Tag: Mobilità umana e migrazioni

Elogio del tempo

11 Marzo 2021 - Roma - In queste settimane sta emergendo un’esigenza che accomuna un po' tutte le persone: recuperare il senso del tempo. Ne ha scritto Adriano Fabris su Avvenire del 9 marzo: “Il tempo all’epoca del coronavirus si è fatto uniforme e indifferente. Ha perso continuità, si è concentrato nell’attimo”. La riflessione sul tempo rimanda a un certo senso di ordine e, anche, di calma, di lentezza necessaria per vivere con pienezza le singole esperienze e collocarle nel giusto posto. Il tempo, in questo modo, si espande rafforzando i legami e dando ritmo alla comprensione di sé stessi. Per gli operatori della comunicazione questo elogio del tempo è invito a un dialogo interiore per avvertire la responsabilità di porre in relazione l’attimo con l’eternità, il frammento con l’insieme, il provvisorio con il definitivo. Recuperiamo il senso del tempo! (Vincenzo Corrado)  

Visto per 320.000 venezuelani fuggiti negli Stati Uniti

10 Marzo 2021 - Washington - Trecentoventimila venezuelani riparati negli Stati Uniti da un Paese sconvolto da una profonda crisi economica e politica, potranno richiedere la legale residenza per «straordinarie e temporanee condizioni». Un portavoce della Casa Bianca ha annunciato, riferisce l'Osservatore Romano, che l’amministrazione Biden considera queste persone in fuga da fame, malnutrizione, dall’insicurezza determinata dalla presenza crescente in Venezuela di gruppi armati non statali e da infrastrutture al collasso. Tutte premesse perché «il ritorno sia per loro non sicuro». Essere rimandati in patria, è la premessa di questa sanatoria, equivarrebbe a mettere a rischio le loro vite. Per fare richiesta di un visto di 18 mesi basterà dimostrare la presenza continuativa negli Stati Uniti alla data dell’8 marzo. La mossa tiene fede ad una promessa elettorale di Joe Biden: offrire protezione e riparo ai venezuelani fuggiti negli Usa lasciandosi alle spalle il Paese. Un conflitto politico si consuma nello scenario di una catastrofe umanitaria ed economica, sulla quale pesano an che le sanzioni internazionali che accerchiano il Venezuela. Strette limitazioni sono state imposte al commercio di petrolio, fra le principali risorse venezuelane. Anche qui Biden ha ribaltato l’atteggiamento della precedente amministrazione, ma non è disposto però a rimuovere le sanzioni, quanto piuttosto «mirarle» per non infliggere «punizioni non necessarie al popolo venezuelano», come ha spiegato il portavoce dell’amministrazione. La richiesta degli Usa è che si consentano nuove elezioni in Venezuela.  

Migranti: in 59 scavalcano la barriera tra Melilla e Marocco

9 Marzo 2021 - Roma - Circa 150 migranti hanno tentato oggi di superare poco prima dell’alba la barriera che separa il Marocco dalla città di Melilla, situata sulla costa nordafricana. Almeno 59 persone sono riuscite a scavalcare ed entrare in territorio spagnolo, secondo i media spagnoli. Secondo le autorità locali, gran parte del gruppo è stata trasferita in un centro anticovid, dove si realizzeranno test e i migranti verranno sottoposti a quarantena. Due migranti e tre agenti hanno accusato ferite lievi.  

Matrimonio, sacramento d’amore

9 Marzo 2021 - Lo Spirito, che il Signore effonde, dona il cuore nuovo e rende l'uomo e la donna capaci di amarsi, come Cristo ci ha amati. L'amore coniugale raggiunge quella pienezza a cui è interiormente ordinato, la carità coniugale, che è il modo proprio e specifico con cui gli sposi partecipano e sono chiamati a vivere la carità stessa di Cristo che si dona sulla Croce. […] In virtù della sacramentalità del loro matrimonio, gli sposi sono vincolati l'uno all'altra nella maniera più profondamente indissolubile. La loro reciproca appartenenza è la rappresentazione reale, per il tramite del segno sacramentale, del rapporto stesso di Cristo con la Chiesa. (Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, n.13 – 22 novembre 1981)   La seconda parte dell’esortazione apostolica Familiaris Consortio è molto densa perché è quella dedicata alla esplicitazione del fondamento teologico del sacramento del matrimonio. Ancora una volta il Papa riparte dal “principio” e spiega come essere creato a immagine e somiglianza di Dio che è Amore significa per l’uomo e la donna essere chiamati alla fondamentale vocazione di amare ed essere amati. La Rivelazione cristiana conosce due strade per rispondere a questa chiamata: il matrimonio e la verginità, due strade che si illuminano reciprocamente. In questa ottica la sessualità, la donazione totale dei corpi non può dirsi qualcosa di puramente biologico ma riguarda l’intimità più profonda della persona ed è per questo che l’unico luogo in cui si può esplicitare in pienezza è il matrimonio. Questo sacramento è l’immagine e il simbolo dell’alleanza fra Dio e il suo popolo. Il culmine di questa alleanza si ha con Cristo che si dona sulla croce e gli sposi partecipano proprio di questa natura della carità. Lo Spirito Santo li abilita a questo tipo di amore. Ecco allora il principio dell’indissolubilità, non da viversi come un vincolo ma come la partecipazione piena alla fedeltà di Dio che mai può venire meno. È la stessa partecipazione che attraverso il sacramento rende gli sposi capaci di vivere la fecondità come manifestazione dell’amore di Dio per gli uomini. Gli sposi che diventano genitori sono abilitati ad amare i propri figli e il loro amore è il segno visibile dello stesso amore di Dio.  «Non si deve, tuttavia, dimenticare – scrive il Papa - che anche quando la procreazione non è possibile, non per questo la vita coniugale perde il suo valore». Molte sono le vie per esercitare un servizio alla vita della persona e superare l’ostacolo, pur doloroso, della sterilità, prima fra tutte quella dell’adozione. Quella che il matrimonio crea è la famiglia umana che si inserisce nella famiglia di Dio che è la Chiesa, in un rapporto di reciproca edificazione. La famiglia, chiesa domestica fa crescere uomini e donne che attraverso il battesimo entrano a far parte della Chiesa e questa condivide con la famiglia umana il beneficio della redenzione di Cristo, morto e risorto per essa. Infine il documento papale torna sul rapporto fra matrimonio e verginità. Le due realtà non sono in contrapposizione, ma anzi confermano reciprocamente il valore delle due strade che si offrono all’uomo e alla donna per l’edificazione del Regno dei Cieli. «La verginità tiene viva nella Chiesa la coscienza del mistero del matrimonio e lo difende da ogni riduzione e da ogni impoverimento». Quello formulato da Giovanni Paolo II è un impianto dottrinale ricco ed esaustivo, supportato dalla sapienza di padri della Chiesa come Tertulliano e San Giovanni Crisostomo. Forte del magistero del Concilio Vaticano II e dell’approfondimento di esso già compiuto da Paolo VI, papa Wojtyla elabora una teologia del matrimonio che non aveva ancora ricevuto una tale sistematizzazione. In essa gli sposi possono ritrovare la traccia sicura per la loro vocazione e i riferimenti saldi nella Scrittura e nel Magistero. Il matrimonio che, in quegli anni, ancora non viveva così forte la crisi che oggi sperimentiamo, non può più essere considerato un sacramento di valore inferiore rispetto all’ordine o rispetto alla consacrazione religiosa, ma anzi assume una dignità altissima nell’economia della Chiesa e per questo l’Esortazione Apostolica prosegue con la sua parte più ampia dedicata ai compiti della famiglia cristiana. (Giovanni M. Capetta - Sir)    

I migranti: trent’anni fa la Chiesa salentina era già “in uscita”

8 Marzo 2021 - Lecce - Sino al ’91 a sbarcare su queste coste, di notte e di nascosto, erano soltanto i contrabbandieri. Quasi sempre italiani che trafficavano con le sigarette. E non venivano mai dall’Albania che era uno stato impenetrabile. Poi, improvvisamente, giunse qualche barca malandata, carica di persone prive di tutto. Ci si rese subito conto che si trattava di fuggiaschi che scappavano da una società in disfacimento. Si capì che erano disperati in cerca di fortuna. Avevano bisogno di tutto e guardavano con occhi stupiti e rispettosi. Non chiedevano niente, eppure avevano bisogno di tutto. Molti riuscivano a dire qualche parola in italiano. Conoscevano i nomi dei calciatori e delle squadre di calcio. Sapevano dire “Vecchia Romagna etichetta nera”, ma erano soltanto incuriositi dal caminetto acceso nell’angolo di una casa accogliente.  Sì, perché in Albania, di nascosto dal regime, vedevano la televisione italiana. Si affollavano attorno ai pochi televisori disponibili e con occhi sognanti raccoglievano e sintetizzavano l’intero Occidente negli spot pubblicitari trasmessi dalla televisione italiana, l’unica che si potesse ricevere al di là del Canale d’Otranto. Nei primi giorni di marzo fu come un’improvvisa esplosione: approdavano dappertutto lungo tutta la costa, con vecchi pescherecci o piccole navi in disarmo, da abbandonare dopo l’arrivo. Ripiene all’inverosimile. E con un gran numero di giovani, anche giovanissimi, persino ragazzi, spinti all’imbarco da genitori che osavano sperare in un futuro dignitoso per i loro figlioli. Nella settimana fra il 3 e il 9 marzo di quell’anno, in provincia di Lecce si contarono 900 minori non accompagnati. Un problema nel problema. Lo Stato faceva fatica a trovare ricoveri e luoghi di accoglienza. Mancavano le direttive. Nessuno sapeva che cosa fare. I Salentini, invece, capirono ed agirono. L’Episcopato salentino inventò - già allora - la Chiesa in uscita e la mise in atto. In una sola serata il Tribunale dei minori affidò circa 500 minori ad una sola persona: a mons. Cosmo Francesco Ruppi, arcivescovo di Lecce. E dalla redazione de L’Ora del Salento partì un tam tam che in tanti ripresero ed amplificarono. In pochi giorni i minori riuscirono a trovare una casa o un istituto, e comunque un letto, un pasto caldo, una comunità di accoglienza. E quando una nave ancora più grande riversò sulla banchina del porto di Brindisi una fiumana di persone infreddolite, coperte a malapena da un grande foglio di plastica tirato fuori da un privato, nel gesto disperato di proteggere dalla pioggia, allora partì la famosa telefonata dell’arcivescovo Settimio Todisco al prefetto di Brindisi: “O trova lei la soluzione, o io apro la cattedrale ed ospito tutti in chiesa. Questa gente non può rimanere qui”. Fu uno slancio di solidarietà corale, che coinvolse tutti. Come dimenticare l’invito del parroco don Michele Gentile, dei Salesiani, durante l’omelia della domenica: “Vi prego cari fratelli, non portateci più generi alimentari: abbiamo i depositi intasati e i frigoriferi stracolmi. Piuttosto fateci avere saponi, pannolini, indumenti per bambini piccoli. Aiutateci dandoci una mano. Grazie”. Mons. Ruppi raccomandò ai suoi collaboratori: rendetevi conto che arriveranno anche stasera e poi domani sera e poi ancora. Andateli ad aspettare lungo le spiagge. E un funzionario della Prefettura scrutava continuamente il cielo: stasera tira troppo vento - diceva - forse possiamo andare a dormire, con questo vento è difficile che possano sbarcare. Fu un momento straordinario, che si prolungò nel tempo. Molti volontari scoprirono nuovi bisogni e impararono sul campo a dare le dovute risposte. Qual era il bisogno più urgente dei migranti? Non chiedevano né scarpe né vestiti e neppure cibo e bevande; desideravano invece comunicare con le famiglie rimaste in Albania o con i parenti che potevano essere in Italia, ma chissà dove. Si riuscì a riunire tantissime famiglie, con sforzi inenarrabili. Nella concitazione dello sbarco e dei soccorsi, era accaduto di tutto: ed era grande la disperazione di chi non sapeva dove fosse il figlio, il marito, il parente, la mamma o il papà con cui aveva compiuto la traversata del Canale d’Otranto. Si organizzò l’accesso alla scuola e si offrirono servizi educativi integrativi, si riuscì ad inserire nel mondo del lavoro... Si fecero grandi cose. Quei migranti sono oggi cittadini pienamente integrati nella società civile italiana, talvolta con ruoli di rilievo; molti hanno studiato, qualcuno si è laureato. Alcuni sono tornati in Albania. Oggi alcuni Italiani vanno a lavorare in Albania e fra le due sponde dell’Adriatico c’è uno scambio fraterno. I migranti del marzo del 1991 hanno segnato un’esperienza più unica che rara. E la comunità salentina ha dimostrato che la via della integrazione e della pacifica convivenza è possibile. Il segreto? Riconoscersi fratelli ed agire con massima lealtà. Se questo è accaduto, significa che è possibile. Ed allora giova farne memoria, per proseguire con fiducia e speranza. (Nicola Paparella – Portalecce)  ​    

C’è un oltre l’8 marzo

8 Marzo 2021 - Roma - In prima pagina quattro immagini di donne: Ann Nu Thawng, la suora birmana inginocchiata davanti alla polizia, dietro le sbarre il volto della giornalista bielorussa Katerina Borisevich in lotta contro le menzogne del presidente Lukashenko, la regista cinese Chloe Zhao che ha destinato il prestigioso premio cinematografico Golden Globe ai nomadi, Hatice Cengiz compagna del giornalista Jamal Khashoggi massacrato il 2 ottobre 2018 nella sede del consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul. Alle quattro immagini apparse sui giornali nella prima settimana di marzo si è affiancata quella della diciannovenne Angel ritratta poco prima di venire uccisa dagli agenti birmani: indossava una maglietta con la scritta “Andrà tutto bene”. Donne in prima linea nella difesa e nella promozione dei diritti umani, i diritti di tutti. Con loro altre donne che nelle loro terre hanno cambiato e stanno cambiando la direzione della storia. Donne che contestano con la forza della non violenza e sfidano in ginocchio o in carcere la stessa violenza. Le donne, di cui parlano le immagini di questi giorni, sapevano e sanno di avere di fronte un potere dato per incrollabile. Non si sono arrese, sono vissute e vivono l’attesa di un “oltre”, un’attesa fatta di custodia di un sogno in piccola parte diventato realtà e in gran parte da realizzare. Le radici del sogno sono nell’accoglienza, dentro sé stesse, di una vita nuova. Sono dentro un’esperienza che suscita uno sguardo lucido sul presente e sul futuro. «La lucidità - si legge nel mensile di marzo “Donne Chiesa Mondo” de L’Osservatore Romano - è quella capacità di vedere chiaramente la realtà, alla luce della verità, non di ragionare per emozioni, sotto il giogo di percezioni errate. Si può dedurre che le donne hanno questa qualità in dotazione, fin dalla nascita? Più degli uomini?». Le risposte non possono che essere il frutto di una riflessione limpida, libera da ideologie, da luoghi comuni, da pregiudizi. C’è un “un oltre l’8 marzo” da mettere in agenda. È un oltre da coltivare nella coscienza del mondo perché i giovani e le giovani crescano senza essere prigioniere di dualismi alimentati da diversi poteri. Le immagini delle donne dell’oltre che pagano a caro prezzo la loro passione per la dignità di ogni persona confermano che il cammino è ancora lungo ma è possibile e vale la pena continuarlo. Quei volti si rivolgono all’opinione pubblica per scuoterla, avvertono che la società sta cambiando, annunciano al mondo nuovi orizzonti di senso. (Paolo Bustaffa)    

Scalabriniane nella Giornata internazionale della donna: Covid non faccia chiudere gli occhi sulle violenze e sugli abusi

8 Marzo 2021 - Roma - «Il Covid non può far chiudere gli occhi davanti a una crisi economica e sociale senza precedenti e a un traffico di esseri umani che continua a contraddistinguere i Paesi più poveri del mondo. Più di una donna migrante su due è vittima di abusi psicologici e fisici, quasi quattro su dieci sono state colpite da torture. Sono questi numeri che devono far capire come l’aiuto alle donne che si trovano in situazioni che le rendono vulnerabili, in Italia, come nel resto del mondo, sia una delle priorità da seguire. Anche durante questo periodo di pandemia». A dirlo è suor Neusa de Fatima Mariano, superiora generale delle Suore missionarie Scalabriniane in occasione della Giornata internazionale della donna che si celebra oggi, 8 marzo. “Questi numeri testimoniano che nell’agenda dei decisori politici non può esserci solo la gestione dell’emergenza coronavirus, pur se prioritaria e importante – ha aggiunto – Le donne hanno un ruolo fondamentale nella famiglia, nello sviluppo dei figli, della voglia di riscatto e crescita che deve contraddistinguere questo momento storico. Grazie alle intenzioni del Santo Padre abbiamo creato case di accoglienza ‘a tempo’, come quelle aperte a Roma del progetto ‘Chaire Gynai’, dove diamo modo a persone in condizioni di fragilità e semi-autonome di potersi integrare e vivere una nuova vita tutta a colori. Se da una parte la rete sociale vuole accogliere, integrare, proteggere e promuovere, dall’altra è opportuno che gli Stati di tutto il mondo decidano una linea chiara nella lotta contro la tratta, il traffico e la violenza contro le donne. Proteggerle vuol dire proteggere la vita, sempre, perché un mondo senza le donne sarebbe sterile, perché loro sanno guardare ogni cosa con occhi materni che vedono oltre e sono capaci di fare nascere la solidarietà e la fraternità universale dal di dentro dello stesso dramma dell’emigrazione, in vista di cieli nuovi e una terra nuova! Grazie a tutte le donne che si dedicano per difendere la vita e la dignità della condizione femminile, rese vulnerabili dallo sfruttamento e dall'ingiustizia».  

Regione Puglia: una seduta straordinaria del Consiglio Regionale per celebrare il trentennale dell’emigrazione albanese

5 Marzo 2021 - Bari - Il 7 marzo del 1991 la città di Brindisi si risvegliò con decine di navi, con a bordo 27mila albanesi, provenienti dall’altra sponda dell’Adriatico. E poi lo sbarco a Bari della nave Vlora, l’8 agosto del 1991, con l’arrivo di 20mila albanesi. Avvenimenti che hanno segnato profondamente i rapporti tra il popolo pugliese e il popolo albanese. La Regione Puglia nel trentennale dell’emigrazione albanese, oggi ricorderà questi eventi con una seduta straordinaria del Consiglio regionale alla quale parteciperanno il Primo Ministro dell’Albania Edi Rama ed il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio Insieme al presidente della Regione Michele Emiliano ed alla presidente del Consiglio Loredana Capone saranno presenti in aula capigruppo e presidenti di Commissione, la delegazione del governo albanese con il Ministro di Stato per la Ricostruzione Arben Ahmetaj, il Ministro della Salute e dell'assistenza sociale Ogerta Manastirliu, il Ministro dell'istruzione, dello Sport e della Gioventù Evis Kushi, e Fate Velaj, Membro del Parlamento, il vice ministro sen. Teresa Bellanova ed i sottosegretari on. Assuntela Messina, Anna Macina, Rosario Sasso, Ivan Scalfarotto e Francesco Paolo Sisto. Presenti anche i massimi rappresentanti diplomatici, l’Ambasciatore d’Italia a Tirana Fabrizio Bucci, l’Ambasciatore della Repubblica d’Albania Anila Bitri Lani e la Console generale della Repubblica d’Albania in Italia Gentiana Mburimi. Il Presidente del Parlamento Europeo David Sassoli interverrà in video Tra gli eventi che precederanno la seduta consiliare è prevista l’inaugurazione della mostra “Exodus”, a cura di Nicola Genco, allestita nell’Agorà del Palazzo del Consiglio regionale e l’esibizione del violoncellista Redi Hasa. Negli stessi spazi è allestita la mostra “Compagni e Angeli” a cura di Alfredo Pirri. I Rettori delle Università Pugliesi consegneranno al Primo ministro Rama una copia del Manuale per la ripartenza “Regioni Sicure” tradotto in lingua albanese e redatto grazie al lavoro di 130 personalità del mondo scientifico delle quattro Università con il coordinamento dell’associazione culturale “L’Isola che non c’è”.  

Istat: peggiorano le condizioni di famiglie sia con stranieri sia di soli italiani

5 Marzo 2021 -

Roma - Peggiorano le condizioni di famiglie sia con stranieri sia di soli italiani. Lo sottolinea l'Istat nel report sulle "stime preliminari povertà assoluta e elle spese per consumi". Nel 2020, l’incidenza di povertà assoluta passa dal 4,9% al 6,0% tra le famiglie composte solamente da italiani, dal 22,0% al 25,7% tra quelle con stranieri, che conoscono una diffusione del fenomeno molto più rilevante e tornano ai livelli del 2018. Tuttavia, tra il 2019 e il 2020 si riduce la quota di famiglie con stranieri sul totale delle famiglie povere, passando da oltre il 30% al 28,7% (più del 31% nel 2018). Questo seppur limitato cambiamento strutturale si può imputare al considerevole incremento di famiglie povere composte solamente da italiani che rappresentano circa l’80% delle 335mila famiglie in più che si contano nel nostro Paese nel 2020. 

La missione della famiglia

4 Marzo 2021 - Roma - La Chiesa, illuminata dalla fede, che le fa conoscere tutta la verità sul prezioso bene del matrimonio e della famiglia e sui loro significati più profondi, ancora una volta sente l'urgenza di annunciare il Vangelo, cioè la "buona novella" a tutti indistintamente, in particolare a tutti coloro che sono chiamati al matrimonio e vi si preparano, a tutti gli sposi e genitori del mondo. (Esortazione Apostolica Familiaris Consortio, n.3, 22 novembre 1981)   Con queste parole, in uno dei suoi primi numeri, si apre Familiaris Consortio la grande Esortazione Apostolica sui compiti della famiglia cristiana. Un pilastro del magistero sul matrimonio che Giovanni Paolo II scrisse a seguito del Sinodo dei Vescovi, dedicato allo stesso argomento che si tenne a Roma dal 25 settembre al 25 ottobre del 1980. Il Papa che da anni stava già tenendo le sue catechesi sull’amore umano, decide di dedicare un intero documento al tema della famiglia dando dimostrazione di avere molto a cuore che gli sposi cristiani si sentano investiti di una missione specifica di evangelizzazione a partire dal dono di grazia del sacramento ricevuto. Nei primi paragrafi il Papa riprende la dottrina espressa nelle catechesi secondo cui nel matrimonio gli sposi devono poter tornare sempre alla origine, alla volontà del Creatore “in principio” perché lì, secondo le parole di Cristo, si trova la “realizzazione integrale del disegno di Dio”. Siamo in un momento storico, diceva il Papa agli inizi degli anni ottanta, in cui la famiglia è sotto la pressione di forze che cercano di snaturarne il senso o di deformarla. Una tendenza che non è mai andata scemando nel tempo e che anzi, oggi a quarant’anni di distanza possiamo percepire ancora più forte e pervasiva. L’approccio della Chiesa, però, allora come adesso è sempre quello di non perdere la speranza e analizzare il suo tempo con un’indagine attenta ed onesta della situazione reale. Per questo la prima parte dell’Esortazione è dedicata a passare in rassegna le luci e le ombre della famiglia nel contesto attuale. Ai laici cristiani che hanno intrapreso la via del matrimonio è chiesto di intraprendere la via di un discernimento attento che essi per primi possono fare in virtù della loro particolare vocazione. Essi “hanno il compito specifico di interpretare alla luce di Cristo la storia di questo mondo”. A fronte di “visioni e proposte anche seducenti ma che compromettono in diversa misura la verità e la dignità della persona umana”, gli sposi con la Chiesa sono chiamati a prendere posizione, a mettere in campo il loro carisma specifico. Il Papa riconosce che nel mondo vi è una coscienza più viva della libertà personale, un’attenzione maggiore alle relazioni interpersonali nel matrimonio, alla dignità della donna e all’educazione dei figli, A fronte di ciò, però, vi sono segni di “preoccupante degradazione di alcuni valori fondamentali”. Per esempio una errata concezione dell’indipendenza dei coniugi fra di loro, il mal interpretato principio di autorità nei rapporti coi figli, il numero crescente dei divorzi, la piaga dell’aborto, una mentalità contraccettiva. A ciò si aggiunga che mentre nei Paesi del benessere prevale quasi la paura nei confronti della vita, vista come un pericolo da evitare, nei Paesi del Terzo Mondo mancano i mezzi fondamentali per la sopravvivenza e i discorsi da rivolgere alle famiglie di quei luoghi non possono che essere completamente diversi rispetto a quelli dei Paesi Occidentali. In questo contesto così variegato, il Papa, che deve tener conto di dover parlare al mondo intero, non rinuncia a richiamare tutti ad un esame di coscienza, che faccia riscoprire il primato dei valori morali. In quest’ottica l’invito è ad una sempre rinnovata conversione, non estemporanea, non una volta per tutte, ma in un “processo dinamico che avanza gradualmente con la progressiva integrazione dei doni di Dio”. Un processo questo che si deve avvalere anche del metodo dell’inculturazione, quel principio, affermato dal Concilio, secondo il quale la Chiesa potrà camminare verso una conoscenza sempre più completa della verità acquisendo da tutte le culture quei germi di sapere che contribuiscono a esprimere le inesauribili ricchezze di Cristo. Questo, dunque, l’intento della esortazione apostolica che andremo a leggere in alcuni suoi passi, consapevoli che essa è una pietra miliare della dottrina e della pastorale famigliare e si colloca come architrave tra l’enciclica Humanae Vitae che abbiamo già visitato e la più recente esortazione apostolica Amoris Laetitia scritta da papa Francesco nel 2016 anch’essa all’indomani di un altro sinodo sulla famiglia. (Giovanni M. Capetta - Sir)