Tag: Mobilità umana e migrazioni

Caritas Europa: “politiche migratorie siano giuste”

18 Dicembre 2019 - Roma - Un forte appello ai politici europei: “Siate coraggiosi e date priorità a politiche migratorie giuste”, allargando i canali per “migrazioni sicure e legali”. E ricordando che la presenza dei migranti in Europa può “contribuire allo sviluppo sostenibile di tutti”. Lo lancia oggi Caritas Europa, in occasione della Giornata internazionale per i diritti dei migranti. “La migrazione è una opportunità per le nostre società – afferma Maria Nyman, segretaria generale di Caritas Europa -, per costruire una ‘casa comune’ globale, dove ciascuno può dare un contributo significativo per vivere con dignità”. La rete Caritas ha infatti lanciato una serie di pubblicazioni intitolata “Casa comune” dove vengono raccontate esperienze e progetti pilota di sviluppo sostenibile rese possibili grazie al contributo dei migranti. Come l’associazione Solidarco, fondata dalla diaspora congolese in Belgio, in collaborazione con il Belgian mutual fund solidaris: gli immigrati congolesi residenti in Belgio possono acquistare assicurazioni sanitarie per i loro familiari rimasti a Kinshasa. Le buone prassi spaziano nei settori più diversi: creazione di opportunità lavorative, ramo assicurativo, arte, politica, rimesse, cooperazione internazionale. Caritas Europa contesta perciò le politiche europee orientate solo al controllo delle frontiere – sempre più esternalizzate – e alla “criminalizzazione della mobilità”. La migrazione, sottolinea, è invece un “fattore chiave per lo sviluppo sociale ed economico delle comunità locali in Africa occidentale”.

Borrell: “necessarie solidarietà e collaborazione fra tutti gli Stati membri” sul tema migranti

18 Dicembre 2019 - Strasburgo -  “Nel corso della sua storia, il continente europeo è stato plasmato e continua ad essere modellato dalla migrazione. Alcune persone si spostano in cerca di sicurezza, nuove opportunità o possibilità di reinventarsi. Altri sono costretti a sfuggire a conflitti, persecuzioni o distruzione ambientale. Tutti i migranti hanno diritto alla pari protezione della loro dignità e dei loro diritti umani”. Lo afferma l’Alto rappresentante per la politica estera Ue, Josep Borrell, alla vigilia della Giornata internazionale dei migranti che si celebra oggi, 18 dicembre. “Confermiamo il nostro inequivocabile impegno a rispettare e proteggere la dignità, i diritti umani e le libertà fondamentali di tutti i migranti, nonché a garantire che la migrazione avvenga in modo sicuro, ordinato e ben gestito”, aggiunge Borrell. L’Unione europea “persegue un approccio globale e sostenibile alla migrazione. Proteggiamo e difendiamo i bisognosi. Offriamo percorsi sicuri, gestiti e legali. Forniamo supporto per una corretta integrazione. E combattiamo i criminali, i trafficanti di esseri umani e i trafficanti che sfruttano la disperazione delle persone”. “Affrontare efficacemente la migrazione richiede una cooperazione globale. Per beneficiare delle opportunità offerte dalla migrazione, dobbiamo lavorare insieme su tutti i suoi aspetti. Dobbiamo continuare a costruire partenariati globali con i Paesi di origine, transito e destinazione. Allo stesso modo, continueremo a cooperare fortemente con la società civile nonché con le organizzazioni regionali e internazionali”. Borrell, affrontando un tema che finora non ha trovato in sede Ue la necessaria solidarietà e collaborazione fra tutti gli Stati membri, conclude: “L’apertura e la solidarietà sono valori fondamentali dell’Unione europea. L’Europa rimane la destinazione principale per i talenti del mondo. È sempre stato e rimarrà un continente connesso che abbraccia la mobilità internazionale in modo da consentire alle sue società di evolversi in meglio”. (Sir)  

Ius soli e ius culturae: su Tv2000 la docu-serie ‘Meet Generation’

16 Dicembre 2019 - Roma  - Italiani si diventa. È il filo rosso della docu-serie  ‘Meet Generation, incontri di quotidiana cittadinanza’, in onda su Tv2000 (canale 28 e 157 Sky) da domani, 17 dicembre, dal martedì al venerdì ore 19. ‘Meet Generation, incontri di quotidiana cittadinanza’, la docuserie diretta da Enrico Guidi, raccoglie diciassette storie di incontro di giovani: un ragazzo italiano che diventa importante nel percorso di integrazione di un suo coetaneo di origine straniera. I ritratti doppi sono storie di compagni di scuola, colleghi di lavoro, amici, fidanzati, e mostrano la vita quotidiana di entrambi: i momenti di svago, lavoro, condivisione vissuti insieme. ‘Meet Generation’ si sofferma anche sul cammino verso l’acquisizione della cittadinanza italiana dei protagonisti di origine straniera – nati o cresciuti da genitori che hanno deciso di costruire in Italia il loro futuro – spiegando le eventuali difficoltà da loro vissute, legate alla vigente legge italiana.

Istat: in calo le iscrizioni anagrafiche dall’estero

16 Dicembre 2019 - Roma - Le iscrizioni anagrafiche dall’estero registrate nel corso del 2018 ammontano a 332.324, in calo del 3,2% rispetto all’anno precedente; di queste, 286 mila riguardano cittadini stranieri (86% del totale). A livello nazionale il tasso di immigratorietà è pari a 4,7 immigrati stranieri ogni 1.000 abitanti. E’ quanto emerge oggi da un Report dell’Istat sulla popolazione residente in Italia. L’andamento dei flussi migratori in ingresso nell’ultimo decennio, dice l’sitituto di statistica italiano,  per macro-aree di provenienza evidenzia un calo generale delle immigrazioni per tutti i paesi esteri: dopo l’incremento dovuto alle regolarizzazioni e all’ingresso di Romania e Bulgaria nell’Unione europea osservato nei primi anni Duemila, i trasferimenti dall’estero hanno avuto un lento declino. Dal 2015 al 2017 le immigrazioni sono tornate ad aumentare per via dei flussi numerosi provenienti dai paesi che si affacciano sul Mediterraneo, caratterizzati prevalentemente da cittadini in cerca di accoglienza per asilo e protezione umanitaria.  Nel 2018, questi ingressi hanno subito una battuta d’arresto. Nel 2018 le iscrizioni anagrafiche dall’estero più numerose provengono, in valore assoluto, da paesi europei: la Romania con 37 mila ingressi (11% del totale) si conferma il principale paese di origine seppur in deciso calo (-10% rispetto al 2017). Meno numerosi i flussi provenienti dall’Albania (oltre 18 mila) ma in forte aumento rispetto all’anno precedente (+16%). Seguono le iscrizioni da Ucraina (8 mila, -2%), Germania (oltre 7 mila, +9%) e Regno Unito (poco meno di 7 mila, +12%). Per gli ultimi due flussi si tratta prevalentemente di cittadini italiani che fanno rientro in patria dopo un soggiorno all’estero. Sempre consistenti, ma nettamente in diminuzione, le immigrazioni provenienti dal continente africano, in particolare quelle provenienti da Nigeria (18 mila, -24%), Senegal (9 mila, -20 %), Gambia (6 mila, -30%), Costa d’Avorio (5 mila, -27%) e Ghana (5 mila, -25%) che durante il 2017 avevano fatto registrare aumenti record. Il Marocco è l’unico paese africano che segna una variazione positiva rispetto all’anno precedente (17 mila, +9%). Tra i flussi provenienti dall’area asiatica, i più cospicui sono quelli da Bangladesh e Pakistan (entrambi 13 mila, ma in calo rispettivamente di 8% e 12%), le immigrazioni dall’India invece ammontano a oltre 11 mila e aumentano del 42% rispetto al 2017. In aumento anche le iscrizioni dall’America: dal Brasile si contano circa 24 mila iscritti (+18%), dal Venezuela circa 6 mila (+43%) e dagli Stati Uniti oltre 4 mila (+16%). Le immigrazioni di cittadini italiani ammontano a 47 mila nel 2018 (14% del totale iscritti dall’estero). Si tratta di flussi provenienti in larga parte da paesi che sono stati in passato mete di emigrazione italiana. Ai primi posti della graduatoria per provenienza si trovano, infatti, Brasile e Germania (che insieme originano complessivamente un quarto dei flussi di immigrazione italiana), Regno Unito (10% sul totale immigrati italiani), Svizzera (9%) e Venezuela (7%). Per alcuni di essi è plausibile l’ipotesi del rientro in patria dopo un periodo di permanenza all’estero. La destinazione dei migranti nel Paese di accoglienza è subordinata a diversi fattori e strettamente connessa al motivo dell’ingresso nel nostro Paese; l’offerta di lavoro, la qualità della vita, le componenti legate alla presenza di reti di comunità o familiari che favoriscono i ricongiungimenti sono tra i fattori più importanti quando si tratta di flussi di immigrazione connessi a un progetto migratorio, evidenzia l’Istat. Anche la posizione geografica della regione o della provincia di insediamento può condizionare la scelta. Ad esempio, una regione di confine può essere più facilmente meta di trasferimenti da Stati limitrofi, così come le province in cui sono presenti centri di accoglienza per i richiedenti asilo e protezione umanitaria sono state interessate dai flussi migratori dell’emergenza più di altre. Nel 2018 la principale regione di destinazione delle iscrizioni dall’estero è, in termini assoluti, la Lombardia che, da sola, accoglie il 20% dei flussi. Seguono, a grande distanza, Veneto e Lazio (entrambe 10%), Emilia-Romagna (9%), Toscana e Piemonte (entrambe 7%). Alcune regioni del Mezzogiorno risultano attrattive, almeno per quanto riguarda la prima residenza sul territorio: Campania, Sicilia, Puglia e Calabria ricevono complessivamente il 20% dei flussi. In termini relativi, i tassi di immigratorietà più elevati si registrano in Molise, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia- Romagna e Lombardia (7 immigrati ogni 1.000 residenti). I tassi più bassi, invece, si hanno in Puglia e Sardegna (3 per 1.000). Il confronto dei tassi di immigratorietà regionali a dieci anni di distanza denota una dinamica in netto calo per quasi tutte le regioni del Centro-nord a eccezione della provincia autonoma di Bolzano, per la quale si registra una situazione stabile. Per molte regioni del Centro-sud, invece, la dinamica è inversa: la presenza sul territorio dei centri per la prima accoglienza ha favorito l’aumento delle iscrizioni anagrafiche dall’estero. A livello provinciale, i tassi di immigratorietà più elevati si rilevano nelle province di Gorizia (10 per 1.000), Imperia, Prato, Crotone, Mantova e Isernia (tutte con un tasso pari al 9 per 1.000); quasi tutte le città metropolitane del Centro-nord (a eccezione di Torino, con un tasso pari al 4,6 per 1.000) hanno un tasso di immigratorietà superiore alla media Italia (5,5 per 1.000). Tra i più alti, quelli di Venezia e Milano (entrambe 7,1 per 1.000). Viceversa, le città metropolitane del Centro-sud riportano tassi inferiori alla media nazionale, a eccezione di Reggio di Calabria (5,9 per 1.000). Tra i tassi più bassi quelli di Napoli e Palermo con, rispettivamente, 2,8 e 2,6 immigrati dall’estero per 1.000 residenti.

Istat: Regno Unito destinazione preferita da italiani e “nuovi” italiani

16 Dicembre 2019 - Roma - Nel 2018 il volume complessivo delle cancellazioni anagrafiche per l’estero è di 157 mila unità, in aumento dell’1,2% rispetto all’anno precedente. Le emigrazioni dei cittadini italiani sono il 74% del totale (116.732). Se si considera il numero dei rimpatri (iscrizioni anagrafiche dall’estero di cittadini italiani), pari a 46.824, il calcolo del saldo migratorio con l’estero degli italiani (iscrizioni meno cancellazioni anagrafiche) restituisce un valore negativo di 69.908 unità. Il tasso di emigratorietà dei cittadini italiani è pari a 2,1 per 1.000. E’ quanto emerge  dal Report Istat su Iscrizioni e cancellazioni anagrafiche della popolazione residente in Italia pubblicato oggi. Nel decennio 1999-2008 gli italiani che hanno trasferito la residenza all’estero sono stati complessivamente 428 mila a fronte di 380 mila rimpatri, con un saldo negativo di 48 mila unità. Dal 2009 al 2018, secondo l’Istituto di Statistica,  si è registrato un significativo aumento delle cancellazioni per l’estero e una riduzione dei rientri (complessivamente 816 mila espatri e 333 mila rimpatri); di conseguenza, i saldi migratori con l’estero dei cittadini italiani, soprattutto a partire dal 2015, sono stati in media negativi per 70 mila unità l’anno. La regione da cui emigrano più italiani, in valore assoluto, è la Lombardia con un numero di cancellazioni anagrafiche per l’estero pari a 22 mila, seguono Veneto e Sicilia (entrambe oltre 11 mila), Lazio (10 mila) e Piemonte (9 mila). In termini relativi, rispetto alla popolazione italiana residente nelle regioni, il tasso di emigratorietà più elevato si ha in Friuli-Venezia Giulia (4 italiani su 1.000 residenti), Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta (3 italiani su 1.000), grazie anche alla posizione geografica di confine che facilita i trasferimenti con i paesi limitrofi. Tassi più contenuti si rilevano nelle Marche (2,5 per 1.000), in Veneto, Sicilia, Abruzzo e Molise (2,4 per 1.000). Le regioni con il tasso di emigratorietà con l’estero più basso sono Basilicata, Campania e Puglia, con valori pari a circa 1,3 per 1.000. A un maggior dettaglio territoriale, i flussi di cittadini italiani diretti verso l’estero provengono principalmente dalle prime quattro città metropolitane per ampiezza demografica: Roma (8 mila), Milano (6,5 mila), Torino (4 mila) e Napoli (3,5 mila); in termini relativi, tuttavia, rispetto alla popolazione italiana residente nelle province, sono Imperia e Bolzano (entrambe 3,6 per 1.000), seguite da Vicenza, Trieste e Isernia (3,1 per 1.000) ad avere i tassi di emigratorietà provinciali degli italiani più elevati; quelli più bassi si registrano invece a Parma e Matera (1 per 1.000). Il Regno Unito continua ad accogliere la maggioranza degli italiani emigrati all’estero (21 mila), seguono Germania (18 mila), Francia (circa 14 mila), Svizzera (quasi 10 mila) e Spagna (7 mila). In questi cinque paesi si concentra complessivamente il 60% degli espatri di concittadini. Tra i paesi extra-europei, le principali mete di destinazione sono Brasile, Stati Uniti, Australia e Canada (nel complesso 18 mila). Nel corso del decennio 2009-2018, i flussi diretti verso i principali paesi europei sono aumentati considerevolmente. Nel caso del Regno Unito sono più che quadruplicati, passando da poco più di 5 mila espatri nel 2009 a 21 mila nel 2018, con un picco (25 mila espatri) in corrispondenza del 2016, anno in cui sono state votate le risoluzioni per i negoziati di uscita del Paese dall’Unione europea (Brexit). In questa occasione molti dei cittadini italiani, verosimilmente già presenti nel territorio britannico ma non registrati come abitualmente dimoranti, hanno ufficializzato la loro posizione trasferendo la residenza nel Regno Unito. Complessivamente dal 2009 al 2018 gli espatri verso il Regno Unito sono stati circa 133 mila. Anche la Germania è una meta privilegiata dagli italiani che emigrano; verso questo Paese gli espatri risultano triplicati rispetto all’inizio del decennio (da 6 mila nel 2009 a 18 mila nel 2018). I flussi diretti in Svizzera, Francia e Spagna, invece, sono raddoppiati rispetto ai valori registrati nel 2009. Durante il decennio 2009-2018 il volume degli espatri di cittadini italiani in questi paesi ammonta complessivamente a 341 mila emigrazioni. Tra gli italiani che espatriano si contano anche i flussi dei cittadini di origine stranierai: si tratta di cittadini nati all’estero che emigrano in un paese terzo o fanno rientro nel luogo di origine, dopo aver trascorso un periodo in Italia e aver acquisito la cittadinanza italiana. Le emigrazioni di questi "nuovi" italiani, nel 2018, ammontano a circa 35 mila (30% degli espatri, +6% rispetto al 2017). Di questi, uno su tre è nato in Brasile (circa 12 mila), il 10% in Marocco, il 6% in Germania, il 4% nella ex Jugoslavia e in Bangladesh, il 3,5% in India e in Argentina. I paesi dell’Unione europea si confermano le mete principali anche degli espatri dei “nuovi” italiani (55% dei flussi degli italiani nati all’estero). In particolare, con riferimento al collettivo dei connazionali diretti nei paesi dell’Ue, si osserva che il 17% è nato in Marocco, il 16% in Brasile, il 7% nel Bangladesh. Ancora più in dettaglio, i cittadini italiani di origine africana emigrano perlopiù in Francia (62%), quelli nati in Asia nella stragrande maggioranza si dirigono verso il Regno Unito (90%) così come fanno, ma in misura molto più contenuta, i cittadini italiani nativi dell’America Latina (26%). I cittadini nati in un paese dell’Ue invece emigrano soprattutto in Germania (42%).

Notizie senza approdo: il 17 dicembre la presentazione a Roma

12 Dicembre 2019 -

Roma - Quanto, come e quando i media italiani hanno raccontato le migrazioni e le minoranze nel 2019? Se e in che modo tale narrativa ha influenzato la percezione di lettori e ascoltatori? Qual è stata la presenza di migranti e rifugiati nell’informazione? A questi e ad altri quesiti prova a rispondere “Notizie senza approdo”, settimo rapporto annuale su media e immigrazione curato dall’Associazione Carta di Roma insieme all’Osservatorio di Pavia, i cui dati saranno presentati il 17 dicembre presso la Camera dei deputati a Roma.  A presentare le tendenze rilevate e a confrontarsi su di esse saranno, Valerio Cataldi, presidente dell’Associazione Carta di Roma; Ilvo Diamanti, professore presso l’Università di Urbino e direttore di Demos; e Paola Barretta, coordinatrice dell’Associazione Carta di Roma e ricercatrice presso l’Osservatorio di Pavia. Interverranno Triantafillos Loukarelis, direttore UNAR,  Giuseppina Paterniti, direttrice TG3, Djarah Kan, scrittrice, Ozlem Önder, vicepresidentessa UNIRE. Modererà Anna Meli, direttrice comunicazione COSPE. “Notizie senza approdo” è composto da 3 sezioni: analisi della carta stampata; analisi dei telegiornali nazionali prime time (Rai, Mediaset, La7); analisi delle voci di migranti e rifugiati nell’informazione di prima serata.

Attraverso dati e casi di studio sono tracciate le principali tendenze del racconto mediatico del fenomeno migratorio nel 2019 che conferma il tema immigrazione si conferma come tema centrale dell’informazione mainstream con un aumento, sulle prime pagine dei quotidiani, del 30% rispetto all’anno precedente e “picchi di attenzione nei notiziari di prima serata tra i più alti degli ultimi 5 anni”. 

Mons. Baez ha celebrato la festa dell’Immacolata con la comunità nicaraguense di Miami

10 Dicembre 2019 -
Miami – Mons. Silvio José Baez, Vescovo ausiliare di Managua, che attualmente risiede in Vaticano, è stato invitato dalla parrocchia di Sant’Agata a Miami (USA) a celebrare la festa dell'Immacolata Concezione di Maria, l'otto dicembre. E' stato accolto da centinaia di nicaraguensi che abitano lì e che mantengono inalterate le loro consuetudini religiose. La festa della "Purissima", come viene chiamata in Nicaragua l’Immacolata Concezione, infatti è molto sentita e viene celebrata con devozione e grande festa in tutto il paese. Per questo la comunità nicaraguense che vive a Miami ha avuto la presenza del Vescovo ausiliare di Managua, per vivere insieme a lui questo evento di fede che lega i nicaraguensi ovunque si trovino nel mondo, come riferisce l’agenzia Fides. Nella celebrazione si è pregato in modo particolare per questo paese sofferente, e Mons. Baez ha chiesto al Presidente Ortega e alla Vicepresidente, la moglie Rosario Murillo, di abbassare il tono del linguaggio aggressivo che usano, e di ricordare che "nessuno è eterno. Si chiedano quale eredità vogliono lasciarsi alle spalle, perché tutti passiamo e tutto finisce. E’ importante trovare un significato per la propria vita, per poter dire alla fine: valeva la pena vivere e la gente mi ricorda non con odio o risentimento, ma con gratitudine – ha detto Mons. Báez -. Penso sia ora di pensare in questo modo. Nessuno è eterno, anche il potere finisce. Nessun potere è eterno, ma come dice il Salmo solo ‘il Signore esiste da sempre e vive per sempre’.” La parrocchia di Sant'Agata a Miami sorge molto vicino ad un quartiere chiamato "piccola Managua" per il gran numero di nicaraguensi che vi abitano e che la frequentano. Dopo la messa Mons. Baez ha incontrato la comunità centro americana e ha commentato che "quanto accade alla Chiesa in Nicaragua è la stessa cosa che accade alla Chiesa cattolica nella storia dell'umanità”. "L'importante è che noi cristiani questi momenti non li viviamo come vittime, né con vendetta, odio o risentimento – ha sottolineato il Vescovo -. Li viviamo come un'occasione per testimoniare Gesù Cristo. Li viviamo come un momento che ci rafforza nella fede e ci aiuta a crescere nella fiducia verso il Signore per non sminuire il nostro ministero della verità di pace e giustizia". Poi Mons. Baez ha ricordato ai presenti che ormai nessuno dà credibilità a quanto disse Ortega sui Vescovi, il 19 luglio 2018: "la Chiesa con i Vescovi golpisti, e nelle chiese si nascondono i terroristi". "Nei sette mesi che sono in Europa, ho visto che nessuno ha creduto a quel racconto della Chiesa che vuole il colpo di stato, dei sacerdoti terroristi, delle chiese che davano rifugio a coloro che stavano uccidendo il popolo" ha affermato Baez, che ha concluso: "A quella narrativa inventata dal governo, nessuno ha creduta fuori dal Nicaragua".
 

Milano:  la mostra Presepi del Mondo al villaggio interculturale

10 Dicembre 2019 - Milano - In occasione del Natale l’Associazione COE promuove la mostra di Presepi del Mondo che sarà allestita all’interno del primo villaggio interculturale itinerante di Milano presso il Parco Trotter da sabato 14 a mercoledì 18 dicembre 2019 ad ingresso gratuito. L’inaugurazione è prevista sabato 14 dicembre alle ore 15.00 con la visita guidata. I Presepi del Mondo è come un vero e proprio giro del pianeta per riscoprire la bellezza del Natale attraverso oltre 60 Natività provenienti da 45 Paesi del mondo. L’esposizione presenta solo una parte della significativa collezione di Presepi dell’Associazione COE costruita nei sessant’anni della sua storia.

Mons. Del Pini: “nella Chiesa non ci sono stranieri»

9 Dicembre 2019 - Milano - «Siamo un’unica Chiesa, da qualsiasi luogo veniate, abbiamo bisogno di voi per costruire il futuro». Un abbraccio, pieno di sorrisi e di calda accoglienza, quello che si è realizzato poco prima dell’inizio della celebrazione dei Vespri, nella Basilica di Sant’Ambrogio, nell’incontro tra l’Arcivescovo di Milano, Mons. Mario Delpini e oltre un centinaio di fedeli di 19 Cappellanie straniere, giunte nella Sala San Satiro con i loro Cappellani, religiosi e religiose. Tutti riuniti in un affresco di lingue, colori e costumi tradizionali. «Sentitevi tutti a casa vostra», è il saluto di monsignor Carlo Faccendini, abate della Basilica, seguito da quello di don Alberto Vitali, responsabile dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Milano. Poi l’arcivescovo – accompagnato dal Vicario episcopale di settore, don Mario Antonelli – prende la parola. Di fronte a lui ci sono filippini, latino-americani, cinesi, srilankesi, polacchi, coreani, etiopi, ucraini e tedeschi, per citare solo alcune delle comunità presenti. «La nostra Chiesa, che è antica di queste terre, chiede a voi e alle Comunità di avere il vostro ambito e le vostre tradizioni da tramandare alle giovani generazioni, ma ciò che il Sinodo “Chiesa dalle genti” chiede è che contribuiate a costruire la Chiesa di domani – sottolinea -. Molti di voi sono di passaggio, ma altri sono qui per rimanere per un lungo periodo, cercando una casa, un lavoro, il ricongiungimento familiare e, dunque, per essere parte viva della Chiesa. Abbiamo preso il largo, però molti mari sono ancora da solcare». Dopo questa prima richiesta, una seconda giunge da parte dell’Arcivescovo: «Date il vostro contributo per dire come sarà la Chiesa nel prossimo futuro, quando i vostri figli riceveranno i Sacramenti in queste chiese, i vostri giovani frequenteranno le scuole e l’Università nei paesi e città della nostra Diocesi. Come pregheremo insieme? Come assisteremo gli anziani e affronteremo i temi dell’evangelizzazione nei prossimi anni? A questo dobbiamo rispondere e occorre farlo insieme. Nella Chiesa non ci sono stranieri – è solo un pregiudizio mentale quello che fa distinzioni -, perché davanti a Dio siamo tutti figli e fratelli. Siamo qui per celebrare Sant’Ambrogio, patrono della città e della Diocesi, che sempre è stato sentito come il Santo di tutti, in Oriente e in Occidente». Cita, il Vescovo, i tanti cristiani che vengono anche da lontano, soprattutto «dall’Oriente europeo attratti dalle reliquie di sant’Ambrogio. Il Patrono che vuole che tutti noi si sia dentro l’unica Chiesa. Al suo Ministero straordinario, a lui con l’impronta determinante che ha lasciato nella Chiesa e nella società del suo tempo e che continua ancora oggi, ci affidiamo perché il cammino che ci aspetta è impegnativo e affascinante, pieno di dubbi che chiedono di confrontarci per non percorrere strade senza uscita o incorrere in pericoli per la nostra fede o la nostra convivenza fraterna. Costruiamo la Chiesa dalle genti, affidiamoci all’intercessione del Santo Patrono». Di un clima di «familiarità», parla anche don Vitali: «A 25 anni dal Sinodo 47esimo, si è finalmente formata la Consulta per i Migranti (con un sacerdote in ogni Zona pastorale già incaricato di formare un gruppo di laici), per capire gli elementi caratteristici della fede delle Cappellanie e anche quanti sono i fedeli migranti». Il richiamo è anche per ciò che don Vitali definisce «il turnover che vi è tra di noi, tanto che molti, per la prima volta, partecipano a questo incontro perché sono arrivati da pochi mesi». Infine – prima dello scambio dei doni e degli immancabili selfies e fotografie -, anche la consegna all’Arcivescovo e ai Cappellani di due docufilm dedicati rispettivamente alle figure di Ambrogio e del cardinale Alfredo Ilefonso Schuster. I cortometraggi – i primi realizzati dall’Associazione “Cinema cristiano” in un più ampio progetto accompagnato dalla Diocesi – hanno l’obiettivo di far conoscere, con un linguaggio semplice e un mezzo facilmente utilizzabile anche dai giovani, la storia della Chiesa di Milano, secondo la logica del Sinodo minore “Chiesa dalle genti”. (Annamaria Braccini – Chiesa di Milano)    

Migrantes Albano: la festa della Madonna di Guadalupe unisce i popoli nella preghiera

9 Dicembre 2019 - Albano - Giovedì prossimo, la festa della Madonna di Guadalupe, patrona del Messico e Imperatrice dell’America, sarà celebrata ad Aprilia, nella parrocchia La Resurrezione, nel quartiere Montarelli. Alle 18, ci sarà la Messa in chiesa, seguita un momento di festa e convivialità nei locali della parrocchia. L’invito a partecipare è rivolto a tutti i fedeli, in particolare ai popoli latinoamericani. L’iniziativa è a cura dell’Ufficio Migrantes  della diocesi di Albano, guidata da don Fernando Lopez, e della Caritas diocesana.