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Mons. Staglianò: nessuno escluso, solo così l’accoglienza è giusta e vera

22 Aprile 2022 -

Roma - La nuova 'inutile strage' della guerra in Ucraina non accenna a finire. Il decisivo «Fermatevi!» di papa Francesco a questa pazzia fratricida sembra ancora non ascoltato dalla realpolitik dell’insipienza umana che, invece, riprende la 'corsa agli armamenti' investendo miliardi per comprare e usare armi. L’utopia cristiana della pace è irrisa come astratta e impraticabile. E mentre si discute e ci si accapiglia, la guerra genera mostruosità: città distrutte, stragi e civili in fuga, ormai a milioni. La sofferenza degli innocenti interpella la coscienza di ognuno di noi. Come dire che 'Dio è amore', secondo il Vangelo? Soprattutto in questo frangente, bisognerà dirlo con l’opera della carità, in un’ospitalità davvero cattolica, che non esclude nessuno.

Nei migranti e nei profughi c’è tutto il dramma del mondo, e tanto dolore può spingerci a riscoprire quel 'noi' che ci precede e ci fa dire con verità che Dio è Padre. È cristianamente impossibile essere 'adoratori del Padre' senza essere 'custodi dei fratelli tutti'. Accogliere alcuni e respingere altri mostrerebbe, invece, che non c’è vera fede in Dio e che non si è cresciuti molto in umanità.

L’accoglienza diventa allora un kairòs, un tempo di grazia che ci fa uscire da visioni ristrette e ci fa respirare e pensare in grande, in sintonia con il cuore di Dio. E la Chiesa diventa, come ha ricordato recentemente papa Francesco alla Congregazione per le Chiese orientali, «un segno tangibile della carità di Cristo aprendo nuove strade da percorrere insieme». Scrive Etienne Grieu: «L’apertura all’altro, specialmente a colui che soffre, fa passare dalla semplice immagine di Dio, quali siamo per la creazione, alla somiglianza con lui, cioè a un legame molto più intimo con lui, attraverso l’unione ai suoi disegni e ai suoi modi di essere. È così che ci rivestiamo di Cristo». NellaFratelli tutti il Papa chiarisce come, per i cristiani, c’è un motivo più profondo della semplice solidarietà e c’è una sorgente utile a tutti: «Come credenti pensiamo che, senza un’apertura al Padre di tutti, non ci possano essere ragioni solide e stabili per l’appello alla fraternità. Siamo convinti che 'soltanto con questa coscienza di figli che non sono orfani si può vivere in pace fra di noi'. Perché 'la ragione, da sola, è in grado di cogliere l’uguaglianza tra gli uomini e di stabilire una convivenza civica tra loro, ma non riesce a fondare la fraternità'» (272). E alla fine dell’Enciclica, Francesco ricorda come sia importante la lezione dei testimoni, citando tra gli altri Charles de Foucauld che voleva essere il fratello universale, «ma solo identificandosi con gli ultimi arrivò a essere fratello di tutti» (287).

Si risveglia nei momenti difficili una sensibilità bella, e però occorre vigilare: può restare solo emotiva, come è stata all’inizio del Covid, dal quale non stiamo uscendo migliori. Così, ora le immagini della sofferenza indicibile delle vittime della guerra in Ucraina risvegliano quell’«eterno dovere di restare umani », di cui parlava Simone Weil. E però si può anche insinuare anche una deformazione grave: accogliamo gli ucraini perché li avvertiamo simili a noi, respingiamo gli altri profughi perché li sentiamo diversi e persino pericolosi? Già più volte, e da più parti, si è chiarito che non è vero: abbiamo bisogno gli uni degli altri, e gli immigrati sono preziosi anche per la nostra economia e per contrastare la denatalità. Nell’accoglienza dei profughi ucraini, allora, c’è un esercizio di umanità e di carità che va incoraggiato e sostenuto perché diventi cura e coinvolgimento delle comunità verso tutti, nessuno escluso: dall’Ucraina come dall’Africa tutta (pensiamo in modo particolare ai lager della Libia) o dal Vicino Oriente.

Una comunità accoglie davvero se si coinvolge, immedesimandosi nel dolore e nel dramma di chi vive, nella propria carne, l’abbandono e la perdita degli affetti più cari, per i quali vale la pena stare in questo mondo. Papa Francesco ce l’ha spiegato nella Fratelli tutti, chiarendo (al punto 129) il 'come' e il 'perché': «I nostri sforzi nei confronti delle persone migranti che arrivano si possono riassumere in quattro verbi: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Infatti, 'non si tratta di calare dall’alto programmi assistenziali, ma di fare insieme un cammino attraverso queste quattro azioni, per costruire città e Paesi che, pur conservando le rispettive identità culturali e religiose, siano aperti alle differenze e sappiano valorizzarle nel segno della fratellanza umana'». (mons. Antonio Staglianò - Vescovo di Noto e delegato Migrantes della Conferenza Episcopale Sicilia)

                  Il testo è stato pubblicato sul numero odierno di Avvenire come lettera al direttore

Ucraina: le aziende italiane in campo in aiuto dei profughi

22 Aprile 2022 - Padova - Ben 67 aziende delle province di Padova e Treviso hanno messo a disposizione 240 posti di lavoro per i profughi arrivati dall’Ucraina. È accaduto esattamente un mese fa. Gli esempi sono diversi. Il punto è che l’offerta di lavoro, uno degli aspetti inediti dell’attuale campagna di apertura ai rifugiati, non ha ancora portato a risultati concreti in termini di assunzione e inserimento del personale ucraino. Il caso Nord Est è da manuale: le imprese disponibili ci sono, ma i posti non sono ancora stati riempiti. Troppe le incertezze sulla permanenza in Italia dei profughi: è questa la ragione principale al momento sull’impasse in corso. La friulana Roncadin, un colosso delle pizze, ha aperto agli scampati dalla guerra le liste di 100 nuove assunzioni negli stabilimenti del gruppo. Altre centinaia di posti sono stati messi a disposizione nel commercio e nei servizi ricettivi. Il gruppo Fedrigoni di Verona, tra i primi al mondo nella produzione e vendita di carte speciali per packaging di lusso, editoria e grafica, e di autoadesivi per l’etichettatura, ieri ha annunciato un supporto ai cittadini ucraini: possibili eventuali assunzioni sia in Polonia, prima méta dei profughi, sia in Italia, dove è stato attivato il sostegno all’opera di Medici senza frontiere. A Verona, famiglie ucraine hanno trovato ospitalità in locali di pertinenza dell’azienda. Otb Foundation, che fa capo a Renzo Rosso, in collaborazione con l’associazionismo e 43 Comuni del Vicentino, nonché con numerose parrocchie, sta ospitando mezzo migliaio di persone; non mancano anche in questo caso le opportunità di lavoro. Tra Cordignano e Sacile, sul confine veneto-friulano, opera Itlas, una delle industrie del legno più performanti. Ne è titolare Patrizio Dei Tos, presidente anche di Confindustria Serbia. La sua esperienza l’ha portato a mettere a disposizione due alloggi, per una decina di profughi. Gli ultimi due sono appena arrivati. «Marito e moglie. Il marito fa di professione il fisico. L’avrei assunto in azienda, ma non come fisico. Devo cercargli pertanto un impiego adeguato. Spero di trovarlo» anticipa. Bottega Spa, azienda di vini e liquori con sedi fra Veneto e Friuli, ha messo a disposizione ben 50 posti. «In queste settimane abbiamo accolto fino a 35 persone, in collaborazione con la Caritas ed il volontariato – spiega Stefano Bottega, uno dei titolari –. Siamo pronti ad inserire, nelle nostre attività, gli ospiti che decidano di fermarsi, anche dopo la guerra. Per il momento abbiamo raccolto la disponibilità di uno dei pochi uomini arrivati ancora all’inizio della guerra. Fa parte del nostro ufficio commerciale e siamo veramente soddisfatti. Conosciamo tante persone in Ucraina – aggiunge –, è un mercato che per noi vale un milione di euro e che ora è ovviamente sospeso. Così abbiamo i nostri importatori, collocati in particolare nel territorio a ovest di Donetsk». La Meccanica di Cittadella, nel Padovano, produce macchinari per il legno e le biomasse. «Lavoriamo, anzi lavoravamo molto per l’Ucraina, la Bielorussia e la Russia. Adesso è tutto sospeso – ammette con preoccupazione il titolare, Roberto Reffo – . Nella nostra foresteria abbiamo accolto due famiglie, mamme con i bambini. Una è la moglie di un nostro operatore commerciale che segue il mercato in quel territorio. Una mamma con due figli, dopo un po’, è rientrata a Kiev, perché da infermiera non se la sentiva di rimanere, con le necessità che c’erano nella sua città». Complessivamente, le associazioni industriali del territorio hanno reso disponibili 24 alloggi, circa 100 posti letto. Nei Comuni di Asolo, Castelfranco, Cittadella, Conselve, Villa del Conte, Saonara, Piove di Sacco, i posti di lavoro disponibili raggiungono quota 240 posti. Le imprese appartengono ad ogni settore: metalmeccanico, arredo e design, alimentare, cartario, calzature, chimica farmaceutica, alberghi, Ict. «La risposta che sta arrivando dalle nostre imprese – sottolinea Leopoldo Destro, presidente di Assindustria Venetocentro – è di vicinanza e di speranza per que- ste persone in fuga dalla guerra e per il loro futuro». Intanto a Pordenone è stato sottoscritto da Camera di Commercio, prefettura, associazioni di categoria e organizzazioni sindacali, un accordo per permettere, in condizioni di piena garanzia legale, contrattuale e retributiva, di far accedere a occasioni lavorative i profughi che decidono di restare. Il problema è solo quello di far incontrare offerta e domanda di lavoro? No, risponde il segretario della Cisl del Veneto, Gianfranco Refosco. «Oggi il permesso di soggiorno straordinario della durata di 12 mesi rende possibile e consente senza problemi l’assunzione di una persona ucraina profuga arrivata in Italia in fuga dalla guerra – spiega –. Tanti di loro però vivono la situazione come provvisoria e si percepisce chiaro il senso di attesa e di speranza per un rientro che confidano possa avvenire prima possibile ». E poi, naturalmente, vi è l’ostacolo della lingua, che certo non aiuta un inserimento lavorativo, motivo per cui come Cisl Veneto, spiega Refosco, «abbiamo lanciato una call a insegnanti, formatori e mediatori culturali con lo scopo di avviare percorsi di prima formazione linguistica, e non solo». (Francesco Dal mas - Avvenire)    

Ucraina: il grazie di Papa Francesco alla Polonia per i rifugiati accolti

21 Aprile 2022 -

Roma - Ha preso spunto dalla festa della Divina Misericordia che si celebra domenica per ringraziare la Polonia dell’accoglienza agli sfollati ucraini. Nei saluti ai pellegrini polacchi al termine dell’udienza generale di ieri, papa Francesco ha ricordato che «Cristo ci insegna che l’uomo non solo sperimenta la misericordia di Dio, ma è anche chiamato a mostrarla al suo prossimo». Poi le parole di riconoscenza. «Vi sono particolarmente grato per la vostra misericordia verso tanti rifugiati dall’Ucraina, che hanno trovato in Polonia porte aperte e cuori generosi. Che Dio vi ricompensi per la vostra bontà».

Ucraina: circa 97mila i profughi arrivati in Italia

19 Aprile 2022 -
Roma - Sono 96.989 le persone in fuga dal conflitto in Ucraina arrivate fino a oggi in Italia, delle quali 92.666 alla frontiera e 4.323 controllate dal compartimento Polizia ferroviaria del Friuli Venezia Giulia. Il dato è stato diffuso oggi dal Ministero dell'Interno. Dei circa 97mila persone 50.154 sono donne, 11.579 uomini e 35.256 minori. Le città di destinazione dichiarate all'ingresso in Italia sono tuttora Milano, Roma, Napoli e Bologna. L'incremento, rispetto a ieri, è di 477 ingressi nel territorio nazionale.

Ucraina: attacco a Leopoli, città dei profughi

19 Aprile 2022 -
Roma - Attacco a Leopoli, attacco alla città dei profughi. È don Taras Zheplinskyi, del dipartimento di comunicazione della Chiesa greco-cattolica ucraina, ad aggiornare il Sir su quanto sta accadendo in città. “Secondo le informazioni che stiamo ricevendo – dice – questa mattina (18 aprile, ndr) Leopoli è stata attaccata da cinque missili provocando la morte di 7 persone e 11 feriti”. Il bilancio delle vittime è ovviamente provvisorio ma dalle informazioni di don Taras Zheplinskyi, due feriti si trovano in condizioni molto gravi mentre il bimbo – dato per morto da alcune agenzie – sarebbe ferito. I missili hanno colpito 3 obiettivi di infrastrutture militari, un obiettivo civile, cioè un centro meccanico per auto e la stazione centrale dei treni”. L’attacco per fortuna non ha causato vittime né tra i dipendenti delle ferrovie né tra i passeggeri. Il traffico ferroviario è stato ripristinato, anche se si registrano ritardi.  La stazione è un punto sensibile in questa parte dell’Ucraina: “è qui – spiega il sacerdote – che arriva tutto il flusso dei rifugiati che si muove dal Nord e dall’Est del Paese per riprendere poi la strada versi i diversi paesi d’Europa”. Secondo i dati dell’Unhcr, sfiorano i 5 milioni le persone costrette a lasciare l’Ucraina per sfuggire alla guerra. In pratica quasi il 5 per cento dei 44 milioni di abitanti ha dovuto fuggire all’estero. L’attacco su Leopoli arriva nel primo giorno in cui i cattolici della chiesa di rito bizantino e gli ortodossi cominciano a vivere la Settimana Santa, secondo il calendario giuliano. “Qui a Leopoli – confida il sacerdote – tante persone non avevano ancora sperimentato direttamente gli effetti della guerra.  Ora si ha paura. Non sappiamo cosa aspettarci. Abbiamo cominciato la Settimana Santa in questa incertezza”. Per stabilire gli orari delle celebrazioni pasquali e le visite nelle chiese, si è preso in considerazione gli orari del coprifuoco che differiscono da città a città, a seconda della gravità della situazione militare. Nella Regione di Leopoli, per esempio, il coprifuoco comincia alle 23 e finisce alle 6 di mattina. Sicuramente l’attacco in allerta chiedendo “prudenza e attenzione”. Don Taras Zheplinskyi ricorda l’appello lanciato  da Papa Francesco nel suo messaggio per la benedizione Urbi et Orb. “Si scelga la pace. Si smetta di mostrare i muscoli mentre la gente soffre”, ha detto il Pontefice. “Troppo sangue e violenza, è difficile credere che Cristo sia davvero risorto”. Qualche giorno fa il Consiglio panucraino delle Chiese e delle organizzazioni religiose ha lanciato un appello per una “tregua pasquale” per la sicurezza dei luoghi di culto durante le festività religiose. “Siamo convinti – hanno detto i rappresentanti religiosi – che se c’è un desiderio e una buona volontà, la parte russa insieme ai rappresentanti competenti dell’Ucraina, nel quadro del processo negoziale in corso, potrebbero raggiungere accordi che fornirebbero ai civili dell’Ucraina l’opportunità di incontrarsi e celebrare i prossimi giorni sacri senza bombardamenti e rischi per la vita. Possa l’Altissimo infondere la saggezza e la misericordia a tutti coloro da cui dipende la soluzione di questo problema”.  Ma il sacerdote di Leopoli ha dubbi sulla reale possibilità di una tregua. “Oltre 60 chiese sono state attaccate, alcune completamente distrutte, durante questi 54 giorni di conflitto”, ricorda don Taras, ripercorrendo l’attacco al seminario cattolico di Vorzel, alla Caritas di Mariupol, alla chiesa greco-cattolica di Irpin. “I russi – aggiunge – non si sono fermati di fronte a niente. Lo abbiamo visto nelle città martoriate di Sumy, Chernihiv. E’ difficile quindi oggi credere che possano accogliere questo appello e rispettare una tregua pasquale”. (Foto Ansa-Sir)

Ucraina: ragazzi ucraini presenti ieri all’incontro con papa Francesco

19 Aprile 2022 - Roma - "Purtroppo sono ancora dense le nubi che oscurano il nostro tempo. Oltre alla pandemia, l'Europa sta vivendo una guerra tremenda, mentre continuano in tante regioni della Terra ingiustizie e violenze che distruggono l'uomo e il pianeta. Spesso sono proprio i vostri coetanei a pagare il prezzo più alto: non solo la loro esistenza è compromessa e resa insicura, ma i loro sogni per il futuro sono calpestati". E' quanto ha detto ieri pomeriggio papa Frabcesco nell'incontro, in piazza San Pietro, con gli adolescenti italiani. Erano 80mila.Molti di più di quanti erano attesi in questo incontro promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana e che hanno riempito la piazza ma anche via della Conciliazione, in un tripudio di canti e allegria. Una mini Gmg (Giornata Mondiale della Gioventù), dove si è pregato ma anche ascoltato i cantanti delle nuove generazioni in una piazza che ha visto presenti un nutrito gruppo di ucraini. Le diocesi hanno voluto la loro presenza perché in questo momento di festa non può comunque essere dimenticata la tragedia che si vive a non molti chilometri dalla piazza del Papa. E al Regina Coeli - che nel Tempo di pasqua sostituisce l'Angelus - ha parlato di riconciliazione: "Le liti, le guerre, le contese lascino posto alla comprensione, alla riconciliazione. Sottolineare sempre questa parola: riconciliazione", ha detto il Pontefice invitando a rinunciare "ai nostri piani umani, convertiamoci ai Suoi disegni di pace e di giustizia".

Il perdono per la Resurrezione

14 Aprile 2022 - Ferrara - Descrivere la Pasqua 2022 degli ucraini non è semplice, perché per festeggiarla bisognerebbe vivere il tempo della Quaresima, col digiuno e la preghiera penitenziale. Quest’anno la guerra non ci permette di dedicarci come sempre alla preghiera.
La Chiesa ucraina di Ferrara ha avuto i “segni” della guerra, con i tanti pacchi ricevuti e una raccolta che ancora oggi prosegue. Questo dimostra come la Chiesa ucraina a Ferrara sia cuore dell’intera comunità degli ucraini e non solo dal punto di vista spirituale. La Pasqua di quest’anno ci deve far capire come Gesù Risorto ci dà la Sua forza e speranza. Per poter crescere nella fede, Egli ci incoraggia a capire, con gli occhi della speranza, che ogni croce, come la croce della nostra Patria, se sarà piantata nella fede in Dio, ci porterà alla Resurrezione. Pasqua è sempre stata la festa della gioia. Oggi la penso come un altro gradino di fede che dobbiamo salire. Un gradino di perdono, come Gesù quando dice «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Lc 23, 34). Penso che la Pasqua quest’anno ci debba insegnare proprio a essere come Gesù, capaci di perdonare. Questo è il punto fondamentale per poter passare dalla morte alla Resurrezione. Nei giorni della Settimana Santa, facciamo la preghiera non solo a Ferrara ma anche a Bondeno alle ore 11 e a Copparo il Sabato Santo alle 14. Con i nostri nuovi compaesani così pieni di sincerità, amore, coi sorrisi e gli abbracci dei bambini che sono oggi qui da noi. È molto importante in questo periodo riuscire a dare il calore della vicinanza e a creare un ambiente domestico, per curare le loro ferite causate dalla guerra. Se riusciremo a fare ciò, potremo dire di aver festeggiato la Pasqua. Le storie delle mamme fanno tremare il cuore, ma il sorriso dei bambini ti chiede di rispondere con un sorriso. Chiediamo a Dio che ci porti non solo la pace, ma che ci incoraggi per poter essere capaci di perdono, uno dei gradini più importanti che Gesù ci insegna negli ultimi momenti della Sua vita. Buona Pasqua a tutti. (padre Vasyl Verbitskyy)

Ucraina: Mci Germania e Scandinavia, iniziative di solidarietà per i profughi

13 Aprile 2022 - Francoforte -  Nelle comunità italiane in Germania e Scandinavia si sono attivate tante iniziative di solidarietà con l’Ucraina, in proprio o con altri Enti, oltre alle numerose preghiere per la pace: collette di fondi, raccolta di oggetti, accoglienza dei profughi. La Delegazione delle Missioni Cattoliche Italiane ed i mezzi di comunicazioni propri come il Corriere d’Italia stanno ricevendo e pubblicando informazioni su queste iniziative.

Ucraina: 91 mila i profughi in Italia

12 Aprile 2022 -
Roma - Sono 91.137 a oggi le persone in fuga dal conflitto in Ucraina arrivate in Italia, 87.217 delle quali alla frontiera e 3.920 controllate dal compartimento Polizia ferroviaria del Friuli Venezia Giulia. Ne dà notizia il Viminale precisando che “si tratta di 47.112 donne, 10.229 uomini e 33.796 minori” e che “l’incremento, rispetto a ieri, è di 1.217 ingressi nel territorio nazionale”. Sono confermate come principali città di destinazione Milano, Roma, Napoli e Bologna.

Ucraina: circa 90mila i profughi in Italia

11 Aprile 2022 -
Roma - Sono 89.920 a oggi le persone in fuga dal conflitto in Ucraina arrivate in Italia, 86.048 delle quali alla frontiera e 3.872 controllate dal compartimento Polizia ferroviaria del Friuli Venezia Giulia. Si tratta di 46.491 donne, 9.984 uomini e 33. 445 minori.  Le città di destinazione dichiarate all'ingresso in Italia sono ancora Milano, Roma, Napoli e Bologna.