23 Marzo 2023 - Roma - Due nuovi coordinatori Migrantes per la pastorale etnica in Italia. Li ha nominati il Consiglio Permanente della Cei nel corso dell'ultimo incontro svoltosi a Roma dal 20 al 22 marzo. Per i cattolici indiani di rito latino del Kerala in Italia è stato nominato Coordinatore nazionale il sacerdote indiano don Paul Sunny Fernandez mentre per i cattolici africani di lingua inglese è stato nominato il sacerdote nigeriano don Cyriacus Eellele. Ai due nuovi coordinatori gliauguri di un fervido lavoro da parte della Fondazione Migrantes.
Tag: Fondazione Migrantes
Spettacolo viaggiante: Papa, “siete seminatori di gioia”
20 Marzo 2023 - Città del Vaticano – “Voi cooperate in senso largo all’annuncio del Vangelo per la gioia che portate alla gente con le vostre attrazioni. Voi siete seminatori di gioia, non dimenticate questo! E a volte seminate gioia in momenti in cui il cuore non è gioioso, è triste per i problemi... Ma voi seminate, la vostra vocazione è seminare gioia”. Lo ha detto questa mattina papa Francesco ricevendo in udienza i membri dell’Unione Nazionale Attrazionisti Viaggianti (U.N.A.V.) incoraggiandoli a “tenere sempre il vostro cuore e la vostra vita aperti a una prospettiva di fede, che nasce dall’incontro con Gesù, presente e operante nella sua Chiesa, presente e operante in voi, in ognuna delle persone che voi trovate, in ognuna delle persone che voi fate ridere. Che è una delle cose belle: seminatori di sorrisi, è bello!”. Il pontefice ha ricordato come la pandemia ha impedito loro di svolgere le consuete attività, viaggiando di piazza in piazza con le attrazioni: “So che la Fondazione Migrantes vi è stata vicina incoraggiandovi ad andare avanti con spirito di fede e di speranza. Ora, grazie a Dio, avete potuto riprendere. La Chiesa continua – ha detto il Papa - ad accompagnarvi annunciandovi Cristo Salvatore, il quale percorreva città e villaggi portando a tutti l’annuncio gioioso del Regno di Dio”. Sostando con le giostre nei paesi e nelle città, “voi offrite ai bambini e agli adulti momenti di spensieratezza, distraendoli un po’ dalle preoccupazioni che assillano la vita quotidiana. La felicità di un bambino sulla giostra è un’immagine di gioia pulita che appartiene alla memoria di ogni famiglia”. Il senso di gioia e di festa – ha quindi aggiunto papa Francesco - che “voi diffondete scaturisce dalla creatività e dalla fantasia, non ricalca i modelli artificiali e conformisti che circolano nei media; si alimenta non dalla ricerca di sensazioni sempre nuove, ma dalla semplicità e genuinità che si può respirare in un luna park”. Da qui l’invito ad andare avanti “nel vostro lavoro itinerante! In un mondo dove si respira spesso un clima grigio e pesante, voi ci ricordate che la strada per essere contenti è la semplicità; e anche una forma di divertimento all’aria aperta e in compagnia: l’opposto di quello che sempre più spesso si vede oggi, ognuno da solo con il suo telefonino o con il computer, che ti isola dalla comunicazione sociale. Voi invitate a uscire, a incontrarsi sulla piazza, a divertirsi insieme. Vi apprezzo per questo. E vi ringrazio perché, in fondo, ci ricordate che non siamo fatti solo per il lavoro ma anche per la festa, e Dio è contento quando noi festeggiamo insieme da fratelli in semplicità. E la vostra vocazione è: ridere e far sorridere. A volte il cuore è triste, ma la vocazione ti porta avanti per dare dei sorrisi agli altri, dei sorrisi che li facciano ridere. E questo è bello: seminare sorrisi, seminare gioia, seminare pace, seminare un orizzonte più positivo di quello che forse sta vivendo la gente in quel momento”. Il Pontefice all’inizio dell’udienza ha voluto fare gli auguri, per il suo 80mo compleanno, a suor Geneviève, Piccola Sorella da anni impegnata nella pastorale con i luna parkisti e che oggi vive al Luna park di Ostia. (Raffaele Iaria)
Naufragio in Calabria: Tavolo Asilo, manifestazione sabato dalla spiaggia di Cutro
8 Marzo 2023 - Roma - «Fermare la strage, subito! La strage di Cutro non è stato un incidente imprevedibile. È solo l'ultima di una lunghissima serie di tragedie che si dovevano e si potevano evitare». Si apre così l'appello sottoscritto da Tavolo Asilo e Immigrazione, da Rete 26 Febbraio, dalle Ong impegnate in operazioni di ricerca e soccorso e dalle tante organizzazioni locali e nazionali che hanno deciso di promuovere una manifestazione sulla spiaggia di Cutro il prossimo 11 marzo, per esprimere indignazione per quanto accaduto e solidarietà con le famiglie delle vittime.
La manifestazione, che comincerà alle 14.30 sul lungomare di Cutro, è «il primo importante appuntamento nazionale di un percorso di iniziative e mobilitazioni che le reti intendono organizzare». «La drammatica assenza di canali sicuri e legali di accesso al territorio europeo viene spiegato in una nota - obbliga chi fugge da guerre, persecuzioni e povertà a rischiare la vita: l'obiettivo di organizzazioni e associazioni è sollecitare un'inversione di rotta delle politiche migratorie in Italia e nell'Unione europea.
A chi non potrà essere presente a Steccato di Cutro le associazioni chiedono di mobilitarsi online scattandosi una foto con la fascia bianca al braccio e pubblicarlo sui social con l'hashtag #fermarelastrage.
Finora hanno aderito all'iniziativa, fra le altre, anche Acli, Caritas Italiana, Centro Astalli, Comunità Papa Giovanni XXIII, Comunità di S.Egidio, e Fondazione Migrantes.
Migrantes: a Ferrara la presentazione del rapporto Diritto d’Asilo
7 Marzo 2023 - Ferrara - Il prossimo 13 marzo nella sede del Dipartimento di Giurisprudenza a Ferrara è in programma un incontro di presentazione del Rapporto 2022 della Fondazione Migrantes sul diritto d’asilo.
Il Seminario è organizzato nell’ambito dei corsi di Cliniche Legali, Diritto europeo dell’immigrazione, Sociologia del diritto. Appuntamento alle ore 15 nella Sala Consiliare del Dipartimento. Dopo i saluti istituzionali di Serena Forlati (Direttrice del Dipartimento di Giurisprudenza, Università di Ferrara), Rinaldo Argentieri (Prefetto di Ferrara) ed Elisabetta Balsamo (Dirigente Ufficio Immigrazione della Questura di Ferrara), vi sarà l'introduzione da parte dell'arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Fondazione Migrantes, mons. Gian Carlo Perego. L'incontro, coordinato da Orsetta Giolo (Università Ferrara), vedrà poi gli interventi di Cristina Molfetta della Fondazione Migrantes, Gianfranco Schiavone dell'Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione e Alessandra Annoni dell'Università di Ferrara.
Ecco perché decidono di partire: la storia di una famiglia afghana accolta grazie a Migrantes
2 Marzo 2023 - Massa Carrara - I loro figli vanno a scuola in Italia come facevano a Kabul. La differenza è che le due ragazze possono frequentare le lezioni e che tutti sono sicuri di tornare a casa. A proposito di vie legali e sicure per entrare in Italia, la storia della famiglia Azimi è esemplare della disperazione che sconvolge i profughi e che un po' tutti in Italia sembriamo aver dimenticato. Oggi sono salvi, ma in tre maledetti giorni dell'agosto 2021 a Kabul la loro vita è stata sconvolta per sempre. Padre, madre e quattro figli minorenni, dopo due giorni di attesa in aeroporto sono riusciti a sfuggire ai taleban salendo sul volo della Farnesina per evacuare i collaboratori delle istituzioni italiane. Il padre lavorava come sacrestano dell'unica missione cattolica del Paese retta dal padre barnabita Giovanni Scalese, partito a sua volta. I taleban non avrebbero risparmiato nessuno degli Azimi, che oltre ad essere collaboratori del "nemico" occidentale, sono di etnia hazara, musulmani sciiti, odiata in Afghanistan dai taleban, pashtun e sunniti. Sono salvi, ma il loro mondo, la loro esistenza non sarà mai più la stessa. E le loro vite restano divise. Da una parte il costante sforzo di integrarsi in una città della Toscana, Massa, radicalmente diversa da Kabul.
Dall'altra il pensiero a parenti, amici, compagne e compagni che da Kabul non sono potuti fuggire. I contatti telefonici frequenti non alleviano la nostalgia. Le ragazze sono asserragliate in casa e anche i maschi vivono oppressi dal rigore talebano. Avevamo scritto di questa famiglia un anno fa. Siamo tornati a Massa per incontrarli in occasione della visita di alcuni istituti scolastici superiori cittadini alla mostra sui corridoi umanitari della Caritas italiana allestita dalla diocesi nel Chiostro del Seminario Vescovile. Accolti nell'ambito del Sai, il Servizio pubblico di accoglienza rifugiati, dalla Migrantes diocesana, vivono in un grande appartamento in centro e hanno fatto grandi passi avanti.
Sono la prova di un'integrazione che si compie nonostante gli ostacoli burocratici in cui siamo maestri. Merito soprattutto dell'accoglienza diffusa e della Migrantes. Il padre ha trovato lavoro in un'officina. Le due figlie maggiori proseguono gli studi universitari rispettivamente in Economia e Giurisprudenza a Torino grazie a borse di studio. I due maschi tredicenni frequentano la seconda media, le due ragazze 18enni sono in quarta liceo artistico. «Sono una famiglia laboriosa, unita e affiatata - spiega Sara Vatteroni, direttrice della Migrantes Toscana - hanno imparato la nostra lingua grazie ai corsi di sostegno e anche la madre, nonostante sia analfabeta, è riuscita ad apprendere un po' di parole». I quattro figli sono stati accolti bene da compagni e professori. La loro presenza è stata di stimolo. Ma il pensiero fisso va ai loro coetanei che dovrebbero fuggire in Pakistan o Iran. Poi lì le condizioni dei campi profughi, checché ne dica il ministro Piantedosi, li spingono ad arrivare in Europa o prendendo in Turchia una barca per la rotta calabra o rischiando la vita sulla rotta balcanica fino a Trieste. E al figlio 27 enne rinchiuso da anni in Indonesia nel campo di Pekanbaru, sull'isola di Sumatra. Vive sospeso con altri 13.700 afghani che non sono considerati rifugiati dal governo. Li sostiene solo l'Oim, l'organizzazione internazionale per i migranti. L'Italia e l'Ue tanto invocata potrebbero aiutarli a uscire da questo limbo disumano andando a prendere il giovane e altri profughi, dando seguito alle parole di questi giorni coi fatti. (Paolo Lambruschi - Avvenire)
Migrantes: mons. Felicolo, reimpostare e riprendere le attività pastorali di accompagnamento spirituale e catechetico con i viaggianti
1 Marzo 2023 - Roma - Venerdì scorso si è riunita la Commissione Nazionale per la Pastorale dello Spettacolo Viaggiante della Fondazione Migrantes presieduta dal direttore generale Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo. Nerlla sua introduzione ai lavori mons. Felicolo ha ricordato l’importanza dell'attività pastorale tra i Viaggianti, ascoltarli nei loro sogni non solo spirituali, ma anche sui problemi legati alla sosta delle attrazioni e delle carovane. Tanti circensi e lunaparchisti fanno fatica ad inserirsi nel vissuto delle nostre comunità parrocchiali, per questo, ha proseguito il direttore della Fondazione, c’è bisogno di rendere operativa la pastorale. La pandemia ha provocato un’interruzione delle attività sia dei Viaggianti, sia degli operatori pastorali svolte in presenza; per questo è importante reimpostare e riprendere le attività pastorali di accompagnamento spirituale e catechetico. È importante in queste attività “fare rete” per poter affrontare le varie situazioni che possono presentarsi durante il cammino di catechesi. Durante i lavori è stato presentato il catechismo per la preparazione ai sacramenti dei i ragazzi fieranti e circensi: “Con Gesù per portare gioia e festa”. La struttura del testo è un’ottima guida che va però attualizzata alla loro vita di viaggianti. Una commissione lavorerà per suggerire e preparare il materiale operativo da poter utilizzare negli incontri di formazione con i ragazzi e le loro famiglie. (MDT)
Migrantes: il cordoglio per le morti in mare in Calabria
27 Febbraio 2023 - Roma - Cordoglio e preghiera per le vittime, vicinanza ai superstiti ma anche sconcerto per l’ennesimo naufragio avvenuto all’alba di ieri mattina sulle coste di Cutro, in Calabria. Gli immigrati morti in mare sono “come una spina nel cuore” ha detto papa Francesco durante il suo primo viaggio del Pontificato avvenuto a Lampedusa. 62 i morti finora accertati: tra loro anche bambini. Uomini, donne e bambini di cui non conosceremo forse mai i nomi, ma che si aggiungono alla lista dei tanti morti nel Mediterraneo diventato un vero e proprio cimitero. Non possiamo più vedere immagini strazianti come quelle viste dai soccorritori ieri in Calabria. Mentre sulle spiagge di Steccato di Cutro si procedeva a raccogliere ciò che resta di un uomo, di una donna, di un bambino senza vita, all'ospedale sono stati accolti i superstiti, quelli, racconta la direttrice Migrantes della diocesi di Crotone-Santa Severina, sr. Loredana Pisani - nel disastro hanno riportato ferite, anche gravi. Tra queste persone “la disperazione di una donna, molto provata e ferita, che incessantemente chiama la figlia morta che non ha potuto salvare...Dal reparto di pediatria le urla sono di una piccola bambina, anche lei ferita, anche lei piange e si dispera perchè cerca una mamma che non può più rispondere. Intere famiglie sono morte in quest'orrore, tutte accomunate dal desiderio di una vita migliore”. Storie che chiedono un rinnovato impegno di solidarietà e di responsabilità, perché sia vinta l’indifferenza che fa dimenticare queste tragedie, perché sia finalmente superato un disimpegno per una nuova stagione umanitaria che accompagna e non abbandona persone in fuga da primavere e inverni umani. Sono nostri figli e fratelli. E difendere la loro vita è sacro. La “profonda tristezza” e “acuto dolore” che attraversano il Paese dopo questo ennesimo naufragio, come ha detto il card. Matteo Zuppi, chiedono un supplemento di umanità. Come Fondazione Migrantes ci uniamo all’appello della Chiesa Italiana e alla preghiera di papa Francesco che ancora una volta ieri ha fatto sentire la sua voce pregando “per ognuno di loro, per i dispersi e per gli altri migranti sopravvissuti” e ringraziando quanti hanno portato soccorso e stanno dando accoglienza.
Mons. Pierpaolo Felicolo
Direttore Generale Fondazione Migrantes
Roma, 27 Febbraio 2023Nuove morti nel Mediterraneo: urgente operazione europea Mare nostrum
26 Febbraio 2023 - Roma - Mentre i rami del Parlamento approvano un urgente e straordinario decreto per regolare i flussi migratori, che di urgente e straordinario ha solo l’ennesima operazione ideologica, indebolendo in realtà le azioni di salvataggio in mare delle navi ONG, un barcone spezzato dalla burrasca della notte, che portava almeno 150 migranti, si è inabissato nel Mediterraneo, al largo delle coste calabre crotonesi. Sono 33 (fino al questo momento) i morti accertati, tra cui un neonato, almeno 100 i dispersi, che vanno ad aumentare le migliaia di morti e di tombe anonime nel cimitero del Mediterraneo. Un nuovo drammatico segnale sulla disperazione di chi si mette in fuga da situazioni disumane di sfruttamento, violenza, miseria e di chi è indifferente politicamente a questo dramma. Un nuovo drammatico segnale che indebolisce la Democrazia, perché indebolisce la tutela dei diritti umani: dal diritto alla vita al diritto di migrare, al diritto di protezione internazionale. Mentre queste morti non possono che generare vergogna, chiedono un impegno europeo per un’operazione Mare nostrum, che metta strettamente in collaborazione le istituzioni europee, i Paesi europei, la società civile europea rappresentata dalle ONG. La collaborazione con i Paesi del Nord Africa non può limitarsi a interessi energetici o a sostegni per impedire i viaggi della speranza, ma deve portare a un canale umanitario permanente e controllato nel Mediterraneo verso l’Europa. Chi arrivando in Europa avrà diritto a una protezione vedrà salvaguardato tale diritto; chi non ne avrà diritto sarà rimpatriato. È chiaro che questo esame, solo nella terra europea, dovrà essere agile, organizzato, alla presenza di diverse figure – dai mediatori, dalle forze di polizia, dagli operatori internazionali, da osservatori dell’UNHCR, da operatori sociali … - perché il minore non accompagnato sia tutelato come la vittima di tratta, o chi viene da una drammatica situazione sanitaria o da una guerra o disastro ambientale. Le risorse vanno investite nella tutela della vita, nell’accompagnamento delle persone non in muri o campi disumani. La vita e il futuro dell’Europa dipendono da come si accoglie, tutela, promuove e integra le persone in cammino.
Mons. Gian Carlo Perego Arcivescovo di Ferrara-Comacchio Presidente Cemi e Fondazione Migrantes
Card. Zuppi: fare dell’accoglienza la vera risorsa
24 Febbraio 2023 - Roma - “Chi si fa migrante tra i migranti è aiutato a stringere relazioni e stabilire tante alleanze, collaborazioni per portare a soluzione vicende spesso difficili e purtroppo prolungate nel tempo e che tante volte diventano delle vere e proprie patologie”. Lo ha detto ieri pomeriggio il card. Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, aprendo il corso di Formazione Giuridica sul tema della migrazione promosso dalla Fondazione Migrantes. Il porporato si è congratulato per l’iniziativa ed ha ricordato il cammino sinodale: “le persone con le quali voi – ha detto rivolgendosi ai direttori e collaboratori degli uffici Migrantes delle diocesi italiane – vi siate messi in cammino ci aiutano a camminare e arricchiscono le nostre chiese e ci spingono a farci un po' migranti”. C’è bisogno di formazione anche giuridica: “tante volte ci sono novità normative peggiorative e che non affrontano i veri problemi e spesso limitanti rispetto all’evidenza delle situazioni che voi tutti i giorni vivete”, ha detto il presidente della Cei. Dobbiamo avere un’altra visione - ha aggiunto - che è quella di sollecitare le istituzioni a rispondere ai veri bisogni e necessità in modo adeguato e che guarda al futuro. Bisogna uscire da una visione di sicurezza e provare invece a fare dell’accoglienza la vera risorsa”. Parlando poi delle vittime di tratta il card. Zuppi ha detto che è un fenomeno che “non dobbiamo assolutamente dimenticare”. Il corso, dopo un saluto del direttore generale, mons. Pierpaolo Felicolo, è proseguito con l’intervento di Paola Scevi, Direttrice del Master in Diritto delle Migrazioni presso l’Università degli Studi di Bergamo che si è soffermata sulle disposizioni legislative circa l’ingresso legale e il soggiorno in Italia. Il prossimo incontro – previsto per il 14 marzo, sarà dedicato alla protezione delle vittime di Tratta: sarà introdotto da mons. Pierpaolo Felicolo mentre le conclusioni saranno affidate all’arcivescovo di Ferrara-Comacchio e presidente della Migrantes, Gian Carlo Perego. (Raffaele Iaria
24 febbraio 2022- 24 febbraio 2023: una riflessione ad un anno dalla guerra in Ucraina
24 Febbraio 2023 - Roma Il 24 febbraio 2022, la guerra tra Ucraina e Russia iniziata nel 2014 nel disinteresse di tutti, subiva un’accelerazione con l’invasione del Donbass da parte delle truppe russe. Da quella data la guerra è diventata mondiale, ha coinvolto tutti sul piano economico, sociale, politico e militare. Sul piano economico la guerra ha innescato una crisi a partire dal costo del gas, ma anche dal blocco del grano. Sul piano sociale è iniziato un esodo di 7 milioni di persone, di cui 3 milioni e mezzo hanno preso la strada dell’Europa, 170 mila hanno raggiunto l’Italia, generando un nuovo mondo di richiedenti asilo e protezione internazionale. Sul piano politico abbiamo assistito alla creazione di fatto di due blocchi - Stati Uniti ed Europa, Russia e Cina – e al fallimento di ogni tentativo diplomatico di pace. Sul piano militare è ripresa la corsa agli armamenti, anche nucleari e è iniziato l’invio di armi dai Paesi europei verso l’Ucraina. A distanza di un anno ogni giorno conosciamo le armi che vengono inviate in Ucraina, ma non sappiamo il numero dei morti dall’una e dall’altra parte: 100.000? 200.000? 400.000?. L’invio delle armi ha preso il sopravvento sui morti civili e militari, di giovani e adulti, di neonati e anziani. Dalle città europee le mamme e i bambini giunti tra noi in fuga dalla guerra ogni giorno, da mesi, vivono il dramma della lontananza da casa, dal proprio Paese, dai mariti, dai fratelli e genitori. Cosa fare a un anno di distanza? Anzitutto accogliere e tutelare le persone in fuga che sono arrivati tra noi, farli sentire a casa, superando i tempi lunghi della burocrazia, garantendo un minimo vitale, sostenendo i traumi nascosti, curando i malati. Il diritto d’asilo ha avuto con gli ucraini di riabilitare dopo 20 anni la protezione temporanea, ma senza le gambe di una cura, un’assistenza che in altri Paesi è stata più veloce, più vicina, più capace di valorizzare il patrimonio umano di persone, donne e bambini soprattutto. E’ importante, però, non dimenticare che anche questa guerra, come tutte le altre non è ‘giusta’, non può essere accettata: per rispetto ai morti, alle persone in fuga, a chi ha perso tutto. Purtroppo, è più facile sentire parlare di guerra, di invio di armi e carri armati. Di guerra sentiamo parlare in politica, nelle aule parlamentari del nostro Paese e dell’Europa, nei circoli, nei dibattiti televisivi, al bar e nelle nostre comunità. La pace è considerata un gesto di ingenuità, al massimo profetico, dando a questo aggettivo un significato futuristico più che di segno, ‘segno dei tempi’, per trasformare la realtà. Un cristiano non può che esigere la pace. La pace è una nostra ostinazione. Dobbiamo ripetere ancora con ostinazione ‘Tu non uccidere’. Uccidere è l’esito della guerra, di ogni guerra, anche di questa guerra in corso in Ucraina: una nuova guerra ingiusta, irrazionale, frutto di nuovi nazionalismi e di capitalismi, che spinge al riarmo. E di fronte a questa nuova “sciagura”, al nuovo “flagello” per l’umanità ritorna il valore della scelta dell’obiezione di coscienza alle armi. Le veglie di preghiera, le marce di questi giorni hanno un valore politico, perché impegnano a cercare la pace, a costruirla ogni giorno, senza armi. Preghiamo, marciamo, costruiamo la pace per regalare futuro all’Ucraina e all’Europa, ricordando il monito di S. Giovanni XXIII, sessant’anni fa, nell’enciclica Pacem in terris: “Non c’è pace senza disarmo. Non c’è disarmo se non tacciono i cannoni, se non si smontano, oltre alle rampe missilistiche, anche gli spiriti. La pace non si regge sull’equilibrio degli armamenti, ma solo sulla vicendevole fiducia, sul disarmo dei cuori (P.T. 113).
S.E. Mons. Gian Carlo Perego
Arcivescovo di Ferrara-Comacchio
Presidente Cemi e Fondazione Migrantes

