17 Aprile 2020 - Bruxelles - Anche le norme dell’Ue in materia di asilo, le procedure di rimpatrio e il reinsediamento sono state ricalibrate dalla Commissione che oggi ha adottato degli “orientamenti” alla luce delle mutate condizioni legate alla pandemia di coronavirus. Il vicepresidente per la promozione del nostro stile di vita europeo, Margaritis Schinas, ha affermato che le indicazioni sono un supporto agli Stati membri per “utilizzare la flessibilità delle norme dell’Ue, al fine di garantire il più possibile la continuità delle procedure e nel contempo la protezione della salute e dei diritti delle persone”. Se è cambiato “drasticamente il nostro modo di vivere nelle ultime settimane, non lo devono fare i nostri valori e principi”. Gli orientamenti sono stati preparati con il sostegno dell’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (Easo) e dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) e in collaborazione con le autorità nazionali. Nella video-conferenza settimanale dei ministri degli Affari interni che si è svolta oggi, si è discusso anche degli ultimi aggiornamenti in materia di migrazione e gestione delle frontiere nel contesto dell’epidemia di coronavirus.
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Giovani italiani all’estero: domenica videomessaggi ad un anno dall’incontri di Palermo
17 Aprile 2020 - Roma - Ad un anno esatto dal Seminario di Palermo, che ha riunito 115 ragazzi italiani provenienti da tutto il mondo per una tre giorni di confronto e progettualità, l’elenco delle opportunità nate da questa iniziativa voluta dal Cgie continua a crescere. Associazioni di giovani italiani sono nate ufficialmente in Belgio, Svizzera, in Australia e altre ne nasceranno nei prossimi mesi. La pagina Instagram @giovanitalianinelmondo continua a fare emergere le storie dei tanti giovani italiani che vivono e lavorano all’estero. Dall’ecoprogetto “Piantala!” alle più recenti raccolte di fondi e di competenze che dalla Francia a Bruxelles a New York hanno visto coinvolti i delegati nell’emergenza Covid, la prospettiva di una rete globale di giovani assume oggi un’importanza strategica ancora più essenziale per il nostro Paese. Prova ne è anche l’adesione di svariati delegati alla campagna #standuptogether, ideata da Your Italian Hub di Letizia Airos con Pasquale Diaferia, che li vede al fianco di personalità come John Turturro o Dacia Maraini, per lanciare un messaggio di speranza e di futuro. Le collaborazioni intavolate con l’Espresso, Radio3, Rai Italia, testimoniano "un’attenzione che finalmente, oltre la retorica, si apre a possibilità concrete". Il collegamento ancora attuale con le Istituzioni siciliane è la prova che eventi come questi, se ben collegati al sistema istituzionale, portano frutti duraturi (come per esempio il protocollo d’intesa tra il CGIE e l’ERSU). E’ con questo spirito dinamico e concreto che “ci apprestiamo a celebrare questo primo anno”, evidenzia una nota. Sulla pagina www.facebook.com/seminario.palermo si susseguiranno videomessaggi dei ragazzi e delle persone che li hanno sostenuti (dal Segretario Generale Michele Schiavone al Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, da Luigi Maria Vignali ai consiglieri della Commissione VII del CGIE, presieduta da Maria Chiara Prodi). Il gran finale è previsto su questa stessa pagina Facebook domenica alle ore 21, con la diffusione del documentario realizzato da Pierfrancesco Lidonni e Danny Biancardi durante quei tre giorni che hanno dato la parola sia alla nuova emigrazione, sia a esponenti delle seconde, terze e quarte generazioni. Punto di forza del Seminario, infatti, è stato saldare le comunità dell’emigrazione tradizionale con la nuova emigrazione, rinnovando il ruolo delle rappresentanze istituzionali che, soprattutto in questi frangenti di emergenza, hanno potuto così intercettare le opportunità (di competenze, di capacità, economiche) realmente in campo. A fronte del rinvio della Conferenza Stato Regioni Province Autonome CGIE e delle elezioni dei Comites e del CGIE, eventi nei quali la rete si era già impegnata attivamente, un questionario approfondito è stato lanciato per affrontare insieme nuovi obiettivi per gli anni a venire, a partire da una piattaforma che possa essere punto di riferimento per le informazioni ufficiali e per gli spunti utili per chi vuole restare legato al nostro paese mettendo a frutto anche le nuove radici nel paese di residenza. La prospettiva dei delegati, ma chiaramente anche di chi li accompagna in questo percorso, è quella di “non lasciare cadere la preziosa eredità dell’emigrazione storica, ma di interpretare la missione di impegno e di servizio della nuova generazione: sappiamo che ce ne sarà bisogno per lo sviluppo culturale, economico e sociale del nostro Paese e del suo protagonismo nel mondo. E rispondiamo ‘presente’”. Il cammino della rete dei giovani, che dall’aprile del 2019 si ritrova almeno una volta al mese per videoconferenza, proseguirà quindi con coraggio, facendo fronte a tutti gli imprevisti che la Storia ci sta mettendo di fronte, con l’energia, l’entusiasmo e la nuova idea di Italia che le nuove generazioni portano in dote.
Sr. Bipendu: il medico con il velo diventa un medico che deve testimoniare
16 Aprile 2020 - Roma - “Gesù è venuto nel mondo per salvare tutti noi, però per avere la salvezza ha sofferto molto. E poi è risolto e della sua resurrezione siamo salvi tutti”. Con queste parole piene di speranza suor Angel Bipendu, ha voluto chiudere l’intervista che verrà pubblicata su MigrantiPress di maggio. In questi giorni abbiamo già parlato di lei su www.migrantesonline.it per lo spiacevole episodio di cui la suora-medico congolese è stata ‘vittima’. Uno scherzo telefonico da parte di un collega, forse, che fingendosi papa Francesco ha voluto parlare con la religiosa per congratularsi del lavoro che sta svolgendo assieme ai suoi colleghi nel territorio bergamasco, uno tra i più colpiti dall’epidemia di Covid 19. Suor Angel fa parte delle equipe speciali denominate USCA che la Azienda della Tutela della Salute della provincia di Bergamo ha costituito attraverso la disponibilità dei medici e del personale sanitario per assistere i malati da Covid 19 a domicilio per dare un po’ di respiro agli ospedali e per evitare ulteriori contagi. La religiosa da due anni è medico del presidio di Guardia medica a Villa d’Almé e non ha esitato a dare la sua adesione quando le è stata fatta richiesta. La religiosa è abituata a stare in prima linea: nel 2016, un anno dopo che si era laureata in medicina e chirurgia a Palermo, è stata una volontaria del CISOM Corpo di Soccorso dell’Ordine di Malta, imbarcata per due anni sulle navi della Guardia Costiera nel Mediterraneo nel soccorso degli immigrati. E prima ancora era stata in Tanzania. Afferma: “il medico con il velo diventa un medico che deve testimoniare Cristo come persona con l’abito che indosso, e poi testimoniare Cristo con quello che faccio”.
Nicoletta Di Benedetto
Rieti: la pandemia vista dai rifugiati
16 Aprile 2020 - Rieti - Tra le attività che il coronavirus non può e non deve fermare ci sono quelle legate all’accoglienza dei rifugiati e richiedenti asilo. Ed infatti è rimasto in funzione il Siproimi gestito a Rieti dalla Caritas diocesana. A livello territoriale, infatti, grazie al supporto delle realtà del terzo settore, gli enti locali riescono a garantire interventi di accoglienza integrata che superano la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico. A spiegare come la struttura sta funzionando in questi tempi difficili è Antonella Liorni, responsabile del servizio, dalla sua quarantena forzata dalla zona rossa di Contigliano. Normalmente le diverse attività si svolgono nei locali di via Sant’Agnese, ma in questo periodo sono ovviamente sospese tutte le azioni di orientamento che richiedono una presenza fisica o spostamenti da parte delle persone. Si procede dunque approfittando delle risorse telematiche: una modalità che sta a poco a poco diventando familiare anche ai più refrattari. E un po’ come i bambini e i ragazzi delle nostre scuole, anche i beneficiari del progetto di accoglienza e hanno velocemente preso confidenza con le lezioni a distanza, come quelle per imparare la lingua italiana. “Gli assistiti – dice Antonella – seguono le lezioni della nostra insegnante grazie a software come Skype e Zoom, e si fa lo stesso ogni volta che questa strategia riesce efficace”. Non ci sono infatti solo i corsi di lingua di cultura italiana. Spesso sono necessari percorsi di accoglienza ed educazione più complessi, che devono tener conto anche delle origini e della mentalità di chi arriva per facilitare il più possibile l’integrazione in fatto di costumi, approcci e stili di vita. Senza contare l’altra funzione del sistema di accoglienza, che è quello di fornire assistenza psicologica e umana dei beneficiari, persone che nella maggior parte dei casi hanno un vissuto assai problematico. E anche qui tornano utili le videochiamate: pur restando a distanza si ascoltano le storie e i bisogni, si curano le ferite dell’anima e a volte anche i dolori del corpo, perché resta garantita per tutti l’assistenza sanitaria. “Data la situazione, si svolge in teleconferenza anche l’attività dell’ufficio, compresa la settimanale riunione di coordinamento – aggiunge Antonella – e si cerca di supplire in ogni modo alle attività di sportello”. Perché per quanto flessibili, con gli strumenti della videochiamata non si può risolvere tutto.
L’accoglienza dei migranti e il percorso di integrazione richiedono spesso attività semplici e pratiche, importanti anche se si tende a darle per scontate. Ma chi viene da un altro Paese, oltre all’ostacolo della lingua incontra molte altre difficoltà che attengono alla vita quotidiana: sottoscrivere un contratto di affitto o per la fornitura di un servizio, comprendere i propri diritti e doveri in un rapporto di lavoro, aprire un conto corrente in banca o alle poste, rinnovare il permesso di soggiorno o chiedere un ricongiungimento familiare. Nell’impossibilità di muoversi, si cerca rimediare a queste necessità con altri strumenti, soprattutto con il telefono. Facendo uno sforzo importante, perché a bussare alla porta non sono solo i beneficiari attuali, ma anche le persone uscite dal percorso di protezione che ancora non riescono a condurre una vita pienamente autonoma. Un universo complesso di uomini e donne che come tutti rispettano le indicazioni sanitarie per evitare di diffondere il contagio. “I primi tempi ci stupivamo quasi della cura con cui i nostri assistiti seguivano le indicazioni del Governo e anche della loro tranquillità di fronte a questo pericolo invisibile”, ci confida Liorni. “Il fatto è che in diversi Paesi di provenienza le epidemie non sono rare come dalle nostre parti” e dunque una qualche abitudine ad accettare le indicazioni di prevenzione può essere un dato acquisito. E poi, di fronte a certi vissuti drammatici e ai “viaggi della speranza” compiuti attraversando l’Africa per riuscire infine a sbarcare sulle coste italiane, starsene chiusi al sicuro, in casa, indossare qualche mascherina e prestare più attenzione del solito a quello che si fa non è poi così male. Fonte Diocesi di Rieti
Mons. Scicluna: “se affermiamo di avere un cuore di carne, non possiamo dimenticare i rifugiati nei centri sull’isola dove c’è il coronavirus”
15 Aprile 2020 - Roma - “La carità può davvero iniziare a casa. Ma la casa non è certo dove dovrebbe finire, specialmente per i cristiani, e la Pasqua è un periodo di riflessione e rinnovamento che invita ognuno di noi a porsi una domanda fondamentale: desideriamo avere un cuore di carne o un cuore di pietra?”: è un passaggio della riflessione apparsa oggi sul quotidiano “The times of Malta” a firma dell’arcivescovo Charles Scicluna. Dopo aver descritto il Covid-19 come “la nostra croce”, lo sconvolgimento che ha portato, le ferite che sta lasciando, il dolore anche personale dell’arcivescovo di aver dovuto “celebrare la Pasqua in una cappella praticamente vuota”, mons. Scicluna scrive che “se affermiamo di avere un cuore di carne, non possiamo dimenticare i rifugiati affollati nei centri a Malta, dove c’è un focolaio di coronavirus”. E ancora “se sosteniamo di avere un cuore di carne, non possiamo dimenticare gli altri esseri umani – tra cui dei bambini – che sono in difficoltà nel mare intorno a noi”. “Salvare vite non può mai essere considerato un’opzione”, continua il presule: “è un imperativo morale che non può essere negoziato e a cui non si può rinunciare. Se abbiamo un cuore di carne, dobbiamo riconoscere che anche i migranti colpiti sono i nostri fratelli e sorelle”. “La Chiesa continuerà a fare ciò che ha fatto per molti anni, offrendo le nostre risorse ai migranti in difficoltà”, afferma l’arcivescovo, che chiede all’Ue di “fare di più per sostenere le nazioni povere e i loro cittadini”.
Suor Angela: medico congolese in prima linea per l’emergenza virus
14 Aprile 2020 - Roma - Ai lettori di www.migrantesonline.it e della rivista MigrantiPress non è nuovo il nome di suor Angela Bipendu, medico congolese della Congregazione Discepole del Redentore, da 16 anni in Italia, in servizio presso l’Ospedale di Zogno in provincia di Bergamo. Oggi la religiosa è in prima linea tra i malati di Covid 19: anche lei fa parte dei tanti medici che visitano i pazienti in casa in un territorio, come quello bergamasco, purtroppo come sappiamo, uno tra i più colpiti d’Italia da questa epidemia. Avevamo raccontando la sua storia di volontaria per due anni su una nave della Guardia Costiera italiana, impegnata nel Mediterraneo nel salvataggio di immigrati a rischio naufragio. Lei che non sa nuotare e ha paura dell’acqua non aveva esitato a raccogliere e mettere in pratica le parole di Papa Francesco quando rivolgendosi ai religiosi e alle religiose disse “Uscite andate altrove”. Fu un racconto toccante quello riportato dalla religiosa congolese che aveva assistito i tanti disperati che arrivano sulle nostre coste a bordo di mezzi di fortuna e hanno bisogno di aiuto, ma anche di essere rincuorati. Lo stesso aiuto e conforto che oggi cerca di trasmettere ai tanti malati che giorno e notte visita con gli altri colleghi dell’USca, le equipe mediche che si occupano dell’assistenza a domicilio dei pazienti positivi al Covid19 o con una sintomatologia influenzale sospetta. Anche il turno della dottoressa Angela può superare le 12 ore, ma a volte può proseguire di notte, quando presta servizio presso la Guardia Medica di Villa d’Almè, altro comune a pochi chilometri dal capoluogo orobico. Anche in questi casi suor Angela non si comporta solo da medico ma anche da religiosa perché oltre a misurare la febbre, accertarsi se il paziente ha bisogno di ossigeno, e tenere sotto controllo le altre patologie, non manca di dare una parola di conforto, di rassicurare le tante persone sole che incontra nelle sue visite. Visitando questi malati il pensiero di suor Angela non può non correre ai malati della sua Africa, pensando a quanto questa epidemia possa incidere negativamente in quel territorio in cui le strutture sanitarie non sono adeguate a poter fronteggiare una tale crisi. E proprio in uno dei turni di notte suor Angela è stato oggetto di uno scherzo ricevuto da un collega che fingendosi Papa Francesco si è fatto annunciare alla suora per congratularsi con lei e con tutto il personale per il lavoro che stanno svolgendo. La religiosa, anche se incredula e meravigliata per tanta attenzione, ha risposto al Santo Padre convinta che fosse proprio lui, il quale al termine l’ha invitata in Vaticano e le ha impartito anche la benedizione. Purtroppo solo ventiquattro ore dopo suor Angela Bipendu ha scoperto che si era trattato di uno scherzo, dopo aver condiviso quella gioia con i suoi colleghi e con la madre superiora. Nicoletta Di Benedetto
Cei: si intensifica l’impegno concreto delle diocesi
14 Aprile 2020 - Roma - Prosegue l’impegno delle diocesi italiane nel far fronte all’emergenza Covid-19 mettendo a disposizione strutture edilizie, proprie o altrui, destinate principalmente a tre categorie di soggetti: medici e infermieri, persone in quarantena, senza dimora. Ad oggi sono 33 - ma l’elenco è in continuo aggiornamento - le diocesi ad aver comunicato di aver messo a disposizione della Protezione civile e del Sistema sanitario nazionale 46 strutture per oltre 1.200 posti. Sono poi 23 le diocesi ad aver fatto sapere di aver impegnato oltre 28 strutture per più di 500 posti nell’accoglienza di persone in quarantena e/o dimesse dagli ospedali. Infine 27 diocesi hanno informato di aver messo a disposizione più di 32 strutture per oltre 600 posti per l’accoglienza di persone senza dimora.
Coronavirus in Francia: una testimonianza da Parigi
12 Aprile 2020 - Parigi - Mi chiamo Mario, ho 36 anni, tarantino di origine e parigino di adozione da 9 anni. Ho conosciuto per caso la Missione Cattolica Italiana di Parigi dieci giorni dopo il mio arrivo in Francia ed è stato in quel momento che questa città, inizialmente ostile, ha smesso di farmi paura. Bellissima coincidenza, quel giorno Parigi si era vestita di un bel sole! Da allora partecipo, più o meno assiduamente, alle attività della comunità italiana. Qualcuno ha battezzato la Missione Cattolica Italiana di Parigi “la mia casa lontano da casa” e io non posso che essere d’accordo: le messe domenicali, le attività infrasettimanali, i rapporti umani che mi è stato permesso costruire con le persone che ho conosciuto in Missione rendono più dolce e più sopportabile la distanza dalla mia famiglia rimasta in Italia; tutto questo, beninteso, insieme alla grande fortuna di vivere la mia fede nella mia lingua e con tante persone in una grande comunione di intenti. Questa mia esperienza, pur personale, è condivisa da molti altri parrocchiani, ma personalmente, l’arrivo del Coronavirus l’ho vissuto con qualche timore, riguardo alla continuità delle attività. Le misure previste per arginare i rischi legati al Covid-19 hanno avuto un impatto, seppur soltanto organizzativo e logistico, sulle iniziative promosse dalla MCI: fortunatamente, i padri e gli animatori sono ricorsi alla tecnologia, cosicché ogni domenica mattina e per ben due venerdì abbiamo potuto partecipare alle messe settimanali, a un incontro di preghiera comunitaria e alla Via Crucis, tutti trasmessi in streaming sulla pagina Facebook o sul sito ufficiale della MCI. Quest’ultima ha potuto comunque svolgersi secondo le modalità previste: ognuno di noi ha potuto proporre un pensiero, una preghiera, una riflessione per ciascuna stazione, che sono stati poi letti dai sacerdoti nella loro abitazione, dove si è svolta la funzione. Per ovviare alla staticità forzata, sono stati proiettati dei dipinti ad acquerello, ognuno dei quali ritraeva o evocava una tappa della Via Crucis. Per aiutare la meditazione durante queste celebrazioni, molti fedeli hanno condiviso sussidi e libri di preghiere. Nonostante il carattere insolito di questa nuova organizzazione, il grande vantaggio che presenta risiede nel fatto che ognuno di noi può assistere alle celebrazioni da casa, aggirando le difficoltà di spostamento tipiche di una metropoli. Data l’impossibilità di avere dei rami d’ulivo quest’anno, abbiamo potuto, grazie ad un tutorial, fabbricare dei rami fatti in casa, che sono stati benedetti poi durante la messa delle Palme. Inoltre, da qualche anno, la comunità italiana partecipa all’iniziativa “Hiver Solidaire”, con la quale la parrocchia di Saint Bernard La Chapelle, anch’essa animata dai missionari di San Carlo, offre posti-letto, pasti caldi oltre che una sistemazione duratura, ad un gruppo di 7/8 immigrati ogni anno. Nell’ambito di questa proposta, i volontari preparano ogni sera la cena e trascorrono del tempo con gli ospiti di questo rifugio. A causa della quarantena, tuttavia, non essendo più possibile andare a Saint Bernard, i volontari e chiunque lo desideri, possono dare il loro contributo comprando generi alimentari da consegnare poi agli organizzatori di Hiver Solidaire. Anche i catechisti si sono mobilitati per dare continuità agli incontri, ritrovando via streaming i bambini e i ragazzi una volta alla settimana. Tuttavia, nonostante le difficoltà e la relativa, effimera tristezza che comporta, questa situazione singolare, insieme alle soluzioni trovate con tempestività ed entusiasmo, riassume con grande efficacia un pensiero destinato ai fedeli della parrocchia italiana: “non c’è nessun fedele in chiesa, ma c’è Chiesa in ogni fedele” e “la Chiesa è una madre combattiva e il suo Sposo agisce nei suoi figli dall’interno”.
Mario Stasi
Emergenza circhi nel periodo della pandemia
11 Aprile 2020 - Roma - Da nord a sud dell’Italia grande solidarietà anche per il ‘popolo’ circense e per gli animali dei circhi. Con il look down che l’epidemia ha imposto a tutto il Paese con le norme anticontagio, da seguire scrupolosamente per evitare l’assemblaggio di persone, tanti sono i circhi e i giostrai rimasti bloccati in varie città e località italiane come abbiamo raccontato su www.migrantesonline.it nei giorni scorsi. Ma, come sempre succede nei momenti di emergenza, la generosità umana è grande e si mostra in tutti i suoi aspetti. Qui citiamo alcune di queste iniziative, riportate sulla stmpa locale e rimandiamo al nostro sito per il resto. A Ancona il Circo di Maya Orfei non è stato lasciato solo a provvedere alle necessità quotidiane in aiuto è arrivata la Protezione Civile, i volontari del Corpo Nazionale Guardiafuochi che si occupano della prevenzione degli incendi e diverse associazioni di volontariato. La sera del 4 aprile, grazie al passaparola, gli addetti del circo hanno ricevuto 350 pezzi di pizza sfornati dalla pizzeria “Tofee”, che si trova nei pressi dove il circo si è accampato. Per l’occasione i proprietari non hanno esitato a riaprire appositamente la cucina. Invece alcuni supermercati hanno offerto verdure, frutta e scarti di carne per gli animali, e addirittura qualcuno ha regalato anche del fieno. Anche il Circo di Romina Orfei che staziona da un mese a Sa Nicola La strada, in provincia di Caserta, è aiutato attraverso la Protezione civile da alcune associazioni di volontariato e dagli amanti degli animali. Le collette messe in atto stanno facendo arrivare agli addetti i beni di prima necessità. Di contro il Circo ha voluto ringraziare organizzando uno spettacolo via facebook per il 13 aprile alle ore 17. Giocolieri, domatori, clown, trapezisti allieteranno per un’ora tutti stando comodamente sul divano di casa, ma soprattutto hanno pensato a far passare un’oretta diversa ai bambini che in questo periodo sono costretti a stare in casa. Il piccolo circo Grioni è fermo a Bussolengo da diverse settimane, gli addetti circa 15 persone, per ricambiare dell’ospitalità ricevuta che sta alleviando giornate molto critiche, in questo momento che non si possono esibire, hanno deciso di mettersi a disposizione dell’amministrazione per tagliare l’erba vicino ai muretti delle abitazioni che si trovano vicino l’area occupata dal tendone lo ha riferito il responsabile Marco Grioni e lo riporta l’Arena di Verona di oggi (11 aprile). Stessa situazione per il Circo Arbell di Mario Orfei che è rimasto fermo a Milano a piazzale Cuoco, la tournée li avrebbe poi dovuti spostare ad Asti. Il direttore Manuel Niemen in una intervista rilasciata al Corriere della Sera il 6 aprile, parla di una situazione molto critica. Tra addetti e animali oramai vanno avanti solo con il sostegno del Comune di Milano tramite “Milano Aiuta”, la Protezione Civile, la Croce Rossa, e altre associazioni di volontariato. “A provvedere all’alimentazione degli animali – dice - ci pensa la ASL che ogni giorno procura trenta chili di carne tra rossa e pollo, per sfamare le tigri e la leonessa, grazie alle donazioni che arrivano da commercianti e supermercati”. Si augura di tornare presto in scena, ringrazia tutti per la solidarietà e lancia un ulteriore appello “se qualcuno vuole aiutarci noi siamo”. E scendendo ancora più giù si arriva a Ortelle in provincia di Lecce, stessa sorte per il circo di Amedeo e Lino Orfei, sono qui bloccati da oltre un mese. Per andare incontro alle difficoltà che il circo sta affrontando, 30 artisti e 50 animali, si è mobilitato tutto il paese. Il sindaco ha sposato la causa e così ha aperto una raccolta fondi con un apposito numero di conto corrente. Ma anche qui sta intervenendo la diocesi di Otranto e la buona volontà di tutti, grandi e piccoli. Molti i bambini che si stanno adoperando per sfamare gli animali regalando croccantini e le scatolette che si danno ai cani e ai gatti. Stessa storia anche per i giostrai, Fabio De Bianchi che con i suoi tre figli e le rispettive famiglie è fermo a Zanica, in provincia di Bergamo dal 24 febbraio ha tenuto le attrezzature montate fino all’8 marzo nella speranza di poter riprendere presto. Nel periodo che va da marzo a novembre partecipano a circa venti fiere all’anno e i mesi di dicembre e gennaio vengono dedicati alla manutenzione. “…siamo in grande difficoltà. Siamo 11 persone”. Ha raccontato oggi sull’Eco di Bergamo (11 aprile) .”Per fortuna c’è la Caritas e la Migrantes che ci aiutano, ma la nostra categoria non ha cassa integrazione, io ho la partita Iva”. Anche loro come tanti di altre categorie sperano nei buoni spesa messi attraverso le Amministrazioni Comunali.
Nicoletta Di Benedetto
La Sardegna piange Nabeel Kahir, medico e attivista italo-palestinese
11 Aprile 2020 - Cagliari - Medico italo-palestinese, conosciuto in tutta la Sardegna per la sua attività nella Barbagia e le sue doti umane e professionali, Nabeel Kahir aveva recentemente assunto l’incarico di medico di base a Tonara (Nuoro) e per essere stato una storica guardia medica di Aritzo. Noto per il suo impegno a sostegno del popolo palestinese, ricopriva da alcuni anni l’incarico di vice-presidente della Comunità Palestinese in Europa. È morto all’età di sessantatré anni, dopo aver contratto come tanti operatori sanitari il covid-19. Si tratta del primo medico deceduto in Sardegna a causa del Coronavirus. Nabeel Kahir non era solo uno stimato medico. Laureatosi in medicina a Cagliari più di quaranta anni fa, è stato per decenni una delle anime dei movimenti in Sardegna per la comunità palestinese di cui era fra i promotori e animatori. Il medico palestinese, durante tutta la sua permanenza in Italia, Paese di cui era diventato cittadino e dove aveva costruito vita e carriera, non si è mai dimenticato del suo popolo e dei suoi problemi. Nelle manifestazioni di piazza, per sensibilizzare i sardi sulla questione palestinese, è sempre stato in prima linea, alle tante manifestazioni per la pace in Medio Oriente, per il diritto del popolo palestinese a vivere in un proprio Stato. Attivo in incontri e convegni locali e internazionali, è ricordato per la sua missione organizzata nel 2004 in Palestina frutto di un accordo di cooperazione tra le città di Monserrato (Cagliari) e di Quabatia con il dono di un ambulanza attrezzata all’amministrazione locale. Sui social network sono tantissimi i messaggi di condoglianze nei suoi confronti da parte di colleghi medici, compagni di lotta, intellettuali, politici e associazioni che ne hanno apprezzato l’operato professionale, l’impegno politico e le qualità umane. L’ennesimo tragico lutto che colpisce la terra sarda per effetto del Coronavirus. Decine i messaggi da parte dei suoi pazienti di Tonara e dei comuni limitrofi che si erano affezionati a lui. Non restano che lumini nelle case e preghiere musulmane per l’ultimo saluto al medico sardo. Se ne è andato il dottor Kahir in prossimità della Pasqua, festa di resurrezione e di pace. La comunità riserva un commovente abbraccio alla sua figura e continuerà a battersi per la causa palestinese anche in suo nome, con quell’impegno civile e democratico di cui il medico è stato per tanti anni un magnifico esempio. Il direttore dell’ufficio della Migrantes di Cagliari, Padre Stefano Messina, lo ricorda come un uomo di grande spessore culturale e di sensibilità umanitaria e per le confidenze di due grandi dolori che portava da sempre con sé: il desiderio di aiutare il popolo palestinese e il triste ricordo per aver perduto nel 2014 prematuramente la figlia ventisettenne, Jasmine, ritrovata morta a causa di una intossicazione da monossido causata da una stufa difettosa in Giordania, dove si era recata mossa dal desiderio di aiutare in un campo profughi. (Fabio Cruccu, collaboratore ufficio Migrantes Cagliari)

