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Proviamo a pensarla come Dio e riusciremo per davvero a far pace

3 Marzo 2022 - Milano - Questa guerra alle porte di casa, come tutti i conflitti, come ogni gesto che coinvolge totalmente l’uomo, parte dal cuore e dalla testa e poi arriva alle mani. Mani che caricano un fucile, che demoliscono pareti, che alzano un indice accusatorio. E, dall’altra parte, che erigono trincee, che costruiscono bombe a loro volta, che cercano una via di fuga tra boschi e palazzi. Facile dire che non sono fatte per tutto questo, che un un buon libretto di istruzioni spiega come montare un oggetto e non la via per distruggerlo. Se ci si avvia sulla strada della violenza, quando l’unico linguaggio possibile sembra essere quello della rabbia, tornare indietro diventa a ogni passo più difficile. Si tratta invece di fermarsi un attimo, di resettare la testa infarcita di propaganda, di dare al cuore il tempo di vedere quale tragedia si prepara dietro l’angolo. Andava in questo senso l’invito di papa Francesco per il Mercoledì delle Ceneri. Una formula semplice: preghiera e digiuno per far tacere le armi, per invocare il dono della pace. Non la rinuncia alle proprie responsabilità, tanto meno una ricetta magica, piuttosto l’impegno a provare a ragionare in un altro modo, a tentare di capire la logica di Dio, che è Padre di tutti, e tutti vuole fratelli. Non nemici. Certo, le obiezioni sono facili: ma, come, siamo sull’orlo di un conflitto mondiale e l’unica cosa che proponete è mettervi in ginocchio? E poi, andiamo, certe formule sono vecchie, superate. Può darsi sia così. Però non vanno fuori moda le domande di senso, il perché siamo in questo mondo e cosa fare per migliorarlo. La preghiera ci riporta proprio lì, dove si formano i dubbi, nell’abisso più profondo di noi stessi, in cui cadono le maschere e si resta nudi nelle proprie paure e fragilità. La Quaresima, per i cristiani, è l’itinerario privilegiato per arrivarci. Come uno zoom fotografico allarga le immagini dell’orrore: i morti bambini, i missili sui civili, la lunga interminabile fila dei tank invasori. E allora che fare? Non possiamo nulla, verrebbe voglia di dire ma è la risposta sbagliata. Assieme agli aiuti materiali e all’accoglienza dei rifugiati, si tratta di lavorare su noi stessi. «La pace nel mondo inizia sempre con la nostra conversione personale», ha sottolineato ieri il Papa. Vuol dire, per esempio, disarmare i gesti e il vocabolario, informarsi con cura e non per schieramenti, ascoltare la sofferenza. E qui torna in campo la preghiera, più assidua e profonda durante il tempo che prepara la Pasqua, come un collirio per liberare gli occhi dai pregiudizi. Non una tessera di appartenenza, ma una scuola di umanità cui tutti possono iscriversi. Perché la preghiera è lì, esiste, anche se non si rivolge a Dio. Ti esplode dentro quando il dolore è troppo forte e allora urla, grida, piange. È naturale come l’aria, appartiene a tutti, in più nel credente ha un indirizzo chiaro e la certezza di essere ascoltato. Che non vuol dire ottenere ciò che desideriamo. La logica di Dio, infatti, è diversa dalla nostra. Invocarlo significa dirsi disponibili a provare a pensarla come Lui, passando il più possibile attraverso lo svuotamento di noi stessi, rinunciando all’esagerata autoreferenzialità, mettendo a tacere il narcisismo. Il digiuno, dicono i saggi di ogni tempo e le Scritture, in questo senso aiuta. Fortifica la volontà, educa al sacrificio, qualche volta somiglia al bambino che rinuncia a qualcosa che gli piace molto per dimostrare che la prossima volta saprà fermarsi in tempo, non commetterà più l’errore appena commesso. Una richiesta d’amore e, dal-l’altra parte, una lezione di perdono. Tra le tante testimonianze di questi giorni, una colpisce in particolare. È del nunzio apostolico a Kiev, l’arcivescovo Visvaldas Kulbokas, che ha provato a mettersi nei panni di Dio. «Se vedessi una grandissima solidarietà tra gli esseri umani – che si aiutano a vicenda, si sostengono, aprono il cuore – direi: che bello, sono diventati fratelli! E la conclusione sarebbe: basta, si è superata la prova, non c’è più bisogno di guerra. Eccovi come dono la pace». La preghiera ci insegna proprio questo. Ad andare a lezione di umanità dal Signore. Per imparare la logica che riempie il cuore di progetti di bene, che impegna la testa nella ricerca del modo per realizzarli. E così disarma le mani. (Riccardo Maccioni- Avvenire)

Mons. Delpini: “le vittime trovino in noi un’accoglienza lungimirante e generosa

3 Marzo 2022 - Milano – “Questo momento drammatico, questo tempo confuso, questa umanità smarrita, angosciata, indignata, spaventata, domanda una parola che non sia solo convenzionale, che non sia solo una retorica proclamazione di principi. Quale parola possiamo dire noi, discepoli di Gesù?”. Così l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha iniziato la sua meditazione nel corso dell’Adorazione eucaristica che si è celebrata ieri pomeriggio in Duomo, accogliendo l’invito del Papa a dedicare la giornata del 2 marzo al digiuno e alla preghiera per la pace. “Non disperate dell’umanità. Non pensate solo a voi stessi. Ammonite i violenti. Prendetevi cura delle vittime”: questi i quattro appelli dell’arcivescovo nel suo intervento. Di fronte allo sconforto per questa ennesima guerra, per “la perversione di rapporti tra popoli fratelli che genera il fratricidio, la desolazione di gente che lascia il paese, la casa, la terra”, l’arcivescovo ha invitato anzitutto a “non disperare dell’umanità”: “Continuate a credere che tutti siamo fatti per edificare la fraternità universale. Trovate parole e gesti, pensieri e occasioni per dichiarare la stima, l’invito a conversione, la vocazione all’amore fraterno di tutti gli uomini e le donne che abitano questa terra”. “Nella tragedia abita la tentazione di ripiegarsi su di sé e di intendere il dramma presente solo come un danno economico”, ha proseguito mons. Delpini: “è necessario invece un animo grande e sensibile, che sosta in preghiera per ascoltare lo Spirito che suggerisce le vie da percorrere e non solo i danni prevedibili e i vantaggi probabili. Abbiamo una parola da dire a tutti coloro che vogliono la guerra - ha poi ammonito -: ricordatevi che dovete morire, tutti dobbiamo morire. Dovrete rendere conto a Dio di quello che avete fatto”. “Viene il momento del prendersi cura”, ha concluso l’arcivescovo: “Verranno a bussare persone che hanno perso la casa. Trovino casa tra noi in una accoglienza intelligente, lungimirante, generosa e sollecita. (…) Sia generosa la mano che dona e che organizza il sollievo”.

#abbraccioperlapace: la società civile si mobilita per il dialogo tra comunità ucraine e russe

2 Marzo 2022 -

Roma - Al via domani, 3 marzo, #abbraccioperlapace, Campagna di mobilitazione per promuovere l’apertura di tavoli di dialogo tra le comunità ucraine e russe presenti in Italia, arginando e prevendo l’odio che potrebbe divampare tra i due popoli fratelli in conseguenza dell’aggressione Russa all’Ucraina.

Promossa dall’Alleanza “Per un Nuovo Welfare”, che riunisce oltre 100 organizzazioni del terzo settore diffuse in tutta Italia e dal Comitato editoriale di Vita società editoriale e impresa sociale. #abbraccioperlapace ha un grande valore concreto perché vuole  costruire in maniera  diffusa  - attraverso i tavoli di dialogo - l’opportunità di confronto tra persone e quindi popoli, spiega una nota spiegando che è anche  una Campagna Culturale perché narra tutta la capacità della società civile di essere terreno di dialogo tra le diversità, tra i popoli, tra le culture con un no deciso ad ogni forma di violenza.

I tavoli di dialogo sono incontri, momenti di confronto, che ospitano anche cittadini di nazionalità Ucraina e Russa promossi e ospitati nelle loro sedi dalle tante organizzazioni che sin dalle prime ore di diffusione della campagna hanno dato la loro adesione. Tra questi Azione Cattolica Italiana, Acli, Action Aid, Save the Children, Banco Alimentare, Next Nuova Economia per Tutti, Scuola di Economia Civile, Rete di Economia Sociale Internazionale, Gruppi di Volontariato Vincenziano, Associazione Papa Giovanni XXIII, Fondazione Ebbene, la Rete di Economia Civile Sale della Terra, Rete dei Piccoli Comuni del Welcome, Casa della Carità, la Conferenza Permanente Franco Basaglia, Associazione Borghi Autentici d'Italia, Associazione Nazionale Bioas.

Possono aderire alla campagna tutte le  organizzazioni della società civile, ma anche a gruppi di cittadini informali, inviando una mail all’indirizzo abbraccioperlapace@gmail.com ed apponendo  all’ingresso della propria sede il cartello simbolo di #abbraccioperlapace che riporta la dicitura “Qui c’è un Tavolo di Dialogo per la Pace”, accompagnata dall’immagine di un abbraccio realizzata appositamente dall’attivista e fumettista Gianluca Constantini.

Per diventare promotori di un Tavolo di Dialogo per la Pace basterà accogliere nella propria sede la testimonianza di cittadini dell’est di diverse nazionalità,  in particolar modo russi e ucraini. Il dialogo potrà avere origine da un qualsiasi tema: leggere insieme autori delle due nazionalità e del pensiero nonviolento, organizzare insieme raccolte di beni di prima necessità da inviare nelle zone del conflitto, condividere progettualità utili per il sostegno a distanza e per l’accoglienza di profughi  della guerra.  Durante il tavolo le persone che partecipano sono  accompagnate da operatori capaci di essere accoglienti e di animare il dibattito. Il tavolo di dialogo può concludersi con un impegno scritto dei componenti di entrambe le comunità per far avanzare la pace ma soprattutto con un loro abbraccio.  Saranno proprio le foto di questi abbracci a diventare la base dello storytelling di questo movimento dal basso che in tutto il Paese chiede dialogo e Pace.

 La campagna di Mobilitazione si muoverà anche sul web. I promotori hanno realizzato materiali per brandizzare siti e social delle persone e delle organizzazioni che credono nella necessità di un #abbraccioperlapace. Tutti i materiali ufficiali sono scaricabili alle pagine www.vita.it, www.perunnuovowelfare.it, www.azionecattolica.it e www.ebbene.org. Per l’occasione la Società editoriale Vita ha realizzato in un Instant Book gratuitamente scaricabile http://www.vita.it/it/magazine/2022/03/01/letture-per-la-pace/426/ che contiene alcune tra le pagine più belle della letteratura ucraina e russa ma anche del pensiero non violento.

Diocesi Locri-Gerace: strutture diocesane per l’accoglienza dei profughi ucraini

2 Marzo 2022 - Locri - La diocesi di Locri-Gerace si mobilita per sostenere la popolazione ucraina colpita dalla guerra. Accogliendo l’appello di papa Francesco, il vescovo, mons. Francesco Oliva, invita tutta la Chiesa diocesana alla preghiera ed al digiuno e chiede la partecipazione alla “Veglia diocesana di preghiera per la pace in Ucraina e nel mondo” che sarà celebrata oggi, Mercoledì delle Ceneri, alle ore 21.00 nella Cattedrale di Locri. Tale giornata ha valenza spirituale e pastorale. Essa - scrive in una nota la diocesi -  è un richiamo alla pratica delle opere di misericordia spirituali e corporali per salvare il popolo ucraino dalla guerra. La preghiera, con il digiuno e l’elemosina, costituisce uno degli atti essenziali che traducono davanti a Dio l’umiltà, la speranza e l’amore dell’uomo. È, contemporaneamente, un’offerta ed un atto d’amore al Padre. Infatti, per essere efficaci, il digiuno e l’astinenza devono unirsi alla preghiera e alla carità. La Caritas diocesana in tale prospettiva, ricordando le parole di Sant’Agostino di «dare in elemosina quanto riceviamo dal digiuno», seguendo le indicazioni del vescovo  in collaborazione con gli Uffici e le realtà diocesane, promuove un calendario di iniziative per fare fronte alla situazione emergenziale che l’Ucraina si è trovata ad affrontare. In particolare mons. Oliva, "preoccupato della drammatica situazione", chiede ad ogni famiglia, ove possibile, di devolvere a favore del popolo ucraino il frutto delle nostre rinunce cioè l’equivalente di un pasto pari a € 10,00 di un giorno feriale. Inoltre, chiede alle parrocchi e raccomanda i parroci a destinare la raccolta della Prima Domenica di Quaresima (6 Marzo) a sostegno delle popolazioni dell’Ucraina. Inoltre organizza con l’ufficio Migrantes diocesano e i centri di ascolto diocesani e parrocchiali, attività di ascolto ed accoglienza delle istanze provenienti dai fratelli e dalle sorelle ucraini, che vivono nel territorio diocesano dando, per quanto possibile, risposte concrete di vicinanza e prossimità e in collaborazione con la fondazione Santa Marta e la Fondazione Opere di religione, predispone le strutture diocesane per l’accoglienza dei profughi ucraini in caso di necessità e di emergenza.

Portate indietro le lancette della storia

2 Marzo 2022 - Su quadrante dell’Europa, la culla della luminosa civiltà, le lancette tornano sulle ore buie. Circolarità di una storia che sembra ripetersi non a causa del fato ma per scarsa memoria. Terra meravigliosa, che ha visto piangere i suoi figli e le sue figlie, a causa delle guerre che sul suolo si sono consumate. Non solo epiche battaglie, ma conflitti dalle dimensioni mondiali. Ideologie che hanno annichilito l’uomo per quella brama di potere e di imperialismo, che fa perdere la testa. Ore buie, che scandiscono una notte che sembrava ormai passata, di cui si faceva memoria solo nelle giornate legate agli orrori dell’olocausto e delle foibe, dei genocidi. Scene viste nei film che si ripropongono con agghiacciante violenza, terribile contemporaneità. Muro contro muro le due superpotenze si affrontano su un terreno conteso. Guerra fredda, Stati considerati campi di battaglia, attacchi tecnologici e sanzioni commerciali, interessi e crolli della borsa. File di carri armati, missili e droni, armi sempre più sofisticate. E l’uomo continua la sua egoistica corsa verso un potere che non deve essere messo in crisi per nessun motivo. Dove c’è puzza di complotto, vero o presunto, si interviene in maniera devastante. L’io si riprende il suo spazio e riappare l’uomo solo al comando, così come accadde in tempi passati. I dissensi non sono ammessi! Minacce terribili: chi si metterà contro farà le spese con una forza distruttiva mai vista prima. Non è passato nemmeno un secolo di pace in Europa e i confini di uno Stato sovrano sono stati violati per imporre con forza la volontà suprema; il grande Impero fa sentire il fiato sul collo del debole offrendo in cambio solo una libertà limitata, come quella di un cane legato alla catena. Fin qui e non oltre! Si dibatte, si calcola, si tira la corda per vedere chi cede prima, da che parte cede e fin dove possono tirare gli altri partner che potrebbero perdere tutto. Fino a quando può resistere il giovane stato Ucraino? Il piccolo Davide contro il colosso Golia. Ma volte possono bastare anche cinque ciottoli di fiume, una pietra che rotolando dalla montagna colpisce la base della grande statua di Nabucodonosor. E il gigante dai piedi di argilla può crollare definitivamente. (Enzo Gabrieli - Direttore "Parola di Vita")

Ucraina: oltre 100mila i rifugiati in Romani dall’inizio della crisi

2 Marzo 2022 - Roma - Dall'inizio della crisi in Ucraina sono stati 105.452 i rifugiati a varcare la frontiera verso la Romania, secondo il quotidiano cotidianul.ro. Molti hanno già lasciato la Romania per raggiungere i propri familiari sparsi in vari Paesi dell'Europa occidentale, ma molti altri sono rimasti ricevendo la straordinaria solidarietà della popolazione romena che, soprattutto nelle città in prossimità delle frontiere, sta garantendo in tutti i modi assistenza. Secondo l'alto commissario dell'Onu per i rifugiati, Kelly Clements, circa 677.000 persone hanno abbandonato l'Ucraina a meno di una settimana dall'inizio della guerra. Per l'Unicef la metà di questi rifugiati sono bambini.

Ucraina: in 680mila hanno lasciato il Paese

2 Marzo 2022 -

Roma - Un “esercito” di invisibili. Che prova, in tutti i modi, a sfuggire all’orrore della guerra. Secondo una stima dell’Onu, sono un milione gli sfollati interni in Ucraina. «C’è stata molta attenzione su coloro che fuggono nei Paesi vicini, ma è importante ricordare che la maggior parte delle persone colpite si trova in Ucraina», ha spiegato una funzionaria dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, Karolina Lindholm Billing. C’è chi ha poi scelto di abbandonare il Paese, cercando rifugio superando il confine. Sono almeno 680mila: oltre 400mila sono entrati in Paesi Ue, la maggior parte in Polonia, Ungheria, Slovacchia e Romania. «I numeri stanno crescendo in modo esponenziale. Sono passati solo sei giorni dall’inizio del conflitto », ha detto

da Ginevra la portavoce dell’Agenzia dell’Onu per i rifugiati (Acnur- Unhcr), Shabia Mantoo, assicurando che l’Onu sta mobilitando le risorse necessarie per rispondere più rapidamente ed efficacemente possibile all’emergenza. «Di questo passo, con un aumento così esponenziale, la situazione è destinata a diventare la più grande crisi dei rifugiati in Europa dall’inizio del secolo », ha aggiunto. «In arrivo quattro milioni di rifugiati dall’Ucraina, non lasciamo soli i Paesi che accolgono »: è l’accorato appello lanciato dall’Alto commissario Filippo Grandi in una lettera aperta al Consiglio di sicurezza dell’Onu. Mentre la commissaria europea agli Affari interni, Ylva Johansson ha parlato di «cinque milioni di profughi»: «L’Onu parla di prepararsi a cinque milioni di persone e penso sia il numero a cui dovremmo prepararci».

Papa Francesco: grazie ai polacchi per l’accoglienza agli ucraini

2 Marzo 2022 -
Città del Vaticano - “Saluto cordialmente tutti i polacchi. Voi, per primi, avete sostenuto l’Ucraina, aprendo i vostri confini, i vostri cuori e le porte delle vostre case agli ucraini che scappano dalla guerra”. Lo ha detto il Papa, salutando al termine dell’udienza i pellegrini polacchi. “State offrendo generosamente a loro tutto il necessario perché possano vivere dignitosamente, nonostante la drammaticità del momento”, ha proseguito Francesco salutando da un fragoroso applauso dei fedeli presenti in Aula Paolo VI: “Vi sono profondamente grato e vi benedico di cuore”. Poi un riferimento, a braccio, allo speaker che ha introdotto il saluto: “Questo frate francescano che fa lo speaker adesso in polacco, ma lui è ucraino. E i suoi genitori sono in questo momento nei rifugi sotto terra per difendersi dalle bombe in un posto vicino a Kiev. E lui continua a fare il suo dovere qui con noi. Accompagnando lui, accompagniamo tutto il popolo ucraino che sta soffrendo per i bombardamenti, le famiglie e i tanti anziani che stanno soffrendo. Portiamo nel cuore questo popolo! E grazie a te per il lavoro!”.

Vescovi europei: Quaresima di preghiera a staffetta

2 Marzo 2022 -

Roma - Adesione alla giornata di preghiera e digiuno oggi nel Mercoledì delle Ceneri, ma anche una Quaresima di preghiera che accanto alla pace invochi anche la lotta al coronavirus. È quanto annuncia il Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee). «Vogliamo unire la nostra voce – spiega Gintaras Grušas, arcivescovo di Vilnius e presidente del Ccee – a quella del Papa perché tacciano le armi, si ponga immediatamente fine alla guerra in Ucraina e si lavori per la pace». E in Quaresima le varie Chiese europee daranno vita a una staffetta di preghiera: si parte oggi con l’Albania che domani lascia spazio alla Chiesa austriaca. La Chiesa d’Italia sarà protagonista il 18 marzo. Significative le date del 1 aprile (Russia), 2 aprile (Chiesa greco cattolica ucraina) e il 13 aprile (Chiesa cattolica latina ucraina).

Ambrosini: accogliere insieme i profughi

2 Marzo 2022 -

MIlano - Di fronte al precipitare degli eventi in Ucraina sta crescendo una mobilitazione diffusa all’insegna della solidarietà internazionale. Oltre all’invio di aiuti sul posto, l’accoglienza dei profughi è salita in primo piano. Nessuno sembra più contrapporre la solidarietà verso i rifugiati alla solidarietà interna, verso i cittadini bisognosi. Molti si sono accorti che ogni guerra, e in maggior misura quelle contemporanee, coinvolge le popolazioni civili. Oltre alle vittime sul campo, i conflitti provocano ondate di fuggiaschi. Si tratta in gran parte di donne con bambini e anziani, perché gli uomini se intercettati vengono fermati e spinti a tornare indietro per combattere. Si parla già di cifre comprese tra i 300 e i 500mila profughi oltre frontiera. Se ne prevedono fino a 7 milioni. In gran parte sono stati accolti nei Paesi confinanti, ma alcuni cominciano ad arrivare anche in Italia.

Sembrano di fatto sospese le convenzioni di Dublino, quelle che obbligano il primo Paese europeo di ingresso nella Ue a farsi carico dell’accoglienza dei rifugiati, esonerando gli altri. Il fatto che ora in prima linea si trovino diversi Stati dell’Europa Orientale, così riottosi a farsi carico degli obblighi umanitari verso altri profughi arrivati via mare o rotta balcanica, non ha finora provocato reazioni 'vendicative'. I Paesi del gruppo di Visegrad hanno aperto i confini, e gli altri si dichiarano pronti a loro volta ad accogliere quote di profughi: le emozioni in questi giorni gonfiano le vele dell’accoglienza. I profughi ucraini sono bianchi, europei, di tradizione cristiana, vittime di un’aggressione manifesta. Tutti fattori che dispongono le opinioni pubbliche in loro favore.

Ora però è il momento di trasformare lo slancio benintenzionato in azione politica: la crisi ucraina potrebbe finalmente condurre a una revisione delle convenzioni di Dublino, non a una mera sospensione. Con quattro obiettivi. Primo: condividere gli obblighi di accoglienza tra tutti i partner europei, concordando un sistema di quote-Paese a breve termine. Secondo: accordare ai rifugiati che non torneranno in patria il diritto di scegliere il Paese in cui desiderano costruire il proprio futuro. Terzo: aiutare chi vuole rientrare in Ucraina a reinsediarsi in patria con ragionevoli prospettive di ritorno alla normalità. Quarto (e decisivo): estendere queste misure a tutti i rifugiati, di tutte le guerre, non soltanto a coloro che in questo particolare momento appaiono ben accetti. L’azione politica non riguarda però soltanto i governi, ma dovrebbe saldarsi con l’ospitalità diffusa. Gli enti locali, la società civile e le comunità ecclesiali debbono fare rete per accogliere persone e famiglie sul territorio, in maniera dignitosa e fraterna, evitando che debbano languire in deprimenti campi profughi. Negli anni 90 del Novecento, al tempo della guerra nella ex Jugoslavia, una Ue più piccola dell’attuale accolse circa un milione di profughi, l’Italia 77.000. La migliore prova che allora l’accoglienza nel complesso riuscì bene consiste nel fatto che oggi quasi nessuno se ne ricorda più: quando l’immigrazione viene integrata nel tessuto sociale scompare dai radar. Ora, al cospetto dei profughi ucraini, siamo chiamati tutti a ripetere la stessa prova di impegno umanitario di quegli anni, non gli errori e le strumentalizzazioni di questi ultimi.

Il caso dei profughi ucraini ha, poi, una peculiarità, che andrebbe valorizzata. In Italia risiedono 236mila cittadini ucraini (Istat, dato 2020), a cui vanno aggiunte 18.639 istanze di emersione nella sanatoria del 2020 nell’ambito del lavoro domestico su 176.848 totali: prima nazionalità dell’elenco. Questo giornale (Avvenire, ndr), con un articolo di Fulvio Fulvi, ha già dato voce all’angoscia delle madri immigrate nel nostro paese per i figli coinvolti nel conflitto. Il legame di tante famiglie italiane con queste persone potrà rappresentare un incentivo a costruire esperienze locali di buona accoglienza. Rendendo loro stesse protagoniste, e mediatrici, dell’incontro con i rifugiati e con le loro domande. In tempi di crisi delle vecchie ideologie e di declino, purtroppo, della partecipazione religiosa, le emozioni crescono d’importanza, anche in fatto di solidarietà. Sono una risorsa, ma rischiano di attenuarsi e poi di svanire con il tempo. Partiamo, da qui, da questo spirito solidale di oggi, per inaugurare, in Europa e in Italia, una nuova politica dell’accoglienza dei rifugiati. (Maurizio Ambrosini - Avvenire)