Tag: Mobilità umana e migrazioni

Roma: Al Caravita una mostra sul “viaggio per la salvezza”

6 Dicembre 2019 - Roma - Da oggi al 10 gennaio mostra sul tema “Spes contra spem. Il viaggio per la salvezza" presso la Chiesa del Caravita a Roma. Una mostra realizzata dagli studenti di Indirizzo pittorico delle due sedi del Liceo Artistico Statale Ripetta di Roma e maturata dopo l'esperienza al Centro accoglienza donne rifugiate e richiedenti asilo "Santa Bakhita" gestito dalla Caritas diocesana. Con l’aiuto delle operatrici, che danno loro supporto sociale, psicologico e sanitario, le donne ospitate nel Centro fanno i conti con ricordi di guerra, torture, schiavitù, matrimoni forzati, carestia, disastri ambientali, persecuzioni, e lottano per ricostruirsi. Devono affrontare un viaggio verso la salvezza – quello dell’identità, dell’integrazione e dell’autonomia personale – e devono rielaborare la memoria e i legami con ciò che hanno lasciato. Un cammino periglioso e oscuro, costellato di incognite, che però resta tenacemente orientato verso la speranza di una vita nuova, spiega una nota. La mostra vuole documentare in immagini il fenomeno migratorio, ma al contempo rappresentarne gli effetti "collaterali": l’esperienza della fuga e dello sradicamento, del rifiuto e dell’accoglienza, dell’ostilità e della solidarietà, dell’indifferenza e della partecipazione empatica. Oltre ai quadri saranno esposte anche le locandine preparate dagli studenti di grafica, ciascuna ottenuta rielaborando in chiave originale e comunicativa i diversi dipinti.  

Il presepe: per capire Dio e i “segni dei tempi”

5 Dicembre 2019 - Modena -  Davanti alla parrocchia della Madonna pellegrina, a Modena, in largo Madre Teresa di Calcutta, l’avvento è cominciato con un presepe 'scomodo'. Lo definisce così il parroco Matteo Cavani. Forse non poteva essere altrimenti data la dedicazione alla Vergine e lo stesso indirizzo della chiesa, piazza Madre Teresa di Calcutta, dentro la quale la sera di sabato 30 novembre si è concluso il festival della migrazione organizzato dalla Fondazione Migrantes della Cei con il presidente, il vescovo Guerino Di Tora, e il pastore dell’arcidiocesi modenese Erio Castellucci. La Madonna, che purtroppo qualche politico ha provato e prova a strumentalizzare tirandola per la veste, non è un simbolo politico, ma è anche la prima protettrice dei pellegrini che i cristiani non lasciano fuori, siano essi in viaggio in mare o per terra. La Sacra Famiglia, inoltre, ricorda il parroco modenese nel foglio della comunità è fuggita profuga in Egitto per salvare il Figlio di Dio. Il Vangelo di Matteo, dopo aver dato la buona novella della nascita di Gesù, intreccia altri due racconti singolari: la visita dei Magi – stranieri – dall’oriente e la strage dei bambini innocenti di Betlemme a opera di Erode. Il presepe di Modena diventa 'scomodo' soprattutto per i credenti perché parla di morti innocenti. Non gli unici, certamente, di questo tempo. Ma questi sono morti innocenti che dividono più degli altri anche i cattolici. C’è chi non li riconosce nemmeno, chi non vorrebbe sapere della loro sorte e chi, accecato da una propaganda cattiva e odiosa, arriva a esultare per la loro morte. Dovrebbero vederlo il presepe della Madonna pellegrina. Alle porte della chiesa inizia a scuotere il visitatore con l’esposizione dei pannelli che portano incisi i nomi di alcuni degli almeno 30mila migranti morti nel Mediterraneo. Uomini, donne e bambini cui spesso manca un nome, sono indicati come NN. Una sequenza impressionante come un algoritmo di dolore. C’è un abisso di strazio che ci viene risparmiato dalla non conoscenza degli alfabeti e delle parole con le quali i loro coniugi, le madri, i figli, i congiunti, sui social chiedono disperatamente a chiunque possa averli incontrati una parola che restituisca speranza. Ma il presepe, non solo quello di Modena, ha la forza di tradurre simultaneamente quello che prova una madre che ha perduto il figlio che ha portato in grembo. E il presepe ricorda il diritto di ogni persona ad avere un nome e una storia perché siamo tutti fatti a immagine e somiglianza di Dio. Poi, quando si entra in chiesa, avvolti dal silenzio e nella penombra di un moderno tempio di popolo – cresciuto con il sacrificio della comunità: qui la prima Messa fu celebrata la notte di Natale del 1964 sotto la neve, quando ancora il tetto non era stato costruito e i teli di plastica proteggevano i fedeli – le statuette della Sacra famiglia avvolte in carta dorata richiamano il primo conforto dato ai profughi scampati dall’annegamento. Ricordano che grazie ai giubbotti prima e poi a quelle alle sgargianti e povere difese termiche ha vinto la vita e sono state sconfitte la morte e la disumanità. Il Bambino è nato per sconfiggere il male e la morte. Nella lettera sul presepe il Papa dice che nascendo lì, «Dio stesso inizia l’unica vera rivoluzione che dà speranza e dignità ai diseredati, agli emarginati: la rivoluzione dell’amore, la rivoluzione della tenerezza». Probabilmente l’errore che commettiamo noi che stiamo all’interno della cosiddetta Fortezza Europa è crederci salvi, sentirci superiori, diversi da chi è stato inghiottito dal mare, o a rischiato di esserlo, nel tentativo di raggiungere la terra promessa. Invece il piccolo presepe della Madonna pellegrina ricorda la fragilità della nostra condizione umana e la fratellanza con chi è stato salvato e con chi non ce l’ha fatta. Abbiamo tutti bisogno di un giubbotto di salvataggio e di qualcosa che ci custodisca quando il freddo è grande come la solitudine. E più che mai in tutte le case e chiese e piazze e le scuole abbiamo bisogno di un presepe che ci aiuti a restare umani. (paolo Lambruschi – Avvenire)  

Minori

4 Dicembre 2019 - Roma - Il presepe è un invito a ‘sentire’, a ‘toccare’ la povertà che il Figlio di Dio ha scelto per sé nella sua Incarnazione”. E così, “implicitamente, è un appello a seguirlo sulla via dell’umiltà, della povertà, della spogliazione” e “un appello a incontrarlo e servirlo con misericordia nei fratelli e nelle sorelle più bisognosi”. Lo ha ricordato Papa Francesco nella lettera apostolica “Admirabile signum”, firmata domenica primo dicembre a Greccio. Così, nel periodo di Avvento che conduce al Natale abbiamo deciso di soffermarci sui più piccoli, sui minori, spesso dimenticati, abusati, non adeguatamente protetti. Perché, come dice Gesù nel Vangelo, “ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.  Buon cammino di Avvento e buon Natale! (don Leonardo Di Mauro, don Francesco Soddu, don Giuseppe Pizzoli, don Gianni De Robertis e don Bruno Bignami)

Sassoli: “Migrazione fenomeno complesso, ma la diversità arricchisce”

28 Novembre 2019 - Modena - “Iniziative come il Festival della Migrazione, che affrontano temi cardine dei nostri tempi, mostrano che la percezione dell’opinione pubblica rispetto al fenomeno migratorio non sono solo dettati dalla paura e dall’odio, ma che c’è anche una comunità solidale, che è vicina alle tragedie di chi è costretto ad abbandonare tutto e a cercare riparo altrove. Iniziative come questa aiutano a sensibilizzare l’opinione pubblica su temi che interpellano il nostro quotidiano, perché non si possono dimenticare quanti hanno perso la vita cercando di raggiungere le nostre coste”. Lo ha detto questa mattina, in un video messaggio, il Presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli. Il video messaggio ha aperto i lavori della quarta edizione del Festival delle Migrazioni in corso fino a domenica a Modena. Per Sassoli “dobbiamo adottare un approccio coordinato, fondato sulla solidarietà e sulla responsabilità, dobbiamo essere coscienti che il fenomeno della migrazione è un problema complesso e comprendere che la diversità è fonte di arricchimento, un’opportunità di crescita per ognuno di noi. In materia di asilo e immigrazione, il Parlamento europeo rappresenterà la voce della solidarietà, lavoreremo per valorizzare quell’idea di cittadinanza globale e solidale sulla base di una società aperta e inclusiva”. Come Europa – ha quindi concluso - “dobbiamo essere un esempio davanti a chi cerca di dividerci e indebolirci. Dobbiamo restare uniti e ricordare quell’ansia di cambiamento che ci ha trasmesso Papa Francesco, quando ci ha invitato a riscoprire un’Unione altruista, fatta di relazioni umane. Servono regole che umanizzino i meccanismi globali, e questo lo può fare solo l’Europa: per questo dobbiamo lavorare in modo costruttivo su politiche realistiche”. (R.I.)

Lo stupore della Parola

28 Novembre 2019 -

Roma - C’è un tempo dell’anno liturgico che più di altri proietta verso l’essenza della comunicazione. È l’Avvento, attesa che si fa vita, carne e storia. Da domenica prossima, 1° dicembre, la liturgia tornerà, ancora una volta, a ritmare la nostra vita con le dimensioni del silenzio e dell’ascolto.

Non è un rituale già scritto, che sa di ripetitivo, ma gioia propria della vita cristiana. In un volume di recente pubblicazione (“Il Vangelo della domenica”, Rizzoli-Lev), proprio nella prima domenica d’Avvento, Papa Francesco ricorda che “siamo chiamati ad allargare l’orizzonte del nostro cuore, a farci sorprendere dalla vita che si presenta ogni giorno con le sue novità. Per fare ciò occorre imparare a non dipendere dalle nostre sicurezze, dai nostri schemi consolidati…”. Silenzio e ascolto, allora, per percepire lo stupore della Parola e trovare tracce delle nostre parole in quel Verbo che irrompe nell’umanità. Buon Avvento a tutti! (Vincenzo Corrado)

Migrantes Rieti: uno sguardo al Mali

27 Novembre 2019 - Rieti - Prosegue l’impegno dell’Ufficio diocesano Migrantes di Rieti, guidato da suor Luisella Maino. La settimana scorsa, la partecipazione della religiosa, assieme al vescovo mons. Domenico Pompili, al convegno organizzato dal Lions Club Antrodoco Velina Gens su “Le implicazioni socio–sanitarie dei fenomeni migratori”. Domenica prossima, nel salone della parrocchia Madonna del Cuore, si terrà invece alle 18 un incontro organizzato da Migrantes, dedicato alla situazione dell’Africa occidentale e, in particolare, dello stato del Mali: terra di traffici illeciti, violenze, attacchi, conflitti inter–etnici, povertà, rifugiati interni e migranti. Porterà la propria testimonianza la giovane reatina Benedetta Tatti, ufficiale dell’Esercito Italiano, attualmente impiegata nella Missione integrata multidimensionale dell’Onu per la stabilizzazione in Mali. Sul piano personale, Benedetta aiuta sul posto una congregazione italiana di suore (che, nella martoriata regione di Mopti, sono a servizio della popolazione locale, specie femminile, con corsi di alfabetizzazione ed economia domestica), oltre ad assistere i rifugiati interni, costretti in estrema difficoltà dal crescere della violenza estremista e intercomunitaria

Istat: meno primi figli per donna sia per le italiane che per le straniere

26 Novembre 2019 - Roma - In un contesto di bassa fecondità come quello italiano, il numero medio di primi figli per donna rappresenta il 47,3% della fecondità complessiva: 0,61 primi figli rispetto a 1,29 figli totali nel 2018 (rispettivamente 0,73 e 1,46 nel 2010). Il valore di questo indicatore è sceso molto di più per le donne sotto i 30 anni di età - da 0,35 nel 2010 a 0,25 nel 2018, pari a -27% - rispetto al valore riferito a tutte le età (-16,7%) e spiega quasi l’80% della diminuzione complessiva della fecondità del primo ordine. Lo si evince dal Report su “Natalità e fecondità della popolazione residente-2018” presentato dall’Istat. Tra il 2010 e il 2018 la diminuzione complessiva del numero medio di figli per donna delle italiane (-129 figli per mille donne) dipende dal calo della fecondità del primo ordine per il 66%, mentre quella riferita alle donne straniere (-488 figli per mille donne) per il 79%. La riduzione della fecondità del primo ordine delle straniere è molto evidente se si osservano le curve di fecondità per età. Rispetto al 2010 i livelli di fecondità del primo ordine si presentano molto più bassi per tutte le età. Oltre alla diminuzione dei tassi di fecondità, il lieve spostamento della curva verso destra evidenzia anche per le straniere l’effetto della posticipazione dell’esperienza riproduttiva in Italia.  

Ambiente, lavoro, futuro: al via il cammino verso la Settimana Sociale dei Cattolici Italiani

25 Novembre 2019 - Roma - Giovedì 28 novembre, alle ore 11, a Roma, nella sala Marconi di Palazzo Pio  saranno presentati, in conferenza stampa, i Lineamenta della 49ª Settimana sociale dei cattolici italiani. Si tratta del primo documento preparatorio dell’appuntamento, che si terrà a Taranto dal 4 al 7 febbraio 2021, sul tema: “Il pianeta che speriamo. Ambiente, lavoro e futuro. #tuttoèconnesso”. I Lineamenta offriranno alle diocesi italiane varie piste tematiche in vista della stesura dell’Instrumentum laboris, sul quale poi verterà il confronto durante la Settimana sociale di Taranto. La scelta di questo luogo, attualmente sotto i riflettori per la questione dell’ex Ilva, vuole “stimolare – si legge in una nota della CEI - una riflessione più articolata e complessa sui temi ambientali e sociali. Il faro rimane l’Enciclica di Papa Francesco Laudato si’ che pone al centro la categoria di ‘ecologia integrale’. Da Taranto, in dialogo con il mondo giovanile, s’intende far ripartire un progetto di vita sociale e di comunità che ascolti il grido sofferente delle persone e della terra”. Alla conferenza stampa interverranno Mons. Filippo Santoro, Arcivescovo di Taranto e Presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici italiani; don Bruno Bignami, Direttore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della CEI e Leonardo Becchetti, economista, docente all’Università di Roma Tor Vergata e membro del Comitato. Modererà i lavori Vincenzo Corrado, Direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni Sociali della CEI.

Papa Francesco in Giappone: “accogliere quelli che vengono a cercare rifugio nel vostro Paese”

25 Novembre 2019 - Tokyo -  “Stendere le braccia dell’amicizia e di accogliere quelli che vengono, spesso dopo grandi sofferenze, a cercare rifugio nel vostro Paese”. È l’invito con cui si è concluso il discorso rivolto dal Papa ai giovani dalla cattedrale di Tokyo. “Con noi qui c’è un piccolo gruppo di rifugiati”, ha fatto notare il Papa: “La vostra accoglienza testimonierà che per molti possono essere estranei, ma per voi si possono considerare fratelli e sorelle”. “Un maestro saggio una volta disse che la chiave per crescere nella saggezza non sta tanto nel trovare le risposte giuste, ma nello scoprire le domande giuste”, ha sottolineato il Papa: “Spero che possiate farvi delle ottime domande, mettervi in discussione e aiutare gli altri a porsi domande buone e provocatorie sul significato della vita e su come possiamo costruire un futuro migliore per coloro che verranno dopo noi”. “Non confondete e non stordite i vostri sogni, date loro spazio e osate guardare a grandi orizzonti, guardare ciò che vi attende se avrete il coraggio di costruirli insieme” ha quindi aggiunto sottolineando che il Giappone “ha bisogno di voi, il mondo ha bisogno di voi, svegli e generosi, gioiosi ed entusiasti, capace di costruire una casa per tutti. Prego perché cresciate in saggezza spirituale e scopriate in questa vita la strada verso la vera felicità”.  

Chiesa di Sicilia: oggi e domani incontro su “Accoglienza, dialogo, annuncio nella forma della carità in una chiesa sinodale”

22 Novembre 2019 - Enna - “Accoglienza, dialogo, annuncio nella forma della Carità in una Chiesa sinodale”: attorno a questo tema si riuniranno oggi e domani gli Uffici regionali per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso, quello per la Carità, quello per le Migrazioni (Migrantes) e l’Ufficio regionale per la Cooperazione missionaria tra le Chiese. “Saranno due giornate di studio e di riflessione per riappropriarci del significato di parole di cui forse abbiamo smarrito il senso. La declinazione attuale di termini fondamentali per la vitacristiana, come accoglienza, dialogo, annuncio, carità e sinodalità, dice tutto ed il contrario di tuttoe ci abbandona in un mondo caotico, senza più una bussola che ci orienti nella navigazione. Purtroppo – dice Mario Affronti, direttore dell’Ufficio regionale Migrantes– dobbiamo constatare che anche nel nostro mondo, quello dei cattolici praticanti, nel rispetto delle posizioni di tutti, c’è una buona parte che dice di no all’accoglienza, vanificando nei fatti gli altri momenti dell’agire cristiano. Evidentemente qualcosa non ha funzionato nel nostro percorso di evangelizzazione. Prima di naufragare ed annegare in queste alluvioni di parole diventate vuote – aggiunge Affronti -, abbiamo bisogno di capire e di conoscere per poter agire alla luce della parola bella e vera. Gli illustri relatori ci aiuteranno a trovare le radici teologiche ed ecclesiologiche oltre che profondamente umane di queste parole che, così purificate, avranno una vibrazione diversa da tutte le altre in quanto parole di verità e di vita. Come va declinata la sinodalità della Chiesa? Come la Chiesa siciliana ha vissuto l’accoglienza? Come agire in questa mare in tempesta? Come vivere queste parole?”. A guidare la riflessione saranno mons. Rino La Delfa, che interverrà sulla sinodalità della Chiesa, don Massimo Naro, chiamato a dare lettura e interpretazione sul vissuto della Chiesa in materia di accoglienza, e don Cosimo Scordato, il quale terra una relazione sul “Declinare la sinodalità”. Previsto anche un momento di confronto e di dialogo con i vescovi delegati per i diversi settori coinvolti: mons. Antonio Staglianò, vescovo di Noto, per la Migrantes; mons. Domenico Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, per l’Ecumenismo; mons. Rosario Gisana, vescovo di Piazza Armerina, per le Missioni; mons. Giovanni Accolla, arcivescovo di Messina, per la Carità. L’accoglienza, il dialogo e l’annuncio, nel titolo del convegno, devono infatti avere la “forma della Carità”. Ma qual è questa forma? “La nostra Chiesa locale è pure chiamata, in un momento storico impregnato di ‘sovranismo territoriale e culturale’ ad ‘andare in controtendenza ed investire le energie ad extra’. Ciascuno di noi è una missione nel mondo. Non si tratta solo di partire fisicamente per il mondo, si tratta di avere a cuore tutto il mondo“. A parlare è Giuseppe Paruzzo, direttore dell’Ufficio regionale per la Carità. “Don Tonino Bello avrebbe detto: ‘La Carità non ammette di essere raccontata. Deve essere vissuta. Anzi, l’unico linguaggio che sopporta è quello delle opere. Le parole che la descrivono sono solo sbavature’. Questa è la forma della Carità – aggiunge Paruzzo -, non quella che si ferma alle parole, ma quella che agisce con le opere-segno, che sono segno della presenza di Dio in questa terra. La presenza dei fratelli migranti non può essere vista come un problema, ma come un’occasione che abbiamo per vivere accanto a loro. Un occasione che abbiamo per servire. I migranti sono un dono che Dio sta facendo a noi credenti. Quando non penseremo più a loro come un problema da risolvere ma come un dono – conclude -, solo allora saremo accoglienti“.   Per Mario Affronti, “l’appuntamento rappresenta una tappa di un cammino pastorale avviato il 19 ottobre 2018. In quella occasione, a partire dalla specificità dei quattro uffici coinvolti nel progetto – Caritas che è cuore di ogni azione pastorale, Ecumenismo che è dialogo, Missio per annuncio e Migrantes per l’accoglienza -, e dalla constatazione del mutamento profondo della realtà della società e della necessità di una pastorale integrata, che renda più efficace ed incisiva un’attività nelle frontiere dell’annuncio del Vangelo, si è giunti alla decisione di iniziare un cammino sinodale, mediante l’organizzazione di una giornata di studio che avesse le migrazioni come elemento comune con auspicabili ricadute a livello regionale e diocesano”.