5 Aprile 2020 - Arezzo – La comunità senegalese in aiuto della Misericordia è stata “una bella sorpresa”, ha dichiarato il presidente della Confraternita di Misericordia di Sestino (Ar) Luciano Crescentini: “quando ho aperto la porta della sede e ho visto un amico senegalese che mi ha allungato una busta: ‘È il nostro contributo alla Confraternita - mi ha detto - per il lavoro che fate in questi giorni drammatici per l’Italia, aggredita dal Coronavirus. Vogliamo anche noi dichiararvi la nostra solidarietà. Difendete tutti, anche noi, con la vostra quotidiana attività’”. “Un gesto davvero significativo - continua il presidente Crescentini - di grande sensibilità umana e “sociale, che dimostra oltretutto una forte affinità con la comunità locale. A nome della Confraternita, salutiamo e ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato, raccogliendo la cifra di 450 euro. I sestinati residenti di origine senegalese non sono molti, ma rappresentano un numero significativo per il mantenimento, ad esempio, dell’Istituto comprensivo a Sestino e per assicurare una manodopera indispensabile alle ditte locali”.
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Migrantes Marche: le iniziative al tempo del coronavirus
4 Aprile 2020 - Loreto - Nelle Marche in diocesi dove vi sono strutture di accoglienza per migranti, come ad esempio nella diocesi di Fano, si continua tale attività, seguendo le direttive date, e semmai, in tali frangenti, si interviene ad accompagnare e seguire casi di necessità particolari. In quella di Pesaro si affida alla Protezione civile l’impegno di distribuzione di pasti a migranti o ad altri, per non avere assembramenti nei locali della Caritas o semmai si consegnano buoni-pasto settimanali. Don Sergio della Migrantes di Ancona, missionario per anni in America latina, prende in mano il telefono ed è la sua precisa attività pastorale del momento: incoraggiare, sostenere, dare speranza a migranti, ad ammalati, ad anziani della parrocchia. P.Mihajlo, responsabile delle comunità ucraine delle Marche si premura di dare ad ognuno ogni informazione sulle celebrazioni del vescovo Dionisio a Roma, trasmesse attraverso i social o direttamente trasmesse dalla capitale Kiev, sede metropolitana della Chiesa greco-cattolica ucraina. P.Giorgio, parroco a Loreto, ogni venerdì fa in solitario la Via Crucis per piazze e strade, in particolare abitate da famiglie di migranti, mentre tutti intensamente seguono dalle finestre il sacro rito, che si rivela di stringente attualità. Non ultimo il caso di tre gruppi di giostrai seriamente bloccati in tre diocesi, da Pesaro a S.Benedetto del Tronto. Allertata da una Migrantes fuori regione, la Migrantes Marche ha potuto intervenire segnalando alle Migrantes delle differenti diocesi e con la collaborazione di Caritas si sono risolti i casi. Una rete di segnalazione e di collaborazione tra Migrantes e Caritas, risultata senz’altro preziosa e positiva.
p. Renato Zilio
Direttore Migrantes Marche
Mci Amburgo: come si vive “in” e “la” missione in tempo di “coronavirus”
4 Aprile 2020 - Amburgo - Siccome siamo ormai tutti “confinati” in casa possiamo raccontarvi come questa emergenza la viviamo qui “in” missione ed anche come la comunità vive “la” Missione. “Andrà tutto bene”. Una frase che sentiamo spesso nelle ultime settimane, che incornicia un periodo difficile. Ecco allora che si cerca di stare vicino a tutti innanzitutto con la trasmissione via Facebook della Santa Messa domenicale alle 11.30. C’è la Missione, la Chiesa, ci siamo NOI, di tutte le età: piccoli e grandi; ed un grazie va a tutti coloro che con un video con un messaggio o una canzone, una foto, un disegno, una frase, hanno reso ancor più viva la Missione Cattolica Italiana di Amburgo: persone e soprattutto cristiani che non si arrendono. La messa non si può celebrare comunitariamente, è vero, ma la comunità c’è e c’è anche in videochiamata con gli altri, sui social, nella musica, nella preghiera. C’è ed è più viva che mai. Inoltre non si hanno problemi a spiegare alla gente che si può santificare la festa anche pregando in casa. Nessuno si meraviglia, nessuno protesta … e non abbiamo polemiche da sanare neppure all’interno della Chiesa! La limitazione si accetta con serenità e come una cosa che si scosta poco dalla normalità. Per molti la domenica passerà con il pensiero rivolto alla chiesa nel momento in cui sentiranno suonare le campane. Allora, in quel momento, si faranno il segno della croce, (che fanno sempre quando sentono una campana!), pregheranno al modo che loro conoscono (io ho suggerito il rosario) e cercheranno di evitare lavori pesanti di domenica. Come cercano di fare sempre, anche se, il lavoro di ogni giorno non può essere lasciato indietro, perché almeno nel Nord della Germania la cosa più importante non è proprio la spiritualità ma il portafoglio. Ed allora … che succede, qui, al tempo del corona virus? Sembrerebbe che si possa avere più tempo per sé stessi, ma non è proprio così perché se come da noi è stato deciso di sospendere Sante Messe e incontri pastorali almeno fino alla fine di Aprile, ciò non toglie che ci sia bisogno della confessione o della celebrazione di un funerale od altro. Abbiamo anche ricordato che il Signore non è “confinato in Chiesa”! Il Signore è con noi, ovunque ci troviamo. E se, attraverso la preghiera, lo “contattiamo” come un ospite “non infetto”, Lui ci aiuta ad affrontare le difficoltà che stiamo vivendo. Ci aiuta ad uscirne più forti, anche spiritualmente. Ecco quindi che dobbiamo riempire quello che apparentemente può sembrare un calendario vuoto con la fede, la preghiera, le opere buone, relazionandoci anche con gli amici…forse anche con quelli che il ritmo della vita ce li ha messi nel dimenticatoio. La comunità in questo momento è più “social” che mai e si cerca di rimanere uniti in questo modo. Le missioni continuano a dare il proprio servizio al di là se gli uffici sono chiusi, i Missionari proprio perché tali sono sempre al servizio del popolo di Dio loro affidato e qui ad Amburgo anche se chiusi in casa siamo sempre a disposizione per chi ci cerca anche per una semplice parola di conforto.
don Pierluigi Vignola
Liturgie della Settimana Santa: cosa si fa, cosa non si può fare
4 Aprile 2020 - Roma - Una Settimana Santa con importanti novità liturgiche dettate dalla situazione d’emergenza, all’insegna di alcune rinunce: niente benedizione degli ulivi la Domenica delle Palme, rimandata la Messa crismale, Messa in Coena Domini senza lavanda dei piedi, il Venerdì Santo privo del bacio della Croce (e con la nuova invocazione nella Preghiera universale), niente accensione del fuoco prima della Veglia pasquale. Con le «Indicazioni rituali» per la celebrazione della Settimana Santa 2020 la Conferenza episcopale italiana offre a parrocchie, comunità e credenti un riferimento unitario in vista dei riti che si svolgeranno «senza concorso di popolo ed evitando concelebrazioni» ma in modo che anche in tempo di emergenza e di quarantena il «momento più importante dell’anno liturgico» sia vissuto nella maniera più intensa e partecipata. Cambiano le forme, non cambia la sostanza. In una nota che si aggiunge a quella diffusa dalla Presidenza Cei per fornire le prime indicazioni condivise recependo nella Chiesa italiana le direttive universali della Congregazione per il Culto divino sulla disciplina delle celebrazioni della Settimana Santa, la Cei aggiunge al sussidio per famiglie pubblicato su www.chiciseparera.chiesacattolica.it le direttive per entrare nel merito delle singole giornate-chiave che ci attendono. Eccole. Domenica delle Palme e della Passione del Signore Anzitutto la nostra Conferenza episcopale spiega che «gli Arcivescovi e i Vescovi, nelle Cattedrali, presiederanno la celebrazione eucaristica con il rito della benedizione dei rami di ulivo e la processione introitale alla Messa (seguendo la forma del Messale Romano cioè senza la processione solenne all’esterno della chiesa). Nelle chiese parrocchiali i presbiteri presiederanno la celebrazione commemorando l’ingresso del Signore in Gerusalemme in forma semplice (terza forma del Messale Romano), senza benedizione dei rami e senza solenne processione introitale alla Messa». Giovedì santo - Messa crismale Per quanto riguarda «la Messa crismale», sarà «trasferita a una data successiva alla Pasqua e che sarà indicata in base a quanto disporrà il Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana, in sintonia con quanto il Santo Padre stabilirà per la Diocesi di Roma». Resta ovviamente al suo posto la «Messa in Coena Domini» che i vescovi presiederanno «nelle Cattedrali». Nelle parrocchie invece «in via straordinaria, è concessa ai singoli presbiteri la facoltà di celebrare la Santa Messa nella Cena del Signore, senza concorso di popolo ma solo con pochi ministri». Comprensibilmente «si omette la lavanda dei piedi» mentre «subito dopo l’omelia si prosegue con la Preghiera universale o dei fedeli e la Liturgia eucaristia. Al termine si omette la processione con il Santissimo Sacramento, che viene riposto nel Tabernacolo solitamente utilizzato e non in un altro, senza adorazione solenne. Non vengono allestiti altari per la reposizione, né sono permesse le visite consuete e le veglie di adorazione». Venerdì Santo - Celebrazione della Passione del Signore Anche in questa giornata «gli Arcivescovi e i Vescovi, nelle Cattedrali, presiederanno la celebrazione». Per le chiese parrocchiali «i presbiteri che lo vorranno, potranno celebrare l’azione liturgica della Passione del Signore, solo con pochi ministri e senza concorso di popolo». C’è una novità annunciata per la solenne Preghiera universale del Venerdì Santo, nella quale «l’ultima invocazione, per i tribolati, è riformulata dalle indicazioni della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti e dell’Ufficio liturgico nazionale». Si «omette il bacio» nel «rito di Adorazione della Croce», al posto del quale «si può sostare qualche istante davanti alla Croce in adorazione silenziosa». Sabato Santo - Veglia pasquale Pastori e parroci sono accomunati dalla medesima disposizione: «Gli Arcivescovi e i Vescovi, nelle Cattedrali, celebreranno la Veglia pasquale e lo stesso potranno fare, nelle parrocchie, i presbiteri che lo vorranno». Alcune significative novità per la celebrazione: «All’inizio si omette l’accensione del fuoco e si procede con la preparazione del Cero, la sua accensione e il canto del Preconio pasquale. La liturgia della Parola si celebra come previsto dal Messale Romano. La liturgia battesimale si compie senza le Litanie dei Santi, la benedizione del fonte e la celebrazione dei Battesimi, ma con la sola rinnovazione delle promesse battesimali. Dopo la Preghiera universale o dei fedeli la celebrazione prosegue con la Liturgia eucaristica. Non sarà possibile distribuire ai fedeli l’acqua benedetta ma si potranno invitare ugualmente le famiglie a benedire la mensa, nel giorno di Pasqua, come di consueto, anche senza l’acqua».
Migrantes Gaeta: attenzione verso le fasce più deboli
3 Aprile 2020 - Gaeta – Nella diocesi di Gaeta, tra le diverse attenzioni in questo tempo di pandemia, sono state prodotte mascherine da distribuire gratuitamente alla comunità dei braccianti della Piana di Fondi (zona rossa) principalmente indiani, pakistani e Sikh. Sempre con questa attenzione particolare l'Ufficio Migrantes, insieme ala Caritas diocesana, hanno inviato – spiega la direttrice Migrnates Giovanna Ruggieri - un documento di vicinanza e solidarietà per questa comunità “laboriosa e spesso vittima di caporalato”. I due uffici propongono “alcune attenzioni che come diocesi possiamo adottare nel periodo di ‘quarantena sociale’ e al momento delicato della ripresa”: “Facciamo con coraggio il primo passo nel mostrare vicinanza verso gli imprenditori e i lavoratori che stanno subendo gravi perdite”, “aiutiamo e incoraggiamo quanti sono impegnati nel lavoro in ruoli di responsabilità, a livelli differenti” e “organizziamo la carità per andare incontro alle situazioni più critiche”.
In particolare si chiede di promuovere un sostegno concreto attraverso l’acquisto di beni realizzati in Italia da aziende che si dimostrano attente alla tutela del lavoro, alla sostenibilità ecologica e alla qualità dei prodotti.
R.Iaria
Domande Asilo: audizione sospese fino al 13 aprile
3 Aprile 2020 - Roma – E stata prorogata fino al 13 aprile la sospensione delle audizioni davanti alle commissioni e alle sezioni territoriali per il riconoscimento del diritto d'asilo. La decisione è stata assunta a seguito dell'adozione del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 1 aprile 2020, che estende fino al 13 aprile le misure di contenimento per contrastare il contagio da Coronavirus, o Covid-19. Il decreto prevede la sospensione anche dell'attività degli sportelli al pubblico presso ogni collegio, mentre quelle degli uffici proseguono in modalità di lavoro agile, si legge sul sito del Viminale. Le audizioni con i richiedenti asilo erano già state sospese in attuazione delle misure governative per l'emergenza sanitaria. Prevista in un primo momento per le sole commissioni e sezioni territoriali delle cosiddette zone rosse per essere poi prorogata fino al 13 aprile. L'esigenza è quella di ridurre al massimo gli spostamenti di persone e documenti e gli assembramenti.
Migrantes Modena-Nonantola: la pastorale e la solidarietà in questo tempo di pandemia
3 Aprile 2020 - Modena - Tutti i cappellani che seguono nella diocesi di Modena-Nonantola le comunità cattoliche di origine straniera seguono le loro comunità facendo in modo che le persone restino in casa per evitare il propagarsi del contagio. Allo stesso tempo si cerca di tenere
i contatti, seppure a distanza, per continuare a garantire l'assistenza spirituale. A dirlo a www.migrantesonline.it è Giorgio Bonini della Migrantes diocesana. Alcune famiglie della comunità polacca condividono (a distanza) la parola del giorno e recitano la coroncina alla Divina Misericordia alle ore 15 con don Fraczek, sacerdote polacco.
Don Celestin, cappellano nigeriano, informa che per la comunità Cattolica Anglofona
di San Barnaba di Modena è un momento difficile come per gli altri ma una cosa chiara
è che tutti “noi restiamo a casa seguendo l'ordine del governo per salvare la vita”.
Per la messa domenicale celebrazione con i nuovi mezzi di comunicazione. Don Germain, cappellano congolese, è a fianco della comunità francofona modenese,
mantenendo i contatti con tutti, fra i quali tanti sono giovani studenti. A tutti – spiega Bonini - viene suggerito di ascoltare la messa dell'arcivescovo, mons. Erio Castellucci, in TV. Inoltre la Migrantes diocesana sta cercando di aiutare alcune famiglie nomadi che già
“normalmente” in difficoltà, ora “sono ancora più emarginati”, conclude il rappresentante della Migrante di Modena-Nonantola.
La “Gente del viaggio” al tempo del coronavirus
3 Aprile 2020 - Vittorio Veneto - L’epidemia causata dal Corona-Virus e le misure prese dalle autorità nazionali e locali allo scopo di contenere la diffusione del contagio hanno avuto conseguenze molto pesanti sulla vita di ognuno di noi. Per alcune categorie, però, queste conseguenze sono state veramente devastanti, implicando l’impossibilità assoluta di lavorare, e di conseguenza, in molti casi, la perdita di ogni tipo di reddito. Questo è successo anche alle persone che operano nello Spettacolo Viaggiante, cioè nei circhi e nei Luna Park. Infatti, la sospensione di tutte le attività culturale e ricreativa svolte in un luogo pubblico ha imposto uno stop totale anche alle esibizioni dei circhi e delle giostre. I circensi e i lunaparchisti attualmente non possono in alcun modo lavorare, e di conseguenza hanno perso completamente il reddito che ricavavano dalla loro attività; e tuttavia devono continuare a sostenere gran parte delle ordinarie spese di gestione dei “mestieri” – come li chiamano loro - se vogliono sperare di poter riprendere il lavoro in un futuro che, peraltro, al momento non è prevedibile. Tra le spese che non possono assolutamente essere differite vi è certamente il mantenimento in buona salute degli animali che vivono nei circhi. Molti ritengono che una sospensione dell’attività per alcune settimane (tutti speriamo che il periodo di stop non debba protrarsi per diversi mesi, ma non possiamo essere sicuri di nulla) non dovrebbe avere gravi conseguenze, purché i titolari abbiano avuto la saggezza di accantonare risorse sufficienti per poter far fronte a una crisi come questa. In realtà, però, mettere da parte somme sufficienti non è sempre possibile; e in particolare, visto l’andamento degli ultimi decenni, non è stato assolutamente possibile a chi lavora nei circhi e nei Luna Park, visto che questo settore è da parecchio tempo in crisi a causa della concorrenza di altri generi di spettacolo, che risultano più accattivanti per il pubblico del nostro tempo. Il risultato finale è che, quando alla situazione ordinaria si è sovrapposta la crisi che stiamo vivendo, molte famiglie di circensi e lunaparchisti si sono viste ridotte letteralmente alla fame. Lo posso dire con cognizione di causa perché ricevo ogni giorno decine di telefonate con richieste di sostegno per l’acquisto dei generi più indispensabili da parte di queste persone e delle loro famiglie che spesso, a differenza di quelle di tanti altri nostri connazionali, sono ancora caratterizzate dalle presenza di numerosi bambini. Il problema principale nasce perché, quando è il momento di ricevere aiuto, queste persone risultano, ancora e sempre, svantaggiate, non solo perché lo stile di vita mobile - che anche oggi caratterizza l’esistenza di molti fra loro - li rende pur sempre oggetto di pregiudizi, a volte anche odiosi, ma anche, più semplicemente, perché, muovendosi continuamente, non appartengono in maniera piena a nessuna comunità, né civile né religiosa, e quindi ognuno tende a pensare che di loro si debba occupare qualcun altro. Purtroppo conosco moltissime situazioni di questo genere. Oggi tante famiglie di lavoratori dello Spettacolo viaggiante non sono nemmeno sicure di riuscire a sopravvivere nelle prossime settimane. E c’è di più: la situazione attuale rischia di farli entrare in un circolo vizioso da cui sarà difficile poi uscire: la miseria e i rifiuti che si vedono opporre ogni giorno finiranno per estraniarli sempre più dalle altre persone. E questo aumenterà ancora la diffidenza e l’ostilità nei loro confronti. Dobbiamo fare il possibile per aiutarli, altrimenti rischiamo che, anche senza che nessuno lo voglia, venga innalzato un muro fra noi e loro. Don Mirko Dalla Torre Commissione Spettacolo Viaggiante Fondazione Migrantes
Mci Vienna: le iniziative nella comunità cattolica italiana
3 Aprile 2020 - Vienna – Una diretta quotidiana su youtube durante la Settimana Santa e momenti di preghiera per tutta la settimana. E’ una delle iniziative che promuve la Missione Cattolica Italiana di Vienna dove – ci dice il missionario p. Thomas Manalil. Le ultime celebrazioni con la presenza dei fedeli si sono svolte nel fine settimana del 14-15 Marzo. Dopo quella data, per decisione governativa le chiese sul territorio austriaco sono rimaste aperte solo per la preghiera individuale. Per rispondere alle richieste di “vivere anche questo momento difficile in maniera comunitaria” la Missione Cattolica Italiana, ha creato un canale youtube (https://www.youtube.com/channel/UCKAeLh4BIb8bTVnWn4OsqCg) dove durante la settimana è prevista una diretta quotidiana di circa 15-20 minuti alle 19, 15. Durante la settimana anche momenti di preghiera, o adorazione eucaristica e un commento ad un brano del Vangelo. La domenica invece, “celebriamo in diretta la Santa Messa alle 11,30: si tratta in tutti i casi di un piccolo modo per continuare a sentirci parte di un'unica comunità Cristiana”.
R.Iaria
Cuba: vivere la Pasqua in tempo di quarantena
3 Aprile 2020 - Roma – “Celebrare la Messa senza popolo è qualcosa di strano, balza subito all’occhio che manca qualcosa, che si tratta di un atto eminentemente comunitario. Se non posso celebrare con il popolo, posso celebrare per il popolo”: è don Marco Pavan a raccontare la vita della sua comunità, sull’isola di Cuba, anch’essa chiamata a fare i conti con il Covid-19. “Il pastore che ha addosso l’odore del gregge ha soprattutto nel suo cuore tutta la comunità a lui affidata, tutta la chiesa e l’intera umanità”, riflette. Sull’altare, insieme al pane e al vino, porta tutta l’umanità ferita, piagata, sgomenta e disorientata, che necessita di una presenza reale dell’amore di Dio; offre al Signore la struggente nostalgia del suo gregge, che vive l’assenza dell’incontro in attesa di celebrarne ancora la presenza…”. La Pasqua, che don Marco ha celebrato tante volte nelle parrocchie di Vimercate e Legnano, in diocesi di Milano, torna puntuale. Il Signore risorge, vince la morte, è speranza viva. E anche a Cuba le comunità cristiane si preparano al Triduo, anche se quest’anno lo scenario è differente… Don Pavan ha 45 anni: nato a Bollate (Milano), laurea in matematica (chi lo conosce sa che è un mago dei numeri), è un profondo conoscitore de “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry, dal quale non di rado trae spunto per le sue riflessioni e omelie. Prete dal 2005, dopo 12 anni di ministero in parrocchie ambrosiane, dal novembre 2017 è a Cuba, come fidei donum nella diocesi di Santiago. Condivide il servizio missionario con altri tre preti milanesi: don Adriano Valagussa, don Ezio Borsani e don Carlo Doneda. È parroco, con don Adriano, nella parrocchia di Nuestra Señora del Rosario a Palma Soriano, città di 125mila abitanti nel sud dell’isola. La realtà urbana conta 75mila residenti, mentre il resto della popolazione è sparsa in aree rurale nei pressi della città. Qui, in tempi “normali”, la pastorale è piuttosto strutturata; invece la “pastorale del campo – spiega – è molto missionaria: si va due volte al mese in ogni campo, ne abbiamo 17, per la catechesi, la messa o la liturgia della Parola, si vanno a trovare famiglie e ammalati”.« “Di recente – confida – scrivevo in una lettera agli amici italiani della necessità per il popolo di Dio di vivere questo tempo di assenza, coltivando la nostalgia dell’incontro. Forse qui è proprio quello che manca. Se è vero che in strada ci sono tantissime persone, in chiesa praticamente non passa nessuno. Mi ha colpito molto questo fatto… di solito di fronte a un tempo di crisi, ci si attacca anche alla fede e alla religione per incontrare un senso e una speranza. E invece si continua ad essere sopraffatti dall’affanno della quotidianità. Sembra che i cubani si siano dimenticati di Dio. Mi verrebbe da domandarmi: ma come possono pensare che anche Dio non si dimentichi di loro? Poi mi sovviene un passo del profeta Isaia: ‘Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri’. Per fortuna Dio non si dimentica di noi, perché ci ama e il suo amore è per sempre. E allora mi vengono in mente le parole del nostro arcivescovo Mario Delpini che danno il titolo alla lettera pastorale, ‘ogni situazione può diventare un’occasione’. Spero che ciascuno a livello personale e insieme come chiesa sappiamo cogliere l’occasione che abbiamo di fronte”. Anche a Cuba vigono alcune misure precauzionali per evitare il diffondersi del contagio. La vita, a poco a poco, rallenta. Don Marco afferma: “Mi sono interrogato in prima persona sul senso di quanto sta accadendo. Non mi sono posto la solita domanda ‘dove sta Dio di fronte a tutto ciò che sta accadendo?’; mi sono piuttosto chiesto ‘dove sono io? Dove voglio essere io?’ – e non tanto nel senso del luogo, ma della situazione esistenziale. Che occasione vi leggo per me?”. Il sacerdote prosegue: “innanzitutto, vivo con maggior distensione e intensità il tempo per la preghiera e la coscienza di pregare non solo per me ma per la mia gente. È poi una grazia poter dedicare tempo abbondante e senza continue interruzioni a qualche lettura impegnativa e allo studio, senza dover sempre recuperare il filo del discorso. Ne sto approfittando per leggere molto e per approfondire alcuni temi. In particolare, nell’ambito della cosmologia, mi affascina la questione del tempo. Per la teoria della relatività ristretta”, e qui emerge la formazione scientifica, “non esiste un tempo oggettivo, uguale per tutti, ma ogni osservatore ha il suo orologio personale e questo orologio varia in funzione di quanto l’osservatore vive (basti pensare al paradosso dei gemelli di Einstein). Si potrebbe dire che nel cuore della scienza il kronos si trasforma in kairos, occasione esistenziale. Anche in questo tempo di infermità globale vale la pena chiederci che occasione sta nascondendo. Vedo le famiglie obbligate a stare in casa, a condividere spazi ristretti e tempi lunghi. Un peso? O piuttosto una occasione per parlare, per condividere, per fare qualcosa insieme, per dirsi quelle cose per cui non c’era mai tempo, per condividere la quotidianità nelle sue fatiche”. “Stare in casa senza ‘niente’ da fare, dover rinunciare alle tante attività, mi sta facendo sentire impotente. Non posso annunciare il Vangelo come ho sempre fatto e quindi penso che non posso annunciare il Vangelo rinchiuso in queste quattro mura. Forse il Vangelo ha bisogno di testimoni impotenti, che nella loro fragilità e inutilità dicano che ciò che davvero conta è l’amore del Signore e la salvezza che ci è stata donata, al di là delle nostre iniziative e proposte. In una situazione in cui esiste un solo numero, lo zero, finalmente smettiamo di parlare di numeri, di valutare tutto in termini quantitativi, di esito e di convenienza, per imparare a valutare nell’unico modo sensato, nella logica del seminatore, che dà tutto e non riceve nulla”. Ancora una annotazione profonda: “Non è facile smontare il ruolo di protagonisti della nostra vita, saltar giù dal treno in corsa a velocità folle che sono le nostre giornate”, dice don Marco. “Mi colpiscono le molte foto postate su facebook di gente che fa il pane: è un’arte che richiede calma, passione, tempo. Normalmente sarebbe stato impossibile, ma ora il pane fatto in casa dice un tempo che è tornato nostro. Quando questo isolamento finirà, i nostri ritmi torneranno vorticosi, però avremo un poco di consapevolezza in più che in fondo dedichiamo tempo a ciò che per noi è davvero importante e quindi sapremo trovare tempo per ciò che davvero conta. Il treno è in corsa, ma come ogni treno, fa delle fermate! A noi, saperne approfittare per vivere e non lasciarci vivere”. (Gianni Borsa – Popoli e Missione)

