Tag: Profughi ucraini
Ucraina: Acli, “gli ucraini che hanno lavorato in Italia e che ora sono costretti a rientrare qui continueranno a godere della pensione”
Ucraina: le iniziative a Santa Sofia con il supporto di Migrantes
Ucraina: a Rimini oltre 4mila i profughi accolti, “qui i miei figli hanno iniziato la scuola”
Rimini - La guerra? «Milioni di persone in fila, la tua vita in uno zaino e fuggi dal paese». La sintesi di Olga Kramha, rifugiata a Rimini dall’Ucraina insieme al figlio minore, è straziante. E il rischio di dover rifare quello zaino appena disfatto, è perlomeno paradossale. «Molti di noi hanno parenti, i bambini hanno iniziato ad andare a scuola, c’è una rete di amicizie, ci danno una mano, non vogliamo spostarci da Rimini». Decine di profughi ucraini, prevalentemente donne, hanno lanciato questo appello davanti alla Prefettura di Rimini. In modo composto, davanti al Palazzo del Governo una piccola folla ha intonato l’inno della loro patria e poi ha consegnato al Prefetto Giuseppe Forlenza una lettera. La missiva è chiarissima: chiedono di non essere trasferiti, con i loro bambini, in altre località. Appena possibile, spiegano, torneranno in Ucraina ma fino ad allora vorrebbero restare nella Rimini che hanno scelto. Molti di loro qui hanno parenti, una rete amicale, stanno cercando di integrarsi. La bandiera della Pace e quella gialloblù dell’Ucraina issate da numerosi bagnini della riviera, sembra uno sventolante benvenuto. Sono circa 4.000 i profughi che nell’ultimo mese hanno scelto Rimini come destinazione in Italia. Nonostante le piccole dimensioni (149.000 abitanti, 339.000 in tutta la provincia), è la città italiana che ne ospita di più in assoluto. Non si tratta di un caso: lungo la Riviera romagnola vive una delle più grandi comunità ucraine d’Italia, circa 5.000 persone, in gran parte donne, la maggior parte badanti che vivono in casa degli anziani di cui si prendono cura. «Molte di queste donne hanno visto arrivare una figlia, una sorella, i nipotini» fa notare don Viktor Dvykalyuk, il cappellano della comunità greco-catttolica di Rimini, San Marino-Marino e Ravenna. Sta svolgendo il ruolo di mediatore per conto della Prefettura e tutti i giorni tiene uno sportello Ucraina. Bogdan ha 17 anni, è ucraino di origine ma nato a Rimini. Traduce i suoi connazionali. Lavora all’Hotel Margherita dove hanno trovato ospitalità 167 profughi, ora diventati 110. C’è chi è stato trasferito in montagna a 100 km dalla Riviera, isolati, chi nelle colline della provincia, altri ancora in Piemonte, Molise, Sicilia. Dei 57 profughi trasferiti, 27 la prefettura li ha collocati a Misano Adriatico, «gli altri attraverso una rete solidale sono stati distribuiti in famiglie e conoscenti, a Jesolo e in Austria, dove hanno trovato lavoro – racconta il titolare dell’Hotel Margherita, Stefano Lanna – Ho accolto queste persone, senza ricevere alcun contributo dello Stato, e continuerò a farlo. Non faccio business con chi scappa dalla guerra. Se le istituzioni mi aiuteranno bene, altrimenti proseguiremo con la solidarietà della comunità riminese». I volontari della mensa francescana di Santo Spirito provvedono al cibo, l’hotel si è persino dotato di Pronto soccorso interno. Il piano trasferimenti da Rimini va avanti. La Prefettura valuterà alcuni casi particolari, ma la linea è: non più rifugiati negli hotel. Potrà restare solo chi vanta sistemazioni autonome, con un contributo di 300 euro al mese per tre mensilità. «Siamo venuti qui con bimbi di 6 anni – racconta una giovane mamma ucraina – Vorremmo tornare a casa ma ora non è possibile, e adesso dobbiamo andare via anche da qui. Ho la mamma a Rimini, abbiamo fatto i documenti e i bambini hanno iniziato a frequentare l’asilo: chiediamo solo un’accoglienza temporanea». Tre donne hanno pagato l’hotel dove erano accolte per restare a Rimini. Dopo quattro giorni, però, hanno fatto le valigie. Chi intende restare, lo fa a spese proprie, rinunciando dunque agli aiuti di Stato. «Lavoro a Rimini da 16 anni e pago i contributi – è la testimonianza accorata di una donna ucraina – Ho trovato lavoro per le figlie arrivate e asilo per i nipotini di 2 e 6 anni: perché li mandano altrove?». (Paolo Guiducci - Avvenire)
Ucraina: Ue, 3,5 miliardi ai Paesi che accolgono rifugiati
Ucraina: salesiani, un webinar su come accogliere famiglie e minori sfollati
Roma - “L’accoglienza delle famiglie e minori ucraini in risposta all’emergenza: aspetti normativi e strategie operative”: questo il titolo del webinar in programma domani alle 17.30 su iniziativa dall’Osservatorio salesiano per i diritti dei minori insieme all’Associazione Salesiani per il sociale – Aps. Due gli obiettivi: evidenziare gli aspetti normativi legati all’accoglienza, a garanzia della protezione delle famiglie e dei minorenni in fuga dall’Ucraina; riflettere sull’accoglienza di famiglie e minori provenienti da situazioni di guerra, con particolare riguardo ai possibili effetti su bambine, bambini e adolescenti. Interverranno, tra gli altri, Titti Postiglione (Protezione civile), Luca Pacini (Anci), don Francesco Preite (Aps), Giuseppe Lococo (Unhcr); Nicoletta Goso (Altri-Legami). Il webinar si potrà seguire sulla pagina Facebook di Minori di diritto e sul canale Youtube dell’Ispettoria dell’Italia Centrale.
Ucraina: 83mila gli ucraini arrivati in Italia
Ucraina: utilizzare beni confiscati per accoglienza dei profughi
Ucraina: nasce a Reggio Calabria il Comitato “Per i bambini e le mamme dell’Ucraina”
Ucraina: protezione temporanea e assistenza ai profughi di guerra
Roma - Lo scorso 28 marzo il presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, ha firmato il DPCM che eroga protezione temporanea e assistenza ai profughi di guerra provenienti dall’Ucraina.
In virtù del decreto, il permesso di soggiorno dei rifugiati ucraini ha validità di un anno e può essere prorogato di sei mesi più sei, per un massimo di un anno. Il DPCM consente l’accesso all’assistenza erogata dal Servizio Sanitario Nazionale, al mercato del lavoro e allo studio. È la Questura l’autorità competente al rilascio del permesso di soggiorno per protezione temporanea. Il provvedimento prevede anche specifiche misure assistenziali e consente ai cittadini ucraini già presenti in Italia il ricongiungimento con i propri familiari ancora presenti in Ucraina.
Inoltre, un’ordinanza firmata dal capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio del 29 marzo prevede l’erogazione di un contributo di 300 euro mensili (150 per i minori) per un massimo di 3 mesi per il sostentamento di ciascun rifugiato. Il periodo decorre dalla data di ingresso nel territorio nazionale, individuata con la presentazione della richiesta di protezione temporanea e comunque non oltre il 31 dicembre 2022. L’art. 31 del c.d. decreto Ucraina, (dl n. 21/2022) inserisce nel nostro sistema di accoglienza una nuova modalità, Accoglienza diffusa, che si affianca e si aggiunge a quelle canoniche dei CAS e dei SAI. Si tratta di 15mila posti messi a disposizione in collaborazione con il Terzo settore, in forma allargata (gli enti del Terzo settore, i Centri di servizio per il volontariato, gli enti e le associazioni iscritte al registro di cui all' articolo 42 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 e gli enti religiosi civilmente riconosciuti). Il decreto demandava a successiva ordinanza della Protezione Civile la definizione delle forme e le modalità organizzative di questa nuova accoglienza diffusa. Al riguardo, è stato annunciato un imminente avviso per una manifestazione di interesse, per raccogliere da tutti questi enti la loro disponibilità. L’avviso stabilirà anche i criteri per l’accoglienza e le tariffe massime pro capite per die che però – era scritto nel decreto e ha già detto – saranno allineate con quelle del Ministero dell’Interno, per non creare diversità economiche per un servizio. (Alessandro Pertici)

