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Tavolo Asilo: proposte al Governo per migliorare le condizioni degli stranieri in Italia

27 Marzo 2020 - Roma - Il Tavolo Asilo nazionale (che riunisce le maggiori associazioni che si occupano di diritti dei migranti, tra cui Amnesty, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cir, Cnca, Comunità di Sant’Egidio, Emergency, Fcei, Migrantes) ha inviato una serie di proposte a Governo e Parlamento per migliorare le condizioni di vita delle persone straniere presenti in Italia, garantendo anche a loro e al personale dei progetti la possibilità di attenersi alle regole socio-sanitarie volte a impedire il diffondersi del contagio da Coronavirus. Mascherine, guanti e disinfettanti non sono stati infatti ancora inviati né ai Siproimi (ex Sprar) né ai Cas (Centri di accoglienza straordinaria), né si è provveduto a trasferire competenze specifiche all’equipe dei progetti per gestire l’emergenza. Intanto, per effetto del Decreto Salvini su sicurezza e immigrazione, sono cresciuti gli stranieri irregolari, molti dei quali senza fissa dimora o costretti a vivere in insediamenti informali, in condizioni igienico-sanitarie inaccettabili. La stessa condizione è condivisa dalle migliaia di lavoratori stranieri impiegati nel settore agricolo. Tra le proposte, si chiede, per Siproimi e Cas di “garantire la proroga dei progetti in corso sino alla fine del 2020, disporre il non allontanamento delle persone accolte per il periodo dell’emergenza, prevedere specifici protocolli per i casi positivi, garantire un’adeguata fornitura di dispositivi di protezione individuale”. Rispetto ai grandi centri (hotspot e Cpr), dove è impossibile applicare le regole previste dal ministero della Salute, il Tavolo Asilo chiede “che si sospenda ogni nuovo ingresso e si individuino subito alternative alla detenzione amministrativa”. Viene chiesta inoltre “la sospensione delle espulsioni e delle pene previste in caso di non ottemperanza all’ordine di allontanamento dal territorio”. Per gli stranieri fuori dal circuito dell’accoglienza, il Tavolo Asilo chiede che ai cittadini senza fissa dimora venga concesso di accedere a strutture adeguate, individuandone anche di nuove se necessario. A tutti, anche a chi non è in regola col permesso di soggiorno, va inoltre garantito l’accesso ai servizi sanitari. Rispetto al soccorso in mare, si chiede che quest’attività non venga sospesa e che le persone soccorse vengano ospitate in strutture adeguate a garantire la prevenzione del contagio.    

Coronavirus: oggi benedizione “Urbi et Orbi” con papa Francesco in una piazza San Pietro vuota

27 Marzo 2020 - Città del Vaticano – Oggi pomeriggio, alle ore 18:00, Papa Francesco presiederà un momento di preghiera sul sagrato della Basilica di San Pietro, con la piazza vuota, come annunciato lo scorso 22 marzo al termine della preghiera dell’Angelus. Il Pontefice ha invitato tutti a partecipare spiritualmente, attraverso i mezzi di comunicazione, per ascoltare la Parola di Dio, elevare una supplica in questo tempo di prova e adorare il Santissimo Sacramento. Al termine della Celebrazione il Santo Padre impartirà la Benedizione “Urbi et Orbi”, a cui sarà annessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria, ovvero la cancellazione delle pene temporali, secondo quanto previsto da un recente decreto della Penitenzieria Apostolica. Il momento straordinario di preghiera in tempo di pandemia durerà circa un’ora. Nei pressi del cancello centrale della Basilica Vaticana saranno collocati l’immagine della Salus Populi Romani e il Crocifisso di San Marcello. Dopo l’ascolto della Parola di Dio, Papa Francesco terrà una meditazione. Il Santissimo Sacramento sarà esposto sull’altare collocato nell’atrio della Basilica Vaticana. Dopo la supplica, seguirà il rito della Benedizione eucaristica “Urbi et Orbi”. Il card. Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro, pronuncerà la formula per la proclamazione dell’indulgenza. Altro gesto significativo previsto per oggi è quello promosso dalla Chiesa italiana con l’invito ai vescovi a recarsi da soli in un cimitero per commemorare i defunti.  

Coronavirus: “noi giostrai ridotti alla fame”

27 Marzo 2020 - Milano - Sono quindicimila in tutta Italia. Più o meno come i dipendenti dell’Ilva di Taranto ai tempi d’oro. Ma, anche se vivono in un ambiente meno a rischio per l’inquinamento, hanno molto tutele in meno. Molte meno, Anzi, praticamente nessuna. Se lavorano riescono a tirare avanti. In caso contrario sono in difficoltà, tanto più gravi quanto più lungo si preannuncia il periodo di inattività. «E per noi giostrai questo era il periodo della ripresa dopo la pausa invernale. Da fine ottobre - racconta Catia Savina, di Modena, famiglia di giostrai sinti italiani - la maggior parte di noi è ferma. Sabato scorso sarebbe stata in programma la prima fiera primaverile, che naturalmente è saltata, come tutte le altre in programma fino a giugno”. Una sosta che per i piccoli giostrai rischia di tradursi in un dramma senza via d’uscita. “Lavoriamo da marzo a ottobre girando per le fiere delle varie regioni italiane. Noi per esempio – riprende Catia – con una quindicina di altre famiglie di giostrai, ci siano fermati per l’inverno nel piazzale di una grande fabbrica dismessa a Forlimpopoli. Proprio qui l'altra settimana sarebbe dovuta partita la prima fiera primaverile. Poi l’emergenza sanitaria ha bloccato tutto. Abbiamo saputo che anche le altre fiere da qui a giugno sono state rinviate. Siamo disperati”. Oltre ai mancati introiti infatti, i giostrai devono sostenere le spese ordinarie di tutte le altre famiglie: vitto, bollette, riscaldamento e tanto altro. “E poi ci sono le spese per la licenza, i collaudi delle attrezzature e tutte le altre tasse. Ormai in fiere e lunapark si possono installare le giostre soltanto se tutto è in regola, giustamente. Ci sono anche rigidi parametri di sicurezza da rispettare”. La famiglia Cavina per esempio, mamma, papà e due figli di 24 e 30 anni, lavora con i tappeti elastici, quelli in cui i bambini vengono imbragati e collegati a piccoli paranchi elettrici che sollevano in modo alternato i piccoli. Tutto deve evidentemente funzionare alla perfezione, Con tutti i controlli del caso. “Eravamo pronti per ripartire. Adesso non sappiano cosa succederà e come faremo per tirare avanti”. A sostenere le buone ragioni dei giostrai è arrivata l’associazione Kathané, impegnata a tutelare le famiglie di rom e sinti italiane con iniziative di sensibilizzazione contro razzismo e pregiudizi. “Abbiamo chiesto al ministero dello spettacolo interventi urgenti di sostegno per il settore dello spettacolo viaggiante, circensi e giostrai a fronte dell’emergenza sanitaria. Per loro è una questione di sopravvivenza”, spiega Dijana Pavlovic, portavoce di Kathanè. “Circensi e giostrai sono un mondo che comprende 15mila persone. Per loro in questi ultimi anni le difficoltà sono aumentate. Sono aumentate per esempio le pratiche burocratiche a causa della legislazione che ha spostato dal centro ai Comuni le procedure di concessione degli spazi. Quindi – prosegue Pavlovic - sono aumentati i costi di gestione. Per sostenere e rilanciare questi antichi mestieri sarebbe necessario rivedere le normative”. Ora l’emergenza coronavirus rischia di essere il colpo di grazia “Abbiamo chiesto al ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, ai presidenti delle regioni, alle amministrazioni locali la stessa attenzione riservata a tutti gli altri lavoratori dello spettacolo- ma devono ascoltarci subito, altrimenti tutta questa gente sarà alla fame”.(Luciano Moia – Avvenire)  

Papa Francesco: “momento di preghiera” sul sagrato della basilica di San Pietro e recita del Padre Nostro con tutti i capi delle Chiese cristiane

22 Marzo 2020 - Città del Vaticano – “Alla pandemia del virus vogliamo rispondere con la pandemia della preghiera, della compassione, della tenerezza. Rimaniamo uniti. Facciamo sentire la nostra vicinanza alle persone più sole e più provate. ”. A dirlo oggi Papa Francesco al termine dell’Angelus trasmesso sui media vaticani dalla Biblioteca Apostolica vaticana. “In questi giorni di prova, mentre l’umanità trema per la minaccia della pandemia, vorrei proporre a tutti i cristiani di unire le loro voci verso il Cielo”, ha detto il papa invitando “tutti i Capi delle Chiese e i leader di tutte le Comunità cristiane, insieme a tutti i cristiani delle varie confessioni, a invocare l’Altissimo, Dio onnipotente, recitando contemporaneamente la preghiera che Gesù Nostro Signore ci ha insegnato”. “Invito dunque tutti a farlo parecchie volte al giorno, ma tutti insieme recitare il Padre Nostro mercoledì prossimo 25 marzo a mezzogiorno”. “Nel giorno in cui molti cristiani ricordano l’annuncio alla Vergine Maria dell’Incarnazione del Verbo – ha pregato il papa - possa il Signore ascoltare la preghiera unanime di tutti i suoi discepoli che si preparano a celebrare la vittoria di Cristo Risorto”. “Con questa medesima intenzione, venerdì prossimo 27 marzo, alle ore 18 – ha quindi annunciato - presiederò un momento di preghiera sul sagrato della Basilica di San Pietro, con la piazza vuota” ed ha invitato tutti a “partecipare spiritualmente attraverso i mezzi di comunicazione. Ascolteremo la Parola di Dio, eleveremo la nostra supplica, adoreremo il Santissimo Sacramento, con il quale al termine darò la Benedizione Urbi et Orbi, a cui sarà annessa la possibilità di ricevere l’indulgenza plenaria”. Papa Francesco ha quindi espresso la “vicinanza ai medici;  vicinanza agli operatori sanitari, agli infermieri, alle infermiere, ai volontari; vicinanza alle autorità, che devono prendere misure dure ma per il nostro bene. Vicinanza ai poliziotti, ai soldati che per le strade cerano di mantenere sempre l’ordine, perché si compiano le cose che il Governo chiede di fare per il bene di tutti noi. E vicinanza a tutti”. (R.Iaria)  

Elemosineria apostolica: “grazie a tutti coloro che continuano a prendersi cura dei poveri

22 Marzo 2020 - Città del Vaticano - Un grazie a “tutti i volontari e le persone di buona volontà che continuano a prendersi cura dei più poveri e bisognosi, soprattutto i senza fissa dimora che vivono per strada, e non li abbandonano proprio in questo momento che per loro è ancora più difficile”. A rivolgerlo è il card. Konrad Krajewski, Elemosiniere del Papa, secondo quanto riferisce un comunicato dell’Elemosineria apostolica, diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede. “Questi nostri fratelli non solo non hanno una casa, ma ora non possono neppure chiedere la carità per comprare qualcosa da mangiare”, si legge nel comunicato: “Ora più che mai, essi ‘dipendono’ dal nostro cuore. La misericordia è una parola molto concreta e solo ‘la carità copre una moltitudine di peccati'”. L’Elemosineria, inoltre, esprime “la propria gratitudine a tutte quelle aziende e attività commerciali che in questi giorni hanno donato generosamente i loro prodotti per preparare la ‘busta del cuore’ (tonno, scatolame di piccole dimensioni, frutta, formaggi, salumi confezionati, pane…) che, in sostituzione dei pranzi e delle cene, viene offerta ai poveri da diverse mense, dormitori, parrocchie, associazioni di volontariato e comunità religiose. Un esempio ci viene dalle Ville Pontificie di Castel Gandolfo che quotidianamente inviano centinaia di confezioni di latte fresco e di yogurt”. Per quanto riguarda le mense, le parrocchie e le associazioni che preparano pranzi al sacco o aiutano in altre forme i poveri della strada, “qualora si trovassero in difficoltà, economica o per la mancanza di viveri”, possono contattare, tramite il suo numero di cellulare, il card. Krajewski, che “resta disponibile anche per quanti volessero donare alimenti utili a preparare i pasti, per riceverli direttamente o indirizzarli ad altre realtà caritative che aiutano i poveri senza fissa dimora”.      

Mci Francia: farsi vicino ai sacerdoti e ai fedeli

21 Marzo 2020 - Parigi - Anche qui in Francia la pandemia sta raggiungendo livelli altissimi particolarmente nella zona parigina e nell'Est. La Chiesa, che sta vivendo questa attraversata del deserto, seguendo le disposizioni del governo ha emanato delle indicazioni da osservare simili a quelle della Chiesa italiana. I vescovi invitano a unirsi in preghiera durante la Novena a Notre Dâme de Lourdes che terminerà il 26 marzo. In questi giorni come coordinatore delle MCI di Francia passo una parte del mio tempo, più che con internet, al telefono per sentire la voce, prendere notizie dei sacerdoti, delle situazioni nelle diverse comunità.. Trovo incoraggiante vivere questa prossimità sentendo la voce e scambiando notizie sulla salute, il morale e anche ... sulle provvigioni alimentari. Alcuni sacerdoti anziani non hanno internet, solo un telefono fisso e ringraziano di poter raccontare a qualcuno cosa fanno e come si organizzano. Molti sacerdoti e laici hanno famigliari in Italia e interessarsi alle loro famiglie, alla loro regione ci si fa sentire che non si è trascurati. Qualche missionario mi ha detto che ci sono stati alcuni casi di giovani del progetto Erasmus; sono partiti in Italia durante le vacanze di febbraio e rientrando in Francia si sono scoperti contagiati. La parola che più è usata nei dialoghi telefonici è prudenza: “restez chez vous”.   don Ferruccio Sant Delegato Nazionale Missioni Cattoliche in Francia    

Quaresima e Coronavirus: veri pastori del loro gregge

21 Marzo 2020 - Sul sito del Sir è possibile trovare una intervista a un mio carissimo amico, parroco della provincia di Bergamo, che peraltro sto sentendo telefonicamente quasi ogni giorno, visto che si trova nel fulcro della zona rossa. Sebbene sia stato contento di trovare i suoi pensieri espressi con la profondità che sempre lo contraddistingue da uomo poetico e contemplativo qual è, quanto racconta mi ha straziato il cuore: “Mi è capitato qualche giorno fa di andare a dare l’estrema unzione a una persona che poi è morta soffocata durante il rito: una scena straziante. Due settimane fa, prima dell’ultimo decreto ministeriale, andavo a trovare le persone anziane che mi guardavano terrorizzate e mi dicevano di non andare da loro perché temevano di potermi contagiare. In diocesi sono morti tanti sacerdoti, altri sono ricoverati, alcuni in terapia intensiva. Anche se andiamo con la mascherina, quando entriamo in una casa per dare l’estrema unzione a un malato di polmonite, non ufficialmente Covid-19, è una protezione irrisoria: nella stanza del moribondo non si cambia l’aria da giorni per non fargli prendere freddo e ci sono tanti parenti. Ma andiamo ugualmente per non far mancare il conforto della fede”. Lo ammetto, sono preoccupato per lui. Lo so che, in quanto parroco romano, peraltro di un quartiere in cui molti sembrano infischiarsene allegramente delle restrizioni della quarantena, avrei di che preoccuparmi pure qui – ma sono comunque in ansia per lui, e per tutti i suoi confratelli di quelle parti, che non sono semplicemente in trincea, come lo siamo un po’ tutti noi preti di parrocchia: no, loro sono proprio sotto il fuoco nemico. Sono preoccupato, ma anche tanto fiero. Sì, amico mio, sono fiero di te. So di che pasta sei; so che la paura della morte, il motore ultimo di ogni peccato, tu l’ha già pugnalata al cuore con la tua fede e la tua dedizione. Spero non ti succeda nulla, ma so anche che, se dovesse succederti, sarebbe come vorresti tu, e come d’altronde vorrei io per me: sul campo di battaglia. Sono tanto fiero di come stiamo reagendo noi preti, anche quando veniamo bersagliati da accuse di viltà, mentre siamo sempre in campo, chi attaccato per ore al telefono, chi esaurendosi in una serie ininterrotta di streaming per non fare sentire abbandonata la gente privata della liturgia; sono fiero dei cappellani ospedalieri e carcerari che mischiano il loro respiro a quello già infetto dei malati e dei morenti; sono fiero dei parroci che non abbandonano la nave, per quanto scalcagnata, della loro parrocchia, e ridotti a poco più che eremiti comunque ci restano, e pregano per i parrocchiani che in chiesa per ora non ci possono entrare. Quanti preti sto sentendo in questi giorni, da tutta Italia! E quanti esempi bellissimi! Ieri parlavo dell’eroismo e della santità di cassiere, impiegati e autisti. Permettetemi di spendere allora una parola anche per l’eroismo e la santità di tanti preti, che non vanno sui giornali… se non, forse, nella forma di foto di necrologi, come a qualcuno è già capitato. Sono fiero di essere vostro confratello, fratelli miei sacerdoti. Sono fiero di essere un prete, come voi. Alessandro Di Medio      

Le strutture diocesane per la Protezione Civile, i medici e le persone in quarantena

21 Marzo 2020 - Roma - “Non sprecate questi giorni difficili”. È l’appello di Papa Francesco a ritrovare - in questo periodo in cui l’attenzione agli altri è messa a dura prova - la concretezza dei gesti quotidiani e delle relazioni. La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana, pur nella consapevolezza delle difficoltà economiche in cui anche tante Diocesi versano, incoraggia ad abbracciare con convinzione scelte solidali, che possano contribuire a rispondere all’emergenza Covid-19. Di fatto, molte diocesi italiane - a partire dalle più provate dall’emergenza - già hanno aperto le porte: Bergamo ha messo a disposizione di medici e infermieri 50 camere singole del Seminario, altre 10 le ha offerte Lodi e così Roma e Taranto; Cremona ha reso disponibili 25 posti per operatori sanitari che dopo il lavoro non possono rientrare in famiglia per non mettere a rischio i familiari; Crema ospiterà 35 medici cinesi che verranno a supporto dell’ospedale cittadino e di quello da campo che verrà costruito nei prossimi giorni in uno spazio della diocesi. Altre diocesi - Brescia, Roma,Tricarico, San Marco Argentano-Scalea, Reggio Calabria, Cassano allo Jonio, Siracusa - hanno offerto le proprie strutture per l’accoglienza di persone in quarantena o si accollano il pagamento alberghiero di pazienti che possono uscire dall’ospedale (Bergamo), liberando posti. Altre - Milano, Rimini, Lanusei… - hanno messo a disposizione strutture per la Protezione Civile. Altre stanno dando ospitalità a persone senza fissa dimora: Pavia, Lodi, Gorizia, Belluno-Feltre, Piacenza, Parma, San Marco Argentano-Scalea, Bari-Bitonto, Nardò Gallipoli, Cerignola-Ascoli… Un’attenzione particolare alcune diocesi la stanno rivolgendo al mondo del carcere e alle condizioni di quanti escono a fine pena e si trovano senza alternative… Si tratta di una mappa della carità ampia e in continuo aggiornamento, per sostenere la quale Caritas Italiana lancia una campagna di raccolta fondi, della durata di un mese. “È il tempo della responsabilità e insieme possiamo dare un segno concreto di speranza e conforto; le Chiese locali, in questo modo, potranno continuare a non far mancare il dinamismo forte della carità”, afferma don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, che lancia la campagna “Emergenza coronavirus: la concretezza della carità”. Per contribuire alla raccolta fondi di Caritas Italiana (via Aurelia 796 − 00165 Roma) utilizzare il conto corrente postale n. 347013, o donazione on-line tramite il sito www.caritas.it, o un bonifico bancario (con la causale “Emergenza Coronavirus”) tramite:  
  • Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma –Iban: IT24 C050 1803 2000 0001 3331 111
  • Banca Intesa Sanpaolo, Fil. Accentrata Ter S, Roma – Iban: IT66 W030 6909 6061 0000 0012 474
  • Banco Posta, viale Europa 175, Roma – Iban: IT91 P076 0103 2000 0000 0347 013
  • UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063119
 

Papa Francesco prega per le famiglie

21 Marzo 2020 -

Città del Vaticano – Papa Francesco ricorda oggi le famiglie che sono a casa in questi giorni a causa delle restrizioni dovute al contagio da Covid 19. “Oggi vorrei ricordare le famiglie che non possono uscire da casa, forse l'unico orizzonte che hanno è il balcone perché sappiano trovare il modo di comunicarsi bene e di costruire rapporti di amore nella famiglia e sappiano vincere le angosce di questo tempo insieme in famiglia”, ha detto introducendo la liturgia eucaristica a Casa Santa Marta e trasmessa dai media vaticani. Il Papa ha chiesto di pregare per la pace per le famiglie “in questa crisi, e per la creatività”. 

Nell’omelia il pontefice, commentando le letture del giorno, si è soffermato sul tema della preghiera. “Gesù ci insegna come pregare”, ha detto: l’atteggiamento del pubblicano “ci insegna come pregare, come dobbiamo avvicinarci al Signore con umiltà: pregare con l'anima nuda, senza trucco, senza travestirsi delle proprie virtù. Lui perdona tutti i peccati ma ha bisogno che io li faccia vedere i peccati, senza coprire.  Quando andiamo dal Signore un po' troppo sicuri di noi stessi cadiamo nella presunzione”. Per Papa Francesco la  strada è “abbassarsi” come ha fatto il pubblicano che ha “riconosciuto la realtà. Quando preghiamo “incominciamo ad aprirci” raccontando la “vera realtà: io sono peccatore, sono peccatrice. E’ un buon passo avanti per lasciarsi guardare dal Signore. Che Gesù ci insegni questo”, ha concluso. (R.Iaria)

L’Italia prega il Rosario: un momento di grazia unico ma non irripetibile

20 Marzo 2020 - Roma - Pregare il Rosario. Quante volte nel corso della vita abbiamo avuto tra le mani una corona. Dalla più semplice alla più preziosa, ricordi di santuari visitati, di pellegrinaggi, o semplicemente di momenti di preghiera personale. Rosari che hanno rischiato di diventare pezzi da collezione, tenuti in bella vista, mostrati ad amici e parenti come trofei. Probabilmente utilizzati senza mai comprendere fino in fondo il valore autentico di questa straordinaria preghiera. Solo per “grazia” possiamo intravedere il mare di bene che nasce ogni volta che meditiamo, uno dopo l’altro, quei grani più o meno preziosi legati in una catena di amore che “apre le porte del paradiso”. L’Immacolata Concezione insegnava a Bernadette nella grotta di Lourdes che ogni Ave Maria è “come una freccia d’amore nel cuore di Gesù”. Ieri sera abbiamo recitato il rosario in casa, così come i nostri Vescovi ci avevano chiesto. Un momento di comunione con il Santo Padre. Ci siamo ritrovati davanti alla tv, con mia moglie e i miei figli a sgranare una dopo l’altra le 50 “Ave Maria” pensando al tempo che stiamo vivendo. È stato un momento di grazia, unico e, se vogliamo, non irripetibile! E non eravamo soli. Eravamo un unico corpo con i nostri pastori, con i sacerdoti e i cristiani sparsi in Italia e nel mondo intero. Eravamo insieme a chi ogni giorno si spende e dona la propria vita per salvare altre vite. Eravamo con chi è nella sofferenza, perché malato o perché parente di un malato. Eravamo al fianco di chi ha perduto il proprio caro senza aver avuto la possibilità di salutarlo. Eravamo insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà nel chiedere a Dio tramite Maria di fermare l’avanzata di questo virus. Non sappiamo come e quando questo virus mollerà la presa, sappiamo però con certezza che quella preghiera profuma davanti all’altare di Dio. Ieri abbiamo seguito la stella, la “stella del mattino”, Colei che precede l’aurora di Gesù, che sempre ci precede e come Madre ci salva. A Lei abbiamo affidato la nostra umanità dolente ben sapendo che non resterà delusa. E allora faccio mia e vostra la preghiera di San Bernardo di Chiaravalle sperando contro ogni speranza, certi che quella litania altro non è che il battito del nostro cuore, del cuore di ogni uomo, che cerca riparo nel cuore di Dio.  

Tu che nell’instabilità continua della vita presente t’accorgi di essere sballottato tra le tempeste senza punto sicuro dove appoggiarti, tieni ben fisso lo sguardo al fulgore di questa stella se non vuoi essere travolto dalla bufera. Se insorgono i venti delle tentazioni e se vai a sbattere contro gli scogli delle tribolazioni, guarda la stella, invoca Maria! Se i flutti dell’orgoglio, dell’ambizione, della calunnia e dell’invidia ti spingono di qua e di là, guarda la stella, invoca Maria! Se l’ira, l’avarizia, l’edonismo squassano la navicella della tua anima, volgi il pensiero a Maria! Se turbato per l’enormità dei tuoi peccati, confuso per le brutture della tua coscienza, spaventato al terribile pensiero del giudizio, stai per precipitare nel baratro della tristezza, e nell’abisso della disperazione, pensa a Maria! Nei pericoli, nelle angustie, nelle perplessità, pensa a Maria, invoca Maria! Maria sia sempre sulla tua bocca e nel tuo cuore. E per ottenere la sua intercessione, segui i suoi esempi. Se la segui non ti smarrerai, se la preghi non perderai la speranza, se pensi a lei non sbaglierai. Sostenuto da lei non cadrai, difeso da lei non temerai, con la sua guida non ti stancherai, con la sua benevolenza giungerai a destinazione.

Non siamo soli. Tutto andrà bene!

  (Amerigo Vecchiarelli – Direttore Agenzia Sir)