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A fianco dei ministri di Dio più minacciati

3 Marzo 2021 - Roma - Padre John Gbakaan, parroco di Sant'Antonio di Gulu, nella diocesi nigeriana di Minna, è stato rapito il 15 gennaio scorso e poi brutalmente assassinato a colpi di machete. Il corpo senza vita di Padre Rodrigue Sanon, parroco nella diocesi di Banfora in Burkina Faso, è stato ritrovato il 21 gennaio scorso a tre giorni dal sequestro i cui autori, secondo fonti locali, sarebbero vicini ai militanti islamisti. Il successivo 24 gennaio Don Rene Regalado è stato assassinato nei pressi del monastero carmelitano di Malaybalay, nelle Filippine. Non sono titoli di cronaca nera bensì un estratto del tragico bollettino, nel solo scorso gennaio, delle vittime appartenenti al clero delle comunità cristiane minacciate in questi tre Paesi, inclusi da Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) nella lista delle venti nazioni più rischiose per i nostri fratelli nella fede. Gli ostacoli all'evangelizzazione sono molteplici, e non provengono solo dalla persecuzione o dalla criminalità. Facciamo qualche altro esempio concreto. La diocesi di Tezpur si trova nello stato indiano nord-orientale dell'Assam. I circa 195.000 cattolici locali rappresentano una piccolissima minoranza tra gli 84 milioni di abitanti. Le famiglie vivono in piccole capanne in condizioni igieniche precarie. I sacerdoti cattolici annunciano loro la Buona Novella, ben accolta da molti. Dato che anche la diocesi è molto povera il vescovo Michael Akasius Toppo si è rivolto ad ACS: «Stiamo cercando di portare il messaggio redentore di Cristo ma abbiamo bisogno di una mano. Confido nella vostra generosità, e vi chiedo offerte per la celebrazione di Messe. I nostri sacerdoti saranno per sempre grati e ricorderanno i benefattori sull'altare». Molte richieste ci giungono anche dall’Africa. Don Henry Saileri Mauawa, ad esempio, è un insegnante del seminario di San Kizito, in Malawi. «Le scuole sono state chiuse il 23 marzo 2020 a causa della diffusione del coronavirus» e ciò, prosegue, «è stato un duro colpo perché ha fatto scomparire il piccolo sostegno per noi sacerdoti in servizio nel seminario». Anche per loro le offerte per la celebrazione di Messe sono essenziali. Mons. Richard Kitengie, amministratore diocesano di Kabinda nella Repubblica Democratica del Congo, ci ha scritto che «con le ultime misure assunte per limitare la diffusione del Covid-19 i nostri sacerdoti che vivono essenzialmente grazie alle offerte domenicali stanno sperimentando grandi difficoltà e non sono più in grado di far fronte ai propri bisogni primari». Per questo motivo le offerte per la celebrazione di Messe secondo le intenzioni dei benefattori «vengono accolte come un intervento celeste», come uno «strumento della Provvidenza». Non può mancare una voce dal martoriato Medio Oriente. Fra le tante abbiamo scelto quella di mons. Denis Antoine Chahda, arcivescovo di Aleppo in Siria: «Nel corso delle nostre numerose visite in diverse nazioni del mondo abbiamo visto di persona quanti stanno contribuendo a salvare migliaia di persone attraverso le loro semplici donazioni». Non solo grandi e facoltosi donatori ma anche «lavoratori, impiegati e anche persone con reddito molto basso», tutti accomunati da un sentimento: «Loro avvertono quanto sta accadendo in Paesi che sono sotto il peso della guerra e che sperimentano la carestia», racconta il prelato. Anche per i sacerdoti siriani le offerte per Messe sono fondamentali. Nel corso del 2020 i benefattori di ACS hanno donato generosamente consentendo la celebrazione di 1.782.097 Messe in tutto il mondo. Le offerte hanno complessivamente sostenuto 45.655 sacerdoti e molto spesso anche i fedeli più poveri che ordinariamente si rivolgono a loro. Per contribuire a questa grande comunità di fede e carità cristiane, per essere concretamente a fianco dei ministri di Dio più minacciati, può utilizzare il materiale di Aiuto alla Chiesa che Soffre allegato a questo numero. Nessuna persecuzione, nessuna carestia potranno fermare l’azione apostolica della Chiesa se, con l'aiuto della Provvidenza, la nostra concreta solidarietà sosterrà lo sforzo di tanti eroici ministri di Dio. (Massimiliano Tubani)    

Pakistan: questa sera preghiera in ricordo di Shahbaz Bhatti

2 Marzo 2021 - Roma – Questa sera, alle 20, nella Basilica di Santa Maria in Trastevere a Roma, durante la preghiera serale della Comunità di Sant’Egidio, sarà ricordato il ministro pakistano cristiano Shahbaz Bhatti, ucciso a Islamabad dieci anni fa, il 2 marzo 2011, a causa del suo impegno nella difesa dei cristiani e di tutte le minoranze. La preghiera sarà presieduta da mons. Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone, presidente della Commissione Episcopale per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso della CEI. Amico e fratello di Sant'Egidio, uomo di pace e di preghiera, collaborava per promuovere il dialogo tra le religioni nel suo paese. La sua Bibbia, sulla quale sostava ogni giorno, è custodita nel Santuario dei Nuovi Martiri della basilica di San Bartolomeo all'Isola Tiberina.  

Congolesi a Roma: domenica celebrazione eucaristica per ricordare l’ambasciatore e il carabiniere e pregare per la pace in Congo

26 Febbraio 2021 -

Roma - «Di fronte a questa tragedia che ha causato la morte del nostro caro Ambasciatore d’Italia nella Repubblica Democratica del Congo, Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e di Mustafa Milambo, autista congolese, la comunità congolese a Roma è rimasta profondamente sconvolta e addolorata». Lo dice a http://www.migrantesonline.it don Sylvestre Adesengie, Cappellano della Comunità cattolica Congolese di Roma, dopo la tragedia dei giorni scorsi. «Per l'ennesima volta, la comunità congolese piange delle morti innocenti e piange tanti congolesi - aggiunge il sacerdote  - uccisi nel paese senza motivo e si chiede il perché di questa violenza.  La nostra comunità, costituita da famiglie, lavoratori, studenti, religiosi e religiose, preti, che considera l’Italia come suo secondo Paese, prega per la pace nel mondo e in modo speciale per il Congo tanto martoriato».  E domenica nella chiesa della Natività del Nostro Signore Gesù Cristo a Roma, alle ore 11, una celebrazione eucaristica per ricordare in modo particolare «il nostro caro ambasciatore Luca e Vittorio uccisi in Congo». Per questa celebrazione la comunità cattolica congolese in Italia ha invitato le autorità comunali di Roma e i  due ambasciatori a Roma.  «La comunità congolese - dice don Sylvestre - presenta le sue sentite condoglianze alle famiglie dell’Ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Iacovacci, alle istituzione italiane e all’intero Paese Italia  e condanna questo gesto vile, barbarico e crudele, chiedendo chiarezza e verità su  ciò  che è accaduto». (R. Iaria)

Podcast per raccontare l’integrazione

25 Febbraio 2021 - Roma - Racconti, testimonianze, analisi e proposte per far conoscere le gioie e le fatiche del percorso di integrazione dei cittadini stranieri in Italia. Prendono il via oggi i podcast realizzati dalla Caritas di Roma, dal Centro Astalli e dall’Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo nell’ambito del Progetto «Rafforzare #Integrazione, Costruire #Ospitalità. 2». L’iniziativa mira a fornire un sostegno concreto all’inclusione socio-lavorativa e abitativa dei titolari di protezione internazionale usciti da non più di 18 mesi dal circuito dell’accoglienza pubblica, attraverso un sistema di accoglienza diffusa gratuita presso parrocchie e istituti religiosi del territorio di Roma, dicono i promotori. Per ognuno dei destinatari viene attivato un "Piano di intervento", insieme composito di strumenti e misure, anche di carattere finanziario, di integrazione ai quali attingere in base ai propri bisogni. Il progetto si pone anche l’obiettivo di promuovere e rafforzare la cultura dell’accoglienza intesa come capacità della società civile di attivarsi e mettersi in gioco per superare le disuguaglianze sociali, le diffidenze e i pregiudizi reciproci favorendo in un contesto di prossimità la conoscenza l’uno dell’altro. Una campagna di comunicazione promuoverà le buone pratiche messe in atto attraverso l’utilizzo dei social network. Sono previsti 20 podcast, con diffusione quindicinale, ai quali faranno seguito anche pubblicazioni, webinar e altre iniziative di sensibilizzazione. I podcast sono disponibili nella web-radio “On the move” (https://www.onthemoveradio.it).  

Incontrare e accogliere, per una comunicazione ospitale

25 Febbraio 2021 - Roma - La comunicazione ha una qualità connaturata: l’ospitalità. Molto spesso contesti e indole interiore soffocano questa caratteristica, con deviazioni etiche e deontologiche. Comunicare non è solo trasmettere notizie: è disponibilità, arricchimento reciproco, relazione. Solo con un cuore libero e capace di ascolto attento e rispettoso, la comunicazione può costruire ponti, occasioni di pace senza infingimenti. E l’ospitalità è una possibilità perché ciò avvenga: questa, infatti, agisce non solo su chi viene accolto ma anche su chi accoglie. Nella comunicazione gli incontri da persona a persona sono indispensabili. L’incontro permette inoltre di capire meglio le proprie radici e approfondire la propria identità. Una sfumatura importante con cui rileggere il messaggio di Papa Francesco per la 55ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. (Vincenzo Corrado)

Brasile: venti anni fa la morte di don Lanciotti, gravemente ferito in un attentato

22 Febbraio 2021 - Roma - Una “vita donata” è la sintesi della vita di don Nazareno Lanciotti, morto 20 anni fa, il 22 febbraio 2001, in Brasile dopo essere stato ferito gravemente da alcuni sicari undici giorni prima, l’11 febbraio, nella sua canonica di Jauru, dove era arrivato nel novembre 1971, all’età di 31 anni. Nelle stesse ore in cui padre Nazareno tornava alla casa del Padre, papa Giovanni Paolo II creava nuovi cardinali durante il quale parlava della testimonianza fino al martirio. Tra i nuovi porporati Jorge Maria Bergoglio. La vita e le opere del missionario sono oggi all’esame della Congregazione per la Causa dei Santi dopo lo svolgimento della fase diocesana a São Luiz de Cáceres. Nato a Roma il 3 marzo 1940, dopo gli studi nel seminario di Subiaco, e ordinato sacerdote nel 1966, svolge i suoi primi anni di ministero a Roma. In Brasile trova una realtà di povertà estrema e il suo impegno a sostegno della popolazione fu immediato. In appena tre anni riesce a costruire un ospedale con annessa la chiesa di “Nostra Signora del Pilar”. E poi ancora la casa per anziani “Cuore Immacolato di Maria”, chiesette e cappelle nella foresta per l’assistenza in piccoli gruppi dei tanti fedeli, gruppi di preghiera e una scuola dedicata a San Francesco d’Assisi per 400 bambini. Tra le sue preoccupazioni anche la carenza di sacerdoti che lo spinge a iniziare un seminario minore dove si formarono le prime vocazioni locali, come ci dice il postulatore della causa, don Enzo Gabrieli raccontando che la dimora di p. Nazareno fu la vecchia chiesa cadente presso la quale vi era arrivato a dorso di un mulo. La prima notte che vi trascorse aveva trovato un’immagine della Vergine dalla quale si sentì dire, in cuor suo, “ti stavo aspettando”. E lui si mette subito all’opera a servizio degli altri: “l'amore per il Signore non è scindibile da quello per il suo popolo”, spiega don Gabrieli sottolineando che padre Nazareno “si è consacrato alla missione secondo quello spirito di Chiesa in uscita di cui parla papa Francesco. Non si è risparmiato ed è partito per rispondere alle esigenze della Chiesa che è nel Mato Grosso e in Amazzonia. Una esigenza ancora viva e forte”. Il sacerdote aveva come punti di riferimento la Madonna, l'Eucarestia e l'amore per il Papa e la Chiesa. Prima di morire “ha saputo perdonare i suoi attentatori così come fecero i grandi martiri”. Il suo impegno “attento al bene di ciascuno”, lo porta ad essere accanto ai giovani che incontrava ogni sabato, dopo la Messa, mettendoli in guardia dai pericoli della droga e della prostituzione. Un’attività che “dava fastidio” dice don Gabrieli. Infatti l’11 febbraio del 2001 due uomini con il volto coperto fecero irruzione nella canonica dove il missionario stava cenando con i suoi collaboratori e alcuni ospiti. “Puntando una pistola contro i presenti, chiesero loro soldi per inscenare una rapina finita male”, racconta il postulatore sottolineando come, grazie ai testimoni, si è potuta fare una vera a propria ricognizione di quanto avvenuto. “Nel corso dell’atto criminale loro stessi rivelarono che erano stati mandati da alcuni personaggi locali ai quali l’azione della Chiesa e del prete dava fastidio”, dice ancora il postulatore don Gabrieli. “Sono venuto ad ammazzarti perché ci dai troppo fastidio”, disse uno dei killer. La parrocchia era diventata “l’argine e la protezione per tanti giovani dai pericoli della droga e della prostituzione”. Il sacerdote fu immediatamente soccorso e portato in ospedale ma morì undici giorni dopo con in bocca parole di perdono per i killer. Dalla sua vita emerge “un sacerdote innamorato che ha difeso la vita e la famiglia e quei valori cristiani che sono alla base della vita cristiana. Il cristiano non è un eroe, ha avuto anche paura, sapeva di rischiare ma l'amore è più forte di ogni paura”. (Raffaele Iaria)      

Parlare a cuore aperto

19 Febbraio 2021 - Loreto - «Ma tu non ti confessi mai?» faccio un giorno al mio unico confratello, a bruciapelo. Mi risponde con un’occhiata un po’ incattivita. Come se mi fossi avventurato incautamente nell’intimior intimo meo. «Ma no! – gli ribatto – Non la confessione sacramentale, cosa tua sacrosanta, ma dire quello che ti sta a cuore. Quello che in fondo ti fa male. O che ti fa star male». Ogni tanto parler vrai direbbero i francesi. Parlare a cuore aperto. Dialogare. Non chiudersi in un mutismo che non sappia condividere, preso dai propri pensieri. Senza dimenticare che «quando lanci le frecce della verità – come esorta un proverbio arabo – intingi sempre la punta nel miele». Il 2020 è stato l'anno del Dialogo per la nostra congregazione scalabriniana. Senz’altro questo comincia a germogliare in noi stessi, tra di noi, coltivato nel proprio hortus conclusus. «Devi essere tu il cambiamento che vorresti vedere nel mondo» raccomanda un indimenticato leader indiano. Un giovane ex-confratello ci sorprendeva, invece, per l’entusiasmo disinvolto nel confessare le persone, facendolo alla domenica fino a qualche istante prima della sua Messa. Ciò ci interrogava: «Ha uno strano piacere di confessare gli altri, però lui non si confessa mai, non si apre mai, non parla mai di sé…». Ricordo che una congregazione francese aveva prodotto una suggestiva immagine o un segnalibro, che ti trovavi sempre tra le mani. Vi stava scritto «Questi sono i nostri valori» e giù un elenco di qualità spirituali o non. Altrettanti segnali stradali sul cammino delle differenti comunità. Nel nostro segnalibro si potrebbe scorrere: Dialogo – al primo posto – Empatia, Spirito di humour e chissà quante altre sfaccettature di un carisma in cui la perfezione è un cammino, e non un fine. E dove la novità e la sorpresa dell’altro sono di casa. Per dialogare bisogna trovarsi in tre. Non solamente a due, in comunità. Lo vedo qui e altrove. Il dialogo a due arriva spesso a un binario morto. Ognuno rischia di restare seduto, anzi paralizzato sulle proprie posizioni. La presenza di un terzo missionario, anche solamente per fare comunità, sarebbe particolarmente salutare. Sorge per incanto, tra l’altro, il senso di bene comune, e non quello dell’ognuno per sé. L’anno del Dialogo dovrebbe anche stimolare incontri e formazioni per l’area europea, arenata in secche preoccupanti, da qualche tempo. Le nostre diocesi o servizi pastorali vari, invece, si sono lanciati nel dialogo a distanza via ZOOM, che si rivela una realtà sorprendente. Lanciati alla grande. E poi, il tempo per dialogare. La cultura zulu ha messo in campo una tecnica chiamata indaba, il parlare su un argomento spinoso, e questo per ore e ore. Riprendendolo in volte successive. Perché lo scopo è arrivare a un punto di incontro, mai a una rottura. Ricordo come il sinodo dei vescovi anglicani, che si riunisce ogni dieci anni, tempo fa avesse adottato proprio la tecnica zulu dell’indaba per le sue discussioni più ardue. Da noi invece quando si profila il tempo dell'incontro, dello scambio e del dialogo: «Ma il sorriso dov'é mai ti é scappato?» mi é sfuggito l’ultima volta, vedendo volti tesi, già in anticipo, per questo tempo di scambio. Per dialogare bisogna sapersi svuotare. Lo faccio fare ai ragazzi a scuola, per introdurli in una dinamica interculturale. Quando chiedo di farmi tutti un vero bel respiro e subito, con la faccia rossa, si riempiono i polmoni per poi sbuffare. No, è proprio il contrario. In Estremo Oriente – dove si é affinata una plurimillenaria sapienza del respiro – si comincia per svuotarsi il più possibile. Il primo movimento è la kenosi. E preciso loro che una persona piena di sé non avrà nulla da accogliere, nulla da ascoltare dagli altri. Nessun dialogo. Svuotarsi di sé: grande lezione a livello fisico, psichico e spirituale. «Deve solo sciogliersi un po’» mi confidava qualcuno che lo conosceva bene, parlando del nuovo parroco. Serio, preciso, pedagogo. Ma troppo ingessato, inquadrato. Coltivare allora lo spirito di humour, soprattutto su sé stessi. L’arte del relativizzarsi, di non prendersi troppo sul serio. E la trovo una dote squisitamente scalabriniana, aiuta il dialogo. E, per questo, da parte mia, a volte, con la fisarmonica mi faccio artista di strada. Paradossale, ma attraverso la musica faccio vivere la Fratelli tutti! e un bel senso di comunione... in fondo tutte ottime vitamine per il dialogo. (p. Renato Zilio - Direttore Migrantes Marche)  

“Al cuore della missione: quando l’arte incontra la fede”: gli artisti raccontano la loro esperienza

19 Febbraio 2021 - Roma - C’è feeling tra arte e missione? Si può comunicare la fede attraverso l’arte? Questo è l’interrogativo che si pongono le suore missionarie Scalabriniane che hanno partecipato a una iniziativa del giornale missionario online “Terra e Missione”, oggi 18 febbraio. Si tratta di un evento che si terrà nel corso della puntata della rubrica live “Al cuore della missione”, che sarà trasmessa in diretta streaming alle ore 19, sulla pagina Facebook Terra e Missione. Tra i protagonisti: Massimiliano Bertuzzi, scultore appassionato alla forgiatura del ferro, e Alessandro Rametta, scultore e maestro del metallo, che per le suore missionarie Scalabriniane hanno realizzato nel 2020 l’opera d’arte di un candelabro che rappresenta il mondo, ora esposta nel Duomo di Piacenza; Fabrizio Coniglio, attore e regista, noto al grande pubblico per la recente partecipazione alla fiction “L’allieva”, che ha preparato uno spettacolo teatrale insieme alle missionarie Scalabriniane; Miho Imazato, cantante lirica giapponese, che per la congregazione ha animato il coro “Le Valigie musicali”. Una puntata dunque interamente dedicata all’arte che, nelle sue diverse forme, da sempre ha manifestato la sua continua capacità di espandere le menti e i cuori degli artisti ma anche dei suoi fruitori e contemplatori, portandoli con cammini diversi al senso più profondo della vita, che trova il suo compimento in Dio. In questo modo si rivela la grande missione dell’arte: toccare i cuori, rivelare l’infinito, ispirare le persone, ridare loro dignità affinché possano svolgere al meglio la loro missione. “Ringraziamo Terra e Missione per aver voluto dare questa insolita chiave di lettura della nostra opera missionaria – spiega suor Milva Caro, superiora della Provincia San Giuseppe delle suore scalabriniane – L’arte è un modo per avvicinarsi a Cristo e alla spiritualità e rafforza il nostro carisma di suore ‘con la valigia’, perché con un messaggio artistico, con una musica, con una scultura, con un dipinto, con il teatro, è possibile creare un messaggio universale capace di coinvolgere tutti. E’ un messaggio senza frontiere”.

CCEE: la Chiesa in preghiera per le vittime della pandemia

16 Febbraio 2021 - 16 Febbraio 2021 - Roma – Da domani, Mercoledì delle Ceneri, e per tutto il tempo di Quaresima, i Presidenti delle Conferenze Episcopali d’Europa invitano a pregare per le vittime della pandemia. In molte occasioni, i vescovi dell’Europa intera hanno unito la loro voce a quella di Papa Francesco per ribadire la vicinanza della Chiesa a tutti coloro che lottano a causa del coronavirus: le vittime e le loro famiglie, i malati e gli operatori sanitari, i volontari e tutti coloro che sono in prima linea in questo momento così delicato. Ora, per tutto il tempo di Quaresima, lanciano una rete di preghiera, una catena eucaristica, per le oltre 770.000 persone che in Europa sono morte a causa del Covid-19. «Abbiamo valutato insieme l’opportunità, anzi il dovere di ricordare nella Santa Messa, le vittime, le tantissime vittime della pandemia», dichiara il card. Angelo Bagnasco, presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa, nel suo messaggio per lanciare questa iniziativa: «ogni Conferenza Episcopale d’Europa si è impegnata nell’organizzazione almeno una Messa: sarà come creare una catena di preghiera, una catena eucaristica in memoria e in suffragio di tante persone. In questa preghiera vogliamo anche ricordare le famiglie che hanno subito dei lutti e tutti coloro che ancora in questo momento sono colpiti dal morbo e sono incerti sulla propria vita». L’iniziativa, che vedrà coinvolte tutte le Conferenze Episcopali d’Europa vuole offrire un segno di comunione e di speranza per l’intero Continente: «noi vescovi d’Europa – aggiunge il Presidente del CCEE – siamo tutti uniti accanto alle nostre comunità cristiane, ai nostri sacerdoti, grati a tutti coloro che continuano a dedicarsi alle persone più bisognose, per sostenere con la nostra parola e soprattutto con la nostra preghiera il loro impegno affinché possiamo guardare insieme ad un futuro migliore”.    

Card. Parolin: ieri la visita a Rondine

16 Febbraio 2021 - Arezzo - «Dirò al Papa che qui si sta costruendo la pace, a poco a poco, mattone dopo mattone”. Queste le parole del card. Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, in occasione della breve visita alla Cittadella della Pace di Rondine che si è tenuta ieri. Il card. Parolin, ad Arezzo per le Celebrazioni della Madonna del Conforto, ha voluto incontrare i giovani della World House di Rondine provenienti da luoghi di conflitto di tutto il mondo, ma anche i nuovi arrivati, gli undici giovani selezionati per il progetto “Mediterraneo: frontiera di pace, educazione e riconciliazione”, l’Opera segno lanciata dalla Conferenza Episcopale Italiana, in occasione delle giornate di Bari esattamente un anno fa. «Parlando con voi scopro che venite da zone piene di tensioni e di conflitti e sapere che qui ci sia questo sforzo per costruire la pace è una cosa bellissima – afferma il porporato salutando gli studenti di Rondine - dirò al Papa che ho fatto questo incontro oggi e porterò a lui i vostri saluti ma soprattutto riferirò del vostro impegno». Parole che incoraggiano il lavoro degli studenti di Rondine ma anche dei giovani dell’Opera Segno che dopo un anno di formazione nella Cittadella della Pace centrato sul Metodo Rondine e sulla leadership, saranno chiamati a intervenire nei contesti di provenienza, in collaborazione con le Chiese locali del bacino mediterraneo (dai Balcani alla Penisola Turca, fino al Medio-Oriente e al Nord Africa), per gestire i cambiamenti socio-culturali in atto, avviare interventi di cooperazione, progettare iniziative di peacebuilding e di impresa sociale. «Nonostante il difficile anno passato siamo molto felici di essere riusciti a venire in Italia per lavorare sui nostri progetti e per dimostrare che è possibile convivere e dialogare – afferma la giovane bosniaca Amina a nome di tutti i giovani del Mediterraneo –   i progetti che realizzeremo nei nostri paesi al rientro hanno come obiettivo il dialogo, la riconciliazione e la pace e continueremo a sviluppare la rete, che qui stiamo costruendo, di giovani che vogliono promuovere la coesione sociale nel Mediterraneo». Il percorso sarà affiancato dal progetto di ricerca-azione condotto dall’équipe del Centro d’Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, per misurare i cambiamenti prodotti dal percorso formativo e sull’effettivo impatto generato nei territori al rientro dei ragazzi nei Paesi di origine. «Siamo onorati di questa visita del Cardinale che oggi ha potuto incontrare di persona i giovani leader che Rondine sta formando perché possano incidere nei contesti di conflitto – afferma il Presidente di Rondine Franco Vaccari - già due anni fa dette il suo supporto alla campagna Leaders for Peace presentata poi alle Nazioni Unite per sensibilizzare i Governi sulla necessità di formare i giovani a nuova leadership globale capace di generare pace. Il suo apprezzamento è un grande stimolo per questi giovani che si impegnano per diventare ambasciatori di pace”.