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Unità europea e solidarietà concreta: come oggi per gli ucraini, da domani per ogni migrazione

7 Marzo 2022 - Roma - Con la proposta di dare esecuzione alla Direttiva sulla protezione temporanea, l’Unione Europea fa un passo coraggioso nella giusta direzione. Tende la mano verso chi fugge dall’Ucraina, nell’immediato e senza distinzioni, anche a prescindere dalla nazionalità ucraina, in un momento in cui non c’è tempo per indugiare né per perdersi in intralci burocratici. Sarebbe la prima volta che gli Stati membri trovano l’accordo per ricorrere a questo strumento eccezionale, introdotto nel 2001 per offrire un argine umanitario in caso di massicci afflussi di sfollati che non potessero tornare nello Stato terzo d’origine. Davanti agli occhi degli europei di allora, stava l’immagine delle colonne di civili evacuati dall’ex Jugoslavia. Eppure, nonostante la violenza di quel conflitto, neanche allora si riuscì ad applicare la nuova misura. La Commissione propone al Consiglio dell’Unione, l’organo rappresentativo degli Stati membri, di farlo ora. Non vi è dubbio che la crisi ucraina abbia creato le condizioni descritte dalla Direttiva: gli ucraini che varcano i confini del loro Paese fuggono da un pesante conflitto armato e dal serio rischio di violazioni sistematiche dei propri diritti fondamentali. Allo stesso tempo, il loro numero è certamente considerevole: lo è già adesso, quando l’Alto Commissariato ONU per i rifugiati stima che oltre un milione di persone hanno lasciato il Paese, e lo sarà sempre più nel futuro. Si attendono almeno quattro milioni di profughi. In più, è una fuga che sta avvenendo in tempi precipitosi: numeri così elevati si sono raggiunti in appena una settimana. Queste persone hanno bisogno innanzitutto di essere accolte dignitosamente: si tratta per la maggior parte di donne e bambini e in tutti i casi di persone vulnerabili, col trauma di un improvviso distacco forzato. È importante che ricevano un permesso di soggiorno e il riconoscimento immediato di tutti i diritti, compresi quelli allo studio, al lavoro e all’assistenza sociale. Subito dopo, ci si dovrà impegnare nel ricollocamento, in primo luogo assecondando le loro esigenze di ricongiungimento con familiari nei vari Paesi d’Europa. Anche prima che la nuova protezione diventi effettiva, comunque, un’imponente macchina dell’accoglienza si è attivata nei Paesi confinanti, prima meta dei profughi. Organizzazioni umanitarie, amministrazioni locali e nazionali, volontari e singoli cittadini si sono attivati in Polonia, Moldavia, Romania, Slovacchia, mentre gli altri Paesi spalancavano i confini agli spostamenti secondari. Si sono messi a disposizione cibo, vestiti, auto, case. Nessuna voce politica, in nessun Paese europeo, si è levata in senso contrario. Nulla di strano a pensarci, sembrerebbe la più naturale delle reazioni.  Ora che l’Europa pare rovesciata e che un ingente, improvviso flusso migratorio preme da nord e da est, invece di approdare sui confini sud, i Paesi che finora hanno potuto sciogliersi dagli oneri di asilo europei non avranno più modo di sfruttare il proprio privilegio geografico. Di certo, non potranno più opporsi ad un meccanismo di redistribuzione. L’attuale risposta solidale dell’Europa, per una volta tutta unita, non può portare alla fine della guerra né offrire risarcimento a chi, in passato, ha moltiplicato le proprie sofferenze a causa di sistemi d’accoglienza fallaci e della chiusura delle frontiere europee. Che sia almeno l’inizio di un approccio nuovo verso tutte le migrazioni forzate, da qualsiasi luogo provengano.      

La comunità internazionale del Dopoguerra davanti al nuovo conflitto: che la risposta sia quella di un mondo adulto

7 Marzo 2022 - Roma - L’invasione spinta da brame imperialiste, le città bombardate, le colonne di civili in fuga, gli aerei e i carrarmati, la minaccia nucleare. Una nuova guerra dentro i confini d’Europa, quando nessuno la credeva possibile. Quando nessuno si aspettava di tornare a sentire il rombo dei cannoni così da vicino, come ha commentato la Senatrice a vita Liliana Segre. I testimoni del Novecento come lei sono ancora a raccontarci gli orrori che è toccato loro di vivere. Com’è possibile non ascoltarli affatto? Com’è possibile dimenticare tutto? Una guerra nuova con logiche e dinamiche vecchissime. Se chi l’ha provocata dà prova di non aver imparato nulla, i governi occidentali – a guida di quelle democrazie nate in reazione ai totalitarismi e che si considerano la patria dei diritti – hanno ancora l’occasione di mostrare la propria maturità. Dal secondo Dopoguerra in poi, la comunità internazionale si è dotata di strumenti in grado di prevenire l’apertura di conflitti, di ripristinare la pace appena si rompe, di porre rimedio alle conseguenze dell’uso della forza. La madre del progetto è la Carta delle Nazioni Unite del 1945, che si propone di “salvare le future generazioni dal flagello della guerra” e guida a “praticare la tolleranza e vivere in pace”. Sarà questo spirito ad animare popoli e governi davanti alla prima grande prova? Si scorge qualche segnale incoraggiante. Lo è certamente l’avvio di un’indagine da parte del Procuratore della Corte penale internazionale sui crimini che si stanno commettendo in Ucraina. Crimini di guerra e crimini contro l’umanità nelle regioni orientali del Paese, che la Corte stava esaminando in via preliminare già dal 2014. L’Ucraina, che non è parte dello Statuto di Roma fondativo della Corte, in quell’anno aveva espressamente accettato di sottoporsi alla giurisdizione della Corte. Questo consenso sarebbe bastato al Procuratore per avviare un’investigazione formale e ricomprendervi anche i fatti degli ultimi drammatici giorni. È stato, tuttavia, un segnale forte quello lanciato da 39 tra gli Stati parte dello Statuto, che hanno scelto di deferire comunque la situazione ucraina alla Corte. In sostanza, mostrando il proprio consenso per un intervento pronto e deciso. Ciò rafforzerà l’azione del Procuratore e favorirà una maggiore speditezza delle sue indagini. Ma soprattutto, questi Stati hanno sottolineato il grado dell’allarme internazionale rispetto alla crisi ucraina. Lo scopo dello Statuto di Roma è prevenire e reprimere quei crimini così gravi da sconvolgere la coscienza del mondo. La ricerca dei responsabili e il loro giudizio davanti al massimo organo di diritto penale internazionale sanzionerà i singoli gravissimi crimini, ma soprattutto manderà un messaggio chiaro: nel mondo dopo le guerre mondiali e dopo l’Olocausto, nessuno può ferire i valori fondamentali condivisi. Nessuno può violare la dignità della persona umana e spezzare la pace tra i popoli. Forse è ingenuo aspettarsi che ciò basti a fermare lo slancio irruento di chi non sa abbandonare la logica della sopraffazione e del predominio. Ma è chi non trova altri mezzi che la violenza ad essere fuori dal tempo. Una comunità internazionale con i piedi nella guerra e lo sguardo rivolto alla pace non può che rispondere al fragore delle armi con la voce ferma del diritto. (Livia Cefaloni)

Ucraina: don Semehen: grati al Papa e al presidente Mattarella

[caption id="attachment_27253" align="alignnone" width="300"] (Foto di Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)[/caption] 6 Marzo 2022 - Roma – “E’ stata veramente una visita che ci ha riempito di gioia. Abbiamo sentito concretamente la vicinanza dell’Italia che in questi giorni non ha mancato di esprimere solidarietà in tanti modi”. Lo dice a www.migrantesonline.it don Marco Yaroslav Semehen, Rettore della Basilica di Santa Sofia a Roma e direttore Migrantes dell’Esarcato Apostolico per i fedeli cattolici ucraini di rito bizantino residenti in Italia  dopo che questa mattina il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha partecipato alla messa, nella prima domenica di Quaresima, presieduta da don Semehen. È un “grande segno di vicinanza. Siamo grati all’Italia e agli italiani: in questi giorni sono tanti i volontari che partecipano e aiutano nella raccolta e smistamento di medicine e viveri che arrivano qui da ogni parte della città e non solo”. “Siamo grati – dice ancora don Semehen - anche a Papa Francesco per “il nuovo appello che ha rivolto questa mattina all’Angelus affinché prevalgono trattative di pace. E’ quello che chiedono tutti gli ucraini che vivono in Italia e non solo”. E la vicinanza del Papa è stata anche “molto concreta” con la visita, nei giorni scorsi ,dell'elemosiniere che “a nome del Santo Padre ha portato anche viveri e medicinali che noi abbiamo già inviato in Ucraina. Una vicinanza e una solidarietà concreta di Papa Francesco e del presidente Mattarella”. La visita del presidente Mattarella - gli fa eco il presidente della Fondazione Migrantes, l'arcivescovo mons. Gian Carlo Perego - è stata "un segno di attenzione a tutte le 150 comunità cattoliche ucraine in Italia e un segno di riconoscenza per l'impegno negli aiuti umanitari oltre che della preghiera per il popolo ucraino".

Ucraina: papa Francesco, “cessino gli attacchi armati e prevalga il negoziato”

6 Marzo 2022 - Città del Vaticano - "In Ucraina scorrono fiume di sangue e di lacrime: non si tratta solo di un'operazione militare ma di guerra, che semina morte, distruzione e miseria". Lo ha detto questa mattina papa Francesco dopo la preghiera mariana dell'Angelus rivolgendo nuovamente un "accorato appello perché si assicurino davvero i corridoi umanitari e sia garantito e facilitato l'accesso degli aiuti alle zone assediate per offrire il vitale soccorso ai nostri fratelli e sorelle oppressi dalle bombe e dalla paura". Il Papa ha, quindi, ringraziato tutti coloro che stanno accogliendo i profughi e ha implorato che "cessino gli attacchi armati e prevalga il negoziato, e prevalga il buon senso pure, e si torni a rispettare il diritto internazionale". Papa Francesco ha quindi voluto ringraziare anche i tanti giornalisti e giornaliste che in queste ore rischiano al vita per garantire l'informazione necessaria. "Un servizio - ha affermato - che ci permette di essere vicini al dramma di quella popolazione e ci permette di valutare la crudeltà di una guerra! Grazie, fratelli e sorelle". E poi l'invito a pregare per l'Ucraina: "preghiamo insieme per l'Ucraina, qui davanti abbiamo le sue bandiere. Preghiamo insieme, come fratelli, la Madonna Regina dell'Ucraina", recitando un'Ave Maria. (Raffaele Iaria)  

Ucraina: Mattarella questa mattina a messa nella chiesa degli ucraini di Santa Sofia

[caption id="attachment_27253" align="alignnone" width="300"] (Foto di Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)[/caption]   6 Marzo 2022 - Roma - Il presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, questa mattina è nella Basilica di Santa Sofia a Roma, la chiesa dove si riunisce la comunità cattolica ucraina. La chiesa, guidata da don Marco Semehen, direttore Migrantes dell'Esarcato dei greco cattolici ucraini in Italia, in questi giorni è diventata il punto di raccolta e di stoccaggio degli aiuti verso la popolazione ucraina. Ogni giorno da qui partono tir pieni di medicine e viveri con la collaborazione di diversi volontari. Anche il cardinale Krajewski, Elemosiniere di Sua Santità, nei giorni scorsi si è recato presso la Basilica per recapitare materiale sanitario e generi di sussistenza. La liturgian eucaristica è stata presieduta da don Semehen. (Raffaele Iaria)

Ucraina: mons. Perego, positiva intesa Ue per i profughi ucraini

4 Marzo 2022 - Roma - Ieri i ministri degli Interni della Ue hanno deciso di applicare la direttiva di protezione temporanea ai profughi ucraini. Una decisione certamente “positiva perché copre per un anno non solo i richiedenti asilo ucraini, ma anche migranti e rifugiati provenienti da Paesi terzi e residenti in Ucraina”, dice oggi al quotidiano Avvenire, il presidente della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego: “questo fa ben sperare anche per altre situazioni. Credo che sia stato un primo passo importante che ha guardato al precedente della Bosnia e del Kosovo. Poi deve seguire la collaborazione sui territori. Attualmente sono arrivate circa 6.600 persone secondo i dati del Viminale ma, poiché il meccanismo di redistribuzione assegna il 13% all’Italia, potrebbero arrivarne 500mila se in tutta l’Unione entrano 5 milioni di profughi ucraini come prevede l’Ue, o il doppio se i profughi saranno 10 milioni, come prevede l’Onu. Occorre dunque sforzarsi per una redistribuzione diffusa”. In Italia gli ucraini sono circa 250mila con maggioranza donne, le 150 comunità cattoliche ucraine con 60 preti: “è stato importante per la solidarietà e la preghiera, come quella del 2 marzo con il Papa. Sono state le prime a mobilitarsi a Ferrara, Genova, Firenze, Palermo, Padova, Trieste e Gorizia. Il ricongiungimento familiare dei profughi diventerà un elemento importante – sottolinea mons. Perego - per l’accoglienza. Vediamo che il flusso è per lo più composto da donne e bambini. Significa che l’attenzione alla tutela dei minori fuggiti da una guerra e un adeguato accompagnamento psicologico sono aspetti da mettere in campo”. Il presule spera che “l’accoglienza che inizia nei Paesi dell’Est Europa, nel cosiddetto gruppo di Visegrad, sia un primo avviso dell’auspicata redistribuzione dell’accoglienza dei richiedenti asilo, e quindi della tanto attesa modifica del regolamento di Dublino che lascia i profughi nel Paese europeo di primo arrivo”. Il tema della solidarietà  - sottolinea il presidente di Migrantes - torna a “essere elemento qualificante in Europa di fronte a questi come a tutti gli altri richiedenti asilo in arrivo. Ribadisco che l’apertura dei Paesi di Visegrad può essere di buon auspicio per la revisione della politica di asilo nei 27 Stati membri che aveva subito diverse battute di arresto. Ma anche una opportunità per rivedere l’atteggiamento verso altri fronti da cui arrivano i richiedenti asilo, nel nostro caso il Mediterraneo. È un tema discusso nell’incontro dei sindaci e dei vescovi del Mare nostrum a Firenze nei giorni scorsi. Questa guerra ci fa capire quanto è importante che ogni Paese europeo sia Paese di accoglienza, e al tempo stesso che tutta l’Ue sia impegnata nel superamento del regolamento di Dublino”.

Ucrania: missione umanitaria di imprenditori della mobilità sostenibile

4 Marzo 2022 - Roma - Quattro autisti Ncc, aderenti all’Associazione Imprenditori Mobilità Sostenibile, sono rientrati ieri sera dalla missione umanitaria volontaria in Ucraina, iniziata il 28 febbraio. Hanno portato a Leopoli e Ternopil, con quattro veicoli van, medicinali, articoli sanitari, cibo, coperte, vestiario, percorrendo, tra andata e ritorno, più di 3.600 km in tre giorni. Sulla via del ritorno, con loro 23 ucraine: 16 donne, 6 bambine e Raichel, una cucciola labrador, salvandole dai rischi della guerra.  Quattro passeggere sono giunte a destinazione in Polonia, 2 a Verona, 8 a Cattolica e le  altre a Roma. arriveranno a Roma questa sera. La missione umanitaria è completamente autofinanziata, e realizzata con i van che Alfonso, Alex, Nazare, Alexey, utilizzano professionalmente ogni giorno a Roma per trasportare i clienti. I quattro imprenditori del trasporto sostenibile hanno offerto alla causa della pace e della solidarietà umana, anche i mancati guadagni dei giorni impiegati a soccorrere gente sconosciuta e lontana, si legge in una nota. Il presidente di Aims, Paolo De Santis commenta: “Mi hanno raccontato di un momento significativo. All’ultimo check-point di militari ucraini prima di Leopoli, sono stati circondati da una ventina di militari con fare inquisitivo. Quando hanno capito di cosa si trattava si sono sciolti in un sorriso e con gli occhi commossi hanno detto di non poter immaginare che degli italiani potessero spontaneamente attraversare mezz’Europa per portare aiuti. Hanno augurato ogni bene, dando consigli sul percorso”. De Santis ha dichiarato che Aims pensa di far partire un altro convoglio umanitario la prossima settimana, se le circostanze lo consentiranno. (R.Iaria)

Ucraina: mons. Lachovicz, “il mondo non fa niente perché ha paura bomba atomica”

4 Marzo 2022 -

Roma -  “La gente ucraina grida aiuto. Non bastano le parole e le sanzioni, si deve fare qualcosa di più ma il mondo non può fare niente perché c’è il pericolo della bomba atomica e di una apocalisse”. Lo ha detto mons. Dionisio Lachovicz, Esarca Apostolico per fedeli cattolici ucraini di rito bizantino residenti in Italia, ospite del ‘Diario di Papa Francesco’ su Tv2000. “Viviamo un momento drammatico – ha aggiunto mons. Lachovicz - l’Ucraina è martoriata e lotta da sola contro l’impero russo. Preferiscono che muoia una sola nazione che tutto il mondo. Il mondo è stato minacciato dalla bomba atomica e ora ha paura di interferire in questa guerra”. “La speranza”, ha concluso mons. Lachovicz a Tv2000, è “l’ultima a morire e vede il futuro” ma “l’apocalisse oggi non è solamente simbolica ma è reale. Se dovesse scoppiare la guerra atomica finirà la vita su questa terra”.

Ucraina, Scalabriniane: ora accogliere, essere solidali e pregare per la pace

3 Marzo 2022 - Roma - "Se non si dovesse raggiungere una tregua nei 27 Paesi dell’Unione europea sono attesi circa 7 milioni di rifugiati. Un numero considerevole, visto che secondo l’Unhcr in tutto il pianeta sono in fuga 8 milioni di persone”. A dirlo è suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore Missionarie di San Carlo Borromeo/Scalabriniane: “In Ucraina sono poco meno di 300mila le persone che hanno passato il confine con la Polonia, altri 200 mila sono già in Ungheria, Moldavia, Romania e Slovacchia. L’Europa è, ancora una volta, colpita al cuore. Il mondo è con il fiato sospeso. Ciò che possiamo fare è continuare ad accogliere, essere solidali e pregare. Secondo l’Onu è la peggiore crisi umanitaria che ha colpito l’Europa negli ultimi decenni ed è l’ennesima dimostrazione che l’intero pianeta deve mobilitarsi per la pace – prosegue – Una piattaforma solidale e di aiuti è la base per contenere gli enormi danni che ne stanno derivando. Facciamo nostri gli appelli di Papa Francesco per porre fine a queste ostilità. Aderiamo convintamente alla Giornata di preghiera e digiuno di oggi e ricordiamo le parole del Pontefice ‘chi fa la guerra dimentica l’umanità’. Succede in Ucraina come in tantissime altre parti del mondo. È ora di pregare, essere uniti, offrirci gesti di solidarietà, educarci a gesti di pace nelle nostre realtà, aiutare la pace a risplendere nel pianeta”. --

Ucraina: arrivati in Italia 4mila profughi

3 Marzo 2022 -

Roma - Il flusso di profughi ucraini verso l’Italia è già iniziato, al ritmo di un migliaio di persone al giorno. Secondo fonti del Viminale, al 1° marzo ammontano a 3.840 gli ingressi dall’inizio del conflitto: 1.890 donne, 570 uomini e 1.380 minori. Arrivano soprattutto dal confine friulano, dopo estenuanti viaggi in automobile o in pullman. Sono famigliole, spesso composte solo dalla mamma e dai bambini, perché il papà è rimasto in patria a combattere. In molti casi, si sistemano presso familiari già presenti sul territorio nazionale o presso famiglie italiane che hanno dipendenti originari di Kiev, Mariupol o altre città. Ieri la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha avuto un lungo colloquio telefonico con l’omologo ucraino Denys Monastyrskiy, manifestandogli la solidarietà del governo e assicurando il massimo impegno italiano per accogliere chi arriva.

Ieri sera una circolare del Capo dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione ha fornito ai prefetti indicazioni operative sull’accoglienza, in attuazione del decreto legge del 28 febbraio con le misure urgenti per la crisi. Il decreto ha disposto l’incremento di 5mila posti nei centri temporanei di accoglienza (Cas), autorizza l’attivazione di altri 3mila posti del Sistema di accoglienza e integrazione (Sai) ed estende la riserva di posti (5mila) già finanziata per i cittadini afghani evacuati la scorsa estate. Oggi Lamorgese parteciperà alla riunione fra i ministri dell’Interno europei, chiamati a decidere se concedere ai profughi un visto di un anno per soggiornare nell’Ue. Nel frattempo, la circolare ricorda come gli ucraini potranno accedere alle strutture di accoglienza anche «se non in possesso della qualità di richiedente protezione internazionale ». Nell’invitare ad agire con «urgenza», la circolare richiama la possibilità di «sottoscrivere accordi di collaborazione» per «affidare ai comuni la gestione dell’accoglienza», con oneri a carico dell’Interno.