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Vescovi Emilia Romagna: pregare per la pace in Ucraina e accogliere i profughi

8 Marzo 2022 - Bologna - I Vescovi della Ceer, Conferenza Episcopale dell’Emilia-Romagna, come espresso nella riunione a Bologna il 7 marzo, presieduta dal card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna, partecipano «al dolore del popolo ucraino causato da una guerra che sta distruggendo città e paesi, con un numero crescente di morti, di feriti e di profughi». La Ceer, aderendo all’appello di Papa Francesco a tutti i fedeli per innalzare una corale e continua preghiera per la pace, anche in comunione con le altre Chiese, invita «le Unità Pastorali, le parrocchie, le comunità religiose, le famiglie a gesti concreti di solidarietà nei confronti del popolo ucraino e dei Paesi confinanti verso cui si dirigono i profughi. Invita, inoltre, a favorire ogni azione, coordinata dalle Caritas diocesane dell’Emilia-Romagna in dialogo con i cappellani delle comunità greco-cattoliche ucraine, a favore dei profughi, il cui numero cresce sempre più, di giorno in giorno: dalla raccolta fondi alla disponibilità di appartamenti o all’accoglienza in strutture e in famiglie, con una particolare attenzione alle donne, alle madri con i loro figli». I Vescovi della Ceer esortano, quindi, a un’accoglienza «ordinata e puntuale: seguendo le indicazioni delle istituzioni e a un particolare sostegno alle persone, soprattutto donne, e famiglie ucraine – oltre 33.000 – che vivono nella nostra regione, preoccupate e angosciate per i propri cari». E raccomandano le indicazioni prescritte e ricordano in merito che va data comunicazione entro 48 ore alla Questura dei nomi delle persone accolte, poi l’invio dei profughi alle strutture sanitarie dell’ASSL per il tampone e le vaccinazioni, e, subito dopo l’entrata in vigore del permesso di protezione temporanea, l’inizio delle procedure per regolarizzare la presenza e la tutela. La Ceer, inoltre, informa che le Caritas diocesane dell’Emilia-Romagna rafforzeranno anche una relazione particolare con il Convento San Francesco a Sighet in Romania, che sta accogliendo numerosi profughi in fuga dall’Ucraina. E a questo scopo, nei prossimi giorni partiranno tre operatori della Caritas di Reggio Emilia per supportare il Convento nel lavoro di accoglienza. I Vescovi dell’Emilia-Romagna rinnovano la preghiera per la pace in Ucraina e l’appello ad accogliere i profughi e sottolineano che «preghiera e accoglienza camminano insieme e rafforzano la comune invocazione di pace che sale dalle chiese e dalle città perché cessi questa nuova, inutile strage».

Ucraina: telefonata del card. Parolin a ministro Esteri Russo

8 Marzo 2022 - Città del Vaticano - "Confermo la telefonata tra il Cardinale Segretario di Stato e il Ministro degli Esteri russo". Il Cardinale - ha detto oggi ai giornalisti il Direttore della Sala Stampa della Sala Stampa della Santa Sede, Matteo Zuppi - ha trasmesso "la profonda preoccupazione di Papa Francesco per la guerra in corso in Ucraina e ha riaffermato quanto detto dal Papa domenica scorsa all’Angelus. In particolare ha ribadito l’appello perché cessino gli attacchi armati, perché si assicurino dei corridoi umanitari per i civili e per i soccorritori, perché alla violenza delle armi si sostituisca il negoziato". In questo senso, infine, il Segretario di Stato - ha concluso Bruni -  "ha riaffermato la disponibilità della Santa Sede 'a fare di tutto, a mettersi al servizio per questa pace'”.

Tavolo Asilo: crisi ucraina e accoglienza degli sfollati in Italia

8 Marzo 2022 - Roma - Trentadue organizzazioni nazionali che fanno parte del Tavolo Asilo e immigrazione hanno inviato una nota urgente al Presidente del Consiglio Draghi, alla Ministra dell’Interno Lamorgese e al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Orlando in relazione alla crisi ucraina e all’accoglienza degli sfollati in Italia. In particolare le osservazioni e proposte riguardano il riconoscimento della protezione temporanea anche alle persone che sono fuggite dall'Ucraina nelle settimane precedenti il 24 febbraio 2022 o che comunque in tale data già si trovavano nel territorio dell’Unione (per vacanza, lavoro, studio o altri motivi) e che, a causa del conflitto armato, non possono ritornare in Ucraina; prevedere "procedure semplificate per la verifica della cittadinanza ucraina dei richiedenti, del godimento della protezione internazionale in Ucraina,  nonché del legame famigliare o parentale dei familiari, dal momento che il conflitto in atto può impedire alle persone di dimostrare il possesso di tali requisiti in via documentale; di differire il termine per l’esame delle domande di riconoscimento della protezione internazionale prevedendo che il richiedente possa intanto beneficiare comunque del regime di protezione temporanea; prevedere modalità semplificate e veloci per consentire un allontanamento temporaneo dal territorio nazionale dei beneficiari di protezione temporanea, nonché dei cittadini/e ucraini/e presenti in Italia ancora in attesa della definizione della procedura di emersione; riconoscere la protezione temporanea anche a cittadini di paesi terzi che soggiornavano in Ucraina e che non possono ritornare in condizioni sicure nel proprio paese di origine; ampliare il sistema di accoglienza e integrazione, in particolare il sistema SAI, anche sostenendo concretamente le forme di “accoglienza esterna” (per esempio in famiglia) nell’ambito del sistema pubblico; coinvolgere il Tavolo Asilo e Immigrazione nella definizione degli strumenti operativi e legislativi che definiranno le modalità di gestione dell’accoglienza nel nostro Paese".

Ucraina: nelle piazze e al Colle per le sorelle dell’Ucraina

8 Marzo 2022 -

Roma - Doveva essere un 8 marzo incentrato sulla rivendicazione delle pari opportunità, soprattutto nel mondo del lavoro e nella speranza di nuove prospettive e risorse previste dal Pnrr. Un 8 marzo per dire basta alla violenza maschile contro le donne e per chiedere la veloce approvazione del disegno di legge, presentato da tutte le ministre del governo, per rafforzare gli strumenti di prevenzione e di protezione delle donne. Negli anni del Covid, con lockdown, restrizioni, smart working, le donne hanno visto acuire il gender gap. Ma dopo la pandemia è arrivata la guerra e il suo carico di dolore. Sarà dunque una Giornata internazionale delle donne in cui verrà chiesto soprattutto lo stop al conflitto e sarà dedicata alle “sorelle ucraine”, in particolare quelle che si mettono in cammino da sole o con i propri figli per raggiungere i confini sfidando bombe e spesso violenze, anche sessuali. Donne alle quali, come ha detto la ministra per le Pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti, «dobbiamo garantire un’accoglienza che sia svolta nella piena sicurezza perché non ci sia alcuna forma di violenza nei loro confronti». L’appuntamento è in piazza: a Roma con la grande manifestazione organizzata dai gruppi femministi, e poi in altre 30 città. Altro appuntamento tradizionale, quello al Quirinale: qui ci sarà la testimonianza di Oksana Lyniv, direttrice d’orchestra ucraina del Teatro comunale di Bologna e di giovani donne impegnate in diversi campi dell’economia e del sociale. A chiudere, il discorso del presidente Mattarella.

Ucraina: crisi umanitaria, ecco il piano Italia

8 Marzo 2022 -

Roma - «C’è un’emergenza umanitaria incredibile. A Bruxelles abbiamo parlato di numeri alti di profughi, dai 7 agli 8 milioni». È la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese a fornire le prime ipotesi rispetto alla possibile evoluzione dell’ondata di profughi ucraini che, in maniera costante, sta investendo i Paesi europei. Secondo l’Acnur, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati, sono già salite a oltre 1,7 milioni, soprattutto donne e bambini, le persone in fuga dopo l’invasione delle truppe russe: un milione di profughi si sarebbe per ora fermato in Polonia, 230mila in Moldavia, 267mila in Romania, oltre 50mila in Germania, 1.800 in Irlanda. E in Italia? Secondo i dati del Viminale, a ieri erano già arrivati 17.286 ucraini: 8.608 donne, 1.682 uomini e 6.996 minori, l’1% circa del totale. Fra loro, «mille», spiegano fonti dell’Interno al quotidiano Avvenire, stanno al momento «fruendo della rete di assistenza dello Stato», mentre tutti gli altri hanno preferito sistemarsi alla meglio presso abitazioni di familiari o conoscenti. I lavoratori ucraini (in gran parte colf e badanti) ammontano a 240mila nel nostro Paese e le principali destinazioni di chi arriva sono Roma, Milano, Napoli e Bologna.

Al ritmo di 3-4 mila al giorno, a fine marzo potrebbero essere arrivati in Italia 90-100mila profughi. «Per ora molti sono andati a casa di parenti. Ma il numero aumenterà, bisogna farsi trovare pronti» ragiona la ministra Lamorgese, che in serata ha confermato un’ipotesi che circolava dal mattino: l’Agenzia nazionale che amministra i beni sottratti alla criminalità organizzata, guidata dal prefetto Bruno Corda, ha avviato un «censimento dei beni confiscati in gestione, che possono essere destinati in tempi brevi, anche in via temporanea, per accogliere i cittadini ucraini». Inoltre, fa sapere la titolare del Viminale, «con la collaborazione delle prefetture » l’Agenzia «individuerà gli immobili trasferiti ai Comuni ma non ancora utilizzati» a patto che siano «idonei per essere impiegati nella rete di protezione » (ossia non fatiscenti e dotati di acqua, luce, servizi igienici e riscaldamenti).

Al momento, per entrare in Italia, ai profughi in fuga dall’Ucraina basta esibire un passaporto valido, sul quale vengono effettuate le verifiche di Ps. «Finora solo 36 persone, su oltre 17mila entrate, hanno richiesto la protezione internazionale», precisano dal Viminale. Chi entra alla stregua di visitatore ha 90 giorni per dichiarare la propria condizione. Nella Gazzetta Ufficiale europea è stata pubblicata la direttiva che accorda ai cittadini ucraini un permesso di soggiorno immediato (con durata di un anno ma prorogabile a tre) che consente loro di lavorare e fruire di assistenza sanitaria, sociale e servizi scolastici. Mentre i profughi non ucraini in fuga da Kiev o altre zone dipendono dalle norme decise dallo Stato che vaglierà la loro richiesta. Il governo italiano è orientato a parificare le due situazioni. E per recepire e integrare la norma europea, il premier Mario Draghi sta mettendo a punto un Dpcm, col contributo degli uffici legislativi dei ministeri dell’Interno, della Salute, del Lavoro e dell’Istruzione, ciascuno per la parte di propria competenza. Il decreto del presidente del Consiglio dei ministri, che dovrebbe essere pronto a giorni, disciplinerà sia la parte relativa alle procedure di richiesta del permesso di soggiorno, che quelle relative all’occupazione da intraprendere, all’Asl di assegnazione (e alla vaccinazione anti Covid-19, di cui è priva la gran parte dei profughi) e alle modalità d’iscrizione a scuole e università.

Un’ordinanza di protezione civile ha fatto seguito allo stato d’emergenza deliberato con decreto legge dal governo fino al 31 dicembre, che dispone l’incremento di 5mila posti nei centri temporanei di accoglienza (Cas), ne attiva altri 3mila nel Sistema di accoglienza e integrazione (Sai) ed estende la riserva di posti (5mila) finanziata per i cittadini afghani. I presidenti delle Regioni saranno commissari delegati per l’accoglienza. E una circolare del Dipartimento per l’Immigrazione ha fornito ai prefetti indicazioni operative. Il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia segnala come molti italiani stiano offrendo stanze o seconde case, ma occorre «avvisare la prefettura di tale disponibilità, per poter dare l’adeguata assistenza burocratica e scolastica ai profughi ». In Polonia intanto è da ieri in funzione un ponte umanitario per portare via dall’Ucraina i bambini orfani. Lo hanno attivato decine di associazioni polacche che da giorni organizzano treni e pullman per cercare di far uscire i quasi 100mila bambini senza genitori. In Polonia ne sono già arrivati diverse migliaia. E il governo, in collaborazione con la Caritas, ha allestito un centro nel sud del Paese, dove i piccoli vengono registrati e poi smistati in tutta la Polonia. (Vincenzo R. Spagnolo - Avvenire)

Ucraina: volontari in aiuto dalla diocesi di Locri-Gerace

8 Marzo 2022 -

Locri - Una delegazione della diocesi di Locri-Gerace è partita domenica con due pullman alla volta di Vysne Nemecke, in Slovacchia, che si trova a due passi dalla città di Uzhorod, al di là del confine, in Ucraina. Porta con sé viveri e beni di prima necessità da convogliare alla popolazione ucraina. A guidare il gruppo è don Pietro Romeo, vicario generale della diocesi. La diocesi calabrese prepara intanto anche una rete di accoglienza per profughi ucraini.

Ucraina: Corriere Cesenate, una vacanza in Polonia che si è trasformata in una missione per i profughi al confine tra i due Paesi

7 Marzo 2022 - Cesena - Quella che doveva essere una vacanza in Polonia, programmata tra luoghi sacri cari a Giovanni Paolo II e memoria storica (Cracovia, Częstochowa, Auschwitz), si è trasformata in una improvvisata missione a favore dei profughi ucraini al confine tra i due Paesi, andata in porto ieri pomeriggio. A stravolgere i piani del cesenate Andrea “Andrew” Casadei è stata la crisi umanitaria seguita all’invasione russa dell’Ucraina. A raccontarla è il Corriere Cesenate, dove si può leggere la testimonianza integrale. “Non potevamo certo restare indifferenti – spiega al telefono Casadei, responsabile dei centri di accoglienza della Caritas di Cesena-Sarsina –. Prima di partire, d’accordo con il direttore della Caritas, ho raccolto con l’amico polacco Jacek una quindicina di pacchi da consegnare alla Caritas polacca. Da alcuni medici cesenati, tra cui la dottoressa Federica Fabbri, abbiamo preso beni di primo soccorso, come bende e garze. Abbiamo aggiunto prodotti per l’igiene personale e vestiti per i bambini. Ho ritirato poi alcuni scatoloni già pronti dalla Caritas di Sant’Egidio e da quella di Gambettola, molto attiva su questo fronte, riempiendo all’inverosimile la Skoda Superb di Jacek”.

Migrantes Messina: Un “sì” multiculturale e multietnico alla pace

7 Marzo 2022 - Messina - Un “sì” multiculturale, multietnico e multireligioso alla pace e un “no” convinto nei confronti della guerra in Ucraina. Ieri sera, alla Chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Messina, su invito dell'arcivescovo, mons. Giovanni Accolla, canti, preghiere e riflessioni hanno unito le comunità cattolica, riformata, ortodossa, islamica, buddista e i gruppi filippini, srilankesi, rumeni, ucraini, greci e russi di Messina. E' stato un momento - ha detto il diacono Santino Tornesi, direttore dell'Ufficio Migrantes  - "sacro di fraternità e pace che unisce culture diverse, contrarie a ogni oppressione e disposte a costruire insieme un’umanità libera dalla violenza".  Per mons. Accolla "la pace nasce dal cuore e va oltre le appartenenze. Privare un popolo di un suo territorio e aggredirlo è un’opera d’ingiustizia. Ci sono tante forme di colonialismo nella storia e ogni volta che qualcuno tacita l’altro va contro la sua dignità di essere umano". Il presule ricorda le parole di papa Francesco "la guerra è una pazzia. Può darsi - sottolinea - che in questo momento sia una necessità quella di fornire armi a chi è attaccato ma bisogna dire basta all’industria degli armamenti. Dobbiamo rivestirci solo dell’arma della bontà. Non dobbiamo mai stancarci di essere testimoni autentici di pace".  

Ucraina: card. Parolin a Tv2000, “intervento Santa Sede a più livelli”

7 Marzo 2022 - Roma -  “Quello che si deve fare adesso, prima di tutto è fermare le armi e i combattimenti ma soprattutto evitare una escalation. E la prima escalation è proprio quella verbale”. Lo ha detto il segretario di Stato vaticano, il card. Pietro Parolin, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, in merito alla guerra in Ucraina. “Quando si cominciano ad usare certe parole ed espressioni – ha aggiunto il card. Parolin - queste non fanno altro che accendere gli animi e portano naturalmente e insensibilmente all’uso di ben altri mezzi che sono le armi micidiali che vediamo in azione in questo momento in Ucraina”. Card. Parolin ai microfoni di Tv2000 ha ribadito che “noi siamo disponibili. Se è ritenuto che la nostra presenza e la nostra azione possa aiutare, noi siamo lì”. “L’intervento della Santa Sede – ha spiegato il card. Parolin - si colloca a più livelli. Il livello religioso che è quello di invitare a una insistente preghiera affinché Dio doni la pace a quella martoriata terra e coinvolgere i credenti a questa preghiera corale. Poi c’è l’aspetto umanitario soprattutto attraverso le Caritas e le Diocesi che sono molto impegnate nell’accogliere i profughi che vengono dall’Ucraina. E poi c’è la disponibilità di iniziative sul piano diplomatico. Abbiamo offerto, come ha detto il Papa, la disponibilità della Santa Sede di aiutare in tutti i modi per poter fermare le armi e la violenza e negoziare una soluzione. E ci sono vari tentativi che si stanno svolgendo in giro per il mondo”.  

Ucraina: veglia di preghiera a Perugia con gli ucraini

7 Marzo 2022 - éerugia - «Carissimi fratelli e sorelle ucraini, voi tutti che vivete a Perugia e in Italia e anche a coloro che in questi giorni stanno arrivando da noi, mi preme a nome della nostra Chiesa di assicurarvi che proprio questa Chiesa perusino-pievese vi è madre e si sente madre in condivisione con il vostro arcivescovo maggiore di Kiev, Svjatoslav Ševčuk, capo della Chiesa greco-cattolica. È madre anche di tutti gli ucraini lontani, i vostri parenti. Qualcuno ha i genitori, qualcuno ha i fratelli in guerra, richiamati alle armi. Di tutti voi la Chiesa perusino-pievese si sente madre e il vescovo si sente di tutti padre e pastore». Così il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti al termine della veglia di preghiera diocesana con l’adorazione eucaristica per la pace in Ucraina, tenutasi, nella serata del 4 marzo, nella cattedrale di San Lorenzo di Perugia. Numerosi i fedeli che hanno partecipato, diversi dei quali ucraini residenti nel capoluogo umbro. Non pochi i volti segnati dalle lacrime e dalla commozione per quanto sta accadendo di orribile in Ucraina. Una sofferenza manifestata con grande dignità da persone duramente provate, che vivono con immensa angoscia e preoccupazione il presente e il futuro del loro Paese. «Nonostante tutto non dubitate, sentitevi davvero accolti – ha ripetuto loro il cardinale Bassetti –. Questa nostra terra, l’Umbria, benedetta dai santi Francesco e Benedetto, possa essere per ciascuno e per ciascuna di voi, fratelli e sorelle ucraini, una terra di speranza. Noi ci impegneremo a tenere viva questa vostra speranza, sostenendovi, pregando per voi e augurandovi pace». Il cardinale, prima di impartire la benedizione al termine della veglia, rivolgendosi ancora una volta agli ucraini, ha detto: «Ci separiamo fisicamente, ma spiritualmente rimaniamo uniti e comunione profonda». Nell’omelia il presule ha parlato «di dramma e di incertezza che tutti avvolge in questi giorni», avvertendo «ancor più la necessità di raccoglierci dinanzi al Signore per invocare la tanto desiderata pace. Pace tra gli uomini e tra le nazioni. L’immane sciagura cui stiamo assistendo ci lascia sgomenti. Su case, ospedali, scuole e intere città avanza la distruzione, e sembra spento in alcuni anche il senso dell’umana pietà: dinanzi a questo ci possiamo sentire fisicamente inermi. Ma abbiamo un’arma potentissima ed è la preghiera, insieme al digiuno e alla penitenza. Se fatta con animo puro e con insistenza, arriva al cuore di Dio, l’unico in grado di agire sulla volontà dei potenti. Di fermare questa follia che miete vittime innocenti e ignare, distrugge famiglie e comunità; costringe ad un esodo forzato donne e bambini, con il terrore negli occhi (molti profughi sono accolti anche qui a Perugia); riaccende la fiamma dell’odio in quelle terre che, già nel secolo scorso, sono state bagnate da tanto sangue e bruciate dal fuoco della violenza scatenata da ideologie devastanti». «Ho ancora impresse le immagini della grande celebrazione che tre anni fa ho avuto la grazia di presiedere al Santuario della Santissima Vergine di Zarvaniza, nel centro dell’Ucraina – ha proseguito Bassetti nel ricordare il suo recente viaggio –. Decine di migliaia di persone si erano raccolte da ogni angolo del Paese ai piedi della veneratissima immagine della Madre di Dio. Ho nel cuore quei luoghi di fede e di serenità, che oggi sono teatro di scontri violentissimi e di stragi. Non posso credere alla tanta crudeltà che sta trasformando uomini in belve. La follia sta prevalendo sul dialogo, sul senso di umanità e sulla fraternità. La pace che invochiamo stasera è quella che viene dal Signore: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace…”. Questa pace, infatti, supera ogni nostro meschino interesse. Ci invita prima di tutto a guardare dentro noi stessi, a mettere da parte gli egoismi quotidiani, le piccole vanità, le rivalità negli ambienti di lavoro, il desiderio di potere in ogni ambito in cui viviamo, persino nella Chiesa. La pace del Signore, se accolta con verità, è capace di rinnovarci, di cambiare tutto il nostro essere, di renderci uomini e donne migliori. È capace di cambiare il cuore delle persone e le sorti degli Stati. Mentre iniziamo il cammino di Quaresima, il Signore ci doni la grande virtù dell’umiltà. È l’umiltà, dice Papa Francesco, “il segreto che porta in Cielo”: è “l’unica strada, non ce n’è un’altra”». «Mai come in questo momento la preghiera – ha evidenziato il cardinale Bassetti, avviandosi alla conclusione – è la nostra vera “arma” contro la guerra. Giorgio La Pira diceva che «la preghiera è la forza motrice della storia». Lui aveva ben conosciuto la guerra e poi aveva lottato e lavorato per la ricostruzione morale e sociale: tutto il suo impegno è stato una sintesi di contemplazione e azione. E questa è un’eredità importante anche per il mondo di oggi. Abbiamo bisogno, soprattutto oggi, di profeti di pace per rompere il muro di iniquità che gli uomini avidi hanno costruito».