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Ucraina: profughi in Italia, solo il 7% nelle strutture

31 Marzo 2022 -
Roma - Nel nostro Paese l' aiuto di familiari e amici in Italia rappresentano ancora la prima forma di accoglienza dei rifugiati in fuga dal conflitto in Ucraina. Nel frattempo, il flusso di arrivi verso le nazioni europee, Italia compresa, inizia a calare. A confermarlo è il ministro dell' Interno Luciana Lamorgese: «Si registra un rallentamento del ritmo di arrivi di profughi ucraini verso l' Italia e verso gli altri Paesi - ha detto ieri in un' audizione davanti al Comitato parlamentare su Schengen e Immigrazione -. In Europa si è passati da 200mila a inizio crisi a 40-50 mila negli ultimi giorni». In Italia sono 76.847 gli ingressi registrati (1.732 in più del giorno prima): 39.617 donne, 7.435 uomini e 29.795 minori. Fra questi, 8.455 sono già inseriti nelle scuole, «ma se arrivano altri studenti - avverte il ministro dell' Istruzione Patrizio Bianchi - sarà necessario prevedere nuove risorse con fondi europei». Le principali destinazioni restano Milano, Roma, Napoli e Bologna, dove la maggior parte delle persone viene ospitata da familiari e conoscenti. Solo 5.600 sono nelle strutture dei circuiti Cas (5.300) e Sai (299). È una quota pari appena al 7% del totale. Per l' accoglienza, l' assistenza sanitaria e altri sostegni, il governo ha previsto fondi per 458 milioni, che finanzieranno pure un assegno mensile di 300 euro a persona (più 150 a minore) per tre mesi, per la sistemazione abitativa autonoma di chi ne farà richiesta. Dopo il Dpcm firmato dal premier Mario Draghi, il permesso di soggiorno verrà concesso «ai profughi ucraini, ad apolidi e a cittadini di Paesi terzi che beneficiano di protezione internazionale in Ucraina ». Al momento, le domande di protezione sono «750», dato che «riflette la speranza di rientrare in patria dopo il termine delle ostilità». I minori non accompagnati. Finora sono 475, 244 femmine e 231 maschi. Solo 38 hanno fra zero e 5 anni, altri 266 fra 7 e 14 anni e il resto da 15 a 17. Fra loro, «344 si trovano in famiglie autorizzate dal Tribunale per i minorenni e 94 in altre strutture autorizzate». Le presenze più numerose sono in Toscana (96 minori), Veneto (78), Lombardia (67), Emilia Romagna (48) e Piemonte (39). La legge italiana «non consente di considerare familiari e amici come tutori» e «bisogna fare ricorso al Tribunale per i minorenni, perché riconosca la persona che accompagna il minore». Dal 1° gennaio al 29 marzo 2022, sono arrivati sulle coste italiane 6.701 migranti: 3.323 a seguito di operazioni di soccorso (1.595 grazie a navi delle Ong); 3.378 con «sbarchi autonomi». In tutto il 2021, erano approdati 67.477 migranti. Come luoghi di partenza, restano in testa Libia (4.236 persone) e Tunisia. Ultimamente, ha detto il ministro, «si registra un allentamento della pressione», ma vanno valutati gli effetti della «crisi alimentare causata dal conflitto», visto che «Paesi come la Tunisia importano grano da Ucraina e Russia e ciò potrebbe influire sui flussi». Un nuovo patto Ue? Per la titolare del Viminale, la crisi ucraina «avrà un impatto positivo sul Patto asilo e migrazione, fermo da tempo». La speranza è «che il nuovo approccio, che ha visto tutti i Paesi europei accettare l' accoglienza e la redistribuzione dei profughi ucraini, possa valere per le altre situazioni di instabilità», compresi i flussi dal Mediterraneo. Sarebbe «poco lungimirante », argomenta Lamorgese, «pensare che questi scenari di mobilità possano essere governati secondo le attuali regole di Dublino e il sistema Schengen» e «sarebbe «un grave errore di prospettiva non dotarsi di un Patto su immigrazione e asilo». (Vincenzo R. Spagnolo)

Ucraina: 76mila i profughi arrivati in Italia

30 Marzo 2022 - Roma - Sono complessivamente 76.847 le persone in fuga dal conflitto in Ucraina giunte finora in Italia, 73.814 delle quali alla frontiera e 3.033 controllate dal compartimento Polizia ferroviaria del Friuli Venezia Giulia. Nel dettaglio sono 39.617 donne, 7.435 uomini e 29.795 minori. Le città di destinazione dichiarate all'ingresso in Italia - fa sapere il Ministero dell'Interno - continuano a essere Milano, Roma, Napoli e Bologna. Rispetto a ieri, l'incremento è di 1.732 ingressi nel territorio nazionale.

Ucraina: 17 milioni dal Pon legalità per l’emergenza

30 Marzo 2022 -
Roma - Il Programma operativo nazionale Legalità (Pon Legalità) in campo per l’emergenza Ucraina con 17 milioni di euro destinati dall’Autorità di gestione del programma, istituita presso il Viminale, ai progetti per l’accoglienza dei profughi. Ne ha dato notizia il ministero dell’Interno sul proprio sito web. “10 milioni di euro – viene spiegato – sono riservati agli enti locali delle Regioni ‘in transizione’: Abruzzo, Molise e Sardegna. Consentiranno di allestire o rendere più efficienti immobili pubblici destinati, o da destinare, all’accoglienza, migliorandone sia la funzionalità sia l’efficienza energetica. In particolare, grazie al contributo di 200mila euro a intervento, gli enti i cui progetti saranno approvati potranno acquistare le attrezzature necessarie, come arredi, dotazioni sanitarie, infissi, caldaie, caloriferi, pannelli solari”. “I restanti 7 milioni di euro messi a disposizione dall’Autorità di gestione del programma – prosegue la nota – sono destinati ai Comuni capoluogo delle Città metropolitane che stanno sostenendo il maggiore impatto dei flussi provenienti dall’Ucraina. Anche in questo caso le azioni da finanziare, per un importo massimo di 500mila euro a progetto, saranno finalizzate a migliorare la funzionalità e l’efficienza energetica dei luoghi destinati all’accoglienza”. Gli enti locali di Abruzzo, Molise e Sardegna e i Comuni capoluogo delle Città metropolitane possono presentare entro il 30 aprile una sola proposta, per un solo immobile, alla Segreteria tecnica per la gestione dei fondi europei e programmi operativi nazionali del dipartimento della Pubblica Sicurezza del ministero dell’Interno, che valuterà l’ammissibilità delle proposte progettuali.

Ucraina: ecco il piano per i bambini ucraini soli

30 Marzo 2022 -

Roma - A integrare la cornice di misure e procedure per l’accoglienza dei profughi ucraini, è arrivato in serata di ieri anche l’atteso «Piano minori stranieri non accompagnati» messo a punto dal ministero dell’Interno. Il documento – 10 pagine che il quotidiano Avvenire ha visionato – è composto da una premessa e da 5 capitoli. Riguardano «obiettivi ed enti coinvolti», presenza di minori soli sul territorio nazionale, modalità di «identificazione e censimento», «accoglienza» e infine «affido temporaneo e tutela». Nel dettaglio, il Piano «mira a fornire le linee guida» per la gestione di bambini e adolescenti giunti dall’Ucraina da soli. Gli enti coinvolti sono il commissario delegato dal governo, ossia il prefetto Ferrandino; tre dipartimenti dell’Interno (Immigrazione; Frontiere; Anticrimine); i ministeri di Politiche sociali e Giustizia; e infine, a livello locale, «prefetture, questure, procure e tribunali per i minorenni, servizi sociali dei Comuni».

Nella definizione di minore non accompagnato, rientrano non solo quelli che arrivano senza genitori, ma anche quelli accompagnati da adulti che però non sono loro «tutori secondo la legge italiana». Il documento cita qualche esempio, includendo nella categoria anche i bambini stranieri accompagnati «da una zia o una nonna o dal direttore dell’istituto dove erano accolti in Ucraina, che non possano dimostrare di esserne legalmente responsabili» secondo le norme italiane. Le tutele comprendono il divieto di respingimento alla frontiera, il divieto di espulsione e il diritto all’accoglienza, ad essere informati sulla propria condizione, al rilascio di un permesso di soggiorno e a indagini per il «rintraccio» dei propri familiari.

Al momento, risultano essere solo 475 i minori stranieri non accompagnati arrivati dall’Ucraina. Una «buona parte è stata affidata alle famiglie, mentre un’altra parte vive in istituti individuati dai comuni che rientrano nei parametri stabiliti», fa sapere la capo dipartimento Libertà civili e Immigrazione del Viminale, Francesca Ferrandino, che sottolinea la necessità di verifiche e segnalazioni: «È importantissimo che chiunque sia a conoscenza della presenza di un minore non accompagnato, lo segnali ai Carabinieri o alla Polizia, affinché scatti quella cordata di interventi che garantiscano l’interesse prioritario del minore». 

Il Piano affida alla polizia delle frontiere il compito di effettuare un costante monitoraggio sugli ingressi nel territorio nazionale. Inoltre dispone che chiunque (servizi sociali, forze dell’ordine, protezione civile, associazioni) sia a conoscenza della presenza di un minore straniero non accompagnato abbia «il dovere d’accompagnarlo in questura, dove si provvederà a redigere un verbale di 'consegna-presa in carico' al Servizio sociale o struttura di prima accoglienza » e a «segnalare la presenza» al tribunale dei Minorenni per gli adempimenti e le tutele previste, compresa la nomina di un tutore. Le generalità del minore vengono inserite in una banca dati presso il ministero delle Politiche sociali – il «Sim» (Sistema informativo minori) – per attivare la presa in carico del comune di competenza. Riguardo all’identificazione, se ci sono dubbi sulla documentazione o se il ragazzino ne è sprovvisto, è previsto l’accertamento «socio-sanitario» dell’età. Per chi ha più di 14 anni in una prima fase è previsto il collocamento presso strutture protette del ministero dell’Interno, per non più di 30 giorni, e successivamente nel Sistema Sai. I più piccoli invece vanno in strutture comunali o, in via residuale, regionali. Infine, si specifica come ai minori non accompagnati non sia applicabile la procedura di «affidamento familiare diretto» da parte dei servizi sociali. L’iter compete al tribunale per i minorenni e, «in assenza di tutori volontari disponibili», ne viene nominato uno «istituzionale», ad esempio il sindaco del comune in cui si trova la struttura che ospita il minore. (Vincenzo R. Spagnolo - Avvenire)

Ucraina: trecento euro a ogni profugo accolto

30 Marzo 2022 -

Roma - Prende forma il quadro normativo necessario per sostenere la complessa macchina dell’accoglienza dei profughi in fuga dal conflitto in Ucraina. Ieri il premier Mario Draghi ha firmato il Dpcm su protezione temporanea e assistenza, che recepisce la decisione del Consiglio Ue dello scorso 4 marzo. E nelle stesse ore il capo dipartimento della Protezione civile, Fabrizio Curcio, ha emanato un’ordinanza che dispone contributi economici per i rifugiati che troveranno una sistemazione abitativa autonoma. Finora, secondo i dati del Viminale, ammontano a 75.115 i rifugiati ucraini giunti in Italia: 38.735 donne, 7.158 uomini e 29.222 minori. Ormai gli ingressi si stanno assestando sul migliaio al giorno: ieri sono stati 1.217. Le destinazioni principali restano Milano, Roma, Napoli e Bologna. E la stragrande maggioranza delle persone risulta per ora ospitata da parenti o conoscenti, anche italiani. Nelle scuole italiane, sono già 7mila i bambini e ragazzi ucraini accolti, fa sapere il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, «e il loro numero cresce al ritmo di 180-200 al giorno». Il comitato parlamentare su Schengen ha chiesto alla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese di riferire stamani in audizione sulla gestione della macchina dell’accoglienza.

Il Dpcm firmato da Draghi fissa, a partire dal 4 marzo 2022, la decorrenza della protezione temporanea, con durata di un anno. I beneficiari sono le persone sfollate dall’Ucraina a partire dal 24 febbraio 2022, primo giorno dell’attacco russo: non solo i residenti nel Paese, ma anche cittadini di Paesi terzi che beneficiavano di protezione internazionale e i familiari. Il permesso di soggiorno viene rilasciato in Questura e vale un anno, ma può essere prorogato di sei mesi più altri sei, per un massimo di un anno. Cosa consente? L’accesso all’assistenza sanitaria, al mercato del lavoro e allo studio. Ma può essere revocato, anche prima della sua scadenza, se e quando il Consiglio Ue si trovi a decidere la cessazione della protezione temporanea. Il provvedimento consente ai cittadini ucraini già presenti in Italia il ricongiungimento con i propri familiari ancora presenti in Ucraina e prevede inoltre specifiche misure assistenziali.

Chi fa richiesta di protezione temporanea e trova una sistemazione autonoma (una stanza in affitto; un’abitazione) può ricevere «un contributo di sostentamento una tantum, pari a 300 euro mensili pro capite, per la durata massima di tre mesi decorrenti dalla data d’ingresso in Italia». Se ci sono minori, «in favore dell’adulto titolare della tutela legale o affidatario, è riconosciuto un contributo addizionale mensile di 150 euro per ciascun figlio di età inferiore ai 18 anni». Le due disposizioni sono contenute nell’ordinanza firmata dal capo della Protezione Civile Curcio. Chi beneficerà del contributo, si legge nell’atto, non potrà accedere «ad altre forme di assistenza alloggiativa», ma potrà avere i fondi «in un’unica soluzione e in forma cumulativa », anche per due o tre mensilità, qualora i tempi delle domande dovessero prolungarsi oltre i 90 giorni dall’ingresso in Italia. Chi verserà il contributo? Potrà essere erogato in contanti da qualsiasi istituto di credito nel Paese, qualora il beneficiario non abbia un conto corrente: basterà presentare in banca un documento d’identità valido, insieme alla ricevuta del permesso rilasciata dalla questura competente. «Ci sarà chiaramente un sistema di controlli sulla legittimità della richiesta », avverte Curcio. Invece «l’accoglienza diffusa riguarda i Comuni, gli enti del Terzo Settore» fino a un massimo «di 15mila posti». Una volta stabiliti criteri e tariffe massime pro capite al giorno, «passeremo alla valutazione di queste disponibilità e agli accordi attuativi», specifica Curcio.

 Se il profugo dovesse trovare un lavoro, l’ordinanza dispone che «il beneficiario può continuare a fruire della misura» solo per «60 giorni». Infine, rispetto alle cure, i profughi ucraini vengono equiparati ai cittadini italiani: avranno un codice fiscale per accedere alle prestazioni sanitarie. E a ogni regione sarà riconosciuto un rimborso forfettario di 1.520 euro a profugo, per un massimo di 100mila persone. «Ci interfacciamo con le reti, ma può esserci la piccola associazione, il nucleo familiare o nuclei di famiglie che decidono di mettersi insieme a soggetti che lo Stato conosce perché sono nei registri del ministero del Lavoro, del Mise, delle prefetture», argomenta Wladimiro Boccali, membro del gabinetto del ministero del Lavoro, appellandosi al «grande senso di responsabilità del Terzo settore». (V. R. Spagnolo)

Ucraina: oltre 75mila i profughi arrivati in Italia

29 Marzo 2022 - Roma - Sono complessivamente 75.115 le persone in fuga dal conflitto in Ucraina giunte finora in Italia, 72.175 delle quali alla frontiera e 2.940 controllate dal compartimento Polizia ferroviaria del Friuli Venezia Giulia. Il dato è del Ministero dell'Interno che nel dettaglio quantifica  38.735 donne,  7.158 uomini e 29.222 minori. Le città di destinazione dichiarate all'ingresso in Italia continuano a essere Milano, Roma, Napoli e Bologna. Rispetto a ieri, l'incremento è di 1.217 ingressi nel territorio nazionale.

Ucraina: sottoscritto protocollo per utilizzare beni confiscati alla criminalità organizzata per l’accoglienza dei profughi

29 Marzo 2022 - Roma - È stato sottoscritto un protocollo d’intesa per l’utilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata ai fini dell’accoglienza dei profughi provenienti dall’Ucraina. L’obiettivo è quello di mettere a disposizione di prefetture e comuni, in via temporanea e straordinaria, le strutture non ancora destinate e nella diretta gestione della Agenzia per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata e quelle già trasferite agli enti locali e non ancora utilizzate. «Si tratta di una iniziativa», ha dichiarato il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, «che intende ampliare il numero degli immobili disponibili per i profughi ucraini, prevedendo anche la possibilità di finanziare rapidamente, nell’ambito dei progetti europei PON/POC Legalità e Fami, gli interventi necessari per adeguarli alle nuove esigenze».  «È massimo l'impegno del ministero dell'Interno per dare risposte concrete alle persone più fragili, come donne e bambini», ha aggiunto la titolare del Viminale, sottolineando come «il ricorso ai beni confiscati assuma anche un forte valore simbolico in quanto patrimoni sottratti al circuito criminale saranno destinati a chi sfugge dal teatro di guerra, valorizzando le finalità sociali proprie del loro riutilizzo». Il protocollo assegna al Dipartimento per le libertà civili e per l’immigrazione del ministero dell’Interno il raccordo con le prefetture interessate dall’attuazione dell’intesa attraverso l’adozione di specifiche linee guida. L’Agenzia nazionale svolgerà un duplice compito. Da un lato, provvederà all’assegnazione dei beni in gestione in comodato gratuito e temporaneo alla prefettura del luogo in cui si trovano per l’esclusivo scopo di accoglienza dei profughi ucraini (234 beni tra strutture abitative e ricettive). Dall’altro, metterà a disposizione l’elenco degli immobili confiscati già trasferiti agli enti locali e non ancora utilizzati (388 immobili), individuati dalle prefetture e dagli stessi comuni, potenzialmente fruibili per le finalità di accoglienza dei profughi ucraini anche nell’ambito delle forme di accoglienza diffusa di cui all’articolo 31 del decreto-legge n. 21-2022. L’Autorità di gestione del PON/POC “Legalità” e l’Autorità responsabile del Fami metteranno a disposizione risorse per la realizzazione degli interventi sugli immobili per rendere possibile la loro destinazione all’accoglienza dei profughi. Fondamentale il ruolo dell’Anci che svolgerà una attività di impulso ed informazione nei riguardi dei comuni interessati anche sulla possibilità accedere ai suddetti finanziamenti per far fronte alle eventuali esigenze di allestimento ed efficientamento dei beni.

Ucraina: il Viminale e la macchina dell’accoglienza

29 Marzo 2022 -

Roma - Al Viminale ieri erano in corso le ultime limature. E forse già oggi, salvo imprevisti, potrebbe essere varato il protocollo con le linee guida relative alle procedure di tutela e accoglienza dei minori non accompagnati fuggiti dall’Ucraina e in arrivo nel nostro Paese. I contenuti del provvedimento potrebbero essere resi noti dal prefetto Francesca Ferrandino, capo dipartimento Immigrazione e commissario per i minori non accompagnati, insieme al capo della Protezione civile Fabrizio Curcio. I meccanismi di protezione e affidamento dei minori soli (per evitare che se ne perdano le tracce o che finiscano in mano a trafficanti o sfruttatori) sono fra i nodi più delicati nella gestione della macchina dell’accoglienza, perché coinvolgono diverse istituzioni, comprese quelle scolastiche e i tribunali dei minori. Al momento, sono circa 300 i bambini e adolescenti arrivati in Italia senza genitori. Ma anche su quelli accompagnati andranno fatte verifiche: alcuni sono arrivati in compagnia di parenti, conoscenti, educatori, rapporti non sempre inquadrabili in forme di tutela legale.

Complessivamente, alla data di ieri, il ministero dell’Interno ha contato 73.898 arrivi dall’inizio del conflitto: 38.068 donne, 6.959 uomini e 28.871 minori. Da 3-4mila arrivi quotidiani, si è scesi a meno di 2mila in media. Le aree urbane di Milano, Bologna, Roma e Napoli contano maggiori presenze. E finora la stragrande maggioranza dei profughi pare aver trovato sistemazione presso parenti, conoscenti o amici italiani, grazie a una comunità, quella ucraina, che in Italia conta 240mila persone. Oltre alle sistemazioni casalinghe, ci sono alcune migliaia di posti messi a disposizione dal Viminale nel circuito dei centri Cas e del sistema Sai. Il governo ha stanziato 428 milioni di euro da destinare all’accoglienza. E l’intenzione è quella – specie se i numeri dovessero crescere – di mettere in campo meccanismi che superino la prima fase di spontaneismo. In attesa del Dpcm di recepimento della direttiva europea che assegna ai profughi in fuga dal conflitto (ucraini, ma anche residenti in quel Paese) un permesso europeo di protezione e soggiorno per un anno, l’esecutivo italiano valuta diversi strumenti, come il contributo di «autonoma sistemazione»  (analogo a quello previsto per gli sfollati del sisma del 2016) per compensare i costi di un alloggio. Previsto per un massimo di 60mila persone per una durata di 90 giorni partire dall’ingresso, il contributo mensile – da precisare con un’ordinanza di Protezione civile – potrebbe oscillare tra i 300 e i 350 euro per ogni profugo ucraino adulto, titolare della protezione temporanea, e altri 150 euro per ogni minore. Rispetto all’assistenza diffusa Per quanto riguarda invece l’assistenza diffusa – prevista per 15mila persone – a enti e associazioni del Terzo settore che se ne faranno carico potrebbe essere destinato un importo di 30 euro a persona ospitata. C’è poi la questione scuola (oltre 5mila alunni ucraini sarebbero già stati inseriti nei programmi didattici) e l’assistenza sanitaria, a partire dalla vaccinazione anti Covid.

Da Bruxelles, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese puntualizza come non sia sul tavolo europeo un meccanismo di 'quote': gli spostamenti dei profughi verso questo o quel Paese restano su base volontaria. «L’Italia associa il principio di solidarietà a quello di responsabilità e farà la sua parte», assicura la ministra. Confidando in prospettiva su interventi di sostegno europei, il governo sta definendo il meccanismo di aiuti economici, da erogare anche tramite i comuni e la Protezione civile. Dal canto suo, il presidente dell’Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro, ritiene «urgente definire un protocollo unico che ci permetta di fare ognuno la propria parte». (Vincenzo R. Spagnolo)

Profughi: 10 punti per aiutare gli Stati Ue

29 Marzo 2022 -

Bruxelles - Nessuna quota di ridistribuzione dei profughi ucraini. Piuttosto, si tratterà di creare un «indice» per fotografare la situazione reale di ogni Stato membro, al via inoltre la registrazione di quanti sono arrivati. Dopo una riunione di poco più di tre ore, i ministri dell’Interno dell’Ue, in un Consiglio straordinario, hanno trovato un’intesa su un piano in 10 punti già proposto dalla presidenza di turno francese per creare un miglior coordinamento della gestione dei flussi, i più ingenti dalla fine della Seconda guerra mondiale. Al momento, ha precisato la commissaria europea agli Affari Interni Ylva Johansson, si assiste a una riduzione: circa 58.000 al giorno contro i 200.000 del picco. Comunque, ha precisato la svedese, «ci servono piani di emergenza se la situazione dovesse persino peggiorare in Ucraina». Complessivamente, ha detto la commissaria, nell’Ue sono arrivati 3,8 milioni di profughi dall’Ucraina, della quale «metà sono bambini». Gli altri per lo più donne o anziani. Di questi, 800.000 hanno chiesto l’applicazione della direttiva per la protezione temporanea, attivata a tempo record, una settimana dopo la guerra, dai Ventisette, e che consente ai profughi di restare fino a tre anni nel Paese ospite senza chiedere asilo. Alla vigilia dell’incontro, Varsavia e Berlino, in una lettera comune alla Commissione Europea, avevano chiesto maggiore solidarietà sia nella distribuzione dei profughi, sia nel sostegno finanziario. La Polonia deve ormai fronteggiare oltre due milioni di profughi, ma è stata la Germania (dove ne sono arrivati 270.000) a chiedere una ridistribuzione con quote. Idea respinta da quasi tutti. Molti Paesi dell’Est (Polonia inclusa) anche per il timore di creare un «precedente» per future crisi migratorie. «Non ci serve un sistema di ricollocamenti – ha spiegato il vicepresidente della Commissione Margaritis Schinas – perché le persone che arrivano si ricollocano in qualche modo da sole (gli ucraini sono esentati dal visto e possono restare nell’Ue fino a 90 giorni, ndr). E se ci saranno squilibri, con più persone in alcuni Paesi rispetto ad altri e servirà un sostegno per favorire gli spostamenti, lo faremo attraverso una piattaforma di solidarietà che permetterà la condivisione delle responsabilità tra le famiglie». Una piattaforma già attiva da vari giorni, in cui ogni Stato membro può dichiarare quanti posti è disponibile a mettere a disposizione. Soprattutto, si punta a una migliore informazione dei profughi ucraini. «È importante – ha dichiarato Johansson – incentivare i rifugiati a lasciare la Polonia e cercare di andare anche in altri Paesi, spiegando che avranno un trattamento equivalente. Altrimenti la situazione non sarà sostenibile». Coinvolti anche Paesi terzi come gli Usa, il Canada, il Regno Unito.

Tra i punti principali del «piano», un «indice» per capire quali sono i Paesi sottoposti a maggior pressione. C’è poi una piattaforma Ue, attiva da ieri, destinata a creare, si legge nel comunicato finale, «un approccio centralizzato a livello europeo per la registrazione dei rifugiati ucraini ». Importante è pure la questione dei trasporti di profughi, con un coordinamento europeo di servizi di treni e autobus. Questo anche per evitare il dilagare di ambigue offerte di individui che potrebbero esser legati alla tratta di esseri umani (soprattutto per la prostituzione). Previsto dall’Ue un piano per combattere questa piaga, i Ventisette hanno deciso la mobilitazione della rete Ue per la lotta al crimine organizzato (Empact). La Commissione sta inoltre preparando linee guida per l’accoglienza dei minori non accompagnati. Sul fronte dei finanziamenti, la richiesta di Polonia e Germania di un contributo pari a 1.000 euro a profugo non ha trovato per ora riscontro, la Commissione studierà fondi aggiuntivi. Tra gli altri punti, infine, il sostegno alla Moldavia, non in grado di reggere la pressione di 300.000 profughi. (Giovanni Maria Del Re - Avvenire)

Ucraina: cira 74mila i profughi giunti in Italia

28 Marzo 2022 -
Roma - Sono complessivamente 73.898 le persone in fuga dal conflitto in Ucraina giunte finora in Italia, 71.043 delle quali alla frontiera e 2.855 controllate dal compartimento Polizia ferroviaria del Friuli Venezia Giulia. Lo rende noto il Ministero dell'Interno. Nel dettaglio 38.068 sono donne, 6.959 uomini e 28.871 minori. Le città di destinazione dichiarate all'ingresso in Italia continuano a essere Milano, Roma, Napoli e Bologna. Rispetto a ieri, l'incremento è di 1.958 ingressi nel territorio nazionale.