Tag: Mobilità umana e migrazioni

Giorno della memoria: un progetto contro l’intolleranza promosso da alcuni istituti di Cultura

27 Gennaio 2021 - Roma  - In occasione del Giorno della Memoria domani, giovedì 28 gennaio alle ore 17.30 gli Istituti Italiani di Cultura di Belgrado, Bucarest e Varsavia propongono in collaborazione con la Fondazione CDEC - Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea un evento pubblico di dimensione europea. Verrà presentato per la prima volta il progetto Intolerance Has No Place in the 21st Century che ha ottenuto il finanziamento europeo nel programma Europe for Citizens. Il progetto si propone di contrastare l’intolleranza attraverso l’educazione. Insegnanti provenienti da Italia, Polonia, Romania e Serbia realizzeranno proposte educative offrendo agli studenti gli strumenti per opporsi all’intolleranza  

Condividere la vita

27 Gennaio 2021 - Ogni coppia cristiana e ogni famiglia cristiana proclamano con la loro stessa esistenza che Dio è amore e che vuole il bene dell’umanità. La croce non è certo assente da questa comunione, così come non è assente da nessuna manifestazione d’amore. Sarebbe quindi vano e pericoloso desiderare un matrimonio che non portasse il segno della croce, né per sofferenza fisica, né per dolore morale o spirituale. Siete lì però a testimoniare che la grazia, la forza e la fedeltà di Dio danno la forza per portare la croce. Il sacramento è una fonte permanente di grazia che accompagna gli sposi per tutta la vita. (Paolo VI, Intervento al pellegrinaggio dell’Équipes Notre-Dame, mercoledì 22 settembre 1976)   Rivolgendosi a oltre tremila partecipanti all’incontro internazionale dell’Équipes Notre-Dame, Paolo VI ha modo di dimostrare tutta la sua sollecitudine per la famiglia cristiana e conseguentemente il suo affetto per questo movimento di spiritualità cristiana che vede nel matrimonio il suo elemento cardine. Il Papa richiama ancora la centralità del titolo di “chiesa domestica” e quanto scritto nella sua esortazione apostolica Evangelii nuntiandi. Si tratta di valorizzare “il potenziale di evangelizzazione che […] è presente all’interno di ogni famiglia cristiana nella corrente di affetto, di confidenza, di intimità che unisce i suoi membri”. Non vi sono dubbi, l’amore che alimenta la famiglia cristiana non può rimanere chiuso fra le mura domestiche ma è di per sé espansivo, da rivolgersi all’esterno, perché quella del matrimonio è una missione che non si esaurisce nell’amore della coppia. Nel contesto di questo invito, il Papa, però, fa una digressione: la testimonianza dell’amore che le famiglie vivono con la loro stessa esistenza non può fermarsi di fronte allo scandalo della croce. Non ha senso, sarebbe “vano e pericoloso” pensare che la dimensione della sofferenza sia assente dalla prospettiva del matrimonio. È una tentazione a cui si può andare incontro, soprattutto se si è vissuto un fidanzamento sereno e felice, quasi che vi siano dei meriti da accampare nei confronti del Signore. “Siamo una bella coppia, la salute ci arride, abbiamo grandi sogni e prospettive…”, eppure nessuna pretesa si può accampare di essere esentati dal male. Saggezza e prudenza vogliono che gli sposi vivano in pienezza la loro gioia, ma lascino spazio all’imprevisto, non si facciano trovare impreparati all’incombere della prova. Di fronte alla sofferenza, al dolore fisico e spirituale le famiglie sono tutte uguali, possono venire colpite in ogni momento. Diversa, però, è la reazione che si può mettere in campo. La tempesta della parabola evangelica non fa sconti a nessuno, piove sui giusti e sugli ingiusti, sugli sprovveduti e sui provvidi, ma questi ultimi hanno costruito la loro casa sulla roccia ed è per questo che essa non crolla. La roccia è l’affidamento a Dio, sono le fondamenta che si nutrono di fede e speranza, ma anche di fiducia reciproca e di mutuo sostegno. Quando una croce emerge dirompente nella vita di una famiglia cristiana è allora che la testimonianza può rendersi ancora più trasparente è feconda di bene. Prima di tutto nel non farsi prendere dalla vergogna, o dallo strenuo tentativo di cavarsela da soli. La sofferenza fa parte della vita e non ci sono colpe da nascondere o responsabilità da stigmatizzare. Per questo è bene riuscire ad aprirsi ai fratelli. Sia chi chiede aiuto, prima di tutto attraverso la preghiera, sia chi viene in soccorso, tutti beneficiano di un amore che si fa condivisione piena di vita. Vivere la gratuità dell’amicizia e della fratellanza è uno degli aspetti più essenziali della comunione ecclesiale che le famiglie cristiane possono incarnare nel loro cammino. Non ci si salva mai da soli, la Chiesa è una famiglia di famiglie che non teme il dolore perché sa che il Signore ha vinto la morte per sempre. (Giovanni M. Capetta – Sir)    

Il momento di Dio

25 Gennaio 2021 - Città del Vaticano - Al centro del Vangelo di questa domenica – siamo tornati a quello di Marco che, attorno all’anno 70, ha raccolto la testimonianza di Pietro – c’è il racconto della chiamata dei primi discepoli, l’inizio della vita pubblica di Gesù e la sua prima predicazione: “il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino”. Sullo sfondo, la prima lettura, la chiamata di Giona, o meglio la seconda chiamata visto che la prima volta il profeta fugge e va dalla parte opposta a Ninive, dove Dio vorrebbe inviarlo. Non per paura o per la difficoltà della prova, ma perché non può comprendere che la conversione è il frutto della misericordia di Dio. Simone e Andrea, Giacomo e Giovanni rispondono subito alla chiamata del Signore; ai primi due “Gesù disse loro: venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini. E subito lasciarono le reti e lo seguirono”. Così i due fratelli, incontrati poco dopo, che “lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui”. Giovanni Battista è stato arrestato e ucciso da Erode, e il Signore sente che è giunto il suo tempo, anzi “il tempo è compiuto”. La vita pubblica di Gesù inizia non a Gerusalemme, ma, possiamo dire con papa Francesco, nelle periferie dell’esistenza: la Galilea è terra lontana dalla capitale. È qui che incontra i suoi primi discepoli, gente semplice, poveri pescatori. È da questa periferia che sceglie di iniziare la sua missione: luogo marginale, escluso, abitato da poveri, da pagani e rivoluzionari. Ma è proprio da questo luogo, dove non ha difficoltà ad incontrare i samaritani giudicati eretici, scismatici, separati dai giudei, che dice: sono finiti i giorni dell’odio, della contrapposizione, della divisione. Papa Francesco, all’Angelus, ci invita a riflettere su due temi: il tempo e la conversione. Si tratta di “cambiare mentalità e cambiare vita: non seguire più i modelli del mondo, ma quello di Dio, che è Gesù”. La conversione, ricorda il Papa, “è un cambiamento decisivo di visione e di atteggiamento. Infatti, il peccato ha portato nel mondo una mentalità della mondanità, che tende all’affermazione di sé stessi, definendosi contro gli altri e anche contro Dio, e per questo scopo non esita a usare l’inganno e la violenza”. Queste portano alla “cupidigia”, alla “voglia di potere e non di servizio, guerre, sfruttamento della gente”. A ciò si oppone Gesù “che invita a riconoscersi bisognosi di Dio e della sua grazia; ad avere un atteggiamento equilibrato nei confronti dei beni terreni; a essere accoglienti e umili verso tutti; a conoscere e realizzare se stessi nell’incontro e nel servizio agli altri”. Poi il tempo, “quello in cui l’azione salvifica è giunta al suo culmine, alla sua piena attuazione: è il momento storico in cui Dio ha mandato il Figlio nel mondo”, ricorda Francesco. “Per ciascuno di noi – ha aggiunto – il tempo in cui poter accogliere la redenzione è breve: è la durata della nostra vita in questo mondo”. Ma la vita è breve, “vola via la vita”. È dono dell’infinito amore di Dio, “ma è anche tempo di verifica del nostro amore verso di lui. Perciò ogni momento, ogni istante della nostra esistenza è un tempo prezioso per amare Dio e il prossimo, e così entrare nella vita eterna”. Il tempo lo misuriamo in ore, giorni, anni; ma c’è anche un altro modo, dice il Papa, composto dalle stagioni del nostro sviluppo: nascita, infanzia, adolescenza, maturità, vecchiaia, morte. “Ogni tempo, ogni fase ha un valore proprio, e può essere momento privilegiato di incontro con il Signore. La fede ci aiuta a scoprire il significato spirituale di questi tempi: ognuno di essi contiene una particolare chiamata del Signore”. Il riacutizzarsi della sciatalgia non ha permesso al Papa di essere in San Pietro e nella basilica di San Paolo per la conclusione della 54ma Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Proprio la basilica dedicata all’apostolo delle genti venne scelta da Giovanni XXIII, 25 gennaio 1959, per indire il Concilio ecumenico Vaticano II. E sarà sempre questa basilica ad essere indicata come luogo per la celebrazione conclusiva della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, istituita nel 1910 in seguito alla necessità, manifestata dai missionari delle varie confessioni cristiane, di presentarsi uniti, e quindi credibili, nell’annuncio e nella testimonianza del Vangelo. (Fabio Zavattaro)  

Costruire insieme

22 Gennaio 2021 - Loreto - «Ma che cosa possiamo fare insieme?» è la domanda che ci dovrebbe sempre inseguire. Ecumenismo, infatti, è fare qualcosa con chi è dell'altra sponda. La settimana per l’unità dei cristiani, che stiamo vivendo, é proprio un appello missionario senza appello. Invito stringente. Deciso. Coinvolgente. Davanti agli occhi ci mette la nostra vera missione: l’unità, la comunione. E in un contesto attuale - da qualsiasi punto di vista lo si guardi – contesto di fibrillazione e di frammentazione la domanda più assillante dovrebbe essere questa, per davvero: «A che cosa devo rinunciare perchè vinca l’unità ?» La comunione sta al di sopra di tutto e di ognuno. Sì, una convinzione fondamentale del cristiano. Come missionario, per tantissimi anni all’estero spesso mi sono trovato a vivere in un Paese protestante. Ricordo ancora con gioia una celebrazione funebre per un emigrante italiano a Ginevra. Ci si era divisi i tempi con un pastore calvinista: a lui la spiegazione della Parola, a me i gesti di rito come la luce,  l’acqua e l’incenso – che i protestanti non contemplano – con il loro commento simbologico. Alla fine, non posso dimenticare come la moglie stessa del pastore ci venne incontro, raggiante, per ringraziare entrambi. La complementarietà dei nostri interventi aveva dato alla celebrazione un senso, un’interiorità, una fede convinta e condivisa. E anche allora il pastore aveva fatto brillare due belle qualità della tradizione protestante: l’essenzialità e l’efficacia. Un altro giorno, è proprio durante la celebrazione per un’anziana italiana defunta che noto la presenza di un pastore protestante nell’assemblea. Durante il corteo verso il camposanto, allora, discretamente mi avvicino per chiedergli di improvvisare la preghiera al cimitero. Mi risponde con un’occhiata indecifrabile... Ma, poi, in quel piccolo cimitero che sembrava un giardino, mentre scendeva lentamente la bara nella terra, incominciò forte: «Tu ci hai fatti di terra, Signore, e alla terra noi tutti ritorniamo!», improvvisando, poi, una bella e commossa preghiera finale. Con il suo linguaggio biblico ci inchiodò alla terra. Ci fece sentire tutti semplice argilla. E ci depose, allo stesso tempo, nelle palme accoglienti delle mani di Dio. Per i presenti fu un momento forte e indimenticabile di speranza. Per me, in fondo, occasioni incredibili di fraternità con pastori protestanti, da sempre appassionati della Parola di Dio. Ecumenismo è costruire dei ponti, lanciare delle passerelle con quelli dell’altra riva. Sapendo che, un giorno, Dio stesso asciugherà il mare che ci separa. (p. Renato Zilio - Direttore Migrantes Marche)

Fondazioni bancarie attive per l’inclusione a favore dei migranti

22 Gennaio 2021 - Modena - Quattro esperienze di inclusione lavorativa e sociale a favore dei migranti, sostenute da quattro fondazioni bancarie che hanno permesso di dare gambe a progetti costruiti nel segno dell’integrazione. Una collaborazione tra mondo finanziario e società civile nel segno della sussidiarietà. Se ne è parlato in un confronto che ha messo in evidenza il dinamismo costruttivo presente nel nostro Paese (all’interno di uno dei webinar proposti dal festival della Migrazione,ndr). A Modena c’è WelcHome, progetto di accoglienza di minori stranieri per favorire l’apprendimento della lingua, le competenze professionali e la sistemazione abitativa sostenuto da Fondazione di Modena e promosso dall’amministrazione comunale e dall’associazionismo locale. A Bologna School 4 Job, progetto a cura della Cooperativa sociale Arca di Noè e realizzato con il sostengo della Fondazione Carisbo, favorisce lo scambio di competenze utili alla ricerca del lavoro tra giovani richiedenti asilo e studenti italiani. A Parma l’azienda di logistica Number1 ha sviluppato Next, che si propone come soluzione per allineare la richiesta di personale da parte di un’impresa con la ricerca di lavoro da parte di migranti e rifugiati, il tutto in collaborazione con Caritas e Ciac Onlus e il sostegno della Fondazione Cariparma. Infine, a Palermo, il Centro Italiano Aiuti all’Infanzia con l’aiuto economico della Fondazione Cariplo ha realizzato Ragazzi Harraga, che propone esperienze di inclusione sociale per minori migranti non accompagnati. «Questa ricchezza di iniziative è resa possibile dalla capacità di ascolto delle esigenze del territorio da parte delle fondazioni bancarie - ha sottolineato il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, moderatore dell’incontro -. E testimonia quanto esse possano essere custodi di un umanesimo ancora vivo e vitale nel nostro Paese». Il presidente della Fondazione di Modena, Paolo Cavicchioli, ha messo in evidenza che «il sostegno alle best practices è l’attuazione della nostra missione solidaristica e dell’attenzione ai diritti fondamentali delle persone», mentre il pericolo di una frammentazione è stato evidenziato dal presidente di Fondazione Cariplo, Giovanni Fosti: «Le fragilità e la perdita di coesione sociale sono aspetti che preoccupano chiunque ha a cuore il bene comune, e le fondazioni possono contribuire ad azioni di ricomposizione delle comunità nel segno della solidarietà, promuovendo ciò che aiuta a costruire legami». E proprio la tessitura di legami è uno degli obiettivi del Festival delle migrazioni di Modena che, come ha ricordato il portavoce Edoardo Patriarca, da anni propone all’attenzione dell’opinione pubblica esperienze che contribuiscano a una narrazione realistica e non strumentale di un fenomeno che appartiene ormai alla normalità della nostra epoca. (Giorgio Paolucci – Avvenire)

Tv2000: telegiornale anche la domenica

22 Gennaio 2021 - Roma - Novità a Tv2000: a partire dal 24 gennaio il telegiornale andrà in onda anche la domenica con due edizioni alle 18.30 e alle 20.30. L'edizione domenicale del Tg2000, diretto da Vincenzo Morgante, va a rafforzare gli spazi dedicati all'informazione dell' http://www.tv2000.it/tg2000/. Il Tg2000 ha anche una App dedicata. L’offerta informativa di Tv2000 copre l'intera settimana. Tutti i giorni dal lunedì alla domenica notiziari quotidiani e rubriche di approfondimento di politica, cultura, economia, sport con particolare attenzione alle realtà meno illuminate dai media. Una finestra sempre aperta sul Medio Oriente dopo l'apertura dell’ufficio di corrispondenza da Gerusalemme. Le notizie vengono approfondite con analisi e commenti, per aiutare i telespettatori a discernere e a capire oltre i titoli che scorrono veloci in rete. L'emittente cura molto l'affidabilità delle fonti e coltiva con attenzione uno stile non aggressivo, offrendo un racconto che si affida a uno sguardo diverso, più umano. L’attività del Papa e della Chiesa vengono raccontate non per dovere istituzionale ma perché nelle parole e nei gesti di Francesco passa tutti i giorni un contenuto esistenziale che intercetta le domande più importanti di ogni uomo sul senso della vita. «L’informazione di Tv2000 apre stabilmente le porte alla domenica - sottolinea il direttore di Rete e del Tg2000 Vincenzo Morgante - Per noi è un passo storico che abbiamo voluto con convinzione e che è stato possibile grazie al sostegno e alla vicinanza della Conferenza episcopale italiana. Un traguardo che raggiungiamo a compimento di un lungo lavoro avviato dai miei predecessori Paolo Ruffini e Lucio Brunelli. Insieme al nostro amministratore delegato Massimo Porfiri, decisivo e imprescindibile anche in questa fase, arriviamo con orgoglio a offrire ai nostri telespettatori un’informazione autorevole, credibile e senza limiti. Anche la scelta del 24 gennaio assume un valore speciale perché ricorre nel giorno della festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti”. “La nostra offerta televisiva – prosegue il direttore Morgante - si rafforza e afferma come un vero servizio pubblico. Vogliamo essere sempre più l’emittente vicina alla gente che, anche grazie ad una straordinaria redazione, comunica attraverso immagini e parole non gridate, ruvide o grossolane. Preferiamo la parola argomentata a quella strepitata. Dal giorno del mio insediamento - aggiunge Morgante - ho voluto precisare che ogni mia richiesta di essere al passo con i tempi non poteva e non doveva essere interpretata estensivamente e che, comunque, non avrebbe mai incluso il chiacchiericcio, il dileggio, la sboccatura, lo scherno e i toni sovreccitati. La nostra identità è chiara e senza equivoci. Il nostro sguardo, carico di fiducia, è sempre proiettato in avanti verso un futuro che deve guardare al presente. E il futuro significa guardare anche al digitale».

Istat: mobilità e migrazioni in forte flessione nelle fasi di lockdown per Covid-19

21 Gennaio 2021 - Roma - I dati provvisori sull’andamento dei flussi migratori nei primi otto mesi del 2020 mettono in evidenza una forte flessione delle migrazioni (complessivamente -17,4%). Le misure di contenimento della diffusione dell’epidemia messe in atto dal Governo a marzo 2020 hanno ridotto al minimo la mobilità interna (flussi inter-comunali, tra province e tra regioni) con pesanti ripercussioni anche sui trasferimenti di residenza da o per l’estero. Lo rivela oggi il Report "Iscrizioni e cancellazioni anagrafiche della popolazione residente" dell'Istat​. Il confronto tra l’andamento dei flussi osservati nei primi otto mesi del 2020 e la media dei flussi rilevati nello stesso periodo del 2015-2019 mette in evidenza una flessione pari al 6% per i movimenti tra comuni, al 12% per le cancellazioni anagrafiche per l’estero e al 42% per i flussi provenienti dall’estero. Tuttavia, a partire da giugno 2020, tutti i flussi migratori sembrano riprendere il loro trend e tornare quasi ai livelli pre-lockdown (Figura 7). A livello territoriale, non tutte le regioni hanno risentito con la stessa intensità delle restrizioni imposte alla mobilità. La Calabria ha ridotto di quasi un terzo la mobilità complessiva, il Molise e il Lazio di un quinto, mentre per il Friuli-Venezia Giulia e il Veneto si osserva una riduzione del 7% rispetto alla media delle migrazioni nello stesso periodo degli anni 2015-2019. Con riferimento ai trasferimenti di residenza interni al Paese (in calo del 6%), le misure restrittive e il rallentamento dell’attività amministrativa, soprattutto nelle prime fasi del lockdown, hanno inciso maggiormente sui movimenti a breve raggio (trasferimenti entro i confini provinciali, -7%), un po’ meno per la mobilità a medio e lungo raggio (all’interno della regione e tra regioni diverse, rispettivamente -4% e -6%). Inoltre, si osserva una riduzione dell’11% dei flussi verso i capoluoghi di provincia. Non si rilevano, invece, significative variazioni strutturali sulla composizione dei flussi interni. In generale, la sospensione momentanea della mobilità residenziale ha avuto un impatto uniforme sulle caratteristiche socio-demografiche dei trasferiti. Differenti considerazioni valgono per i flussi da e per l’estero per i quali i blocchi alle frontiere hanno ridotto sensibilmente il volume in ingresso e in uscita di immigrati ed emigrati. La prima sostanziale differenza si evidenzia nella composizione dei paesi di origine per gli iscritti dall’estero. Il confronto tra il numero di ingressi nei primi otto mesi del 2020 e il numero medio degli ingressi nello stesso periodo degli ultimi cinque anni mostra un calo drastico dei flussi provenienti dall’Africa: si riducono a poche centinaia gli immigrati provenienti da Gambia (-85%) e Mali (-84%), sono fortemente in calo i flussi dalla Nigeria (-73%), quasi dimezzati quelli provenienti da Egitto (-47%) e Marocco (-40%). Forti diminuzioni anche per gli ingressi da Cina (-63%), Brasile (-49%), e Romania (-48%). I flussi che decrescono in misura meno significativa sono quelli provenienti dagli altri paesi dell’Unione europea: -12% da Svizzera e Francia, -10% dalla Spagna e -4% dalla Germania.  

La realtà delle migrazioni è un mondo capovolto

21 Gennaio 2021 -

Milano - Le migrazioni internazionali sono un tema così carico di risonanze e così politicizzato che spesso le posizioni ideologiche oscurano l’analisi dei fatti e distorcono i numeri effettivi del fenomeno. Serve quindi una tensione costante a riportare l’attenzione su dati il più possibile oggettivi, per comprendere anzitutto e poi per governare questa sfida globale del nostro tempo.

Giunge a proposito, in questi giorni, il rapporto dell’Onu sulle migrazioni internazionali nel 2020 appena terminato. Lo studio testimonia ancora una volta una crescita della componente dell’umanità che per varie ragioni risiede al di là dei confini del Paese di cui è cittadina: siamo arrivati a quota 281 milioni, oltre 100 milioni in più di vent’anni fa, quando la cifra si attestava sui 173 milioni. I migranti internazionali rappresentano tuttavia una quota esigua degli abitanti del pianeta: il 3,6%. Gli esseri umani rimangono una specie fondamentalmente sedentaria, o comunque non avvezza ad avventurarsi troppo lontano dai luoghi di origine. Per di più, la pandemia da Covid-19 nel 2020 ha drasticamente frenato tutte le forme di mobilità umana, dal turismo ai viaggi d’affari, coinvolgendo anche le migrazioni. La stima è di circa 2 milioni di migranti in meno di quelli previsti prima della crisi sanitaria. Ma non è questo il maggiore impatto della pandemia. La conseguenza più grave delle restrizioni e del blocco di molte attività economiche consiste in una severa riduzione delle rimesse, ossia dei risparmi che gli emigranti mandano alle proprie famiglie in patria: sono essi stessi ad aiutare casa loro, molto più dei soccorsi internazionali. I flussi di rimesse si sono mostrati storicamente resilienti nei confronti delle avversità, continuando ad arrivare in patria anche in tempi di crisi, ma questa volta secondo l’Onu la pandemia li ha colpiti duramente: la stima è di un calo da 548 miliardi di dollari nel 2019 a 470 nel 2021, il 14% in meno. Il raggiungimento degli obiettivi dello sviluppo sostenibile lanciati dalle Nazioni Unite rischia di essere drammaticamente rallentato, a meno che gli Stati sviluppati non decidano di compensare almeno in parte il diminuito apporto delle rimesse degli emigranti aumentando gli investimenti nella cooperazione internazionale.

Un secondo problema riguarda, più che i numeri, la composizione dei flussi migratori e la loro destinazione. I rifugiati, ossia i migranti forzati, rappresentano oggi il 12% dei migranti internazionali, contro il 9,5% del 2000: crescono più rapidamente di chi sceglie volontariamente di partire. Soprattutto, nei Paesi ad alto reddito i rifugiati comprendono il 3% circa degli immigrati, ma salgono al 25% nei Paesi a medio reddito e arrivano al 50% nei Paesi più poveri. È un mondo capovolto, in cui sono le regioni con meno risorse a farsi carico di chi ha più bisogno di protezione, mentre chi avrebbe più mezzi accoglie in realtà numeri assai più ridotti di persone in cerca di asilo.

Al quadro si aggiungono un paio di elementi informativi che aiutano a dissipare alcuni dei più radicati luoghi comuni sulle migrazioni. Il primo riguarda i luoghi di origine. Pochi immigrati arrivano dall’Africa e in generale dai Paesi più poveri. Il maggiore Paese di partenza è in realtà l’India, con 18 milioni di emigrati. Seguono Messico e Russia con 11, poi la Cina con 10. I principali protagonisti delle migrazioni sono Paesi di livello intermedio, e anche in rapido sviluppo.

Un altro bagno di realtà riguarda il genere. Solitamente si pensa che gli immigrati siano giovani uomini, ma le donne rappresentano in realtà quasi la metà dei migranti internazionali, e la maggioranza in Europa. Le Nazioni Unite ne tessono l’elogio, definendole «catalizzatrici del cambiamento», in quanto promotrici di progressi sociali, culturali e politici nelle loro famiglie e comunità.

La conoscenza non può sostituire la politica, e da tempo abbiamo smesso di credere che cambierà il mondo. Possiamo però almeno sperare che aiuti a discutere con più razionalità un fenomeno complesso come le migrazioni internazionali, e a formulare proposte aderenti alle migrazioni reali, anziché a quelle immaginate e fatte 'percepire' dalla propaganda. (Maurizio Ambrosini – Avvenire)

 

 

America centrale: vescovi ai Governi, “non siamo violati diritti dei migranti, agire insieme in modo integrale e umano”

20 Gennaio 2021 - Roma - “Riconosciamo e rispettiamo il legittimo diritto alla sovranità dei Paesi coinvolti nel transito di questi migranti. Tuttavia, nel nome della carità politica auspicata da Papa Francesco, chiediamo che i loro diritti umani non siano violati e che ci sia un atteggiamento profondamente umanitario nei loro confronti, indipendentemente dalla loro situazione migratoria”. A sostenerlo è il Sedac, il Segretariato Episcopale dell’America Centrale (che riunisce i vescovi dell’area), in una nota firmata dal Presidente, mons. José Luis Escobar Alas, e dal Segretario generale, il card. Gregorio Rosa Chávez, rispettivamente arcivescovo e vescovo ausiliare di San Salvador (El Salvador), riferisce il Sir. Il riferimento è, in particolare, all’ultima carovana di migranti, formata da un numero stimato tra le 6mila e le 9mila persone, che si è mossa dall’Honduras lo scorso fine settimana e che è stata sostanzialmente bloccata con la forza dalle autorità del Guatemala e poi dispersa, con numerose detenzioni, mentre molti migranti sono stati fatti tornare in Honduras in pullman. Proseguono i vescovi: “Di fronte a eventuali situazioni e fatti di violenza, facciamo un appello urgente alle Istituzioni che svolgono il ruolo di garanti e supervisori del rispetto e della tutela dei diritti umani e delle garanzie costituzionali” affinché “si mantengano la totale allerta e il costante monitoraggio della difesa delle persone, in particolare donne e bambini”. La nota ribadisce che “la doverosa attenzione ai flussi migratori, in tutte le loro dimensioni, non è compito di un solo Paese. Per questo motivo ribadiamo l’appello ai Governi della regione e al Messico perché agiscano insieme, in modo integrale e umano, rispetto alla realtà migratoria regionale. Ancora una volta ricordiamo: dobbiamo affrontare le cause strutturali che originano la migrazione”. Da ciò derivano alcune ulteriori richieste: “Garantire la sicurezza dei migranti che transitano nei rispettivi Paesi, impedendo loro di essere vittime della criminalità organizzata e della criminalità comune” e “rispettare il diritto di accesso al territorio e di non ritorno di tutti coloro che hanno un’esigenza speciale di protezione internazionale”. Allo stesso modo, insistono i vescovi centroamericani, “sollecitiamo il rispetto del nucleo familiare”. Infine, la richiesta ai Governi della regione di “sviluppare politiche che offrano effettivamente opportunità di miglioramento a tutti, principalmente studio per i giovani e lavoro per gli adulti; in modo che non siano costretti a lasciare il proprio Paese, mettendo a rischio la propria vita”.

Maria conforto dei migranti

18 Gennaio 2021 - Loreto - “Maria conforto dei migranti”. Questa invocazione, recentemente inserita da Papa Francesco nelle litanie lauretane si rivela oggi particolarmente suggestiva e appropriata. Nel contesto attuale, straordinariamente evocativa. Evoca la radice stessa dell’appellativo. Il termine ‘conforto’ ci riporta al significato originario di «fortificare», di «far coraggio», di «dare forza» nel tollerare delle avversità. Maria si fa «conforto dei migranti» perché è lei per prima a subire la sofferenza, l’ingiustizia, l’incomprensione o la persecuzione. Per questo può comprendere e farsi compagna di viaggio di coloro che sono perseguitati, che subiscono ingiustizie e fuggono dal loro Paese per guerra, fame, persecuzione o povertà. Essendo madre, lei può comprendere tante madri, i cui figli vengono violentati, muoiono in mare, affrontano avventure impossibili. Lei, che ha subito davanti ai propri occhi la morte dell’unico figlio, può capire meglio di ognuno la madre che vede partire la propria creatura su una barca e non sa se potrà mai più tornare e, forse, arrivare. È conforto, perché solo lei può mettersi in ascolto di queste sofferenze. Donna capace di ascolto, intuitiva per natura, madre del «fiat», del sì all’ispirazione di Dio. È colei che apre il proprio grembo all’accoglienza, senza farsi troppe domande, porsi dei dubbi, ma, pur con esitazione, mostrare una fede sorprendente. Maria si fa grembo di vita: tutte le vite, ormai, sono per lei qualcosa da difendere e da proteggere. Sa farsi grembo e accogliere il mistero. Se ogni persona è mistero, ancor più lo è un essere umano che si metta sulle orme di Abramo… Condotto misteriosamente da Dio e da quella speranza e quel coraggio che solo Lui sa infondere in un essere umano. Fuggendo nottetempo in Egitto, lei stessa si fa migrante, prova le umiliazioni e le sorprese dell’avventura del migrare. Chi meglio di lei, allora, può «prendersi cura» del dolore e della sofferenza di queste popolazioni in cammino verso la dignità, una terra desiderata con tutte le forze dell’anima? Con un semplice appellativo orante, - conforto dei migranti - Maria ci introduce nel valore dell’empatia e delle sue molteplici valenze. Ci fa entrare in quell’asserzione cristallina, maturata nella riflessione teologica di D. Bonhoeffer: «Dobbiamo imparare a valutare gli uomini più per quello che soffrono, che per quello che fanno o non fanno. L’unico rapporto fruttuoso con gli esseri umani – specie con i deboli – è l’amore». «Conforto» perché, come in ogni materna monizione, ella sa aiutare i propri figli a capire la fecondità segreta del sacrificio, delle avversità o delle prove da affrontare.  Come ogni madre sa ispirare il senso rigenerativo, trasformante, del male che si incontra. E sa indicare nelle ferite delle feritoie di una luce misteriosa, che rinnova. Per i migranti, in particolare, sa introdurli nel valore della vita e della sua ambivalenza: una lotta e una danza, al tempo stesso. Sì, qualcosa di amaro e di duro da affrontare, ma anche qualcosa di grande e prezioso da vivere. Perché il migrare apre il cuore e la mente all’altro, innesta in una nuova fratellanza, fa riscoprire una universalità più vasta. Ed è il mondo come una casa comune, l’umanità come un’unica famiglia. Così, lei insegna ad affrontare una lotta al passo di danza. Nel cuore delle difficoltà, in fondo, imprime quella forza d’animo e quella serenità, che sanno ancora di miracolo. Maria, «conforto dei migranti», ricordalo a noi. E ricordati di noi! (R.Z.)