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Migrantes Cosenza-Bisignano: a servizio degli invisibili

24 Aprile 2020 -
Cosenza - C'è un piccolo grande mondo di invisibili che rischia di subire la beffa dopo il danno in questi giorni contrassegnati dall'emergenza Coronavirus, con persone costrette a casa, negozi, ristoranti e altre attività chiusi, trasporti ridotti al minimo. Quasi tutti sono rimasti senza lavoro, e, in difficoltà ad accedere alle procedure, rischiano di non avere acceso anche agli aiuti messi in campo dal governo nazionale. Drammi nel dramma su cui accende i riflettori l'ufficio Migrantes della diocesi di Cosenza-Bisignano, diretto da Pino Fabiano, che da giorni è impegnato assieme altri volontari per tendere una mano anche a questi ultimi tra gli ultimi, diffusi a macchia d'olio in città come a Rende, nel resto dell'area urbana e della diocesi. "Grazie a Dio s'è mossa tanta solidarietà, sia di matrice cattolica che laica, come Caritas, “Terra di Piero” e altri ancora. Tutti assieme stiamo mettendo in campo davvero una bella risposta, volto d'una comunità attenta e solidale", sottolinea  Fabiano che poi snocciola l'impegno della Migrantes nei confronti di chi rischia di essere penalizzato due volte: "Pensate alle badanti che erano impegnate nell'assistenza degli anziani. Se vivevano in casa con loro, hanno la fortuna di avere mantenuto un alloggio e il resto. Ma molte svolgevano servizio diurno e la sera tornavano nelle proprie abitazioni, magari anche in altri comuni. Hanno perso il lavoro e sono davvero in difficoltà. Sono in gran parte provenienti dall'Est europeo, quindi sono regolari ma non hanno nessuna garanzia. Né hanno attorno una famiglia che, stiamo vedendo per molti, garantisce ammortizzatori fondamentali. Inoltre gli stranieri spesso non parlano benissimo la nostra lingua, quindi non sanno districarsi tra richieste, domande e procedure di vario genere necessarie per ottenere gli aiuti stanziati", racconta il direttore Migrantes che non dimentica gli operai impegnati nei cantieri edili o i tanti che lavorano della ristorazione. Così come quanti vivevano di elemosina o piccole donazioni, anche loro in grandi difficoltà a causa delle difficoltà di movimento. Per fortuna il volontariato non fa differenza, mentre la legge sì. Non sono pochi gli interventi mirati anche al sostegno psicologico o più semplicemente umano nei confronti di quanto hanno bisogno anche solo d'una telefonata per spezzare la solitudine. (Domenico Marino - Gazzetta del Sud)

Castelvolturno: “un dono inaspettato dal Papa”

24 Aprile 2020 - Roma - Papa Francesco è intervenuto direttamente in favore della popolazione sofferente di Castel Volturno, comune campano che conta oltre 15mila immigrati di origine africana, donando 20 mila euro al Comitato di volontari che si è costituito per l’emergenza Covid-19. “Mi ha chiamato al telefono padre Konrad, l’elemosiniere del Papa – ci racconta padre Daniele Moschetti, missionario comboniano –  e mi ha chiesto ‘cosa possiamo fare per voi?’. Ha detto che il papa era contento per tutte le attività che portiamo avanti sia nell’emergenza che nella quotidianità, prima che scoppiasse la pandemia.  Io non sapevo cosa rispondere, e allora lui mi ha annunciato che avrebbe donato 20mila euro per le necessità più impellenti e che quel dono sarebbe stato il segno della vicinanza del Papa”. La somma è stata devoluta alla Caritas diocesana di Capua, che segue da vicino tutte le attività del Comitato Castel Volturno Solidale, e sarà impiegata per acquistare cibo, medicine, pannolini, bombole a gas e tutto ciò che serve. “Io avevo fatto circolare un messaggio con la richiesta di aiuto il lunedì di pasquetta, e il martedì mattina mi è arrivata questa telefonata inaspettata, mentre stavamo facendo le consegne dei pacchi, assieme  ai molti volontari”, spiega. Padre Daniele ha invitato l’elemosiniere ad andare a Castel Volturno, quando le condizioni lo permetteranno. Mentre parla con noi al telefono, il comboniano è sul campo: sta distribuendo pacchi alimentari, un’attività che prosegue ininterrottamente da quando  è iniziata l’emergenza. Fin da subito si è costituito il Comitato Castel Volturno solidale, composto da tutto l’associazionismo di stampo cattolico e non, presente nella cittadina. Ne fanno parte oltre alla Caritas, al centro Fernandes per immigrati, Emergency, le parrocchie, i comboniani ed altri gruppi. Ma il Comitato non agisce da solo, fa parte del Centro Operativo Comunale, cui afferiscono polizia municipale e servizi sociali. Si tratta insomma di una vera e propria task force tesa ad alleviare il disagio di centinaia di famiglie, sia italiane che straniere, che per via della quarantena, non lavorano e non hanno di che vivere. “Non è sempre facile lavorare tutti assieme, ma ci stiamo provando – dice ancora padre Daniele – E’ un esperimento e la finalità è quella di non lasciare sole le persone che altrimenti sarebbero emarginate. Non serve l’esercito in questo territorio, serve una visione. Ma cercheremo di collaborare fino a quando è possibile con il Comune”. (Ilaria De Bonis – Popoli e Missione)    

Mci Germania-Scandinavia: la comunità di Bad Homburg sostiene le richieste di aiuto di una parrocchia lombarda

24 Aprile 2020 - Bad Homburg – Il responsabile della Missione Cattolica italiana di Bad Homburg , in Germania, don Danilo Dorini ha raccolto la richiesta di aiuto da parte di un sacerdote lombardo, don Luca Piazzolla, parroco della parrocchia di San Giuseppe di Sesto San Giovanni, molto colpita dal coronavirus. Don Luca porta un aiuto alimentare a tutte quelle famiglie che in qualche modo sono state colpite dal Coronavirus, perché hanno perso un famigliare, perché sono rimaste senza lavoro o a causa di una separazione, dice don Dorini aggiungendo, a www.migrantesonline.it, che “per farci un quadro della gravità del momento don Luca ci ha descritto la situazione di almeno dieci casi: ad essere in difficoltà sono famiglie intere, coppie ma anche singole persone”. Questi dieci casi, che sono “solo una minima parte di chi ha bisogno, descrivono però quanto sia drammatica la situazione e quanto sia immenso il lavoro di aiuto richiesto alle varie istituzioni”. La Missione Cattolica Italiana di Bad Homburg ha quindi deciso di sostenere il grido della comunità la parrocchia di Sesto San Giovanni con una donazione direttamente alla parrocchia. Inoltre anche la chiesa locale tramite la diocesi di Limburg, ha dato un proprio contributo. La Mci di Bad Homburg assise pastoralmente oltre 4000 italiani residenti nel territorio. Per inviare direttamente il proprio contributo alla parrocchia S. Giuseppe utilizzare IBAN IT 72J0845320703000000120240 con causale: aiuto covid 19.

Raffaele Iaria

 

Giostrai in estrema difficoltà

24 Aprile 2020 - Vittorio Veneto - Le circostanze eccezionali di queste settimane, causate dall’epidemia di Covid- 19 e dalle severe misure prese dalle autorità civili per fronteggiarla, hanno causato problemi e difficoltà alla vita di noi tutti. Alcune categorie, però, si trovano in una situazione particolarmente difficile perché sono costrette all’inattività totale e non possono contare su nessuna forma di tutela e di protezione. Le difficoltà sono poi raddoppiate per coloro che, già precedentemente, erano oggetto di pregiudizi e non venivano considerati sempre da tutti come membri a pieno titolo della comunità nazionale e locale. Tra costoro, purtroppo, vi sono certamente anche gli addetti allo spettacolo viaggiante, cioè le persone che si esibiscono nei circhi e quelle che lavorano nei luna park allestiti, fra l’altro, in occasione di tante delle nostre sagre patronali. Circhi e giostre sono state fra le prime attività a dover chiudere al pubblico, già quando governo e regioni hanno vietato qualsiasi forma di attività ricreativa e culturale svolta in pubblico col concorso di un numero elevato di persone. Quindi oggi essi sono “fermi” da più di due mesi. Non sembra moltissimo, ma quante famiglie guarderebbero con serenità alla prospettiva di perdere totalmente i loro redditi per sessanta giorni, e per di più con la preoccupazione che questa situazione si prolunghi ulteriormente? Infatti, anche nella fase dell’auspicato “ritorno graduale alla normalità”, come si può pensare, per esempio, a un “tagadà” o a un “telecombattimento” su cui i bambini possono salire solo a condizione che restino fra di loro alla distanza minima di un metro? Una grave difficoltà per le famiglie del circo e del luna park è causata dal fatto che, anche in questo periodo in cui non possono in alcun modo lavorare, devono sostenere spese elevate per mantenere i loro impianti e, nel caso del circo, per nutrire e tenere in buona salute i loro animali. Solo in questo modo possono sperare di riprendere un giorno – che peraltro non sembra per nulla vicino – la loro attività. A tantissimi di loro il denaro che hanno da parte non è sufficiente, e molte famiglie, che spesso contano al loro interno numerosi bambini, hanno già esaurito ogni riserva accantonata; bisogna tenere ben presente, infatti, che il settore è ormai da anni in crisi: questi generi di spettacolo, tanto cari ai bambini e ai ragazzi di un tempo, sono oggi sottoposti alla concorrenza di nuove forme di intrattenimento, più moderne e accattivanti. Molte famiglie dello spettacolo viaggiante sono oggi ridotte alla fame, nel vero senso della parola. Lo posso dire con cognizione di causa, perché ricevo ogni giorno decine di telefonate da parte loro, sempre con la stessa richiesta: domandano generi di prima necessità, in particolare alimentari, per riuscire a tirare avanti ancora per una settimana o per dieci giorni. Si rivolgono a me perché sono un prete. Su chi altro possono contare in questo momento? In effetti, la Chiesa ha cercato di attivarsi quanto più possibile  a loro vantaggio a livello nazionale, grazie all’impegno della Fondazione Migrantes, diretta da don Gianni De Robertis, e della Caritas. Per quanto riguarda la nostra Chiesa locale, il vescovo Corrado (Pizziolo, ndr)  è stato molto chiaro nel dare indicazioni inequivocabili a questo proposito. Ho potuto toccare con mano la sua sollecitudine nei confronti di queste persone durante l’incontro che ho avuto con lui a tale proposito. In quell’occasione era presente anche don Roberto della Caritas che, assieme a Mara, sta lavorando da settimane per portare un po’ di sollievo a tante famiglie. È stata una bella esperienza anche la collaborazione con i colleghi della Caritas della diocesi di Treviso dove, in questi momenti così speciali, il vescovo Michele (Tomasi, ndr) ha nominato per la prima volta un referente pastorale per fieranti e circensi, nella persona del parroco di Castelcucco, don Marco Cagnin, con il quale già collaboravo da anni in maniera informale. Nell’estrema gravità della situazione, queste novità costituiscono comunque un segnale positivo e di speranza.  (don Mirko Dalla Torre -  incaricato diocesano per la pastorale dello spettacolo viaggiante - Vittorio Veneto)  

Parroco Lampedusa: “occuparsi di tutti, anche dei migranti”

23 Aprile 2020 - Lampedusa - “Forse non abbiamo ancora capito la lezione che dovremmo apprendere dal Coronavirus: se continuiamo a pensare solo a noi, a vedere le cose solo secondo la nostra prospettiva e a prendere provvedimenti esclusivamente per la nostra sicurezza – ad esempio chiudere i porti ai migranti – non ne usciremo mai. La soluzione non è proteggere solo noi ma occuparci di tutti”: sono le parole di don Carmelo la Magra, parroco di Lampedusa, che descrive oggi al Sir la situazione nell’isola, anche rispetto ai recenti sbarchi in autonomia. L’ultimo di pochi giorni fa, con 32 migranti avvistati dalla guardia costiera in acque italiane e fatti sbarcare al Molo Favaloro. Siccome a Lampedusa non ci sono strutture per la quarantena e l’hotspot è già al completo con 116 persone, le persone “hanno dovuto trascorrere mezza giornata e poi una notte all’addiaccio e al freddo sul molo in attesa della nave ma non è certo la scelta migliore”, afferma il parroco. Le autorità locali hanno annunciato che una seconda nave-quarantena sarà ancorata tra Lampedusa e Porto Empedocle, probabilmente dalla prossima settimana. L’unico caso di migrante trovato positivo al primo tampone a Pozzallo è risultato negativo. E tutti i 150 migranti a bordo del traghetto Rubattino, in rada davanti a Palermo per la quarantena dopo aver accolto le persone salvate dalle navi Ong Alan Kurdi e Aita Mari, sono risultati negativi. Intanto nella comunità di Lampedusa l’unico caso di contagio – una donna che tornava  da un’altra zona d’Italia – è stato guarito con successo e si è riusciti a bloccare la diffusione nell’isola. “Siamo in isolamento nell’isolamento – racconta don Carmelo -. I lampedusani amano vivere in una dimensione di socialità che ora è impedita ma finora siamo stati bravi a rispettare le regole”. La grande preoccupazione, spiega, “è l’aumento delle persone in difficoltà a causa del blocco del turismo, che da noi in genere partiva a Pasqua. Sempre più lampedusani vengono a chiederci aiuto in parrocchia, molti li vediamo per la prima volta”. Se le attività turistiche non riprenderanno, avverte, “rischiamo di avere grossi problemi nei prossimi mesi, perché qui si vive in inverno di ciò che si guadagna in estate”.  

I tre migranti: vogliamo aiutarvi

23 Aprile 2020 -

Trapani - Il campetto dell’oratorio è avvolto nel silenzio: una scena inconsueta in giorni normali, perché siamo sulla via principale della città e qui è sempre un via vai di ragazzi. Le stanze, liberate dagli arredamenti, sono state riadattate in magazzini, dove vengono stipati i viveri; pure nei corridoi, trovano spazio cassette impilate con ortaggi freschi. All’entrata, dove è stata messa su una rudimentale segreteria, ci sono due pile di cartoni alte due metri. Anche la stanza del direttore non esiste più: da qualche giorno, con l’aiuto di Ceesay, che ha studiato da sarto, è diventata un laboratorio per la produzione di mascherine. Il direttore è un laico, Peppe Virzì, padre di due figli. Con gli animatori, già dopo la prima chiusura, nei primi di marzo, aveva organizzato un servizio telefonico per gli anziani che non potevano andare a fare la spesa o ritirare i farmaci. Con l’aggravarsi dell’emergenza, l’oratorio è diventato, quasi naturalmente, il cuore solidale della città e ha dovuto far fronte a sempre maggiori richieste, a necessità nuove e urgenti. "Quando un amico mi ha chiamato dicendo che alcuni suoi amici immigrati volevano dare una mano – spiega Virzì – non ci ho pensato due volte". I primi a bussare alla porta dell’oratorio sono stati Embalo, Ceesay e Omar. Oggi gli immigrati africani 'in servizio', a turno, sono 18, tutti residenti in città da anni. La spiegazione di Ceesay è nitida e lineare, quasi commovente. "Siamo rimasti senza lavoro e passavamo le giornate sul divano, a non far nulla. Quando si è tutti sulla stessa barca bisogna remare insieme per superare la bufera e noi non volevamo restare a guardare", spiega il giovane africano, esibendo un sorriso gentile e profondo con cui trasforma uno slogan in una metafora drammaticamente evidente della sua storia di immigrato appartenente al 'mondo dei salvati', arrivato in Italia su un barcone.

Al mattino, all’oratorio, la giornata inizia alle 9: Tomas, della Costa d’Avorio, puntualmente, varca la soglia. Prima della pandemia, effettuava servizi transfert. Ha messo a disposizione il suo pulmino ed è lui a fare la consegna dei pacchi spesa, mentre gli altri si preparano per le commissioni agli anziani. "Possiamo fare la fila al supermercato fino a stasera. Non abbiamo soldi, ma abbiamo tempo e quello mettiamo a disposizione" è la riflessione a tutto tondo di Ceesay. Il loro pensiero corre ai genitori, ai fratelli lasciati in Africa; suscitano ricordi, forse nostalgia. "Abbiamo paura per le nostre famiglie lontane – aggiunge Omar – ma possiamo dare una mano qui". Lamin, del Gambia, l’ultimo arrivato del gruppo, aiuto cuoco, a Trapani da soli 3 anni, continua: "Qui siamo stati accolti e qui viviamo, anche noi ragazzi africani vogliamo dare il nostro contributo Ora è questa la nostra casa, qui è la nostra famiglia". Nel corridoio sono già pronte, per essere distribuite, le buste con cibo della rete solidale di 'Mangiamone tutti', un comitato spontaneo per assistere liberi professionisti e i lavoratori autonomi rimasti senza reddito. Il direttore del teatro lirico della città, Giovanni De Santis, pianifica gli aiuti, utilizzando il modello organizzativo tipico delle produzioni d’opera, potendo contare su imprenditori, comunicatori e perfino un’intera squadra di pallamano. Centro operativo sempre l’oratorio. "Ci vuole tatto e discrezione – spiega Virzì –. Qualche giorno fa abbiamo aiutato un dentista. Lui per ricambiare ci ha regalato tutte le mascherine del suo studio. A voi servono di più", ha spiegato. (Lilli Genco - Avvenire)

Mascherine per la cittadinanza: l’iniziativa del giovane ivoriano Bakary

22 Aprile 2020 -

Massa Carrara - "In un momento tanto critico, in cui il virus ci ha inchiodato tutti sulla stessa barca, la solidarietà non conosce confini di etnia e di fede". Con queste parole si può riassumere l’iniziativa che Bakary Oularè, giovane sarto Ivoriano, ha lanciato sui social network: produrre mascherine per le persone che ne hanno bisogno!

Ospite dell’Associazione Casa di Betania O.n.l.u.s di Carrara, Bakary non si è piegato sotto il peso della pandemia, ma ha preso in mano ago e filo ed ha deciso di mettere a disposizione degli altri i propri talenti: "l’Italia mi ha ospitato quando avevo bisogno. Per questo, in un momento tanto tribolato, voglio fare anch’io la mia parte!". Venuti a conoscenza del progetto di Oularè, gli operatori di Casa Betania si sono attivati per fargli avere tutto l’occorrente: "Grazie al nostro tecnico della sicurezza abbiamo reperito le informazioni necessarie per confezionare mascherine idonee, da produrre in poco tempo. Bakary le ha realizzate per noi, aggiungendovi il suo tocco d’artista!". Un sentito ringraziamento per il gesto di generosità giunge da Ivonne Tonarelli, direttrice dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Massa Carrara-Pontremoli, che si è detta orgogliosa dal grande cuore del giovane ivoriano: " È bello constatare che, anche in un momento tanto travagliato, Bakary non abbia perso l’altruismo e la generosità che lo hanno sempre contraddistinto. Gli auguro di continuare su questa strada, perché sta andando nella direzione giusta!". (E.G.)

 

Storia di Chiara: studentessa Erasmus ai tempi del Corinavirus

22 Aprile 2020 - Parigi - Sono passati ormai alcuni mesi da quando la parola ‘Coronavirus’ è entrata prepotentemente nelle nostre vite. Inizialmente visto come un ‘problema asiatico’, abbiamo ormai imparato a conoscere e sperimentare sulla nostra pelle questo nemico invisibile e silenzioso, capace di provocare grandi sofferenze e di bloccare l’intero mondo. In pochi giorni le nostre vite sono state stravolte. Ci siamo ritrovati chiusi in casa a dover fare i conti con una realtà inedita, senza che nessuno ci abbia mai preparati a tutto questo. Abbiamo assistito (e continuiamo ad assistere) a immagini terribili, che resteranno impresse nelle nostre menti per molto tempo, mentre continuiamo a stringerci in un abbraccio virtuale con tutti gli operatori sanitari in prima linea. In un attimo, insomma, abbiamo perso inevitabilmente tutte le nostre certezze. Siamo rimasti soli. Alcuni però, più soli di altri. Come ad esempio i nostri studenti all’estero. Sono migliaia di giovani studenti che, sicuri di affrontare una delle esperienze più belle della loro vita, si sono ritrovati nel bel mezzo di una pandemia globale, lontani da casa e da tutti gli affetti. È il caso di Chiara, una ragazza di 25 anni, originaria di Isernia che si trova a Parigi per un Erasmus. “Quando mi sono resa conto della gravità della situazione, ho avuto un momento di confusione totale. Non sapevo cosa fare e l’ansia ha cominciato a salire. Alla fine però, mi sono fatta forza e ho deciso di restare qui”. Chiara, come ti senti? È davvero difficile da spiegare. Se dovessi scegliere un colore per descrivere il mio stato d’animo, sarebbe senza dubbio il grigio. La visione è sempre malinconica e, per quanto cerchi di restare positiva, la lontananza da casa e l’insicurezza sul futuro mi trasmettono ansia. È come se vedessi un filo sottile che divide la realtà e quella che vorrei fosse la realtà. Insomma, fino a pochi giorni fa la mia vita procedeva normalmente come quella di tutti. Avevo salutato la mia famiglia prima di partire, con la sicurezza di poterla rivedere dopo poche settimane. Invece, in pochi giorni, mi sono resa conto che sarebbe passato un po’ prima di poterli rivedere. Ho capito di essere rimasta bloccata in una città che, per quanto bellissima, non è casa mia. Qual è stato il momento peggiore? Indubbiamente quando ho appreso la notizia del blocco dei voli. Sai, per me la cosa più bella di quando vivi all’estero, è proprio il momento del ritorno a casa. Quindi non avere la possibilità di poterlo fare mi ha davvero messo in difficoltà. È un po’ come se mi avessero privato della libertà di poter avere la vicinanza fisica dei miei cari. Non è stato facile gestirla come situazione. Mi sono sentita soffocare e ho cercato in tutti i modi di tornare a respirare. Alla fine ce l’ho fatta. Eppure il modo per tornare a casa, anche attraverso la Farnesina, c’era. Come mai hai deciso di restare a Parigi? Perché mi è sembrata la cosa più giusta e meno rischiosa da fare. Non è stata una decisione semplice da prendere. Come dicevo la nostalgia di casa è ancora più amplificata e la voglia di ritornare per abbracciare tutti i miei cari è davvero tanta. Però sarebbe stato davvero troppo rischioso affrontare un viaggio in questa situazione. Avrei messo a rischio me stessa e soprattutto la mia famiglia. Era una eventualità per me inaccettabile. Preferisco restare sola ma in sicurezza. Come vivi queste giornate di restrizione e isolamento? Ho scoperto il valore del tempo dedicato alla riflessione. Lo sto apprezzando molto di più tante relazioni e sto imparando a capire quali sono quelle davvero importanti. In questi giorni tante persone mi stanno facendo sentire la loro vicinanza, nonostante l’enorme distanza e ne sono davvero felice. Questo mi fa capire che loro ci saranno sempre, indipendentemente dalle difficoltà. Mi ritengo molto fortunata. E poi credo che, una volta finito tutto questo, impareremo ad apprezzare molto di più la normalità. Il valore di un abbraccio, l’importanza della condivisione, la bellissima sensazione che si prova nel dire alla persona amata ‘non vedo l’ora di vederti ed abbracciarti’. Sono cose che adesso mi mancano davvero e ne sto capendo l’importanza. Che consigli ti senti di dare a chi è rimasto all’estero come te? Beh intanto di proteggersi al meglio. E poi la cosa più importante: restare positivi! Dobbiamo esserlo per noi stessi e per tutte le persone che ci vogliono bene. Certo, non è semplice. Bisogna trovare qualcosa da fare e occupare il tempo quanto più possibile. È necessario approfittare di questo momento di lockdown per fare tante cose, tanti progetti che abbiamo lasciato nel dimenticatoio in attesa di avere più tempo. Ecco, ora di tempo ne abbiamo in abbondanza. Io ho ricominciato a dipingere, a fare yoga e soprattutto ho iniziato a suonare il violoncello. Era una cosa che stavo rimandando da troppo tempo e ho finalmente avuto la possibilità di cominciare. Bisogna armarsi di pazienza, di positività e di voglia di tornare alla normalità. È questo l’unico modo che abbiamo per combattere quello che chiamo ‘caos imprevedibile nella sua prevedibilità’. (Manuel Epifani – Corriere degli Italiani)

Diocesi Agrigento: tutelare la salute dei cittadini e dare adeguata accoglienza

21 Aprile 2020 - Agrigento - In merito alle proteste suscitate dal trasferimento di un consistente gruppo di migranti nell’ex hotel Villa Sikania di Siculiana,  oggi gli uffici Migrantes e di pastorale sociale dela diocesi di Agrigento, Mariella Guidotti e don Mario Sorce, in una nota “richiamano l’attenzione su vicende che, soprattutto in piena emergenza sanitaria Covid-19 impongono misure adeguate a tutela della salute pubblica senza far venir meno il dovere dell’accoglienza e della solidarietà. È doveroso – scrivono in una note congiunta - che le amministrazioni comunali, continuino a fare tutto ciò che è necessario per garantire l’incolumità di tutti i cittadini; è altresì doveroso che le forze dell’ordine, continuino a vigilare perché nessuno, anche chi viene da lontano e non si sa se abbia potuto contrarre il virus, possa violare le disposizioni, i decreti governativi o le varie ordinanze; è inoltre dovere del Governo fare di tutto per assicurare misure idonee alla gestione delle emergenze”. Circa le proteste avvenute a Siculiana contro la presenza degli immigrati, “pur comprendendo – continuano e paure legate al momento che tutti stiamo attraversando, non possiamo – sostengono i due uffici diocesani - da cristiani accettare tali comportamenti. Questi gesti si sono rivolti contro nostri fratelli immigrati che hanno l’unica colpa di essersi messi in salvo venendo da altri paesi la cui situazione sociale è invivibile e per questo si trovano in condizioni disperate”. “Se esiste una ragionevole preoccupazione per la salute pubblica – sottolineano nella nota i responsabili dei due uffici diocesani - essa va fatta presente nelle opportune sedi e non imputate a persone che nulla possono se non sentirsi ferite nella loro dignità, che è uguale alla nostra. Gli atti di rifiuto che si sono verificati non hanno nulla di cristiano, anzi contraddicono la stessa fede”. Da qui l’auspicio “che,  chi ne ha il dovere,  garantisca che la struttura sia adeguata e che tutte le misure idonee siano rispettate; siamo altrettanto  certi che il popolo di Siculiana, che si è sempre distinto per una fede che si concretizza nelle opere soprattutto di generosità e di accoglienza, darà prova di vera fede cristiana e di civiltà.  

Migrantes Asti: le iniziative al tempo del Covid19

21 Aprile 2020 - Asti - Anche la diocesi di Asti è stata notevolmente colpita dall’emergenza COVID-19 alla quale l’Ufficio diocesano per la pastorale Migrantes sta cercando di far fronte mantenendo viva la sensibilità e l’attenzione sulle criticità che colpiscono migranti, circensi, rom e giostrai interfacciandosi con il Comune e le altre realtà associative impegnate a sostegno delle fasce più deboli. In collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Sociali, abbiamo realizzato un video nelle diverse lingue delle comunità etniche del nostro territorio sulle misure di prevenzione da attuare per proteggersi dal virus ( https://www.youtube.com/ watch?v=ZvddenrNSSA&t=8s) e, a seguito della delibera di Giunta che stabiliva requisiti molto restrittivi per accedere ai buoni spesa, ci siamo attivati per ottenere dalle istituzioni locali una revisione degli stessi in senso più inclusivo. Inizialmente infatti, l’accesso ai buoni era subordinato al possesso della residenza e, se stranieri, di un permesso di soggiorno di lungo periodo, limitazione che avrebbe escluso gli stranieri titolari di permessi umanitari o in attesa dei documenti. A seguito del nostro intervento la Giunta ha approvato un’integrazione del testo della delibera nel quale non si fa più riferimento al tipo di documento, ma solo alla residenza. Con l’associazione PIAM onlus abbiamo poi creato uno sportello virtuale per aiutare le persone a compilare il modulo di richiesta online dei buoni spese, previa traduzione dello stesso in diverse lingue. Ad Asti il servizio di distribuzione degli aiuti alimentari è svolto dalla Caritas con la quale l’Ufficio Migrantes collabora per segnalare gli stranieri in difficoltà che non possono accedere agli aiuti stanziati dal Governo. Continuiamo ad essere vicini alla comunità rom che, in questo periodo, si trova in particolare difficoltà. Essi, così come gli stranieri che vivono ad Asti da lungo periodo e si trovano senza lavoro causa covid, vengono orientati a presentare domanda al Comune per i buoni spesa oppure ai centri di ascolto Caritas. Tra gli stranieri più in difficoltà vi sono coloro che sono appena usciti dal sistema di accoglienza o che non hanno più un titolo di soggiorno valido. Sono sicuramente i più poveri tra i poveri anche perché spesso confinati in una situazione di marginalità sociale che spesso sfiora l’invisibilità. Riceviamo costantemente segnalazioni di persone bisognose di aiuto – grazie anche a una bella collaborazione con uno dei centri islamici della città e con le associazioni dei gambiani e dei senegalesi – di cui raccogliamo nominativi ed esigenze che trasmettiamo alla Caritas per la presa in carico. Le misure anti covid, sospendendo le attività di spettacolo in presenza di pubblico, hanno inoltre avuto ripercussioni molto serie per la nutrita comunità di giostrai presente in città al momento dell’entrata in vigore delle restrizioni così come per le due famiglie del piccolo “Circo delle Stelle” rimasto bloccato in un paese della provincia di Asti. Anche per loro non è mancata l’attenzione da parte di Migrantes e della Caritas, nonché di privati cittadini che hanno voluto manifestare la loro vicinanza ponendo gesti di concreta solidarietà. (Ufficio Migrantes – Asti)