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Alice e il Circus di Kiev adottati dall’Italia, il Paese delle meraviglie

8 Aprile 2022 -

Milano - Il teatro ha salvato la vita ai trenta artisti del Circus-Theatre Elysium di Kiev. Erano venuti in Italia dall’Ucraina il 5 febbraio per raccontare cantando, ballando, facendo acrobazie, la fiaba “Alice nel paese delle meraviglie” e quando è cominciata la guerra, con le bombe sganciate dai russi sulla capitale ucraina, si trovavano a Bologna. E sono rimasti bloccati. Adesso si sentono al sicuro, avvolti in una rete di solidarietà imbastita dal mondo dello spettacolo e dalle istituzioni, ma cosa sarebbe successo se Yuliia Palaida (Alice), Yuliia Oshchepkova (Regina), Ruslan Gorobets (il cappellaio matto) e gli altri ballerini, clown e acrobati del circo fossero tornati nelle loro case, in patria? La prima reazione, per tutti, è stata di sgomento e paura. «Non sapevamo come stavano i nostri familiari a Kiev, se si fossero salvati dai bombardamenti, se erano ancora vivi: i collegamenti con l’Ucraina si sono interrotti spesso nei primi quindici giorni del conflitto e non potevamo avere contatti con loro perché si erano rifugiati nei bunker antiaerei». Poi la situazione si è chiarita. Stanno tutti bene. «In seguito i nostri cari si sono trasferiti nella parte occidentale del Paese – precisa Palaida, che in Ucraina ha lasciato il marito e il padre, arruolati nell’esercito – dove i combattimenti non sono ancora arrivati». Ma l’andamento della guerra, purtroppo, non lascia sperare in un “cessate il fuoco” entro breve.

Grazie alla disponibilità di diversi teatri italiani e all’impegno del produttore Roberto Romaniello, il tour del circo Elysium, che si doveva concludere il 14 marzo a Brescia, è potuto proseguire. Stasera (inizio ore 21) la compagnia ucraina si esibisce con Alice in wonderland all’Arcimboldi di Milano, dove resterà anche domani e domenica (l’ultima replica è alle ore 16).

Al seguito del cast costituto da grandi professionisti a livello internazionale ci sono anche due tecnici, il direttore esecutivo Aleks Sakharov e la moglie Yuliia, coreografa. Romaniello, oltre a cercare i contatti con gli enti teatrali per garantire i prossimi spettacoli, almeno fino a metà maggio, si è interessato dell’ospitalità da offrire ai parenti degli artisti, una quindicina tra mamme e bambini fatti arrivare in Italia con un viaggio speciale. «Tra loro c’è anche una nonna – precisa l’impresario –, tutti sono stati accolti in alloggi nella zona di Reggio Emilia, dove il sindaco e il teatro municipale “Romolo Valli” si sono prodigati, insieme a noi, anche per il disbrigo delle pratiche burocratiche necessarie alla permanenza in Italia». Un’adozione speciale. «Siamo grati a tutti gli italiani che ci hanno dato la possibilità di prolungare il nostro tour e di rimanere in questo periodo di emergenza» ha commentato Sakharov, che adesso è ospite con la moglie e la figlia di 5 anni e mezzo in un appartamento di Montevecchia, in provincia di Lecco. La consorte di Sakharov aveva lasciato il marito e gli altri artisti del gruppo a Roma il 13 febbraio, dopo l’allestimento dello spettacolo al Brancaccio per tornare dalla bambina a Kiev: una settimana dopo però è scoppiata la guerra e lei si è trovata nel mezzo degli scontri armati. È stata costretta quindi a rifugiarsi nelle cantine della scuola della figlia e, passato il primo momento critico, dopo una settimana, è stata accompagnata da amici, insieme con la piccola, fino in Polonia e da qui ha raggiunto Dresda, in Germania, dove mamma e figlia hanno preso un volo per Milano e si sono ricongiunte a papà Aleks. «Lavorare, per questi artisti, è assolutamente fondamentale in questo momento – sottolinea Romaniello –, anzi possiamo dire che rappresenta la vita, perché possono restare concentrati, ancorati al presente, e così guadagnare il necessario per aiutare le loro famiglie a sopravvivere: i guai peggiori, anche dal punto di vista psicologico, cominciano invece quando non si lavora più». Comunque non è facile stare sul palcoscenico senza pensare a quello che sta succedendo nella propria città dilaniata dai bombardamenti e senza preoccuparsi per il futuro della patria. C’è tensione tra gli artisti dietro le quinte, ma anche la gioia di potersi esprimere con la propria arte di fronte a un pubblico generoso con il quale si è creata una forte empatia. «Alla fine dello show c’è sempre un momento assai commovente – racconta Romaniello –, un abbraccio ideale con gli spettatori dove la bandiera gialla e blu dell’Ucraina sventola sul palco». I biglietti per le repliche del’TAMm, a Milano stanno andando a ruba: «Lo spettacolo faceva “sold out” anche prima – ricorda il produttore – ma adesso, in più, c’è anche una spinta emotiva». Il Circus-Theatre Elysium è nato nel 2012 e lo spettacolo ispirato alla fiaba di Lewis Carroll – 100 sfavillanti minuti di puro divertimento con musica, effetti speciali, atmosfere oniriche e scene in 3D – è un progetto artistico del regista Oleg Apelfed portato avanti con il contributo della direttrice del Circo Nazionale dell’Ucraina, Maria Remneva.

Alla rete di solidarietà a favore dei circensi di Kiev hanno finora aderito, oltre al teatro milanese della Bicocca, ERT Fondazione, Accademia Perduta/Romagna Teatri, il Teatro Regio di Parma. Le date di aprile: Teatro Del Giglio di Lucca (il 13), Teatro Sociale di Mantova (14), Teatro “Diego Fabbri” di Forlì (15), Creberg di Bergamo (22), Gran Teatro Geox di Padova (24), Politeama di Genova (26) e, infine, Gran Teatro Morato di Brescia (1° maggio) e Manzoni di Pistoia, il 6 maggio.  (Fulvio Fulvio - Avvenire)

Ucraina: le iniziative a Santa Sofia con il supporto di Migrantes

7 Aprile 2022 - Roma - Cinquanta Tir – ultimo questo fine settimana - carichi di aiuti umanitari sono partiti per l’Ucraina dalla Basilica di Santa Sofia di Roma, uno dei due luoghi di preghiera degli ucraini nella Capitale e da oltre un mese centro di solidarietà e di raccolta per dare aiuto a chi fugge dalla guerra. Insieme agli aiuti, ci dice il rettore, don Marco Yaroslav Semehen, che è anche il direttore Migrantes dell’Esarcato dei greco cattolici ucraini in Italia,  da ieri sono iniziati corsi intensivi di italiano affidati ad insegnanti coordinati da Felicia d'Alessandro di Atena, Formazione e Sviluppo. «Saranno – spiega  il sacerdote – per il momento circa 150 persone, soprattutto donne» mentre i loro bambini «li stiamo aiutando ad inserirsi nelle scuole romane». I corsi sono supportati dalla Fondazione Migrantes e dall’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma: “una iniziativa - spiega il direttore Migrantes di Roma, mons. Pierpaolo Felicolo - che stiamo sostenendo come aiuto concreto a queste donne arrivate in Italia da sole, con loro i bambini senza i mariti rimasti in Ucraina e che hanno bisogno di imparare subito la lingua per vivere al meglio la loro situazione, che rimane precaria, nel nostro Paese”. I corsi, infatti – come racconta don Semehen – nascono, dopo le prime settimane di raccolta di aiuti alimentari, medicine, kit igienici ed altro da far arrivare in Ucraina, su richiesta delle stesse donne ucraine che vogliono imparare l’italiano. In tutto ciò non è mai mancata – evidenzia il sacerdote ucraino – la solidarietà degli italiani e dei romani. Anche il presidente della Repubblica Mattarella, lo scorso 6 marzo, ha voluto partecipare alla liturgia della comunità ucraina a Santa Sofia. «Abbiamo sentito concretamente la vicinanza dell’Italia che  non ha mancato di esprimere solidarietà in tanti modi», aggiunge il sacerdote che ringrazia anche papa Francesco per il sostegno alla popolazione ucraina e per i «continui appelli alla pace e la disponibilità a recarsi, come pellegrino, a Kiev». Una vicinanza «molto concreta» con la visita dell’elemosiniere che «a nome del Santo Padre ha portato anche viveri e medicinali che noi abbiamo inviato in Ucraina». Il lavoro qui non si ferma: ogni giorno – racconta don Semeneh – «siamo ‘invasi’ da gesti di solidarietà e di vicinanza» mentre continua la collaborazione con il Comune, la Protezione Civile e con la Asl per avviare – spiega – “un centro dove effettuare tamponi anti-Covid, garantire visite mediche urgenti, soprattutto pediatriche per i bambini e distribuire tessere sanitarie temporanee. In Italia la solidarietà si è fatta anche molto vicina attraverso le 150 comunità cattoliche ucraine nel nostro Paese, assistite da oltre 60 sacerdoti, in collaborazione con la Fondazione Migrantes e gli uffici diocesani Migrantes. Oltre un centinaio i camion partiti per l'Ucraina e in tante comunità sono iniziati corsi di lingua italiana. Una guerra questa che «viviamo da dentro e non alla finestra, mediata da persone che lavorano nelle nostre case, frequentano le nostre chiese, vivono nelle nostre città»» dice la Fondazione Migrantes evidenziando anche le tante iniziative di accoglienza messe in campo nelle diocesi italiane. (Raffaele Iaria)

Ucraina: a Rimini oltre 4mila i profughi accolti, “qui i miei figli hanno iniziato la scuola”

7 Aprile 2022 -

Rimini - La guerra? «Milioni di persone in fila, la tua vita in uno zaino e fuggi dal paese». La sintesi di Olga Kramha, rifugiata a Rimini dall’Ucraina insieme al figlio minore, è straziante. E il rischio di dover rifare quello zaino appena disfatto, è perlomeno paradossale. «Molti di noi hanno parenti, i bambini hanno iniziato ad andare a scuola, c’è una rete di amicizie, ci danno una mano, non vogliamo spostarci da Rimini». Decine di profughi ucraini, prevalentemente donne, hanno lanciato questo appello davanti alla Prefettura di Rimini. In modo composto, davanti al Palazzo del Governo una piccola folla ha intonato l’inno della loro patria e poi ha consegnato al Prefetto Giuseppe Forlenza una lettera. La missiva è chiarissima: chiedono di non essere trasferiti, con i loro bambini, in altre località. Appena possibile, spiegano, torneranno in Ucraina ma fino ad allora vorrebbero restare nella Rimini che hanno scelto. Molti di loro qui hanno parenti, una rete amicale, stanno cercando di integrarsi. La bandiera della Pace e quella gialloblù dell’Ucraina issate da numerosi bagnini della riviera, sembra uno sventolante benvenuto. Sono circa 4.000 i profughi che nell’ultimo mese hanno scelto Rimini come destinazione in Italia. Nonostante le piccole dimensioni (149.000 abitanti, 339.000 in tutta la provincia), è la città italiana che ne ospita di più in assoluto. Non si tratta di un caso: lungo la Riviera romagnola vive una delle più grandi comunità ucraine d’Italia, circa 5.000 persone, in gran parte donne, la maggior parte badanti che vivono in casa degli anziani di cui si prendono cura. «Molte di queste donne hanno visto arrivare una figlia, una sorella, i nipotini» fa notare don Viktor Dvykalyuk, il cappellano della comunità greco-catttolica di Rimini, San Marino-Marino e Ravenna. Sta svolgendo il ruolo di mediatore per conto della Prefettura e tutti i giorni tiene uno sportello Ucraina. Bogdan ha 17 anni, è ucraino di origine ma nato a Rimini. Traduce i suoi connazionali. Lavora all’Hotel Margherita dove hanno trovato ospitalità 167 profughi, ora diventati 110. C’è chi è stato trasferito in montagna a 100 km dalla Riviera, isolati, chi nelle colline della provincia, altri ancora in Piemonte, Molise, Sicilia. Dei 57 profughi trasferiti, 27 la prefettura li ha collocati a Misano Adriatico, «gli altri attraverso una rete solidale sono stati distribuiti in famiglie e conoscenti, a Jesolo e in Austria, dove hanno trovato lavoro – racconta il titolare dell’Hotel Margherita, Stefano Lanna – Ho accolto queste persone, senza ricevere alcun contributo dello Stato, e continuerò a farlo. Non faccio business con chi scappa dalla guerra. Se le istituzioni mi aiuteranno bene, altrimenti proseguiremo con la solidarietà della comunità riminese». I volontari della mensa francescana di Santo Spirito provvedono al cibo, l’hotel si è persino dotato di Pronto soccorso interno. Il piano trasferimenti da Rimini va avanti. La Prefettura valuterà alcuni casi particolari, ma la linea è: non più rifugiati negli hotel. Potrà restare solo chi vanta sistemazioni autonome, con un contributo di 300 euro al mese per tre mensilità. «Siamo venuti qui con bimbi di 6 anni – racconta una giovane mamma ucraina – Vorremmo tornare a casa ma ora non è possibile, e adesso dobbiamo andare via anche da qui. Ho la mamma a Rimini, abbiamo fatto i documenti e i bambini hanno iniziato a frequentare l’asilo: chiediamo solo un’accoglienza temporanea». Tre donne hanno pagato l’hotel dove erano accolte per restare a Rimini. Dopo quattro giorni, però, hanno fatto le valigie. Chi intende restare, lo fa a spese proprie, rinunciando dunque agli aiuti di Stato. «Lavoro a Rimini da 16 anni e pago i contributi – è la testimonianza accorata di una donna ucraina – Ho trovato lavoro per le figlie arrivate e asilo per i nipotini di 2 e 6 anni: perché li mandano altrove?». (Paolo Guiducci - Avvenire)

Ucraina: Ue, 3,5 miliardi ai Paesi che accolgono rifugiati

6 Aprile 2022 -
Roma - Tre miliardi e mezzo per l’accoglienza dei rifugiati ucraini. “Nell’ambito degli sforzi volti a sostenere l’Ucraina in seguito all’invasione della Russia, gli ambasciatori presso l’Ue hanno approvato oggi una proposta che consente agli Stati membri l’accesso immediato a maggiori finanziamenti iniziali a titolo di React-Eu” (assistenza alla ripresa per la coesione e i territori d’Europa) “e rende più semplice soddisfare le necessità di base dei rifugiati provenienti dall’Ucraina e fornire loro sostegno”. È quanto spiega una nota del Consiglio Ue. Che puntualizza: “Quest’anno sarà erogato un totale di 3,5 miliardi di euro come aumento del prefinanziamento iniziale a titolo di React-Eu, uno dei principali programmi post-pandemia volto a rafforzare i fondi della politica di coesione e il Fondo di aiuti europei agli indigenti”. La quota più elevata sarà versata agli Stati membri che registrano un maggior numero di arrivi, sia come Paesi di transito che come Paesi di destinazione finale. “La proposta consente di ridurre l’onere sui bilanci pubblici degli Stati membri affinché – viene chiarito – possano gestire l’afflusso di rifugiati provenienti dall’Ucraina”. A tal fine, il prefinanziamento della quota per il 2021 a titolo di React-Eu sarà aumentato dall’11% al 15% per tutti gli Stati membri e al 45% per i Paesi dell’Unione in cui l’afflusso di rifugiati dall’Ucraina superava l’1% della rispettiva popolazione alla fine del primo mese successivo all’invasione russa. I Paesi che riceveranno quindi un prefinanziamento del 45% sono l’Ungheria, la Polonia, la Romania e la Slovacchia, che hanno frontiere comuni con l’Ucraina, nonché l’Austria, la Bulgaria, la Cechia, l’Estonia e la Lituania, che al 23 marzo 2022 avevano accolto un numero di sfollati superiore all’1% della rispettiva popolazione. La proposta introduce inoltre l’opzione di un “costo unitario per persona”, il che “facilita e velocizza l’attuazione dei fondi”. In particolare, il costo unitario “faciliterà il finanziamento delle necessità di base e del sostegno alle persone provenienti dall’Ucraina che ricevono protezione temporanea dall’Ue o un’altra protezione adeguata prevista dal diritto nazionale”. Tale costo unitario è pari a 40 euro per settimana e può essere utilizzato per la durata massima di 13 settimane a partire dalla data di arrivo della persona interessata nell’Unione europea.

Ucraina: “Nessuno ha il diritto di distruggere le città!”, manifestazione del Centro La Pira domani a Cassano Ionio

6 Aprile 2022 - Cassano allo Ionio - Risuoni forte dalla Calabria l’affermazione: "Nessuno ha il diritto di distruggere le città!". Promosso dal Centro Studi “Giorgio La Pira”, della città delle terme con l’ANCI Calabria, con il Comune e la Diocesi di Cassano, domani, giovedì 7 aprile, alle ore 17.30, presso il teatro comunale, i sindaci si ritroveranno per la pace, nella profezia di La Pira: “le città non vogliono morire”. Prenderanno parte, il Vescovo Mons. Francesco Savino, il Presidente dell’Anci, Marcello Manna e il sindaco della cittadina ionica, Giovanni Papasso. Nel corso della serata, interverranno in videoconferenza, il sindaco di Firenze, Dario Nardella e il presidente della Fondazione "Giorgio La Pira", Patrizia Giunti. “In questi momenti per Mario Primicerio, già sindaco del capoluogo fiorentino e stretto collaboratore di La Pira, è proprio necessario mobilitarsi per gli aiuti umanitari alla popolazione ucraina, ma anche fare un passo piu' avanti e svolgere una riflessione politica sulla attuale tragedia. Una riflessione che non puo' limitarsi alla ferma e indiscutibile condanna della violazione del diritto internazionale che e' stata commessa con la aggressione all'Ucraina, ma che deve spingerci a domandarsi quali mezzi politici debbono essere messi in campo per sanare questa ferita nel cuore dell'Europa. Perche' sappiamo bene che le armi non risolvono i problemi; semmai li creano o li aggravano. Occorre tornare allo spirito della Conferenza di Helsinki, rifiutare la politica di potenza e garantire una sicurezza che non puo' essere garantita dalla appartenenza contrapposta ad alleanze militari. E percio' e' necessario che le citta' facciano sentire forte la loro voce, perche' sono le citta' che sopportano​ le piu' gravi conseguenze dei conflitti, in Ucraina come In Yemen o in Siria.  Bisogna fermare subito la guerra in Ucraina, o almeno una tregua umanitaria per fermare una catastrofe”, spiega  Francesco Garofalo, presidente del centro studi “Giorgio La Pira”, di Cassano All’Jonio, evidenziando che “si leverà una sola grande voce per la pace per porre fine allo scempio contro il popolo ucraino. La nostra è un’iniziativa nazionale che parte dal basso, per reclamare subito la pace. Facciamo sentire la voce delle città”.  

Ucraina: salesiani, un webinar su come accogliere famiglie e minori sfollati

6 Aprile 2022 -

Roma - “L’accoglienza delle famiglie e minori ucraini in risposta all’emergenza: aspetti normativi e strategie operative”: questo il titolo del webinar in programma domani alle 17.30 su iniziativa dall’Osservatorio salesiano per i diritti dei minori insieme all’Associazione Salesiani per il sociale – Aps. Due gli obiettivi: evidenziare gli aspetti normativi legati all’accoglienza, a garanzia della protezione delle famiglie e dei minorenni in fuga dall’Ucraina; riflettere sull’accoglienza di famiglie e minori provenienti da situazioni di guerra, con particolare riguardo ai possibili effetti su bambine, bambini e adolescenti. Interverranno, tra gli altri, Titti Postiglione (Protezione civile), Luca Pacini (Anci), don Francesco Preite (Aps), Giuseppe Lococo (Unhcr); Nicoletta Goso (Altri-Legami). Il webinar si potrà seguire sulla pagina Facebook di Minori di diritto e sul canale Youtube dell’Ispettoria dell’Italia Centrale.

Ucraina: 83mila gli ucraini arrivati in Italia

5 Aprile 2022 -
Roma - Sono complessivamente 83.100 le persone in fuga dal conflitto in Ucraina giunte finora in Italia, 79.612 delle quali alla frontiera e 3.488 controllate dal compartimento Polizia ferroviaria del Friuli Venezia Giulia. Nel dettaglio sono 42.879 donne, 8.551 uomini e 31.670 minori. Le città di destinazione dichiarate all'ingresso in Italia continuano a essere Milano, Roma, Napoli e Bologna. Rispetto al giorno precedente - spiega il Ministero degli Interni -  l'incremento è di 1.361 ingressi nel territorio nazionale.

Ucraina: l’arcivescovo di Cagliari a Leopoli

5 Aprile 2022 -
Cagliari - Nella giornata di ieri, lunedì 4 aprile, Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e vice presidente della Conferenza episcopale italiana, si è recato in Ucraina, nella città di Leopoli, per una visita all’arcivescovo latino, mons. Mieczysław Mokrzycki. Con lui era presente anche don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italia. I due vescovi sono legati da un rapporto di profonda amicizia fin dai tempi degli studi a Roma. Mons. Baturi ha portato al confratello ucraino la solidarietà spirituale della chiesa cagliaritana, impegnandosi ad assicurare atti concreti di sostegno per le urgenti necessità umanitarie. “Mi sono recato in questa terra martoriata – afferma mons. Baturi – per incontrare un caro amico e assicurargli la vicinanza della nostra diocesi. Ho constatato le ferite di questa nazione, il senso di paura e precarietà che si avverte quando si attivano gli allarmi nella città, il bisogno di un supporto fraterno per lenire le sofferenze di una popolazione duramente provata. È stato bello vedere una chiesa, e i sacerdoti in particolare, mobilitata, come il buon samaritano, a dare aiuto alle persone sofferenti, senza distinzione di appartenenza politica e religiosa. Il dolore presente si somma alla preoccupazione già avvertita per il futuro, tempo di ricostruzione materiale e spirituale. Ho potuto respirare una grande determinazione a conservare la dignità di nazione e a resistere all'ingiusta aggressione”. Il presule della chiesa latina di Leopoli ha inviato un messaggio alla diocesi di Cagliari per esprimere la sua riconoscenza. “Sono molto grato – dice mons. Mieczysław Mokrzycki – a sua eccellenza Giuseppe Baturi, e sono contento che sia venuto qui, come pastore, in una terra che soffre, provata dalla guerra, per mettere la sua umanità a servizio della sofferenza di questa nazione. Qui monsignor Baturi ha potuto parlare con tanta gente e ascoltare le nostre difficoltà, e spero che la vicinanza della diocesi di Cagliari continui a dare sostegno e speranza al popolo ucraino che soffre tanto e che ha bisogno di questi gesti di amore. Vi siamo molto grati e vi ricorderemo sempre nelle nostre preghiere”. "La gratitudine di quella chiesa – ha sottolineato l’arcivescovo di Cagliari accogliendo le parole del confratello ucraino – non riguarda solo l'invio, da parte nostra, di beni materiali, ma soprattutto la vicinanza fraterna e orante. Sono certo che – ha concluso Baturi – poiché Cristo è la nostra pace, ogni gesto di amore costruisce la pace”

Ucraina: utilizzare beni confiscati per accoglienza dei profughi

4 Aprile 2022 - Roma - Il Capo dipartimento per le libertà civili e per l’immigrazione, Francesca Ferrandino, ha adottato, d’intesa con l’Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni confiscati e sequestrati alla criminalità organizzata, le linee guida previste dal protocollo d’intesa, sottoscritto lo scorso 25 marzo, per promuovere l'utilizzazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata per finalità di accoglienza dei profughi provenienti dall’Ucraina, sia di quelli in gestione dell'Agenzia che di quelli destinati ai comuni. Nel primo caso, le linee guida prevedono che il direttore dell'Agenzia, con proprio decreto, metta  a disposizione dei prefetti i beni immediatamente disponibili o in un tempo stimato di 15 giorni in seguito alle attività di verifica svolte dalle prefetture interessate e sulla base dell’elenco proposto dalla stessa Agenzia. Nelle strutture assegnate le prefetture potranno realizzare dei centri di accoglienza straordinaria (CAS) con la sottoscrizione di accordi di collaborazione con le amministrazioni comunali o individuando un ente gestore per l’affidamento dei servizi di accoglienza. Con riferimento ai beni confiscati già destinati ai comuni, l'Agenzia provvederà a trasmettere alle prefetture e all’Anci l’elenco dei beni confiscati già destinati agli enti locali e potenzialmente fruibili per l’accoglienza dei profughi ucraini, individuati a seguito della ricognizione svolta in raccordo tra prefetture e enti locali titolari.  

Ucraina: Rai, cartoni animati in lingua ucraina per i bambini rifugiati in Italia

4 Aprile 2022 -
Roma - La Rai offre alle migliaia di bambini ucraini rifugiati di guerra in Italia la possibilità di vedere cartoni animati e programmi per ragazzi disponibili nella loro lingua.
Intitolato “Benvenuti bambini” in italiano e ucraino, l’insieme delle trasmissioni si potrà guardare da oggi in una sezione speciale di RaiPlay. L’offerta verrà progressivamente arricchita. “La RAI vuole essere vicina alle famiglie ucraine che devono allontanarsi dal proprio Paese e dalle proprie case a causa dell’invasione delle truppe russe”, affermano la Presidente della Rai Marinella Soldi e l’Amministratore Delegato Carlo Fuortes. “Offrire programmi di qualità nella loro lingua servirà a favorire momenti di svago mentre bambini e ragazzi sono messi alla prova tra l’altro dal distacco dalle proprie abitudini”, hanno sottolineato Soldi e Fuortes. Si parte con tre grandi successi di Rai Yoyo: le 52 puntate della serie “Brave Bunnies”, i simpatici coniglietti coraggiosi ideati dallo studio Glowberry di Kiev, la più popolare serie dell’animazione ucraina; i famosi “44 Gatti”, il cartone italiano di maggiore successo degli ultimi anni; l’amatissima “Peppa Pig” con ben 104 puntate in lingua ucraina. Disponibili inoltre due film, tra i quali il popolare “Foster & Max” che racconta l’amicizia tra un ragazzo e un cane robot, e l’avventurosa serie Rai a cartoni animati “Farhat. Il principe del deserto”. Questa prima offerta, a cui si aggiungeranno prossimamente altri titoli, è accompagnata da una selezione di cartoni animati senza dialoghi, tra i quali le popolari serie “Molang”, “One Love”, “Vlady e Mirò” e “Artoonic”. La Rai ringrazia le case di produzione Kidsme, Rainbow, Betafilm, eOne e MondoTV, per le colonne in ucraino, e le altre che aderiranno alla proposta di Rai Ragazzi di creare un’offerta dedicata ai bambini rifugiati nel nostro Paese.