Romania: il racconto della Missione Cattolica Italiana

5 Giugno 2019 - Bucarest - Già da come è stata vissuta, l’attesa, è stata per molti un evento. Questo è stato evidente da come il messaggio che il Papa ha mandato al popolo romeno è diventato, da dopo poche ore, motivo di dialogo tra i passeggeri dell’autobus, o dei negozi. Il Papa atterra in perfetto orario e dall’aeroporto e si reca in corteo al palazzo presidenziale, lungo il tragitto, i marciapiedi delle strade, soprattutto del centro, si riempiono di persone silenziose e curiose di vederlo. Dai grandi schermi posti nelle strade, in alcune piazze, all’esterno della Cattedrale, e dalle televisioni, tutti possono seguire il Papa nei suoi incontri e soprattutto ascoltare ciò che dice. Dopo la visita al Presidente e il suo intervento pubblico ai “politici”, incontra il Patriarca e i membri del sinodo permanente della chiesa ortodossa e insieme vanno alla nuova cattedrale ortodossa, dove Papa Francesco viene accolto sia da ortodossi da che cattolici e anche in questo contesto il Papa si rivolge ai presenti. Uscendo sale sulla “papa-mobile” e inizia il vero contatto con il “pubblico” situato ai margini delle strade e in alcune piazze adibite per accogliere i pellegrini. Il Papa arriva in Cattedrale, scende e tutti cercano il suo sguardo, vogliono essere visti, si sbracciano per attirare l’attenzione. Rimango stupita dal fatto che vedo intorno a me gente (la maggior parte ortodossa) che grida “viva il papa”, “viva papa Francesco”.  Vedo gente entusiasta, che grida, che sventola cappelli o fazzoletti e questa è una cosa assolutamente non usuale per il popolo romeno che è abbastanza riservato è meno abituato a esternare in modo plateale la propria soddisfazione. Non riesco a sentire tutto quello che il Papa dice, ma rimango colpita da alcune frasi tra cui, “...Abbiamo bisogno, Padre, di allargare gli orizzonti, per non restringere nei nostri limiti la tua misericordia.... (discorso del Padre nostro nella Nuova Cattedrale Ortodossa). Inizia la messa. E pian piano, il silenzio prende il posto della confusione. Tutti partecipano e rispondono alla liturgia attenti a quello che il Papa fa e dice. Terminata la Messa il Papa esce dalla Cattedrale e inizia un applauso lunghissimo e intenso. Mi giro intorno e nessuno mi sembra estraneo, ma unito a me dalla grande Presenza di Gesù cui il Papa rimanda. Torno a casa grata e con uno strano desiderio di annunciare a tutti Gesù. La mattina il Papa parte per il santuario di Sumuleu Ciuc, località situata vicino alla città di Miercurea Ciuc, li celebra la Messa sulla collina retrostante il santuario in un bellissimo anfiteatro naturale attorniato dal bosco. I fedeli provengono soprattutto dalla zona chiamata Transilvania, ma anche dall’Ungheria. Al pomeriggio si reca a Iasi per incontrare anche i fedeli della regione Moldava e della vicina Repubblica Moldava, qui si vede un Papa raggiante incontrando intere famiglie, numerosi giovani e disabili. Appena possiamo seguiamo il Papa in Tv, e tutti rimaniamo colpiti dalla sua determinazione, coraggio e forza nel sopportare l’indubbia fatica che tutto ciò gli comporta. Il suo viaggio si conclude con la grande e significativa celebrazione della divina liturgia con la Beatificazione dei 7 vescovi greco–cattolici a Blaj nella famosa Piana della Libertà. Questa piana ha un grande simbolismo storico in quanto, nel 1848, più di quarantamila persone, appartenenti alla rispettiva regione chiamata Transilvania, hanno platealmente affermato il desiderio di unirsi al resto della Romania. Chiunque abbia avuto la possibilità di vedere e ascoltare, personalmente o tramite gli organi di informazione, non può non rendersi conto della grande portata storica della visita di Papa Francesco, avvenuta a vent’anni esatti da quella di Papa Giovanni Paolo II, anche perché per incontrare papa Francesco si sono mosse, e ci riferiamo solo ai cattolici, più di cinquecentomila fedeli, ma la sua visita, grazie alle trasmissioni in diretta fatta da molte televisioni e radio, ha avuto un impatto molto forte su tutto il popolo romeno, indipendentemente dall’appartenenza religiosa, compreso quello in diaspora. Moltissimi messaggi di stima ed apprezzamento sono stati mandati ai suddetti canali di informazione proprio da romeni che vivono all’estero, dando la netta impressione che la popolazione romena abbia colto la visita del Papa non tanto come la visita del “Pastore” che è venuto ad incontrare i propri fedeli, ma ad incontrare tutti i romeni. Rileggendo tutti i discorsi e gli interventi che il Papa ha fatto in Romania, rimango commossa dalla tenerezza che ha avuto per questo popolo e dalla grande intelligenza di giudizio. Ha valorizzato l’uomo nella sua totale interezza e nel suo immenso valore. Grazie Santità. Per noi adesso inizia un nuovo percorso, una più grande responsabilità  e un nuovo lavoro. (Tina Savoi e don Valeriano Giacomelli)    

Papa Francesco: prima della partenza incontra un gruppo di poveri romeni

31 Maggio 2019 -

Città del Vaticano - Questa mattina, prima di lasciare il Vaticano per il suo viaggio in Romania, Papa Francesco ha voluto salutare, presso Casa Santa Marta, un gruppo di 15.

Senza fissa dimora di origine romena che vivono a Roma, accompagnati dall’Elemosiniere Apostolico, il card. Krajewski. In particolare, fa sapere la Sala Stampa della Santa Sede. alcuni di loro sono ospiti del “Dono di Misericordia”, altri vivono nella zona di San Pietro e sono seguiti dall’Elemosineria Apostolica.

Papa Francesco in Romania incontra la comunità rom

31 Maggio 2019 -

Città del Vaticano - Papa Francesco è partito questa mattina per il suo 30° viaggio internazionale. Da oggi e fino a domenica, infatti, sarà in Romania. L’arrivo a Bucarest è previsto  alle 11:30 ora locale, in Italia le 10:30.  Una visita, quella in Romania, che cade nel ventesimo anniversario di quella storica a  Bucarest di Giovanni Paolo II, primo Papa in un Paese a  maggioranza ortodossa. Otto gli interventi previsti nell’intero viaggio. Tra le visite quella con la comunità rom nell’antico quartiere di Barbu Lautaru a Blaj. (R.I.)

Papa Francesco: il peccato invecchia, lo Spirito ci fa sempre giovani

28 Maggio 2019 - Città del Vaticano - Protagonista del brano del Vangelo proposto dalla liturgia di oggi è lo Spirito Santo, afferma Papa Francesco nell'omelia a Casa santa Marta. Nel discorso di congedo ai discepoli prima di salire al cielo Gesù, dice, ci fa una vera catechesi sullo Spirito Santo, ci spiega chi è. I discepoli sono tristi al sentire che il loro Maestro fra poco li lascerà e Gesù li rimprovera per questo, perché, afferma Francesco, come riferisce Vatican News,  “la tristezza non è un atteggiamento cristiano”. Ma come si fa a non essere tristi? “Contro la tristezza - dice il Papa – nella preghiera (...) abbiamo domandato al Signore che mantenga in noi la rinnovata giovinezza dello spirito”. E’ qui entra in campo lo Spirito Santo perché è Lui che fa che ci sia in noi quella giovinezza che ci rinnova sempre. Una grande santa diceva: un santo triste è un triste santo. Così, prosegue il Papa, “un cristiano triste è un triste cristiano: non va”. Lo Spirito Santo è colui che ci fa capaci di portare le croci e riporta l’esempio di Paolo e Sila raccontato nella prima lettura di oggi tratta dagli Atti degli Apostoli che, in catene, cantavano inni a Dio. Lo Spirito Santo rinnova tutto. “Lo Spirito Santo – dice - è quello che ci accompagna nella vita, che ci sostiene”, è il Paraclito. E commenta: “Ma che nome strano!”, e ricorda quando da sacerdote ad una messa per bambini in una domenica di Pentecoste aveva chiesto loro se sapessero chi è lo Spirito Santo. E un bambino gli aveva risposto: il paralitico. E anche noi tante volte “pensiamo che lo Spirito Santo è un paralitico, che non fa nulla …”: “Paraclito: la parola paraclito vuol dire ‘quello che è accanto a me per sostenermi’ perché io non cada, perché io vada avanti, perché io conservi questa giovinezza dello Spirito. Il cristiano sempre è giovane: sempre. E quando incomincia a invecchiare il cuore del cristiano, incomincia a diminuire la sua vocazione di cristiano. O sei giovane di cuore, di anima o non sei pienamente cristiano”. Francesco prosegue dicendo che nella vita ci saranno dei dolori, Paolo e Sila erano stati bastonati e soffrivano, “ma erano pieni di gioia, cantavano …”: “Questa è la giovinezza. Una giovinezza che ti fa guardare sempre la speranza: questo, avanti! Ma per avere questa giovinezza ci vuole un dialogo quotidiano con lo Spirito Santo, che è sempre accanto a noi. E’ il grande dono che ci ha lasciato Gesù: questo supporto, che ti fa andare avanti”. E anche se siamo dei peccatori, lo Spirito ci aiuta a pentirci e ci fa guardare avanti: “parla con lo Spirito - dice il Papa - : lui ti darà il sostegno e ti ridarà la giovinezza”. Il peccato invece invecchia: “Invecchia l’anima, invecchia tutto”. E sottolinea ancora: “Mai questa tristezza pagana”. Nella vita ci sono dei momenti difficili ma in questi momenti “si sente che lo Spirito ci aiuta ad andare avanti (…) e a superare le difficoltà. Anche il martirio”. E il Papa conclude: “Chiediamo al Signore di non perdere questa rinnovata giovinezza, di non essere cristiani in pensione che hanno perso la gioia e non si lasciano portare avanti … Il cristiano non va mai in pensione; il cristiano vive, vive perché è giovane – quando è vero cristiano”.  

“Non si tratta solo di migranti: la presentazione del messaggio di Papa Francesco

27 Maggio 2019 - Roma - Con il messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato di quest’anno dal titolo “Non si tratta solo di migranti” Papa Francesco vuole sottolineare che “i suoi ripetuti appelli a favore dei migranti, dei rifugiati, degli sfollati e delle vittime della tratta devono essere compresi all’interno della sua profonda preoccupazione per tutti gli abitanti delle periferie esistenziali”. Lo ha detto questa mattina p. Fabio Baggio, Sotto-Segretario della Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale intervenendo alla presentazione del Messaggio del pontefice per la Giornata che si celebrerà il prossimo 29 settembre. Per il religioso “l’affamato, l’assetato, il forestiero, l’ignudo, il malato e il carcerato che bussa oggi alla nostra porta è Gesù stesso che chiede di essere incontrato e assistito”. “I rifugiati, in preda alla disperazione, sono dimenticati dall’Europa”, ha poi detto, sempre durante la conferenza nella Sala Stampa della Santa Sede, mons. Jean-Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo e presidente della Comece (Commissione delle Conferenze episcopali della Comunità europea) facendo riferimento ai rifugiati di Lesbo, recentemente visitati insieme al card. Krajewski: “Nessun discernimento è possibile senza guardare i loro volti, ascoltare le loro voci”, ha quindi affermato il presule proponendo  alle “differenti diocesi d’Europa” di cercare “un accordo con i loro governi per aprire corridoi umanitari che accolgano le perone che sono tate dimenticate per troppo tempo”. A fornire alcuni dati  il superiore generale dei missionari scalabriniani, p. Leonir Chiarello. Il religioso ha citato alcune stime delle Nazioni Unite che parlando di circa 260 milioni di migranti: “ogni 10 anni questo numero aumenta di circa 50 milioni”. Per p. Chiarello le migrazioni “non sono un fenomeno occasionale o passeggero ma strutturale”, ha ribadito il superiore generale dei missionari scalabriniani: “Sono il risultato degli squilibri nello sviluppo economico e sociale, delle guerre, ma anche l’espressione di profonde trasformazioni negli Stati e a livello internazionale”. “Pensare di fermare le migrazioni con decreti amministrativi, con barriere e muri è illusorio. È come voler fermare la storia. Di più, è privarsi dell’arricchimento reciproco che avviene nell’incontro tra persone di provenienze diverse”. (R.I.)